La Sfinge di Giza e i suoi enigmi più o meno svelati.

by / venerdì, 05 agosto 2016 / Published in Archeologia1, Il blog

La Sfinge di Giza, è, per antonomasia, da sempre il simbolo dei misteri archeologici, tante le leggende, le storie e le credenze popolari che gravitano intorno ad essa tanto da far viaggiare la fantasia delle persone e di alcuni “Finti esperti”, verso mete a volte poco realistiche o che comunque lasciano aperta la porta tante domande, ancor oggi senza risposta o con responsi solo parziali. Archeologi, storici, geologi, astronomi, hanno studiato e studiano in maniera approfondita tutte le questioni sollevate da questo monumento, alcune risposte sono arrivate, ma alcuni enigmi rimangono senza spiegazioni logiche, se poi si considera che ai veri studiosi, si affiancano dei ciarlatani che usano i “Misteri” come mezzo per diventare famosi, ecco che si scomodano i soliti abitanti di Orione e altre amenità del genere. Così storie e vaneggiamenti vari divengono credenze popolari difficili da rimuovere dalla mente delle persone, ma i veri studiosi ci sono e con anni di studio e di sacrifici hanno trovato e continuano a cercare le soluzioni, anche se c’è da dire che alcune risposte non arrivano e che purtroppo le frasi a effetto hanno un’alta visibilità. Colpisce molto di più pensare che una determinata opera sia stata costruita dagli extraterrestri, piuttosto che dal sudore di migliaia di persone. Partiamo, però, dai dati certi, la Sfinge di Giza è una statua monolitica, la più grande tra le sfingi egizie, che fu edificata nella stessa piana delle piramidi, a essere pignoli si tratta di un’”Androsfinge”, cioè un essere mitologico con volto umano e corpo da leone, raffigurato sempre accovacciato. Le sue dimensioni sono notevoli, misura, infatti: settanta tre metri e cinquanta centimetri di lunghezza, per una larghezza di diciannove metri e trenta centimetri, mentre la sua altezza e di venti metri e ventidue centimetri, la sola testa è alta quattro metri. La statua, che molto probabilmente fu ricavata da uno sperone di roccia, durante la costruzione delle piramidi dovrebbe, la data non è certa, essere stata costruita attorno al 2500 a.C., comunque mentre regnava il faraone Chefren, posta davanti alla propria piramide, a sua protezione, ma, come vedremo, non è l’unica ipotesi. A quest’opera, furono attribuiti nomi diversi, gli Arabi, per esempio, la chiamarono “Padre del terrore”, il nome Sfinge è di derivazione greca con il significato di “Strangolatrice”, ma a sua volta derivante dall’egizio traslitterato col significato di “Statua vivente”, che appunto era il nome che era dato alle raffigurazioni immaginarie dei leoni con una testa d’uomo. La Stele del Sogno o della Sfinge, si tratta di una stele verticale rettangolare, alta cento quattordici centimetri e larga quaranta centimetri posta ai piedi della Sfinge di Giza, la identifica con il nome diverso, che poi era quello con cui era conosciuta in antichità, Hor em akhet a cui alcuni studiosi danno il significato di “E’ l’orizzonte dove Horus dimora” altri “Horus sorge all’orizzonte”. le divergenze continuano perché alcuni pensano, nonostante che Horus è esplicitamente nominato, non vi sia una relazione tra la Sfinge e Horus. Altri che partono dal presupposto che Horus può essere identificato con il sole, pensano che una relazione esista, poiché la statua è posta a est e che quindi vede nascere il sole ogni giorno. Come abbiamo detto la Sfinge di Giza è stata scolpita quasi interamente in uno sperone roccioso del posto, mentre alcune parti sono costituite da blocchi di roccia squadrati e intagliati. L’analisi geologica della struttura della roccia, effettuata negli anni ottanta, ha evidenziato che il monumento è composto di tre diversi strati: Il primo, quello della parte inferiore del corpo, è composto di pietra calcarea dura ma allo stesso tempo molto fragile; il secondo, quello della parte centrale del monumento, è di pessima qualità, anche se migliora salendo verso l’alto, in questa sezione del corpo la Sfinge presenta numerose crepe; infine il terzo strato, quello superiore che comprende anche la testa e il collo, è formato da pietra calcarea dura, che diviene di qualità più elevata salendo verso la testa. Allora se il tipo di pietra che fu utilizzato per la testa è migliore del resto del corpo, perché il volto è la parte più danneggiata? Semplicemente perché, purtroppo, i danni al volto non sono dovuti soltanto al deterioramento naturale del passare impietoso del tempo, ma anche e soprattutto all’azione dell’uomo. Altra domanda interessante, a chi appartiene il volto raffigurato sulla testa della Sfinge? Qui i pareri degli archeologi e degli storici non concordano, una scuola di pensiero è propensa a credere che si tratti del ritratto del faraone Chefren, posta davanti alla sua piramide per proteggerla; un altro parere tende a riconoscere in quel volto Cheope e data la costruzione dell’opera tra il 2570 a.C. e il 2560 a.C., edificazione avvenuta per volontà del figlio Kheper succeduto a Cheope prima di Chefren; secondo altri egittologi la sfinge propone le fattezze del volto del faraone Micerino; alcuni pensano che, viste le dimensioni sproporzionate della testa rispetto al corpo, inizialmente il volto rappresentato fosse un altro, forse di qualche Dio, poi sostituito da quello di un faraone. Concludendo, dopo le numerose ricerche fatte e le tante ipotesi, non c’è un pensiero che sia indiscusso, certamente si tratta del volto di un faraone, poiché sulla testa c’era il Nemes, il copricapo sacro del faraone. Va però evidenziato che l’archeologia ufficiale attribuisce il volto della Sfinge a Chefren, la realizzazione della testa è avvenuta durante la dinastia del quarto regno, tra il 2620 a.C. e il 2500 a.C., infatti, appartengono a tal epoca lo stile del copricapo, la presenza del cobra reale sulla fronte. Le caratteristiche del volto sono tipiche di questa dinastia, si possono analizzare nelle sculture di Chefren e Micerino, infine, la barba cerimoniale, i cui frammenti sono stati ritrovati ai piedi del monumento, è una caratteristica delle statue dell’epoca. E poi, forse senza andare troppo lontano, la causa delle dimensioni ridotte della testa è da attribuire alla scarsa quantità di pietra calcarea dura o semplicemente, a causa delle crepe, scaturì l’esigenza di allungare il corpo della Sfinge. Una leggenda metropolitana da sconfessare è quella che racconta che il naso della Sfinge fu cannoneggiato e distrutto dai soldati di Napoleone Bonaparte, ciò deriva dal fatto che nel 1804, in concomitanza della campagna napoleonica, furono pubblicate delle stampe che rappresentavano paesaggi egiziani in cui si vede la Sfinge con il naso al suo posto, ma altre immagini, risalenti al 1737, mostrano il monumento privo di naso. In realtà sembra che il naso fu distrutto nel 1378 per opera dello Shaykh sufi Muḥammad Ṣaʾim al Dahr, quando si rese conto che i contadini, del luogo, portavano offerte alla Sfinge, invece che alla sua confraternita, s’infuriò e fece prendere a cannonate dai Mamelucchi quel volto, alla fine non solo fu distrutto il naso ma furono deturpate anche le labbra e danneggiati gli occhi. Questo resoconto c’è tramandato dallo storico arabo al Maqrizi. Un’altra leggenda popolare che avvolge la Sfinge di Giza è il mistero dei passaggi e dei locali nascosti dentro il monumento, se da una parte recenti studi, hanno riscontrato la presenza di una rete di cunicoli all’interno del monumento, dall’altra non sono mai state rilevate stanze né sotto la statua né al suo interno, né tantomeno è stata localizzata quella famosa “Stanza dei registri”. Secondo alcuni, “Quasi studiosi”, dovrebbe contenere i rotoli di papiro su cui sarebbe riportata tutta la conoscenza degli antichi Egizi, nonché la storia e i segreti del perduto continente di… Atlantide. Tornado a poggiare i piedi in terra, la realtà ci dice che dietro la testa della statua c’è un piccolissimo corridoio senza uscita. Per quanto riguarda la rete di cunicoli, afferma Zahi Hawass, archeologo egiziano la cui fama è ormai conosciuta in tutto il mondo, che all’interno della Sfinge esistono quattro passaggi sotterranei, di cui tre lunghi cinque metri, mentre il quarto, che si sviluppa lungo la coda, è lungo dodici metri, si tratta di scavi di epoca tarda, compiuti probabilmente, dai ladri di tombe o da chi cercava reperti archeologici. Molto appassionanti e stimolanti sono le analisi e le indagini effettuate per esaminate approfonditamente l’erosione, orizzontale e verticale, presente sulla sfinge di Giza, il corpo della statua è circondato da una sorta di recinto di roccia e poggia su una piattaforma di pietra all’interno di un avvallamento. Per questo, fin dalla sua costruzione, il monumento era soggetto a essere sepolto dalla sabbia del deserto, alle infiltrazioni d’acqua e agli allagamenti dovuti alle stagionali esondazioni del Nilo. La qualità della pietra utilizzata fu davvero di cattiva qualità tanto che il monumento si cominciò a deteriorare prima della fine della costruzione, molte crepe, del corpo, hanno la medesima età della pietra calcarea stessa. Il collo e la parte inferiore del copricapo hanno subito secoli di folate di vento piene di sabbia che erosero questa parte del corpo, dal collo verso il basso il monumento era completamente sommerso dalla sabbia e l’erosione non fu provocata soltanto da quest’ultima, ma anche da un altro fenomeno che gli studiosi hanno classificato come “Condensa notturna”. Di notte l’umidità viene assorbita con un’azione capillare ed evaporando la mattina provoca la cristallizzazione ed espansione dei sali nei pori della roccia con conseguente erosione della stessa, questo fenomeno non si è mai fermato era attivo quando la sfinge era coperta da vari strati di sabbia ed è attivo tuttora. Studi più particolareggiati e più attuali hanno evidenziato che il fenomeno appena descritto forse non basterebbe a giustificare una così evidente erosione verticale, l’ipotesi, ormai accettata dalla comunità scientifica, è che sono presenti evidenti segni dovuti a una continua esposizione del monumento alla pioggia. Ora sorge spontanea una domanda, se l’erosione della Sfinge è dovuta anche all’acqua piovana, come può essere stata costruita nel 2600 a.C. quando le ultime piogge, che possono giustificare il fenomeno dell’erosione, risalgono alla fine dell’ultima glaciazione? Le ipotesi sono varie, alcune oltrepassano abbondantemente i confini della realtà. Si è cominciata a datare la Sfinge in tempi lontanissimi, addirittura nel 12000 a.C. o nel 10000 a.C., datazioni che, secondo alcuni, derivano dai segni lasciati tipicamente da una lunga esposizione alla pioggia, ritornerebbe quindi in auge il fatto che la testa fu sostituita in un secondo momento. Poiché in periodi così arcaici nessuno poteva avere le capacità di edificare tale monumento si torna a scomodare extraterrestri o gli abitanti di Atlantide. In realtà però, le piogge non smisero di cadere con l’ultima glaciazione, ma continuarono intense e in più periodi fino al 3000 a.C. determinando quello che è definito il periodo neolitico umido. Come si diceva le ipotesi sono tante, l’erosione orizzontale sui lati della Sfinge si sarebbe potuta verificare perché la statua, forse, si trovava immersa nel mezzo di un fossato pieno d’acqua, mentre, l’erosione verticale potrebbe essere stata causata dal continuo dragaggio della sabbia che si accumulava all’interno dello stesso fossato, quando questo veniva pulito, molta acqua era riversata sui lati, con conseguente erosione verticale che era accentuata dalle cavità naturali della roccia calcarea. Ma alla fine esiste una risposta alla domanda iniziale? La geologia ci dice che l’erosione della Sfinge è causata o dall’acqua piovana, quindi dovrebbe essere stata edificata perlomeno nel 7000 a.C. o dalla sabbia bagnata e dalla condensa notturna. In questo caso sarebbe valida la datazione del 2500 a.C., benché alcuni “Studiosi” o perlomeno definiti tali, non si sa bene da chi, scomodano Atlantoidei o abitanti di Orione, l’egittologia ufficiale non trovando motivazioni valide per prendere in considerazione una data più antica, avalla e sostiene unicamente la seconda ipotesi. La Sfinge della piana di Giza è una costruzione isolata, ma normalmente queste statue, erano poste, anche se molto più piccole, in coppia per proteggere l’ingresso di un edificio, di un tempio, o addirittura erano poste in una serie, una affianco all’altra. Gli studi e le ipotesi si succedono l’una all’altra, gli interrogativi senza risposta sono ancora vari, il “Mistero” della Sfinge di Giza continua a rappresentare un enigma affascinate per l’egittologia.

A proposito di enigmi, la leggenda, che proviene dall’immaginario dei Greci, ci narra che la sfinge era figlia di Ortro, cane mostruoso con molte teste, fratello di Cerbero, e della Chimera, creatura con testa di leone, corpo di capra e coda di serpente. Viveva su di una rupe presso la città di Tebe e da lì poneva il suo enigma a tutti quelli che passavano per quella strada, divorando chi non sapeva risolverlo. La domanda che poneva era: “Qual è quell’animale che al mattino cammina con quattro zampe, di giorno con due, e alla sera con tre”? La risposta è l’essere umano, che cammina carponi nei primi mesi della propria vita, su due gambe durante la maturità e su tre, poggiandosi a un bastone, durante la vecchiaia. Questo enigma, forse, doveva servire a far riflettere l’uomo su se stesso e su la sua esistenza. Legato alla Sfinge vi è anche un altro mito greco, quello di Edipo e della sua tragedia. Edipo fu allevato, a sua insaputa, da genitori adottivi, un giorno un oracolo gli predisse che avrebbe ucciso suo padre e che si sarebbe unito carnalmente alla madre. Sconvolto da questa rivelazione e per il terrore che si potesse compiere, abbandonò immediatamente la sua casa e quelli che credeva i suoi genitori e si diresse a Tebe, lungo la strada, per motivi banali, si scontrò con un passante e lo uccise senza sapere che si trattava di Laio, re di Tebe e suo vero padre, risolse l’enigma della Sfinge e divenne re della città. Entrò in Tebe acclamato e trionfante, sposò la moglie di Laio, Giocasta ed ebbe quattro figli ma, Giocasta era anche la madre di Edipo. Un giorno a Tebe scoppio una terribile pestilenza e l’oracolo, della città, disse chiaramente che quel tragico avvenimento sarebbe terminato solo quando un essere indegno ed empio fosse stato cacciato dalla città, Edipo si mette immediatamente alla ricerca del colpevole e scopre la verità, era lui il responsabile, aveva ucciso il padre e si era unito con la madre, la profezia si era compiuta. Nella mitologia greca la Sfinge aveva messo alla prova l’uomo, che raggiunse il potere confidando nella propria forza ma al quale non era permesso oltrepassare i limiti imposti dalla sorte.

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