La Piscina Mirabilis, il Tempio dell’acqua.

by / sabato, 27 giugno 2020 / Published in Archeologia1, Il blog, L'Italia che non ti aspetti, Viaggiando .....

Siamo nell’area dei Campi Flegrei, nel comune di Bacoli, l’antica Bauli, per fermarci davanti ad una costruzione quasi del tutto ipogea, si tratta di un’opera mastodontica realizzata dai Romani per approvvigionare di acqua la famosa flotta di Miseno e non solo. Sembra un tempio, ma si tratta di un’enorme cisterna la più grande che mai fu costruita dagli ingegneri romani. Fu edificata in età Augustea, il suo scopo principale era quello di rifornire le truppe e le navi della flotta Classis Misenensis della Marina militare romana, poi divenuta Classis Praetoria Misenensis Pia Vindex. Fu posto sulla più alta della punta del poggio a circa otto metri sopra il livello del mare, sull’ultima parte della costa prima di Capo Miseno, il limite a nord del golfo di Napoli. Il nome Piscina Mirabilis risale alla fine del XIV secolo, definita “Il tempio dell’acqua”, sembra che l’appellativo di Mirabilis derivi dall’affermazione che Francesco Petrarca fece durante una visita alla costruzione, questi, infatti, la definì: “Ammirabile”. Iniziamo spendendo due parole su altra magnifica opera del periodo Augusteo: l’acquedotto che alimentava questa mastodontica cisterna. Alcune sorgenti, dell’Appennino Campano, furono convogliate in un unico acquedotto che dalla cima di Serino, in provincia di Avellino riforniva di acqua più di una zona della Campania. Durante il suo percorso alimentava fattorie e centri dell’avellinese, per poi giungere a Palma Campania, passando sopra Sarno, da qui si divideva in due rami. Uno dei rami giungeva a Nola, un braccio di questo approvvigionava di acqua la città di Pompei. Il secondo ramo dopo aver servito piccoli centri attraversava una valle tramite un ponte ad arcate di laterizi per poi proseguire nel sottosuolo, fino ad arrivare ad alimentare ville e fattorie di quasi tutta l’area vesuviana. Ovviamente l’acqua trasportata non terminava qui la sua corsa, scorrendo nuovamente su un ponte ad arcate di laterizi passava a: Pomigliano d’Arco; Afragola, qui oltrepassava, su grandi arcate, la Via Cupa di Miano e una diramazione secondaria passando per Fratta Maggiore, arrivava ad Atella; il ramo principale, infine, giungeva a Sant’Agnello. Ma non finiva qui, infatti, In questa località l’acquedotto tornava a dividersi in due rami, uno portava l’acqua direttamente a Napoli passando sopra la cosiddetta Porta Costantinopoli, l’altro dopo aver alimentato la Villa di M. Licinio Lucullo, giungeva nei Campi Flegrei, dove rami secondari andavano a rifornire varie ville della zona. Il ramo principale oltrepassava i Campi Flegrei alimentava le terme di Agnano giungeva a Bacoli, dove terminava il suo percorso entrando nella Piscina Mirabilis. L’acqua partita da trecentotrenta metri di quota e dopo aver percorso centoquattro chilometri, quindi l’acquedotto aveva una pendenza media di circa tre metri e ventidue centimetri a chilometro, si fermava in questa grande cisterna. Questa magnifica opera inizialmente costruita a otto metri sul livello del mare oggi a causa dei bradisismi che si sono succeduti nei secoli, è a circa due metri di altezza. L’acqua è finalmente giunta a destinazione, ma, dove è arrivata? La cisterna, è scavata nel tufo, esternamente si vede la volta di copertura, con pozzetti e aperture originali a bocca di lupo, la porta d’ingresso, sorretta da tre archi, conduce a una delle due scalinate gemelle, l’altra e sul lato opposto. L’interno presenta una pianta rettangolare, di notevoli dimensioni, infatti, è lunga settanta metri, larga venticinque metri, alta quindici metri e ha una capacità di ben dodicimila metri cubi, o se preferite dodici milioni di litri. Le pareti e i pilastri furono costruiti in opera reticolata di laterizio e di tufelli, l’intera cisterna, oggi è asciutta, era ricoperta da uno strato di elevato spessore di cocciopesto impermeabile.

I pilastri, a pianta cruciforme erano quarantotto, posti su quattro file di dodici ciascuna, formano così cinque navate lunghe e tredici corte, trasversali alle prime. È da evidenziare che mentre le due navate lunghe esterne sono coperte da volte a botte poste in senso longitudinale, le tre centrali, pur avendo lo stesso tipo di coperture, sono poste in senso trasversale, per rendere più stabile la costruzione. Sul fondo della navata centrale trova posto la piscina limaria lunga venti metri, larga cinque metri e profonda poco più di un metro, questa era usata per la decantazione e rimozione dei detriti, nonché per lo scarico periodico dell’acqua che permetteva la pulizia e la manutenzione della cisterna, Infatti, dal fondo laterale di questa vasca parte l’unico canale di collegamento con l’esterno. Se oltre al condotto da cui l’acqua entrava, quello di scarico della piscina limaria era l’unico verso l’esterno, una domanda nasce spontanea com’era prelevata l’acqua? Non si è trovato alcun condotto di uscita, quindi sono state formulate varie ipotesi su come l’acqua fosse prelevata, alcune del quale molto fantasiose. L’ipotesi più verosimile, almeno a detta degli esperti, è quella che vuole la presenza di macchine idrauliche poste sulla terrazza che è sopra le volte di copertura, queste prelevavano l’acqua da dei pozzetti quadrangolari, gli stessi, che insieme alle finestre a bocca di lupo servivano anche per l’areazione e l’illuminazione di tutto l’ambiente. Una volta prelevata l’acqua era canalizzata, probabilmente con condotte sotterranee, verso il porto o la città di Miseno. All’esterno, a ridosso di una parete, si possono vedere i resti di dodici piccoli ambienti di difficile interpretazione, forse erano utilizzati dagli addetti alla manutenzione della cisterna e dai manovratori delle macchine idrauliche. Questa zona è molto ricca di vestigia romane, è bene ricordare la presenza di un’altra cisterna detta delle Cento Camerelle che serviva ad approvvigionare i ninfei, le peschiere, gli ambienti termali, i giardini pensili della Villa Marittima, inoltre vi è il cosiddetto Sepolcro di Agrippina. A Baia, frazione di Bacoli, poi, c’è uno dei pochi siti archeologici sottomarini visitabili in Italia, qui è possibile ammirare i resti della città antica con le sue statue perfettamente conservate… ma questo sarà argomento di un prossimo articolo.

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