La leggenda di Romolo e Remo

by / mercoledì, 05 Agosto 2015 / Published in Archeologia1, Il blog, Miti e Leggende

La leggenda di Romolo e Remo ha inizio ben prima della nascita di Roma, precisamente dalla distruzione di Troia e, come si racconta nell’Eneide, dalla conseguente fuga di Enea, del padre Anchise e del figlio Ascanio dalla città in fiamme. Enea, dopo varie avventure nel Mediterraneo, tra le quali l’incontro di Didone a Cartagine, termina il suo viaggio sbarcando nel Lazio, nel territorio di Laurento. Ovviamente le cose non potevano proseguire in maniera tranquilla, quindi Enea e i suoi ingaggiarono una battaglia con una tribù locale dei Latini che era comandata dal re Latino, forse il monarca fu sconfitto o forse a un certo punto chiese la pace, fatto sta che l’eroe Troiano sposò la figlia di Latino, Lavinia, insieme fondarono la città di Lavinium, corrispondente all’incirca all’odierna Pratica di Mare, e qui si trasferirono. La pace e l’armonia ebbero vita molto breve poiché Turno, re dei Rutuli, che erano gli abitanti di Ardea, dichiarò guerra ai Latini e ai Troiani scatenando un’aspra battaglia che lo vide sconfitto. Non contento di com’erano andate le cose per continuare la guerra si alleò con Mezenzio, re Etrusco di Caere, oggi Cerveteri, ma anche questo tentativo non ebbe sviluppi positivi giacché Latini e Troiani, unificati sotto un’unica bandiera e guidati dall’eroe Troiano, sconfissero Etruschi e Rutuli e Turno trovò la morte per mano di Enea. Ascanio, figlio di Enea, lasciò Lavinium e intraprese un viaggio verso l’interno del Lazio, si fermò sulle pendici del monte Albano e qui fondò Alba Longa, pressappoco, dove sorge l’odierna Albano. La Leggenda ci dice che dopo circa quattrocento anni e trenta re, sul trono di Alba Longa regnò Proca, che ebbe due figli, Numitore e Amulio, la successione spettava a Numitore in quanto primogenito, ma la cosa non fu gradita da Amulio che usurpò il trono, cacciò il fratello e, non essendo ancora appagato, obbligò la figlia di questi, Rea Silvia, a pronunciare i voti come vergine Vestale, così non avrebbe mai avuto figli che potessero aspirare al regno. Le cose però presero una piega diversa, Marte, nonostante il voto di castità di Rea Silvia, s’invaghì della ragazza e la prese con la forza in un bosco sacro, dove la vergine era andata ad attingere l’acqua. Dopo l’incontro col Dio la Vestale rimase incinta di due gemelli che alla loro nascita saranno chiamati Romolo e Remo. Il fatto di portare in grembo un frutto divino non consente a Rea Silvia di sfuggire alla pena di morte, punizione prevista per una Vestale che non rispettava il voto di castità, quindi la sfortunata è prima imprigionata e poi, dopo la nascita dei due gemelli, fu uccisa a bastonate e gettata nell’Aniene, ma il Dio del fiume, che s’impietosì, le restituì la vita. Non sorte migliore sarebbe toccata ai due gemelli, Amulio ordinò l’immediata uccisione dei neonati, il servo incaricato dell’assassinio non trovò il coraggio e misi i due bimbi in una cesta che poi abbandonò nel Tevere. La corrente del fiume trasportò la cesta presso la palude del Velabro, tra il Campidoglio e il Palatino, e la fece arenare ai piedi del cosiddetto “fico Ruminale”, i gemelli affamati furono allattati da una lupa e infine trovati dal pastore Faustolo, saranno cresciuti da lui e da sua moglie, Acca Larenzia.

Come tutte le leggende famose e riportate da autori diversi, hanno anche altre versioni, o perlomeno hanno particolari differenti, mi viene in mente quella in cui i gemelli sono allattati da una lupa all’interno di una grotta ai piedi del Palatino, che poi fu chiamata Lupercale. Un’altra versione che mi ricordo è quella in cui la lupa è in realtà una donna, lupa era anche sinonimo di prostituta da qui il termine lupanare che indicava un postribolo, forse Acca Larenzia stessa. Era fondamentale per le autorità e per gli scrittori Romani trovare un punto di origine, per la città, comunque nobile e divino, nonostante che i primi abitanti di Roma fossero, molto probabilmente, soltanto pastori e quindi tutti trovano opportuno far risalire le origini di Roma a Enea, figlio di Venere, e a Marte.

I bambini crebbero forti e coraggiosi come divinità, nonostante vivessero come pastori, un giorno, a causa di un contrasto con i custodi del gregge del deposto re Numitore, Remo fu fatto prigioniero e fu condotto davanti a Amulio per farlo punire, il re non perse l’occasione per condannarlo a morte. Nel frattempo, Faustolo, il pastore che aveva allevato i gemelli, raccontò a Romolo le sue vere origini semidivine, Il giovane a quel punto raduna un gruppo di pastori e va a liberare il fratello, assale la reggia dell’usurpatore e riesce a uccidere Amulio. A questo punto libera il fratello e sul trono di Alba Longa può tornare il nonno Numitore, legittimo sovrano della città, Romolo vendicò così gli oltraggi subiti dalla madre Rea Silvia rendendogli gli onori che le spettavano.

La morte di Remo e la nascita di Roma

 Nascita di Roma Annibale Carracci

Nascita di Roma di Annibale Carracci

La leggenda della fondazione di Roma, fatta risalire, per tradizione, al 21 Aprile del 753 a.C., fu narrata da diversi scrittori e storici Latini primo su tutti Tito Livio ma non si può trascurare di nominare Plutarco, Varrone, Dionigi di Alicarnasso, Ovidio, Floro, Ennio e altri, probabilmente alcuni scritti sono andati perduti e di conseguenza le varianti sul mito e gli autori dimenticati.

Dopo aver restituito il regno a Numitore e ottenuto dal nonno il permesso, Romolo e Remo decidono di fondare una loro città, volevano edificarla nei luoghi in cui erano cresciuti. Nacque immediatamente un disaccordo fra i due fratelli, Il primo voleva costruirla sul Palatino l’altro sull’Aventino, essendo gemelli, l’età non poteva creare diritti di precedenza, si affidarono al volere degli dei che con segni premonitori avrebbero indicato dove costruire la città e chi le avrebbe assegnato il nome. Remo per primo affermò di aver visto sei avvoltoi mentre Romolo dichiarò di averne visti dodici, dalla discussione non può che scaturire una violenta lite che termina solo con l’uccisione di Remo da parte di Romolo.

Un’altra versione narra che Romolo aveva tracciato il solco della città con un aratro trainato da un bue e una mucca, Remo lo oltrepassa armato, recando così una grave offesa agli dei, quindi Romolo uccide il fratello soltanto per fare giustizia. In una versione alternativa, molto simile alla precedente, Romolo mise a guardia della cinta muraria, che aveva fatto costruire sopra il solco tracciato dall’aratro, Celere, al quale ordinò di uccidere chiunque avesse osato oltrepassare quel limite, Remo non sapendo dell’ordine dato dal fratello si avvicinò a quel confine e notando che il muro era molto basso lo scavalcò con un salto, obbediente agli ordini Celere l’uccise trafiggendolo con una spada. Romolo rimase sconvolto ma ormai era un sovrano e non poteva piangere davanti al popolo, seppellì il fratello sull’Aventino. In un’altra ancora Remo volle scherzare col fratello e quindi scavalcò le mura appena erette o, per la precisione, il pomerium cioè solco sacro, Romolo infuriato lo uccise affermando: “Così, d’ora in poi, possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura”. Le alternative continuano… ma il risultato è comunque lo stesso, Remo muore e Roma fu fondata sul Palatino, la leggenda continua narrandoci che Romolo, una volta rimasto solo, governò saggiamente e giustamente la città, fino a quando, durante un temporale, egli scomparve portato in cielo da Marte, qui termina la leggenda del primo re di Roma.

Al di fuori del mito, le versioni storiche ci raccontano la nascita di Roma in maniera del tutto diversa, non ci fu una vera e propria fondazione della città, Roma si sviluppò sul Palatino dall’unione di capanne, baracche e campi coltivati in comune di agricoltori e pastori che scelsero quel luogo perché vicino a un fiume navigabile, il Tevere. Sembrerebbe che il nucleo urbano più primitivo si sviluppo in quello che poi fu chiamato Foro Boario proprio perché era una posizione strategica, dominando l’ansa del Tevere nei pressi dell’isola Tiberina, permetteva un agevole flusso commerciale tra il mare e la montagna. La leggenda di Romolo e Remo sulla fondazione della città fu pensata e ideata quando Roma era già potente, come già detto, serviva un’origine divina che facesse dimenticare le umili origini, Enea era un semidio, era chiamato anche Iulo, che diede il nome alla gens Iulia cui appartenevano, guarda caso, Cesare e Augusto. Varrone, vissuto nel I secolo a.C., afferma, visti i calcoli effettuati dal suo amico astronomo Lucio Taruzio, che Roma fu fondata in quel fatidico 21 Aprile del 753 a.C. e da qui derivò la cronologia Romana Ab Urbe Condita, cioè dalla fondazione della città. Sempre Taruzio fece calcoli nulla nascita di Romolo che fissò al 23 settembre del 771 a.C., naturalmente la correttezza di tutti questi calcoli non fu mai dimostrata scientificamente, del resto come si potrebbe datare precisamente una leggenda. Alcuni storici affermano, in conformità a studi e reperimenti archeologici che la città cominciò a essere tale almeno centocinquanta anni dopo tale data. In definitiva è opinione di molti studiosi che dalla fine dell’età del Bronzo e per tutta quella del Ferro, X – XI secolo a.C., i colli del Campidoglio, Palatino e Quirinale furono abitati da molti agricoltori e pastori che edificarono numerosi villaggi, la nascita di Roma avvenne proprio in seguito all’unione di questi raggruppamenti ”Urbani” che si sottomisero a quell’abitato nato e stanziato sul Palatino, ritenuto più rilevante e influente degli altri. Se tutto questo pensiero trova corrispondenza nella verità storica, non si può stabilire una data precisa di fondazione di Roma, come può avvenire per la nascita di altre città, ma questo non impedì ai Romani di conquistare e governare gran parte del modo conosciuto all’epoca.

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