La grande “Armata di Terracotta”

by / mercoledì, 20 Luglio 2016 / Published in Archeologia1, Il blog

Nel Marzo 1974, mentre scavavano un pozzo, dei contadini della provincia cinese di Shaanxi, fecero una scoperta archeologica sensazionale, quella che in seguito fu definita “La scoperta del secolo”. La zona in cui cominciarono a scavare era vicina, a circa mille e cinquecento metri, alla tomba del primo imperatore, Qin Shi Huang che regnò dal 246 a.C. al 221 a.C., bastava smuovere un po’ di terra per trovare cocci, frammenti di terracotta e mattoni. Quei contadini riutilizzavano quei frammenti come materiali da costruzione o come recipienti, anche se, si andavano a scontrare con quelle che erano le superstizioni locali, in special modo gli anziani vedevano in qui ritrovamenti segni di malaugurio e credevano che gli spiriti si arrabbiassero quando quei frammenti erano raccolti. Fatto sta che l’acqua non fu trovata e quei contadini ritornarono al villaggio con un carro pieno di frammenti e oggetti vari, uno di loro di nome Yang Zhifa ebbe un’intuizione, i cocci che avevano trovato non somigliavano a pezzi di vasi o di mattoni, ma sembravano parti umane. Oltretutto tra i frammenti di terracotta aveva visto anche degli oggetti di metallo che assomigliavano a coltelli o addirittura a spade, quindi avvertì le autorità cinesi, le quali inviarono zona un gruppo di ricercatori. Arrivati sul posto gli archeologi allargarono lo scavo, effettuato dai contadini, e subito capirono che in quel momento stavano facendo la storia dell’archeologia cinese, stava venendo alla luce il mondo sotterraneo di Qin Shi Huang, un imperatore di duemiladuecento anni fa. Davanti agli occhi dei ricercatori governativi vi era un’armata immensa di sculture, rappresentanti soldati, cavalli, carri e cortigiani, messa a guardia della tomba, creduta scomparsa, di Qin Shi Huang, il primo imperatore della Cina, un’opera mirabile che non ha equali nel mondo, nel 1987 l’intero sito del mausoleo è divenuto “Patrimonio dell’umanità” dell’UNESCO. Piano piano gli scavi avanzarono per un territorio di ben oltre ventimila metri quadrati e dalla polvere emerse questo favoloso esercito di terracotta, diviso in otto fosse che furono scavate a circa due chilometri dal mausoleo del primo imperatore. La composizione di questo esercito è, come dicono gli storici, è fedele a quella che unificò la Cina, si tratta di guerrieri in terracotta vestiti con corazze di roccia o di argilla, divise e decorazioni; di cavalli, sempre in terracotta e carri di legno o di bronzo. I guerrieri, posti di guardia alla tomba dell’imperatore, erano forniti di vere armi, anche se in realtà di queste ne sono state trovate molto poche, probabilmente saccheggiate dai ribelli che contrastarono la dinastia Han. La riproduzione fu eseguita talmente realisticamente che questo esercito è composto di guerrieri ogn’uno diverso dall’altro, furono fedelmente riprodotte anche le eventuali mutilazioni o deformazioni che possedevano i modelli originali. Dalla posizione dei corpi e delle mani è stato possibile guardare, con la mente, nel passato e immaginare le varie tecniche di combattimento, che prevalentemente avveniva a piedi, con fanti, alabardieri, arcieri e balestrieri; i carri e i cavalli servivano per dirigere la fanteria, la cavalleria fu introdotta in un secondo momento per adeguarsi alle battaglie contro i guerrieri nomadi.

  • Fossa numero uno. Questa è di circa duecentotrenta metri per sessantadue metri è molto più grande delle altre, e quella che contiene la parte principale dell’esercito, il “Corpo d’armata”, seimila guerrieri di dimensioni variabili tra un metro e settantacinque centimetri e un metro e novantacinque centimetri a seconda del grado del combattente riprodotto. Inoltre questa fossa contiene due carri da guerra di bronzo dorato, dipinto e laccato in scala uno a due, ma la cosa che colpisce è che in un pozzo secondario sono stati ritrovati i resti, questa volta di veri animali, di circa seicento o settecento cavalli appartenuti all’Armata Reale, probabilmente sacrificati, e del fieno. Oltre a quelli dei cavalli sono presenti i resti di altri animali, alcuni dei quali addirittura seppelliti in bare di terracotta. Da questa fossa si diramano undici corridoi, tutti della larghezza di tre metri e con un pavimento di mattoni, inizialmente questi passaggi erano coperti da un soffitto di legno e da uno strato di canne e argilla che lo rendevano impermeabile, il tutto era sostenuto da travi e pilastri sempre di legno. Da recenti stime e studi è emerso che da questa fossa dovrebbero essere riportati alla luce ancora seimila statue tra soldati e cavalli. Alcune statue mantengono ancora i colori originali e in questa fossa sono anche state ritrovate faretre di argilla e frecce di bronzo, uno scudo di legno molto rovinato ma ancora con le sue decorazioni, un tamburo militare e alcuni tessuti.

  • Fossa numero due. Questa molto più piccola della prima contiene la cosiddetta “Armata di sinistra” composta di mille e quattrocento guerrieri, tra fanti arcieri, cavalieri in sella ai propri cavalli da battaglia e carri da guerra.

  • Fossa numero tre. Questa e veramente piccolissima, contiene soltanto sessantotto soldati, quattro cavalli e un carro, dovrebbe, a detta degli storici, rappresentare l’alto comando, i personaggi sono scolpiti con uniformi molto elaborate.

  • Fossa numero quattro. Questa è collocata al centro dello schieramento dovrebbe rappresentare l’armata centrale, in questo caso il condizionale è d’obbligo come non mai, considerando che la fossa e vuota, forse fu abbandonata prima di collocarci le statue.

  • Fossa numero cinque. Questa, a differenza delle prime, contiene sculture in pietra calcarea, armature con elmi, barde e imbrigliature per cavalli, in un pozzo secondario sono stati trovati, zoccoli di cavallo di bronzo e un particolare, nonché enorme, vaso.

  • Fossa numero sei. Questa contiene oltre a dei personaggi in terracotta, i resti di circa venti cavalli sacrificati all’epoca dello scavo della fossa, anche se non è del tutto nota la motivazione.

  • Fossa numero sette. Questa è molto particolate poiché contiene statue di personaggi immortalati in pose diverse e non sempre identificabili, alcuni archeologi pensano siano figure di barcaioli e pescatori. Vi sono, inoltre, sculture di bronzo di uccelli acquatici a grandezza naturale.

  • Fossa numero otto. Anche questa contiene statue di personaggi particolari, otto dei quali, in base ai vestiti, sono stati identificati come funzionari di corte, inoltre ci sono statue di cavalli.

Qin Shi Huang è stato il primo imperatore a riunire la Cina, unificò la moneta, la scrittura, le unità di lunghezza, di capacità e di peso; per prevenire aggressioni fece costruire la grande muraglia, tutto questo lo rese, sicuramente, un famoso e temuto uomo politico della storia Cinese. Però “Non tutto ciò che brilla e oro”, infatti, fu anche un imperatore crudele e tirannico, fece distruggere tutti i libri che non corrispondevano alle sue volontà, è stato ripotato che fece seppellire vivi i letterati che osavano esprimere opinioni diverse dalle sue. Fatto sta che, sia se fu tiranno crudele o capace politico, sia se fu allo stesso tempo terribile e abile re, appena dopo aver riunificato la Cina, diede inizio alla costruzione della sua tomba. Un lavoro immane, a cui parteciparono, così risulta da testi storici, oltre settecentomila persone e che durò quasi quaranta anni, anche se, quando l’imperatore morì, i lavori non erano ancora conclusi. In realtà la tomba rimane un oggetto misterioso dato che non è mai stato approntato un vero scavo, ufficialmente per la paura di rovinare gli oggetti che sono rinchiusi all’interno, o forse chissà, per qualche antica superstizione, gli archeologi hanno però constatato che intorno al mausoleo sono sparse circa cinquemila fra fosse per il corredo funebre e tombe secondarie di dignitari e operai che parteciparono alla costruzione del mausoleo. Le antiche cronache cinesi riportano di grandiose e inimmaginabili meraviglie racchiuse nella tomba, pareti di bronzo e sale circondate da fiumi di cinabro, un derivato del mercurio che secondo la filosofia Taoista, sarebbe una fonte di energia per l’immortalità, le stesse cronache riportano pure la grande paura che l’imperatore aveva per la morte e forse questo spiega la costruzione di un così grande mausoleo e ancor di più quella dell’esercito di terracotta che doveva essere pronto a difenderlo per l’eternità.

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