La Fonte di Anna Perenna, la Dea del Capodanno.

by / sabato, 09 maggio 2020 / Published in Archeologia1, Il blog, Roma Nascosta

La Fonte di Anna Perenna, la Dea del Capodanno.

Anna Perenna chi era costei? Troviamo la sua storia negli Epigrammi di Marziale e nei Fasti di Ovidio, quest’ultimo ci dice che era la sorella di Didone. Anna Perenna fuggì da Cartagine dopo il suicidio della sorella, a causa dell’abbandono di Enea di cui era follemente innamorata, approdando dapprima nell’isola di Malta e poi sulle coste laziali, la stessa terra in cui sbarcò l’eroe troiano. Qui incontrò la gelosia di Lavinia, moglie di Enea, la quale spinse Anna a fuggire, durante questa fuga affogò in un fiume. Da questo fatto nacque il culto della giovane vergine come Ninfa del fiume Numicio, e poiché il corso d’acqua scorreva senza sosta, le fu dato l’appellativo di Perenne che in seguito divenne Perenna. Come ogni leggenda che si rispetta vi sono altre versioni, infatti, per alcuni era una vecchia, legata alla rivolta dei plebei. Quando questi furono assediati sul Monte Sacro, la donna trovò una strada segreta per far giungere loro il cibo e permettergli di resistere all’assedio. Un altro mito, molto antico, la vuole di origine etrusca, Anna Perenna sarebbe una Dea della natura, della produttività e lussuria. Di certo fu un culto molto antico, risalente a prima del periodo repubblicano di Roma. La divinità era festeggiata il 15 marzo, l’antico capodanno romano, che poi era l’inizio della primavera cioè il simbolo della rinascita della natura. Cosa questa fondamentale per una civiltà arcaica che era ancora basata principalmente sull’agricoltura. Sappiamo che il calendario romano cambiò il primo dell’anno da marzo a gennaio nel 153 a.C. e che la Dea continuò a essere festeggiata anche dopo tale data, specialmente dai più poveri. Durante i festeggiamenti i Romani, uomini e donne, si recavano alla fonte sacra e celebravano il culto offrendo alla Dea pigne, come simbolo di fecondità, gusci di uovo, simbolo di fertilità e monete per buon auspicio, tutte tracce ritrovate nel luogo dove vi era la fonte. Pare che dopo le offerte, il vino scorresse a fiumi, uomini e donne si dedicavano al canto, al ballo, almeno così ricorda Ovidio scrivendo: “Ragazze agghindate con i capelli al vento”, alla fine dei festeggiamenti sembra che non mancassero rapporti sessuali promiscui. Come si diceva si trattava di un culto molto antico che rimase in auge per molti secoli, dal IV secolo a.C. al VI secolo d.C., uno dei motivi è che, in questa fonte, i Romani praticavano quella che oggi si chiamerebbe “Magia nera”. Le stesse pratiche che Silla, nell’81 a.C., proibì introducendo la Lex Cornelia Sullae de sicariis et veneficis. Alla fonte di Anna Perenna, erano depositate, spesso in lucerne nuove, tavolette di piombo su cui erano scritte le “Defixiones”, in altre parole, le maledizioni lanciate a nemici, ad amanti, a mariti, a congiunti e a politici. Da tutto questo si capisce la grande rilevanza archeologica che ebbe la scoperta della fonte. Nel 1999 si decise di costruire a Roma, nel quartiere Parioli, all’angolo tra Via Guidobaldo del Monte e Piazza Euclide, un nuovo parcheggio. Durante gli scavi tornarono alla luce una fontana e una cisterna a essa collegata, ciò permise anche di localizzare con certezza l’originaria ubicazione del bosco sacro di Anna Perenna. La fontana e di forma rettangolare, fu rinvenuta a una profondità di circa dieci metri dall’attuale livello di calpestio, la costruzione presenta alcune parti in blocchi di tufo e altre in mattoni. La vasca, che misura un metro per quattro metri, è ricoperta di cocciopesto, una malta impermeabile realizzata con calce e sabbia, a cui erano uniti frammenti di terracotta, il frontespizio della fontana era decorato con un’Ara. Su quest’altare vi è la seguente iscrizione: “Nymphis sacratis Annae Perennae”. Cioè: “Alle ninfe consacrate ad Anna Perenna”. È questa scritta in latino che ha permesso di attribuire questa fonte al culto di questa Dea. in realtà fu rinvenuta anche un’altra iscrizione realizzata da Svetonio Germanico e dalla moglie Licinia per ringraziare Anna Perenna per la loro seconda vittoria a un concorso, probabilmente di prosa o di poesia. Dietro la fontana vi è una cisterna, di forma rettangolare, in cui defluiva l’acqua sorgiva, purtroppo non si possono conoscere le sue dimensioni, poiché fu danneggiata dai lavori di scavo per la costruzione del parcheggio. Di notevole interesse è ciò che fu rinvenuto all’interno della cisterna, oggetti, di natura diversa, che sono giunti fino a noi protetti dal limo che si depositò nel suo interno nel corso dei secoli. Durante gli scavi furono ritrovate: cinquecento quarantanove monete; settantaquattro lucerne, alcune nel loro all’interno conservavano delle defixiones; tre brocche di ceramica; un paiolo in rame, tavolette con incise delle defixiones; alcune pigne; alcuni gusci d’uovo. Furono, inoltre, ritrovati dei cilindri di piombo che ne racchiudevano altri due sigillati con resina, l’ultimo dei quali conteneva la maledizione o una figura antropomorfa, fatta con un impasto di acqua, farina e miele, posta con la testa all’ingiù. Gli esperti hanno cercato di interpretare il significato degli oggetti rinvenuti, il paiolo in rame serviva forse per preparare pozioni magiche, le monete ritrovate sono tutte dell’epoca di Augusto o posteriori, ciò probabilmente fu conseguenza di manutenzioni e pulizie periodiche oppure di un restauro. Tutti gli oggetti recuperati durante lo scavo sono visibili nel Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano. Gli studiosi e gli archeologi sapevano di questo culto arcaico attraverso i calendari romani, ma fino a quel 1999 non si conosceva nessun monumento o sito dedicato ad Anna Perenna, quindi questa scoperta permise di confermare queste conoscenze e di conoscere alcuni aspetti culturali non del tutto noti. Come se ce ne fosse bisogno di ribadirlo, l’uomo moderno non ha inventato nulla di nuovo, neppure il malocchio, le fatture, le bambole vudu e le pozioni magiche.

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