La Domus Transitoria: la prima residenza imperiale di Nerone.

by / sabato, 31 agosto 2019 / Published in Archeologia1, Il blog, Roma Nascosta, Viaggiando .....

Transitoria non perché fosse, per così dire, temporanea, anche se poi, di fatto così è stata, ma perché permetteva di “Transitare” dal Palatino ai giardini di Mecenate sul colle Esquilino. Divenne temporanea poiché fu distrutta dall’incendio del 64 d.C. obliterata dallo stesso Nerone che si fece costruire la più famosa Domus Aurea, resta comunque una delle più belle residenze imperiali che furono edificate sul Palatino. Dice lo storico e biografo latino Svetonio: “Fatta costruire per sé una casa che dal Palatino andava all’Esquilino, dapprima la chiamò Transitoria; poi, quando un incendio la distrusse, la fece ricostruire e la chiamò Aurea”. (Gaio Svetonio Tranquillo, Vita di Nerone, 31). Svetonio riporta quello che per lui fu uno scandalo, Nerone fece erigere il suo palazzo privato, infischiandone dei fabbisogni popolari, degli alti costi che questo cantiere avrebbe comportato, del resto fece la stessa cosa dopo l’incendio, quando si fece costruire la Domus Aurea. Che cosa rimane oggi di questa Domus Transitoria? Non molto, ma sul Palatino, grazie a importanti scavi archeologici e a restauri mirati, è oggi possibile ammirare alcuni interessanti ambienti che danno l’idea della sfarzosità e della grandezza del primo palazzo imperiale Neroniano, anche se poi fu surclassato dalla Domus Aurea. Le stanze visitabili si trovano al centro del Palatino, nei pressi del Museo Palatino, sotto la Domus Flavia di epoca Domizianea, si scendono le scale e troviamo i resti di un pavimento marmoreo molto ricco, forse di appartenente a un portico, posto praticamente sotto la sala della fontana ovale accanto alla Coenatio Iovis, meglio nota come “Bagni di Livia”, riscoperta negli scavi voluti dai Farnese nel XVII secolo. Imponente e maestoso doveva essere il ninfeo il quale aveva particolari giochi d’acqua e raffinate forme architettoniche, che sembravano una quinta teatrale. Questo ninfeo, scavato per la prima volta nel 1721, originariamente era all’aperto, aveva colonnine di marmo e capitelli bronzei, ma fu immediatamente depredato e distrutto, oggi possiamo vederne oltre l’ampio spazio che occupava, un piccolo angolo ricostruito. Certamente l’ospite che all’epoca vi entrava rimaneva strabiliato dagli effetti scenografici, dai giochi e zampilli d’acqua, un ninfeo che doveva intrattenere l’imperatore e i suoi ospiti come uno spettacolo teatrale. Da piccole nicchie, decorate con minute colonne di marmo policrono, uscivano zampilli d’acqua che andavano a impreziosire la cascata del ninfeo. Tutto questo oggi si può solo immaginare, ma gli studi effettuati dagli archeologici hanno permesso, se pur virtualmente, la ricostruzione dell’intero ambiente. Difronte al Ninfeo si apre un triclinio estivo a padiglione circondato interamente da colonne di porfido e da pilastri ricoperti di marmi policromi. Tutti sono d’accordo nell’affermare che questa sala doveva essere il luogo dove Nerone soleva riposarsi e svagarsi durante le calde giornate estive, specus estivo. Vi sono accessibili altre due stanze, in cui si possono ammirare resti della lussuosa e preziosa decorazione che era composta di affreschi, da stucchi e da pavimentazioni marmoree. Vi è poi un grande spazio tagliato da un muro appartenente alla costruzione successiva, si tratta di una grande latrina di ben cinquanta posti, ben conservata, dove si possono vedere molto bene i canali per le acque pulite, quelli fognari e parti delle sedute. Le pareti erano intonacate e dipinte qui il rosso faceva da padrone, alcuni studiosi hanno formulato l’ipotesi che questa latrina era, usata dagli operai che edificarono la Domus Aurea. Molto interessante e la sala successiva dove su una parete dipinta completamente di rosso si vedono flebili tracce di decorazione con foglie ed elementi vegetali, tipici soggetti della pittura da giardino. Guardando con molta attenzione su questa parete si possono vedere dei graffiti, ben visibile è quello di un volatile. Fare graffiti era forse il passatempo di coloro che aspettavano il proprio turno per usufruire della latrina? Domanda suggestiva ma priva di risposta. Faceva parte della Domus Transitoria il Criptoportico Neroniano, che collegava l’abitazione con la vicina Domus Tiberiana. Molti parti di affreschi sono conservati nel Museo Palatino, da un ambiente, che in seguito fu tagliato dai muri di sostruzione della Domus Aurea, provengono i soffitti dipinti con scene mitologiche che è possibile ammirare, appunto, nel vicinissimo museo. Gli studiosi li hanno definiti i più antichi esempi pittorici del quarto stile, alcuni sono convinti che siano stati dipinti da Famulus o Fabullus, il pittore della Domus Aurea citato da Plinio, lo schema è di un soffitto a cassettoni con scene che si rifanno agli eroi omerici, tra rami e travi rosse. La storia però ci tramanda anche di brutali saccheggi, anche se oggi è possibile ancora vedere all’intero delle sale resti di volte affrescate e affreschi parietali. Bisogna considerare che molto andò distrutto dall’incendio del 64 d.C. e altro interrato per costruire la nuova residenza dell’imperatore. I resti pittorici individuati nel 1912 furono staccati nel 1956, scriveva ancora Svetonio: “Tutto era coperto d’oro, pietre preziose e madreperla”, infatti, i dipinti del ninfeo neroniano, con inserti di pasta vitrea e pietre dure, rappresentano un simbolo di primaria importanza d’età neroniana. Si diceva che una parte degli affreschi sono conservati nel Museo Palatino altri sono tornati grazie a un accordo con il Museo Archeologico di Napoli. Si deve, però, tornare a ripetere che nel XVIII secolo i Farnese depredarono il luogo, porzioni delle decorazioni arrivarono a Parma, altre furono portate, nel 1728, dal duca di Beaufort nella sua residenza di Badminton che le usò per far rivestire un’intera sala del suo palazzo, altre ancora ormai sono da considerare disperse, non esiste più alcuna traccia. In definitiva, visitando queste stanze è possibile vedere, oltre ovviamente alla struttura architettonica: resti, a volte parzialmente ricostruiti, di pavimenti con tarsie marmoree in opus sectile; le volte con affreschi, rivestiti di foglie d’oro e lapislazzuli; tracce di affreschi parietali. In queste stanze si fa anche un viaggio virtuale, attraverso video che non solo raccontano la storia, ma ci mostrano e ci riportano, in questa dimora nel momento in cui Nerone beneficiava del suo splendore. Sempre secondo gli esperti, questa Domus ha un altro primato, che è quello di essere la prima residenza imperiale romana che s’ispirò a quelle dei sovrani orientali e a quelle dei faraoni d’Egitto. Lo schema classico delle abitazioni dei faraoni era, appunto, quello di una dimora edificata a padiglioni che s’intervallavano tra di loro, con boschetti o giardini, nei quali era possibile vedere fontane, ninfei e laghi. In gran parte si rifà alla reggia dei Tolomei di Alessandria d’Egitto, la quale era un enorme complesso che andava a occupare gran parte della città, perlomeno così fu descritto dal poeta Latino Lucano il quale fa anche riferimenti alla luxuria orientale che affascinava Nerone. Era forse questo lo scopo dell’imperatore Romano? Vedeva forse Roma come la sua residenza privata? Forse era un imperatore che voleva unicamente sfoggiare e vivere nel più sfrenato lusso? Domande che non avranno mai seguito, certo è che il primo a saccheggiare la propria dimora fu proprio Nerone, il quale, dopo il famoso incendio determinò, una brutta fine anche a quelle parti della casa che si salvarono dalle fiamme. I getti d’acqua furono fermati, i marmi più pregiati furono asportati e si riempì di terra ciò che rimaneva della Domus Transitoria, trasformando, quella che prima dell’incendio era una lussuosissima dimora imperiale, in fondazione per quella che passò alla storia come Domus Aurea (Vedi).

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