La Chiesa di San Clemente, il luogo che ci svela, strato dopo strato, la storia millenaria della Città Eterna.

by / domenica, 11 agosto 2019 / Published in Archeologia1, Il blog, Roma Nascosta

Se a Roma esiste un luogo che può raccontare la storia millenaria di questa ”Città Eterna”, è sicuramente la Basilica di San Clemente. Posta a pochissima distanza dal Colosseo, è un luogo affascinante che racchiude, nel suo interno e nei suoi sotterranei, secoli di storia e di trasformazioni di questa meravigliosa, scusate il campanilismo, città. Andiamo con ordine, questa Basilica, intitolata a papa Clemente I, quarto pontefice nella storia del Cristianesimo, ha dignità di “Basilica minore” ed è lungo la strada che unisce il Colosseo al Laterano. La chiesa che oggi vediamo, sopra il livello stradale, fu edificata e consacrata nel XII secolo, forse per volere di papa Pasquale II, è attigua al convento Domenicano, con il quale è collegata. Roma ha molteplici chiese e basiliche, perché questa è così importante? Semplicemente perché si trova sopra alla chiesa precedente e a edifici antichi interrati su più livelli. La riscoperta di questi livelli di notevole importanza storica e archeologica si deve padre Joseph Mullooly, che nel 1857 diede il via agli scavi, mentre era priore del convento. I livelli che sono stati riscoperti sono: il quarto e più antico presenta tracce di costruzioni romane antecedenti all’incendio di Roma avvenuto sotto regno di Nerone, quindi prima del 64 a.C., salendo si trovano varie costruzioni di epoca posteriore a Nerone, continuando a risalire troviamo la chiesa antica ricavata in una domus di un patrizio romano, per ultimo il livello, attuale risalente al XII secolo. Sovrapposizioni di livelli si vedono anche in altri edifici di epoca romana o medioevale, ma qui sono notevolmente evidenti, ciò è dovuto alle varie sedimentazioni dovute alla posizione stessa delle costruzioni e alle varie vicissitudini storiche che il luogo ha subito, tra le quali: l’incendio in epoca neroniana; il saccheggio, con relativo incendio, del 1084 delle truppe Normanne, guidate da Roberto II il Guiscardo. Cerchiamo di analizzate questo fantastico luogo iniziando dall’alto.

La Basilica superiore.

La chiesa più antica era ormai in un precario stato di conservazione, le cronache raccontano che vi erano macerie e crolli, derivanti principalmente dall’incendio che appiccarono i Normanni durante il tristemente famoso, sacco di Roma avvenuto nel 1084. La Basilica superiore fu edificata nel XII secolo dal cardinale Anastasio, titolare della medesima tra il 1099 e il 1120, la consacrazione non si sa bene in quale anno avvenne. Di certo i documenti riportano che papa Pasquale II fu, già cardinale titolare di San Clemente tra il 1076 e il 1099, salì al soglio di Pietro con la nomina che avvenne proprio in questa Basilica nel 1099. Come accennato, la nuova Basilica fu costruita sull’antica chiesa, la quale fu usata come fondazione dell’attuale, demolendone la parte superiore e interrandone la restante per un’altezza di quattro metri. La Basilica nuova, di dimensioni poco più piccole della precedente, subì vari interventi e modifiche col trascorrere dei secoli sia all’esterno sia all’interno. L’aspetto che oggi possiamo vedere è frutto da rifacimenti e restauri voluti e fatti realizzare da papa Clemente XI tra il 1713 e il 1719, i lavori furono affidati Carlo Stefano Fontana, da non confondere con, il sicuramente, più famoso Domenico Fontana, comunque erano parenti, per l’esattezza Carlo era il nipote di Domenico.

La facciata, il campanile e il quadriportico.

La facciata, barocca, che vediamo oggi fu progettata da Carlo Stefano Fontana che la fece realizzare nel 1716, in modo sobrio ed elegante, sopra le arcate del portico preesistente fece realizzare un’ampia finestra ad arco a tutto sesto, inserita tra due lesene. La facciata si presenta a due ordini raccordati da volute e cadenzata da lesene con capitelli corinzi, il portico della parte inferiore è ad archi sostenuto da colonne romane reperite da altre costruzioni, il cosiddetto materiale di spoglio. In alto la facciata termina con un timpano. I documenti riportano che la facciata precedente era di mattoni, come il resto della costruzione e vi era un unico portico quello della facciata. Al fianco del corpo centrale, sulla sinistra vi è il campanile barocco che fu edificato tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo. Il campanile precedente era posto sul lato opposto, come si evince da stampe dipinti dell’epoca ed era in uno stile tipico di quelli medioevali. Le fondazioni del campanile antico si possono vedere nell’ambiente sottostante, nel livello della chiesa antica. L’ingresso principale della Basilica, poco usato, se non in cerimonie ufficiali, è posto nell’attuale piazza di San Clemente, attraversando un breve corridoio, di mattoni, e due colonne romane si entra nell’atrio, o cortile, che presenta quattro portici uno diverso d’altro. Il portico d’ingresso è su due livelli e la struttura presenta grossi pilatri, di mattoni, a base quadrata; poi vi è il portico di facciata; gli altri due, uno opposto all’atro, presentano colonne romane diverse tra loro, essi hanno una copertura di legno e tegole, in uno dei due, quello a nord, vi è una porta che permette l’ingresso al convento. Al centro del cortile, che è del XII secolo, vi è una fontana con vasca ottagonale. Il portale è decorato con una cornice marmorea a motivi floreali a intreccio, infine, un’ultima annotazione, nei muri esterni della Basilica furono inseriti frammenti di marmo, provenienti da edifici romani.

L’interno.

All’interno la Basilica presente tre navate ciascuna termina con un’abside, ma sono prive di transetto. Le navate sono separate da sedici colonne romane sia lisce sia scanalate. Tali colonne terminano con capitelli a stucco e presentano soffitti a cassettoni risalenti al XVIII secolo. La pianta della struttura è basilicale e rispecchia quella originale del XII secolo, il pavimento è cosmatesco e presenta intarsi di marmo che vanno a definire dei disegni geometrici, inoltre sul pavimento sono presenti vari frammenti di epigrafi, ovviamente si tratta di materiale di rimpiego. Nel XVIII secolo anche l’interno della Basilica fu ristrutturato e furono aggiunti: stucchi, affreschi, soffitti lignei, e altre decorazioni.

La Navata centrale.

La navata centrale presenta vari rifacimenti settecenteschi, sul soffitto vi è un affresco di Giuseppe Chiari, opera della prima meta del XVIII secolo, raffigurante San Clemente I in gloria. Come detto, le navate sono separate da colonne e sopra di esse ci sono archi su cui poggiano le pareti, su quella della navata centrale ci sono due cicli pittorici, uno raffigurante le Storie della vita di Sant’Ignazio di Antiochia e l’altro le Storie della vita di San Clemente I. Al centro di questa navata, appena prima del presbiterio, vi è la Schola Cantorum del XII secolo, questo elemento di per sé rilevante, poiché tipico delle chiese paleocristiane, assume in questo caso, un’importanza considerevole, questo perché incorpora diversi frammenti provenienti dalla chiesa inferiore. La Schola Cantorum è formata da un lungo recinto nel quale si vanno a incastrare due pulpiti, al centro vi sono due amboni e un Candelabro tortile di marmo per il cero pasquale. Una precisazione: nelle chiese cristiane, l’ambone è la struttura sopraelevata dalla quale sono proclamate le letture. Oltre un bel recinto di marmo vi è il presbiterio leggermente rialzato, nel centro di quest’ultimo si erge un delizioso Ciborio del XIII secolo, con quattro colonne di marmo. All’interno del Ciborio trova posto l’altare maggiore, anch’esso proveniente dalla Basilica antica, così come la cattedra, o seggio, vescovile. Dietro l’altare maggiore troviamo l’elemento di maggior interesse, ossia un magnifico mosaico databile tra il 1124 e il 1128, esso è articolato in tre registri, in quello più alto è raffigurato il cielo con al centro la mano di Dio nell’atto di porgere la corona, ai lati si può vedere riprodotto in maniera speculare l’Agnello di Dio. Nel registro centrale, sicuramente quello più interessante, si può vedere, al centro, Gesù Cristo crocefisso tra la Vergine Maria e San Giovanni Evangelista, la croce, su cui sono posate le dodici colombe bianche degli apostoli, poggia su un cespuglio d’acanto, essa diviene “Un arbor vitae” che si dirama in girali a ventaglio. Le girali racchiudono uccelli di varie specie, eroti su delfini, musicanti, cornucopie, racemi, fiori, fontane. Più in basso sono raffigurati i quattro Dottori della Chiesa insieme a figure di fedeli. Caratteristici sono i due cervi che si dissetano nelle acque dei quattro fiumi celesti che nascono dalla croce stessa. Sul bordo una scritta che in qualche modo descrive tutta la composizione musiva essa recita: “Ecclesiam Cristi viti similabimus isti de ligno Crucis iacobi dens. Ignatiiq. Insupra scripti requiescunt corpore Cristo. Quam lex arentem! Set crus facite e virente”. Scritta che si può riassumere con: “La Chiesa di Cristo è paragonabile a questa vite, che la legge inaridisce e la Croce rinverdisce”. Le analisi effettuate alcuni studiosi hanno accertato alcune delle tessere dorate di fondo provengono dalla chiesa antica. Molto semplici, ma altamente simboliche, sono le raffigurazioni del terzo registro, nel quale si vede l’Agnello di Dio con dodici pecore. Le meraviglie dell’abside non terminano qui, infatti, sotto il mosaico vi è un affresco del XIV secolo raffigurante Gesù, la Vergine Maria e gli Apostoli, mentre sull’arco trova posto un altro bellissimo mosaico anch’esso databile tra il 1124 e il 1128, questo, però è parzialmente nascosto dal soffitto a cassettoni del XVIII secolo. Su quest’opera sono raffigurati: al centro Gesù Cristo pantocratore tra i simboli degli Evangelisti, sulla sinistra San Lorenzo, San Paolo, Isaia e la città di Betlemme, mentre sulla destra si vedono le figure di San Pietro, San Clemente I, Geremia e la città di Gerusalemme. Infine vi è un’edicola di marmo, a forma di tabernacolo, del 1299, con bel rilievo che raffigura la Madonna con Bambino, San Clemente I, papa Bonifacio VIII e il committente, il cardinale Giacomo Tomasi Caetani.

La Navata di sinistra.

Premesso che l’impianto originale della Basilica era senza cappelle, quelle che oggi si aprono nella navata sinistra, così come quelle della navata destra, furono realizzate nei secoli successivi a quello dell’edificazione della chiesa. Sulla navata di sinistra troviamo un ingresso laterale alla chiesa aperto, dopo la costruzione della stessa, quando furono abbattuti dei locali conventuali che fecero posto alla via dei Santissimi Quattro Coronati. Troviamo poi la cappella dedicata a Santa Caterina d’Alessandria, realizzata nel 1420, nella quale vi è un importante affresco raffigurante un’annunciazione. Tale opera fu commissionata dal cardinale Branda Castiglioni a Masolino da Panicale e fu realizzata tra il 1428 e il 1431, sembra che quest’affresco fu ideato da e impostato da Masaccio che morì proprio nel 1428. L’affresco dell’annunciazione presenta al centro della parte superiore la figura del Dio Padre benedicente, i colori che risaltano di più sono: il verde chiaro, un tono di rosa e il giallo. È molto probabile che lo stesso autore a dipinto anche tutti i cicli di affreschi presenti nella cappella, cominciando da San Cristoforo, continuando poi con gli Evangelisti e Dottori della Chiesa; interessante è Crocifissione di Gesù, mentre, sulla parete di sinistra, è raffigurata la storia della vita di santa Caterina d’Alessandria. In quest’affresco, articolato su due livelli, è raffigurata Santa Caterina d’Alessandria: mentre rifiuta di adorare gli idoli pagani; quando in carcere riceve la visita dell’imperatrice Faustina e la decapitazione della stessa sovrana; la sua Disputa con i filosofi; il miracolo della ruota; la sua decapitazione. Sulla parete di destra è raffigurata la storia della vita del Santo milanese Ambrogio in cui si vede: il miracolo delle api; la proclamazione a vescovo del Santo; la distruzione della casa dell’uomo ricco; il piccolo studio Ambrogio; la morte del Santo. Sempre in questa navata trova posto la grande cappella dedicata ai Santi Cirillo e Metodio, essa fu interamente decorata nel 1888, presenta una pianta quadrata, un’abside semicircolare e termina co una cupola. In fondo a questa navata troviamo la cappella del Santissimo Sacramento nella quale sono conservati importanti dipinti, sopra l’altare trova posto il quadro di Sebastiano Conca, del 1714 nel quale sono raffigurati San Domenico di Guzman e Santa Caterina da Siena. Sulla parete di sinistra vi è il monumento funebre del cardinale Antonio Jacopo Venier, del 1429, mentre, su quella destra, vi è un bel dipinto della metà del XVI secolo, opera di Jacopo Zucchi e raffigurante una Madonna con Gesù Bambino, San Giovannino insieme a degli Angeli.

La Navata di destra.

In questa navata, vicino all’ingresso, vi è una piccola cappella, del 1615, dedicata a San Domenico di Guzman. Questa cappella fu costruita dove in origine era posto il vecchio campanile, essa conserva un ciclo pittorico eseguito da Sebastiano Conca, dove il Santo è raffigurato: tra angeli; mentre fa tornare in vita il giovane Napoleone Orsini; nel momento in cui fa risorgere un muratore. In fondo a questa navata vi è la cappella dedicata San Giovanni Battista, del 1450, nel suo interno e conservata un’importante statua del Santo della fine del XV secolo attribuita Simone Ghini. Inoltre la cappella ospita due monumenti funebri, quello del cardinale Bartolomeo Roverella, del 1476, un’opera di marmo eseguita da Andrea Bregno e da Giovanni Dalmata, e quello di Giovanni Francesco Brusati, del 1485, ideato e realizzato da Luigi Capponi. Infine sempre su questo lato vi è una cappelletta dedicata a San Cirillo del 1886.

La Basilica inferiore.

Nel corso del primo secolo in tutta l’area intorno al Colosseo furono costruiti degli edifici, per così dire, di servizi per le attività dell’anfiteatro, nella fattispecie quello che ci interessa era un magazzino, horreum, o forse una zecca, che alla metà del III secolo fu trasformata, da un patrizio romano, in abitazione privata. Fu abbattuto il livello superiore e interrato quello inferiore, alcune testimonianze scritte riportano che il luogo fu da subito usato anche per le riunioni di culto Cristiano, si parla di Titulus Clementi. Negli anni che seguirono, l’edificio subì sostanziali modifiche, nel IV secolo fu trasformato in una Basilica con tre navate e un’abside che prese posto di parte del mitreo, di questa costruzione oggi ancora visibile ne parleremo più avanti. Nel 385 si parla già del titolo, come detto nel IV secolo fu modificato dandogli la forma di Basilica paleocristiana, nel V secolo, parte del mitreo divenne l’abside della chiesa, nel sesto secolo fu realizzata la schola Cantorum, parte della quale fu portata nella Basilica superiore, fu realizzato un pavimento a mosaico floreale, ancora visibile, in gran parte. Altri restauri e modifiche furono apportate tra l’VIII e l’XI secolo, in questo periodo furono aggiunte colonne di marmo e affreschi alcuni dei quali di notevole fattura. Come si è detto all’inizio, la Basilica subì gravi danni dall’incendio che fu conseguenza del saccheggio da parte delle truppe normanne. Deterioramenti che portarono dapprima a dei grossi restauri e fortificazioni del colonnato, poi all’interramento dell’intera Basilica e la ricostruzione della stessa al livello superiore, quello attuale. La tradizione tramanda che in questa Basilica antica sono conservate le reliquie di San Cirillo, che portò a Roma dalla Crimea le reliquie di San Clemente. Dagli scavi è emersa gran parte dell’antica chiesa e molti degli affreschi realizzati tra il IX e XI secolo, questi sono di rilevante e pregevole interesse sia storico sia artistico. Gli studiosi li hanno indagati a lungo e tutt’oggi sono particolarmente analizzati. Cerchiamo di andare, per quanto possibile, con ordine, alla Basilica sotterranea si accede attraverso una scalinata costruita nel 1886, la quale è, per così dire, abbellita con dei frammenti scultorei già appartenuti al mitreo e alla chiesa antica.

Il Nartece.

I primi affreschi che s‘incontrano sono quelli del Nartece, che è quella parte della Basilica paleocristiana riservata ai catecumeni e ai penitenti, costituita da un vestibolo addossato all’esterno della facciata o ricavato all’interno di essa. Questi deliziosi affreschi li possiamo vedere proprio al termine della scala, sulle pareti del nartece vi è un pregevole affresco raffigurante Gesù Cristo benedicente tra gli Arcangeli Michele e Gabriele, Sant’Andrea e San Clemente, che giudica i San Cirillo e San Metodio, databile all’XI secolo, alcuni studiosi hanno, appunto, interpretato questo dipinto come un “Giudizio”, anche se, originale. Vi è poi l’affresco del miracolo del tempietto, dell’XI secolo, dove è raffigurato il miracolo del bambino scomparso e ritrovato, in basso appare il committente e la sua famiglia e cioè: Beno de Rapiza, Maria Macellaria e i figli Clemente e Altilia. Interessante è la scritta a forma di croce posta l’interno del medaglione al cui centro vi è l’immagine di San Clemente, essa recita: “Meprece querentes estote nociva caventes”. Infine vi è l’affresco della traslazione del corpo di San Clemente.

La Navata Centrale.

Gli spazi tra le colonne della navata centrale sono chiusi dai muri che fanno da fondamenta per la Basilica superiore, la navata stessa è tagliata da un muro trasversale che serve sempre come sostegno dell’edificio soprastante, ma sulla parete di sinistra vi sono degli affreschi di notevole importanza e una scritta molto particolare. All’inizio della navata vi è l’Assunzione di Maria con papa Leone IV, del IX secolo, sempre dello stesso secolo è l’affresco che raffigura le Pie donne al sepolcro, la discesa di Gesù Cristo al limbo e le Nozze di Cana. Più avanti, nella navata, vi è l’affresco raffigurante le Storie della vita di Sant’Alessio di Roma, dell’XI secolo e quello che raffigura San Clemente I in trono con i santi, la Messa di San Clemente I, accecamento di Sisinnio e Miracolo della colonna, anch’esso dell’XI secolo. Quest’affresco è famoso e importante non solo dal punto di vista artistico, ma anche perché nel riquadro inferiore del dipinto si trovano trascrizioni di frasi espresse in una lingua intermedia fra il latino e il volgare. Il dipinto, in realtà, rappresenta un frammento della Passio Sancti Clementis, in cui Sisinnio, un patrizio romano, ordina ai servi di legare e trascinare San Clemente, ma questi, così come il loro padrone, furono temporaneamente accecati per volere divino e alla fine trascinarono una colonna di marmo. E si legge, come in dei moderni fumetti, Sisinnio che dice: “Fili de le pute, traite, Gosmari, Albertel, traite. Falite dereto co lo palo, Carvoncelle!” ovvero “Figli di puttana, tirate! Gosmario, Albertello, tirate! Carvoncello, spingi da dietro con il palo”. Mentre San Clemente dice: “Duritiam cordis vestrum, saxa trahere meruistis”, ossia “A causa della durezza del vostro cuore, avete meritato di trascinare sassi”. Iscrizione sicuramente interessante per i motivi appena detti, ma anche perché abbastanza “Colorita”, era comunque all’interno di una chiesa.

La Navata di Sinistra.

Nella navata sinistra, si possono vedere monumenti eretti, e dedicati, nel X secolo a San Cirillo, tra l’altro ideatore dell’alfabeto detto, appunto, cirillico. Sembra poi che vi siano i resti di una tomba, che qualcuno ha identificato con la sepoltura di San Cirillo.

La Navata di Destra.

In questa navata troviamo altri affreschi, la discesa Gesù Cristo al limbo, del IX secolo, in cui è raffigurato Gesù molto giovane nell’atto di calpestare un diavolo, liberando così dalle fiamme un’anima, vi è poi un ritratto, probabilmente quello del committente dell’opera. Sempre del IX secolo è l’affresco che raffigura una Madonna con Bambino, in trono, contornata da Sante. Sempre in questa navata trova posto un sarcofago del I secolo contenenti i resti di Ippolito e Fedra.

Alcuni scavi, ancora in corso di studio, hanno riportato alla luce anche un piccolo battistero, sempre ovviamente paleocristiano e un affresco raffigurante la Madonna con Bambino, mentre non sono state fatte ricerche su un eventuale atrio della Basilica inferiore, considerando, però, lo stile costruttivo, è possibile che anche davanti alla chiesa antica esistesse un portico. Vi è anche un piccolo complesso catacombale, composte da una galleria contenente alcuni sepolcri a inumazione, risalenti al V secolo.

Il Mitreo; il terzo livello e gli edifici Romani.

Al fianco dell’horreum, che poi fu trasformato nella Basilica antica, vi era un’insula, cioè una grande abitazione divisa in appartamenti e con un cortile centrale, costruita in opus latericium. Tra il II secolo e il III secolo in questo cortile fu costruito un Mitreo, si tratta di un piccolo tempio dedicato al culto misterico del mitraismo, era formato da tre ambienti, i primi due, molto probabilmente, avevano la funzione di vestiboli o forse anche di schola mitraica, questi locali presentavano stucchi e dipinti murali, alcuni resti sono ancora visibili. La terza sala, quella più grande, era quella in cui si svolgevano i rituali del culto mitraico, essa aveva una volta ribassata a botte, con il soffitto decorato da stelle affrescate, si tratta del classico simbolismo del culto mitraico, e intorno alle pareti laterali troviamo i classici banconi di muratura in cui prendevano posto i fedeli per partecipare alle cerimonie. Al centro della sala fu collocata, ancor oggi presente, un’ara, o altare, di marmo, con altorilievi che raffigurano: il Dio Mitra nell’atto di immolare il toro, i due dadofori Cautes e Cautopates, il serpente. In fondo alla stanza fu ricavata una nicchia, dove fu posta la statua del Dio Mitra, non più presente, lungo le pareti undici aperture simboleggiano i segni astrologici legati a questo culto misterico, durante gli scavi del 1861, anno della riscoperta del Mitreo, all’interno dello stesso fu rinvenuta, tra gli altri reperti, una statua del Buon Pastore.

Come accennato nelle righe soprastanti, attraverso una scala, è possibile scendere al terzo livello, quello cioè sotto la Basilica inferiore, qui possiamo vedere varie strutture romane, ancora soggette a studio. Questo livello corrisponde a quello del pian terreno di un edificio romano, i resti più antichi sono quelli di una costruzione la cui base era rettangolare e l’alzato era formato da grandi blocchi di tufo. Gli esperti hanno datato, questo edificio, al I secolo e ha notevoli dimensioni, basta dire che il lato più corto sfiora i trenta metri di lunghezza, non è possibile determinare quella del lato più lungo poiché, parte di esso, è ancora coperto di terra, comunque lungo questo lato vi sono una serie di ambienti, larghi poco più di quattro metri e coperti da una volta a botte. Questi locali, probabilmente botteghe, sono tagliati, lungo la lunghezza, dal muro che va a sostenere i livelli superiori. Secondo alcuni studiosi questo edificio potrebbe essere stato la zecca che andò a prendere il posto di quella sul Campidoglio distrutta dall’incendio dell’anno 80. Per altri, considerando la forma e la struttura dell’edificio, si tratterebbe di un horreum, cioè un magazzino. Le sorprese non finiscono qua, infatti, all’interno di una delle botteghe, fu scavato, nel 1937, un canale in cui scorre dell’acqua, che poi è convogliata in tubature sotterranee fino alla Cloaca Massima. Separata, da questa costruzione, da uno stretto vicolo di appena settanta centimetri vi è un’insula del II secolo, lungo quello che all’epoca era il pian terreno ci sono quattro file di stanze e quattro corridoi che vanno a circondare un cortile interno, vi è anche un piano superiore di cui resta ben poco e una scala che serviva a raggiungerlo. Vi è una particolarità, almeno due stanze hanno la volta decorata con stucchi. In realtà studi e scavi recenti hanno messo in luce che, al disotto dei pavimenti delle botteghe, vi è un’insula ancora più antica, datata all’inizio del I secolo d.C., sembra che questa, però fu distrutta dall’incendio del 64 d.C., avvenuto all’epoca dell’imperatore Nerone. Visitare la Basilica di san Clemente vuol dire fare un salto nel tempo, vedere, con i propri occhi, lo scorrere dei secoli strato dopo strato, osservare elementi architettonici, storici e artistici che vanno dalla Roma imperiale alla storia di quasi tutta l’era Cristiana, il tutto condito da sorprese e scoperte continue. Andate a constare…

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