La chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano e il suo battistero, Bologna.

by / giovedì, 14 settembre 2017 / Published in Archeologia1, Archeologia2, Il blog, Popoli e Civiltà, Viaggiando .....

La prima documentazione certa, riguardante la chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano, è del 1288, una comunità di monaci cluniacensi fece costruire e poi dedicò una chiesa a San Bartolomeo. La tradizione sposta la nascita della chiesa molto più indietro, infatti, sembra che la chiesa fu edificata nel 432 per volere di San Petronio all’epoca vescovo di Bologna. Sempre la tradizione vuole che sia stata costruita nel luogo ove si radunavano i primi Cristiani della città. Prima si è parlato di documentazione certa, ma, è documentata anche una chiesa di epoca lombarda, forese dell’800, con la facciata verso la piazza dove anni dopo sorgeranno le famose torri della Garisenda e degli Asinelli, questa sembra che fu distrutta da un incendio nel 1210 e ricostruita dal Comune. Si trattava comunque di una chiesa di dimensioni modeste, nel 1516 la famiglia Gozzadini, in quel momento emergente nella città, decise di costruire il proprio palazzo affianco alla chiesetta esistente, il progetto prevedeva anche la ristrutturazione completa del luogo sacro. A tale scopo i lavori furono affidati ad Andrea Marchesi detto il Formigine, ma l’anno dopo avvenne un fatto di sangue, Giovanni di Bernardino Gozzadini, fu assassinato è il progetto si bloccò, fu costruito solo il portico, tuttora esistente. I Padri Teatini, fondati da San Gaetano Thiene, subentrarono alla reggenza della chiesa nel 1599, che nel 1627, iniziarono una completa ristrutturazione del complesso, il progetto, affidato a Giovanni Battista Natali detto il Falzetta, prevedeva sia un grande ampliamento della chiesa, che andava a inglobare anche il portico del palazzo Gozzadini, sia il cambio dell’orientamento della stessa. Quando nel 1671 fu canonizzato San Gaetano, i Padri unirono al titolo della chiesa quello del loro fondatore e per diffondere la conoscenza del Santo fecero decorare, con affreschi, le lunette del portico, con dieci episodi della sua vita. La realizzazione di queste opere fu affidata a due artisti, Marcantonio Franceschini e Luigi Quaini, questi affreschi, purtroppo, oggi sono molto deteriorati e poco leggibili. Nonostante che l’ingresso fu spostato, fu conservato il vecchio portale quattrocentesco posto sul lato adiacente alle due torri. La costruzione della chiesa, terminata nel 1684, fu completata nel 1694 quando fu ultimata l’edificazione della cupola e del campanile, la cui caratteristica cuspide fu aggiunta dopo cinquant’anni. La chiesa, in stile barocco, è a croce latina, il suo interno è a tre navate, divise da colonne ioniche molto slanciate, tutto l’insieme e molto luminoso, questo grazie alle finestre presenti nella navata centrale e alle cupolette, con lanterna, poste, sulle volte delle navate laterali, in corrispondenza di ogni arco costruito tra le colonne. Tutta la volta della navata centrale fu dipinta da Angelo Michele Colonna, Agostino Vitelli e Giacomo Alberesi, questi pregevoli artisti raffigurarono, in questo spazio, la vita di San Gaetano. La chiesa presenta dodici cappelle più quella centrale, cercheremo di farne una piccola descrizione partendo dalla navata laterale di destra. Nella prima cappella che s’incontra, entrando nella chiesa, vi è un bel dipinto di Carlo Castelli databile al XVII secolo, esso raffigura il beato Giovanni Marinoni. Inoltre è raffigurato il beato Ludovico Morbioli, Nostro Signore dei Miracoli e la Beatissima Vergine. Nella seconda cappella si possono ammirare, una pala d’altare, il “San Carlo Borromeo al sepolcro di Varallo” opera dipinta da Ludovico Carracci, un quadro che rappresenta il Sacro Cuore, un’opera di Ubaldo Gandolfi, “L’incredulità dell’apostolo Tommaso” e “L’incontro di Gesù con la Samaritana”. Nella terza cappella ci sono importanti affreschi, opera di Angelo Michele Colonna dove sono raffigurati degli angeli al balcone che si preparano alla messa, vi è anche una pala d’altare, forse un lavoro di Lorenzo Galbieri, che rappresenta Sant’Andrea Avellino in estasi all’inizio della celebrazione eucaristica. Nella quarta cappella troviamo ancora una pala d’altare, questa volta un’opera di Francesco Albani, importante allievo di Caracci, che raffigura l’Annunciazione, alle pareti altri due quadri dello stesso autore, “Il sogno di San Giuseppe” e “Maria che allatta il Bambino”, infine, è possibile vedere una tela di Domenico Canuti con due angeli dipinti. La quinta cappella, e quella del transetto destro, la sua la volta fu totalmente affrescata da Giovanni Burrini e Marcantonio Chiarini, questi due artisti rappresentarono “La Vergine che mette il Bambino fra le braccia di San Gaetano”, al suo interno si può vedere un interessante altare di scagliola, una pregevole tela di Lucio Massari che raffigura sia San Gaetano sia i simboli della sua spiritualità. E siamo così giunti alla fine della navata di destra, dove troviamo una cappella di fondo, questa conserva un bel Crocefisso del XVII secolo sotto il quale c’è un interessante quadro di Domenico Pedrini, la “Beata Vergine addolorata”, infine alle pareti due dipinti di Ludovico Carracci o meglio due copie, poiché gli originali furono portati alla Certosa, “La flagellazione” e “La coronazione di spine”, sono da osservare, con attenzione, due lunette che contengono due affreschi, “La deposizione” e “Le pie donne al sepolcro”. Passiamo alle cappelle della navata di sinistra. Nella prima cappella, che è dedicata San Luigi Gonzaga, nei primi anni del secolo scorso, fu collocata una tela del 1700, di autore ignoto, che raffigura il Santo, questo quadro occupò il posto di un’altra tela rappresentante San Bartolomeo, opera di Cesare Aretusi, ora conservata nella canonica. È probabile che tale tela fosse la pala d’altare dell’altare maggiore della precedente chiesa. Nella seconda cappella, decorata da Alessandro Guardassoni, troviamo un bel dipinto di Alessandro Tiarini, “Sant’Antonio di Padova e il Bambino”, sotto questo quadro, in una nicchia dorata, è conservato un “Ecce Homo” in terracotta policroma. Nella terza cappella, sul tabernacolo spicca una piccola scultura di legno raffigurante “Nostra Signora di Nazareth”, un’opera eseguita in Brasile da artigiani locali, inoltre vi è un dipinto di Santa Rita dell’artista Antonio Lunghi. Nella quarta cappella, c’è una statua di legno della Madonna di Loreto, del 1600, inoltre sono qui conservate sette piccole statue di gesso policromo, di autore ignoto, dei primi anni del 1800, che raffigurano “La deposizione”, opera di raffinata fattura. Inoltre vi è una tela su cui è raffigurato San Michele Arcangelo, opera di Giuseppe Rolli. Al fianco della cappella, appoggiato a una colonna, vi è il pulpito, di fattura neoclassica, realizzato su disegno di Flaminio Minozzi, nel 1815. Nella cappella del transetto, dedicata al “Santissimo Sacramento”, è conservata una piccola tela ovale, opera eccezionale di Guido Reni raffigurante “Madonna del Suffragio”, vi è anche, una pala d’altare che rappresenta il beato Paolo Burali e sulle pareti gli affreschi monocromi che riproducono Giuda Maccabeo e Isaia. Nella cappella in fondo alla navata, che è dedicata a San Giuseppe, fa mostra di se una statua policroma del Santo, alle pareti due quadri che raffigurano San Vincenzo e Santa Barbara, entrambi di Filippo Pedrini. Nella grande cupola vi è la raffigurazione di Cristo e del Padre eterno che accolgono la Vergine, ai loro piedi si trova San Gaetano, mentre alcuni angeli tolgono una grande tela di colore rosso con rifiniture dorate, lasciando così intravedere il paradiso. Nei pennacchi, alla base della cupola, sono raffigurati quattro Padri della Chiesa latina, San Gregorio Magno, Sant’Agostino, Sant’ Ambrogio e San Girolamo, tutte opere dei fratelli Antonio e Giuseppe Rolli. Così come furono affrescate dai due fratelli Rolli, le volte della cappella maggiore e dell’abside che illustrano la “Gloria di San Gaetano”. Nell’abside ci sono tre affreschi opera dei pittori Marcantonio Franceschini e Luigi Quaini, i quali rappresentano tre scene della vita di San Bartolomeo, al centro “Il martirio di San Bartolomeo”, sulla destra “San Bartolomeo libera dal demonio la figlia di Polimio re dell’Armenia”, sulla sinistra “San Bartolomeo predica agli Armeni e distrugge l’idolo pagano”. L’altare è molto ricco di marmi policromi su cui si evidenziano i mezzi busti di San Gaetano e San Andrea Avellino, infine sopra tabernacolo vi sono un Crocefisso e un Cristo risorto. Nella controfacciata della chiesa è posto un organo che fu realizzato nel 1644 e attribuito ad Antonio Dal Corno Colonna, è probabile che l’artista utilizzò anche del materiale preesistente. Il Campanile, di cui si è accennato prima, ospita quattro campane fuse nel 1857 da Clemente Brighenti e il bell’orologio, del 1858, opera di Camillo Franchini, la sacrestia raccoglie diverse opere e mobili d’epoca. Sotto il presbiterio vi è la cripta, che nel 1743 fu affrescata con la “Via Crucis” da Giuseppe Parenti, vi sono anche due statue di pregevole fattura quella dell’Addolorata e quella di San Francesco di Paola. Il battistero fu ricavato adattando e trasformando l’oratorio cinquecentesco, e conserva l’affresco della “Madonna delle Grazie”, che ci racconta un’interessante storia. Nel 1871 il consiglio comunale di Bologna decise e deliberò di abbattere tutte le fabbriche che erano ai piedi della Garisenda, compresa una piccola chiesa intitolata alla Madonna delle Grazie, essa era addossata al muro della torre nel lato di fronte all’attuale via Zamboni. Nella chiesetta, che fu edificata, nel 1703, per volere di Ercole Pepoli, vi era venerata un’antica immagine della Madonna delle Grazie affrescata da Lippo Dalmasio, un pittore e artista bolognese della fine del 1300. I parrocchiani, per nulla contenti dell’abbattimento della chiesa, ottennero che l’opera fosse trasportata nel battistero della chiesa di San Bartolomeo e San Gaetano, che è posto proprio difronte a dove sorgeva la chiesetta e dove oggi è possibile ammirarla. Sempre nel battistero è conservata una tela di Giuseppe Varotti, che raffigura “Le tre Marie al sepolcro di Cristo”. Nell’ottobre del 1924 papa Pio XI elevò la chiesa, dei Santi Bartolomeo e Gaetano, alla dignità di basilica minore.

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