La centrale Montemartini, da erogatrice di energia a dispensatrice di cultura

by / lunedì, 09 Maggio 2016 / Published in Il blog, Viaggiando .....

La centrale termoelettrica Montemartini, inaugurata nel 1912 dal sindaco Nathan, fu la prima struttura pubblica a produrre energia elettrica a Roma, gestita da quella società che allora era chiamata “Azienda Elettrica Municipalizzata” e che poi divenne “ACEA”. Prese il nome da “Giovanni Montemartini” che morì nel 1913, a soli quarantasei anni, durante una seduta del consiglio comunale, fu assessore al tecnologico e teorico per la municipalizzazione delle aziende di servizi d’interesse pubblico, era nato nel 1867. La centrale fu costruita sulla via Ostiense, appena oltre la piramide Cestia, alle spalle dell’antico quartiere di Testaccio, area già di sviluppo industriale per Roma, la vicinanza del Tevere, della ferrovia e dell’asse viario, appunto la presenza della via Ostiense, ne facevano luogo ideale per lo sviluppo industriale, tecnologico, artigianale e manifatturiero. Vediamone brevemente la storia, inaugurata nel 1912 come centrale a vapore, si produceva energia elettrica bruciando carbone, nel 1933 entrarono in funzione due giganteschi motori Diesel da settemila cinquecento cavalli vapore, forniti dalla ditta Franco Tosi, furono sistemati in una sala macchine completamente rinnovata, ogn’uno ha una lunghezza di ben ventitré metri. Benché danneggiata durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, la centrale fornì energia all’intera città durante la liberazione, ovviamente fu potenziata, infatti, subito dopo la guerra fu aggiunto un nuovo corpo di fabbrica atto a contenere tre nuove caldaie. Nonostante ciò alla fine degli anni cinquanta la centrale era divenuta obsoleta e troppo costosa, fu così che nel 1963 fu interrotta la produzione di energia e la struttura abbandonata per oltre venti anni. Negli anni ottanta l’ACEA prese la decisione di recuperare la struttura trasformandolo in un centro polifunzionale adatto a convegni, spettacoli e mostre, senza, però, snaturare ciò che restava dell’impianto originale, molto era già andato distrutto. La sala macchine è rimasta quasi intatta, stesso pavimento, stessi arredi stile liberty, notevoli sono i motori risalenti al 1933 e l’unica turbina rimasta delle sei originali. La vera svolta avvenne nel 1997 quando per un’ampia ristrutturazione dei Musei Capitolini, che interessò principalmente la galleria lapidaria e altri vari settore, fu allestita una mostra all’interno della centrale Montemartini dal titolo: “Le macchine e gli Dei” e furono esposte e quindi trasferite dai Musei Capitolini, circa cento statue, inizialmente pensando a una soluzione temporanea. Si era creato un particolare e suggestivo connubio tra archeologia antica e quella industriale, un gioco di contrasti che vedeva esposte delle pregevoli sculture e dei manufatti preziosi accanto a macchinari produttivi d’inizio ventesimo secolo. Nel 2005, al termine dei lavori nei Musei Capitolini alcune statue rientrarono in sede ma, fu presa la decisione di confermare l’ex centrale Montemartini come sito permanente delle collezioni di recente acquisizione dei Musei Capitolini. Le circa quattrocento opere esposte provengono dagli scavi effettuati dopo l’unità d’Italia, in particolare negli antichi ” Horti”, all’interno della città erano dimore signorili che raggruppavano un insieme di edifici e giardini. Alcune opere erano già state esposte nei Musei Capitolini, altre provengono dai ricchissimi depositi comunali. Lo spazio espositivo è diviso in quattro grandi ambienti: due al piano terra, l’atrio e la sala delle colonne; due al primo piano, la sala macchine e la sala caldaie.

L’atrio, qui si possono osservare pannelli che riportano, tramite scritti, disegni e fotografie, la storia della centrale, le caratteristiche delle macchine e com’è stato allestito il museo, sono, inoltre, presenti tubazioni e bombole di aria compressa che erano usate per avviare i motori della sala macchine al piano superiore.

La sala delle colonne, in questa sala è possibile vedere alcune tramogge che ancorate al soffitto, erano utilizzate per raccogliere le scorie del carbone che erano eliminate dalle caldai al primo piano. La tematica espositiva di questa sala è la Roma repubblicana con la sua sfera religiosa e funeraria, con l’avvento del lusso nella sfera privata e con la ritrattistica. Qui si possono ammirare reperti provenienti dagli scavi della necropoli Esquilina, fu attiva dal IX secolo a.C. fino al I secolo a.C., i corredi funerari conservati in questa sala sono molto interessanti poiché mostrano un frequente scambio di merci e di tradizioni con gli Etruschi e i Greci. Da ammirare un frammento di affresco rappresentante le guerre sannitiche, sempre in questo spazio si possono poi vedere arredi funerari di persone nobili o comunque di classe agiata, sculture di marmo che alcuni hanno ipotizzato provenienti dal tempio di Ercole e alcuni ritratti, sempre di epoca repubblicana che riproducono liberti, persone agiate e patrizi, su tutti spicca quello di Cesare Augusto. Non meno interessante è la stele di Marco Fulvio Nobiliore proveniente da scavi effettuati nel circo Flaminio e che dire poi di un letto con rivestimento in osso proveniente dalla necropoli esquilina, della cosiddetta lettiga Capitolina proveniente da scavi effettuati durante la costruzione della stazione termini o del letto di Amiterno ricco e raffinato rivestito con lamine di bronzo e intarsiato in argento e rame… che dire se non sono da vedere non da raccontare. Poi se non basta si può ammirare un mosaico con paesaggio marino proveniente da una domus di via Panisperna, due ritratti di bronzo provenienti da uno scavo di via del Babuino, i resti di una sedia pieghevole e una serie di lucerne di bronzo. Vi è poi una statua molto interessante, il cosiddetto Togato Barberini, scolpito in modo che dimostrasse in pieno il suo alto rango sociale, ammantato con la toga, simbolo della cittadinanza romana, sostiene le immagini, le maschere funerarie, degli antenati, il padre con la mano sinistra e il nonno con quella destra.

La sala macchine, qui era prodotta l’energia elettrica e i due enormi motori Diesel, ogn’uno con il suo annesso alternatore, ivi installati e la turbina a vapore sono a testimoniarlo, la sala è molto raffinata con i suoi lampioni in ghisa, la decorazione a finto marmo delle pareti e il pavimento a mosaico. I reperti allestiti in questa sala provengono da scavi e ritrovamenti effettuati, quasi esclusivamente nel centro storico di Roma, area del circo Flaminio, tempio di Apollo Sosiano, Campidoglio, area sacra di largo Argentina, teatro di Pompeo. La disposizione espositiva è molto particolare, di fronte alle macchine sono in mostra una serie di sculture Romane copie di originali Greci tra cui fa bella mostra di se la statua detta “Vittoria dei Simmaci”, proveniente da scavi effettuati sul colle Celio e quella di Agrippina Minore proveniente dal tempio del Divo Claudio. Interessante è la ricostruzione del frontone del tempio di Apollo Sosiano, era nei pressi del teatro di Marcello, il rilievo del timpano presenta nove statue greche di età augustea che raffigurano combattimenti tra Greci e Amazzoni, tra cui è possibile riconoscere, a detta degli esperti: Atena vestita di peplo attico; Eracle, con una muscolatura massiccia; un’Amazzone, che qualcuno ha identificato come Ippolita; una Nike, la vittoria alata, sospesa in volo; Teseo con in testa una corona; una seconda Amazzone a cavallo; un guerriero greco disteso a terra colpito da una freccia. Proveniente da un lungo porticato che correva lungo la via Lata, oggi via del corso, fa mostra di se la colossale statua di Atena scolpita in un unico blocco di marmo, dall’area sacra di largo Argentina provengono i frammenti della colossale statua di culto, dalle dimensioni della testa si può dedurre che l’intera opera era alta perlomeno otto metri, poi ancora, vi è una statua di musa seduta ritrovata nell’area del teatro di Pompeo. Sono poi esposti, in questa sala, una serie di ritratti provenienti dal giardino di villa Rivaldi, demolita durante la costruzione di via dei Fori Imperiali, è durante questi lavori che fu scoperta una domus del I secolo d.C. e un’intera galleria di ritratti d’imperatori con le proprie consorti nonché una testa di Apollo, la statua di Icaro e quella di Antinoo. Infine si possono vedere anche alcune statue e alcuni frammenti provenienti dal tempio di Giove Capitolino che si trovava sul Campidoglio.

La sala caldaie, in questa sala vi erano tre caldaie che producevano il vapore necessario per le turbine, oggi ne rimane una sola ma, mastodontica, la sua altezza supera i quindici metri e fa da sfondo all’esposizione con i suoi mattoni, le sue passerelle, le scalette di ferro e i suoi tubi. Il tema espositivo di questa sala sono i reperti provenienti, principalmente, dagli scavi dei giardini o horti, delle residenze imperiali, delle ricche domus e della necropoli ostiense. Dall’Horti di Mecenate, sorto sull’Esquilino, proviene un gruppo scultoreo detto “L’uomo che lotta con il serpente”, anche se, a guardarlo bene, si ha l’impressione che gli uomini sono più di uno, e una tazza che in realtà era una fontana con all’interno due cupidi alati e anse a forma di serpente. Gli scavi degli Horti di Sallustio, disposti nell’area tra il Pincio e il Quirinale, hanno fornito sculture greche di qualità elevata, i fregi con decori a spirale d’Acanto di età Augustea, una statua di Apollo e un Eros arciere. Il magnifico mosaico policromo di grande estensione proviene dagli Horti Liciniani nei pressi di Santa Bibiana, questo mosaico raffigura scene di caccia e la cattura di animali selvatici, su un fondo bianco risaltano in una perfetta policromia la cattura di orsi e di gazzelle, la caccia al cinghiale e un personaggio, con barba, a cavallo e che sta per scagliare una lancia con il braccio destro. Proveniente dagli stessi Horti Liciniani è esposta la statua dei magistrati Aurelio e Memmio Simmaco e quella della musa Polimnia. Sono poi esposti i rinvenimenti effettuati in tre ricche domus, quella di Fulvio Plauziano, ha fatto tornare alla luce busti, statue e lastre; quella di via Cavour, di epoca Adrianea, furono rivenute quattro statue di marmo che rappresentano un satiro, un generale romano e due repliche romane di Pothos; la domus di San Lorenzo ha restituito, un mosaico con decorazioni che rappresentano dei satiri che lottano contro serpenti marini. Vi è poi esposto il monumento sepolcrale di Sulpicio Massimo, un poeta del I secolo d.C. e il cippo funerario di un calzolaio, Giulio Elio Iulo, provenienti entrambi dalla necropoli ostiense, nei pressi della basilica di San Paolo fuori le mura.

Si potrebbe andare avanti nella descrizione delle opere o nell’elencarle tante altre ma, la cosa che colpisce di più è tutto l’insieme, un viaggio tra il vecchio e l’antico che è tutto da vedere, le sensazioni che si provano girando per quelle sale sono intense ma, sicuramente individuali e diverse per ogni persona. In definitiva qui abbiamo semplicemente rilevato l’importanza di alcune opere, la presenza di macchinari d’inizio secolo e forse è trasparsa qualche nostra emozione… tutto il resto deve essere visto.

 

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