La catacomba di Pretestato.

by / sabato, 20 ottobre 2018 / Published in Archeologia1, Il blog, Roma Nascosta

Erode Attico, un illustre personaggio di origine ateniese, filosofo, letterato, nonché precettore degli imperatori Marco Aurelio e Lucio Vero, possedeva una vasta area intorno alla Via Appia, era così grande da comprendere gli spazi oggi occupati dal complesso di Massenzio e, in parte, dalla valle della Caffarella. Dopo la sua morte, avvenuta nel 177 d.C., tutta questa grande area entrò a far parte del demanio imperiale e, in seguito, alcuni terreni furono utilizzati come luogo di sepoltura, inizialmente, di personaggi di alto rango e in seguito come cimitero paleocristiano. Mentre il XVII secolo volgeva al tramonto, Papa Innocenzo XII, al secolo Antonio Pignatelli, programmò e fece eseguire dei lavori di sistemazione sull’Appia e fece anche realizzare un nuovo tracciato che assunse, appunto il nome di Appia Pignatelli. Su questa via, col trascorrere degli anni, studi archeologici hanno riportato alla luce una serie di presenze cimiteriali di grande interesse, tra cui le catacombe di Pretestato, un insediamento funerario paleocristiano urbano di notevole importanza. Questa catacomba sita sulla sinistra di via Appia Antica ha oggi il suo ingresso al civico cinque dell’Appia Pignatelli, la denominazione della catacomba probabilmente deriva dal nome del fondatore o del donatore del terreno ma in realtà su Pretestato non si sa molto per non dire nulla, il nome potrebbe coincidere con un toponimo preesistente. Del resto la maggior parte delle catacombe romane assumevano il nome del proprietario o donatore del terreno, oppure quello di un martire in essa tumulato. Il cimitero di Pretestato sorse tra il II secolo d.C. e il III secolo d.C., su quell’area una volta appartenuta a Erode Attico, il quale fece costruire a ricordo di sua moglie Annia Regilla, un mausoleo che oggi dovrebbe corrispondere alla chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella. Non dimentichiamoci, poi, che in quei terreni, della proprietà detta Trioprium, appartenuti al filosofo, vi sono altre sepolture, altre catacombe e che l’imperatore Massenzio fece costruire il suo palazzo e il suo circo.

Torniamo però all’analisi dell’area cimiteriale di Pretestato, il cui impianto è databile alla fine del II secolo d.C., era costituita da tre nuclei principali articolati su più livelli, questi nel IV secolo furono ampliati, venendosi a formare, così, una rete con diramazioni e cubicoli, che a volte hanno intercettato altre sepolture precedenti. Come detto, inizialmente questa era una zona cimiteriale per aristocratici e famiglie imperiali, infatti, parte del sopratterra è ricchissimo di reperti e monumenti pagani che si rifanno all’aristocrazia senatoria, o alla corte imperiale, inclusi gli imperatori stessi, sia Cristiani o Paleocristiani. In quest’area fu scoperto il sarcofago dell’imperatore Balbino, del 238 d.C., ovviamente, con il riconoscimento della religione Cristiana, il sopratterra si arricchì di altre sepolture e monumenti. Vi sono i resti di due mausolei uno con pianta rotonda con sei nicchie e l’altro con pianta quadrata con quattro esedre laterali, poi le cronache medioevali riportano la presenza di due basiliche una dedicata ai Santi Tiburzio, Valeriano e Massimo, e l’altra a San Zanone, non è rimasta, però, traccia di nessuna delle due. Oggi l’ingresso alla parte ipogea, cioè alla catacomba, avviene passando per un quadriportico costruito negli anni trenta dello scorso secolo, il quale ospita un Antiquarium dove sono conservati reperti molto interessanti ritrovati su questi terreni. Tra le opere ritrovate spiccano, per bellezza e importanza: il Sarcofago dell’imperatore Balbino su cui vi sono scene della vita di Balbino, il matrimonio, il sacrificio di ringraziamento dell’imperatore, che veste la corazza e che è alla presenza delle figure divine di Marte, di Roma e dell’Abbondanza è incoronato dalla Vittoria, mentre sul coperchio vi sono i busti imperatore stesso e di sua moglie. Vi è una particolarità, mentre la figura dell’imperatore sulla cassa è quasi divinizzata o perlomeno rappresentata come eroica, quella sul coperchio è realistica, più quotidiana e di età non più giovanile. Interessante è un’edicola funeraria a tempietto del I secolo d.C., su cui sono raffigurati, in marmo, gli strumenti usati dall’architetto. Che dire poi della più antica sepoltura trovata nella catacomba, si tratta di un sarcofago, della metà del II secolo d.C., su cui è raffigurato, in altorilievo, il mito e il viaggio degli Argonauti. Del III secolo d.C., è il sarcofago con la caccia al leone, in cui oltre all’animale, sono raffigurati due cavalieri, alla presenza di Virtus e dei Dioscuri, alcuni archeologi hanno ipotizzato, per la sua unicità, precisione e bellezza potesse appartenere a un membro della famiglia imperiale. Molto interessante e anche un sarcofago del III secolo d.C., su cui è raffigurato un corteo marino, altresì importanti sono iscrizioni, lapidi e altri reperti che sono qui conservati. Come si diceva dal quadriportico si passa in una sala, dove sono conservati altri importati reperti, per lo più relativi al Cristianesimo, e da qui attraverso una porta si scende nella catacomba.

Il nucleo principale o primo livello è formato da una lunga galleria, detta Spelunca Magna, probabilmente originalmente era una cisterna sotterranea costruita nel II secolo d.C., che fu riadattata, nel III secolo d.C., a sepolcreto ipogeo. Questo corridoio è lungo circa cento metri e largo due metri, dove troviamo delle scale a tutte e due le estremità. Nel cubicolo detto della Coronatio vi sono affreschi del III secolo d.C., tali pitture raffigurano, appunto, la Coronatio, posta sulla parte alta della parete di sinistra, in cui appaiono tre personaggi, quello a destra ha sul capo una corona fatta di foglie, mentre quello centrale ha in mano un ramo con germogli, con il quale sfiora la testa del terzo, un uomo coronato. Accanto a questa vi sono altre scene e precisamente: Gesù e la Samaritana al pozzo, la resurrezione di Lazzaro e l’episodio dell’Emorroissa, in altre parole, il miracolo in cui Gesù guarisce la donna che aveva perdite di sangue, alla quale bastò toccare il mantello del figlio di Dio. Il tutto rende questo cubicolo di particolare valore iconografico e simbolico.

Percorrendo questo corridoio, cioè lungo la Spelunca Magna, troviamo gli accessi ai sepolcri cosiddetti Cripte Storiche, è provato che una di esse conteneva le spoglie di Gennaro, qui furono rinvenute colonne di porfido. Vi sono, poi, altri tre ambienti con la caratteristica di essere ben curati nei particolari, presentano un’architettura monumentale d’interesse notevole che va a competere con quella propria delle tombe che erano in superfice. Sopratterra inumazioni aristocratiche, ma anche in catacomba sepolture nobiliari, un’altra caratteristica di queste cripte e la policromia molto accentuata e accesa.

Di grande interesse archeologico e storico è la cosiddetta Cripta delle stagioni, si tratta di un locale di forma quadrata che presenta tre grosse nicchie, una per parete tranne che su quella dove è posto l’ingresso, che e monumentale. Questo ingresso è formato da un arco sostenuto da paraste con la presenza di basi e capitelli. La parasta è un elemento architettonico strutturale verticale, una sorta di pilastro, inglobato in una parete, dalla quale sporge solo leggermente, non si deve confondere con una lesena, che pur avendo lo stesso aspetto esteriore, ha solo funzioni solo decorative. Una caratteristica interessante è che l’architrave e la soglia sono di marmo di Carrara. La volta della cripta presenta affreschi che raffigurano, in qualche modo, le quattro stagioni, da cui il nome dell’ambiente, precisamente sono rappresentate con buona qualità pittorica: la Mietitura; la Vendemmia; la Raccolta delle olive; la Raccolta dei fiori. Rappresentano, ovviamente, nell’ordine: l’estate, l’autunno, l’inverno, la primavera. Storicamente molto interessante è l’arcosolio detto di Celerina, su cui è raffigurato l’episodio dell’Antico Testamento che vede Susanna insidiata da due vecchi, qui la donna è presentata come un agnello tra due lupi. Come detto nel IV secolo d.C., la catacomba fu ampliata e fu scavato un secondo livello, terzo se si considera quello sopratterra, livello più profondo rispetto alla Spelunca Magna, il quale aveva un accesso indipendente dal primo. La catacomba di pretestato presenta anche una peculiarità unica, infatti, è l’unico cimitero ipogeo in cui è conservata la cosiddetta “Casa del custode” cui era annesso l’ingresso monumentale della catacomba stessa, questo era formato da un vestibolo e da un lungo bancone che serviva come luogo di sosta per i pellegrini che qui giungevano. Oggi rimangono solo resti pertinenti al piano terreno della casa del custode. Anche in questa catacomba erano ricordati e celebrati Martiri e Santi, la “Notitia ecclesiarum urbis Romae”, che era l’itinerario dei pellegrini, riporta precisamente il percorso che doveva essere seguito. Il pellegrino che giungeva in questo luogo doveva prima visitare la basilica dei Santi Tiburzio, Valeriano e Massimo nel sopratterra, dopodiché doveva scendere nella catacomba per sostare dinanzi alle edicole dei cinque santi qui sepolti e venerare: il vescovo Urbano; Felicissimo e Agapito, diaconi di papa Sisto II; i martiri Quirino e Gennaro; adempiuto a questo “Dovere” poteva uscire per visitare la seconda basilica, quella di San Zenone. Oggi di tutti questi venerati sepolcri, è stato possibile identificare solo quello di Gennaro, tramite la ricostruzione di una lastra di marmo, ridotta in frammenti e recante una dedica, degli altri non vi sono tracce tangibili oppure non sono state ancora trovate. La catacomba di Pretestato è sicuramente una delle più ricche, dal punto di vista iconografico, epigrafico e architettonico, tutto il complesso, basiliche, i mausolei e la catacomba stessa, costituiva, tra il VI secolo e il VII secolo, un santuario visitato da molti pellegrini, tanto importante che papa Giovanni III vi abitò per un certo periodo. Restaurato nel 731 per volere di Gregorio III e alla fine del VIII secolo da Adriano I, cadde in un profondo oblio fino al XV secolo quando i fedeli tornarono a frequentarlo, sono stati ritrovati graffiti che risalenti al XVIII secolo. Giovanni Battista de Rossi, nel 1852, comunicò il ritrovamento della catacomba e che essa era identificabile con quella di Pretestato, altri importanti studi, ristrutturazioni e riqualificazioni sono stati portati avanti nel secolo da poco trascorso. Va ricordata un’altra caratteristica peculiare, per altro già citata, anche dopo la trasformazione in cimitero Paleocristiano questa catacomba mantenne un carattere anche nobiliare, lo si evince dall’alto livello, architettonico, pittorico, artistico e monumentale, di alcuni sepolcri che in essa furono costruiti.

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