La casina del Cardinal Bessarione

by / lunedì, 02 Maggio 2016 / Published in Il blog, Viaggiando .....

La casina del cardinal Bessarione, situata in un luogo prestigioso, sorge sul tratto urbano dell’Appia antica, quello che oggi ha preso il nome di via di porta S. Sebastiano, presso il bivio con la via Latina ed è adiacente alla chiesa di San Cesareo de Appia a cui è legata per alcune avventure o disavventure, probabilmente è la più antica villa rustica romana del Rinascimento. La casina sorge in un luogo che presenta degli insediamenti già da epoca romana, recenti studi e scavi, sotto il piano seminterrato dell’edificio, hanno riportato alla luce strutture sepolcrali del I secolo a.C. e un edificio che rileva tre fasi costruttive, che partono dalla prima età imperiale fino alla prima metà del II secolo d.C.. Di quest’ultimo periodo si possono vedere i resti di un pavimento con mosaico, a forme geometriche, eseguito unicamente con tessere bianche e nere, e quelli di un muro in “Opus mixtum”, se ne può vedere solo una piccola porzione essendo inglobato nella muratura della villa. Si può individuare una fase medioevale che probabilmente riguarda una costruzione, che corrisponde alla sezione di sud ovest della casina, quella parte cioè, senza la loggia, edificio, quasi certamente, adibito a sede ospedaliera gestita, dai primi del XIV secolo, dai fratres cruciferi della chiesa di San Cesareo. In seguito divenne un monastero di monache Benedettine, per poi passare, dopo il 1439 anno in cui papa Eugenio IV decise di trasferire le suore, a residenza episcopale estiva. E’ solo dopo quest’anno che probabilmente avvenne l’ampliamento verso la via Appia antica, senza poter escludere che esistessero delle preesistenti strutture, tale sviluppo portò la costruzione, al primo piano della loggia, retta da piccole colonne di spoglio con capitelli dorici e ionici. La casina divenne residenza estiva del cardinale titolare della diocesi del Tuscolo, sede episcopale che comprese anche la chiesa di San Cesareo, da qui scaturisce l’ipotesi che in questo luogo soggiornò il cardinale Giovanni Bessarione, titolare della sede del Tuscolo dal 1449 al 1468; il cardinale Giovanni Battista Zeno, titolare della stessa sede episcopale dal 1479 al 1501; il cardinale Marcello Crescenzi, eletto nel 1542. La realtà storica, però, non ci consegna nessuna testimonianza diretta del legame tra la villa e il cardinale Bessarione, l’ipotesi scaturisce da alcuni dati certi, il suddetto cardinale fu titolare di questa diocesi e su alcuni documenti del 1455 è riportato che il porporato possedeva una vigna situata tra la chiesa di San Sisto Vecchio e quella di San Cesareo. Nei fregi che decorano le stanze della casina appare lo stemma del cardinale Zeno, successore di Basserione, ma questo non impedisce di pensare che quest’ultimo abbia utilizzato la casina come dimora suburbana, in alternativa a quella in piazza dei Santi Apostoli, potrebbe soltanto voler dire che Zeno commissionò alcuni restauri o perlomeno s’interessò delle decorazioni. Altri documenti del 1551 ci raccontano che la zona è segnalata come vigna del cardinale Crescenzi, il cui stemma di famiglia è tra le decorazioni della loggia. L’edificio, pur essendo all’interno delle mura Aureliane, ha caratteristiche tipiche di una casina rustica di campagna ma, immersa nel verde cittadino, questi particolari sembrano anticipare quelli tipici e propri delle ville che sorsero durante il Rinascimento. Durante questo periodo, infatti, scaturì l’esigenza di trasformare vecchie dimore suburbane in vere e proprie ville con un carattere rustico, in definitiva erano effettuati degli interventi architettonici che sapessero armonizzare gli edifici con l’ambiente naturale che circondava l’abitazione, è per questo che, a ragion veduta, la casina del cardinal Bessarione è definita la più antica residenza extraurbana del Rinascimento all’interno della città. La storia della casina prosegue con papa Clemente VIII che nel 1600 assegnò sia la residenza sia la chiesa di San Cesareo al Collegio Clementino, fondato dal papa stesso nel 1594, affidandone l’utilizzo ai padri Somaschi. A questo punto la casina divenne un luogo per incontri conviviali legati al Collegio stesso, una sorta di oratorio per i giovani. Quando nel 1870 fu abolito il Collegio Clementino, la casina fu affidata al Convitto Nazionale che non se ne curò e così cadde in totale abbandono, alla fine del XIX secolo la villa rustica era divenuta un’osteria completamente trasformata da interventi che definirli scellerati e poca cosa. Gli archi della loggia furono murati e chiusi, le sale furono suddivise in più stanze, con dei tramezzi, e furono usate come stanze da letto o come depositi di prodotti e attrezzi agricoli, le pareti affrescate furono ricoperte da strati di pittura bianca o in parte colorata. Solo nel 1926 fu espropriata dall’allora governatorato e affidata al restauro dell’ingegner Adolfo Pernier il quale intervenne in maniera radicale, eliminò un capannone addossato all’edificio, alcune murature esterne e due scale che salivano al piano superiore, ricostruì il pozzo e i soffitti in legno di castagno, abbatté e ricostruì tramezzi per ridare all’ambiente l’aspetto originale, riaprì la loggia e costruì una nuova scala in travertino per raggiungerla dall’esterno. Realizzò un’intercapedine lungo tutto il perimetro del piano seminterrato, aprì un ingresso nel piano inferiore, ripristinò, forse con un po’ di fantasia, le decorazioni delle sale interne, i lavori terminarono nel 1933 e l’edificio fu immediatamente utilizzato come luogo di rappresentanza dell’allora capo di governo. Successivi restauri furono eseguiti tra il 1951 e 1969, è in questo periodo che l’edificio fu arredato con mobili rinascimentali, la casina in questi ultimi anni è stata sottoposta a nuovi interventi di restauro e manutenzione, è attualmente una delle sedi di rappresentanza del comune di Roma, ospita alcuni uffici e accoglie convegni e riunioni ufficiali promosse dal Sindaco o dall’Amministrazione Comunale.

La Casina del Cardinal Bessarione è oggi fortunatamente visitabile, anche se con qualche difficoltà, è più semplice affidarsi a un’organizzazione culturale, (I due Sarchiaponi l’hanno fatto). Gli ultimi restauri, gli arredi e le opere rinascimentali di cui è stata fornita, il giardino all’italiana che la circonda, a detta di molti storici, hanno ripristinato l’emozionante ambientazione umanistica e classica che forse fu propria, o per lo meno ispirata, del Cardinal Bessarione. La villa rustica è composta di un piano seminterrato destinato unicamente alla cucina e ai servizi, di un piano nobile rialzato, situato all’altezza della loggia. L’interno è molto razionale, il piano nobile comprende ambienti di rappresentanza che sono la sala regia, il vestibolo e la sala da pranzo e locali privati e precisamente lo studio, il vestibolo e la stanza da letto. Caratteristica di tutte le stanze del piano nobile è la presenza di un camino in ogni ambiente, il piano seminterrato destinato, come già detto, alla servitù comprende un tinello che presenta una decorazione raffigurante un tronco posto in posizione orizzontale che sostiene tralci di melograno e fiori, una cucina con un interessante camino e un lavatoio; una scala costruita negli anni cinquanta conduce al piano superiore. E’ da rilevare che in origine i due piani erano totalmente indipendenti l’unico modo per accedere al piano nobile era la scala della loggia da cui si accedeva tramite una porta nella sala regia. Nella sala regia un fregio con stemmi e rami di acanto percorre tutta la parte alta delle pareti; lungo i muri vi sono immagini ispirate a decorazioni antiche, un puttino in piedi su un ramo di melograno; delle finte mensole dipinte sorreggono nastri, trofei, coppe e fontane. Una curiosità, sulla trave della porta che comunica con le altre stanze, vi è una specie, così qualcuno l’ha definito, di serpentello con le orecchie, saremo anche profani a noi è sembrato il muso di un topolino, ovviamente nessuno sa, con precisione, cosa possa essere poiché si tratta di un piccolo particolare di un affresco che non esiste più. Sempre nella sala regia, in una nicchia si può vedere una metà di un affresco in cui sono rappresentati una figura femminile che schiaccia un drago, Santa Caterina d’Alessandria, riconoscibile dalla ruota dentata, il simbolo del suo martirio, che tiene in mano, e una figura maschile su di un trono, quest’affresco resta comunque di difficile lettura poiché manca tutta la sezione destra, probabilmente questa raffigurazione faceva parte di una Cappelletta o di un’edicola antecedente l’ampliamento della casina che l’ha poi, di fatto, inglobata. Tutte le pareti della stanza da letto sono decorate con rami di acanto con al centro melograni, anche le altre stanze presentano decorazioni e stemmi. La decorazione della loggia presenta un finto parapetto da cu s’innalzano dei pilastri dipinti che aprono lo sguardo a un paesaggio. Viste le decorazioni sia della loggia sia quelle interne, si può dedurre che in origine la porta che dava l’accesso alla sala regia era sulla parete lunga della loggia, in questo modo il paesaggio dipinto era diviso in due parti, su quella di sinistra è raffigurata una chiesa con campanile, sopra una collinetta da cui scende un fiume, su quella di destra e raffigurata una città con torri e un recinto con un coniglio, tutti elementi sicuramente simbolici. Anche la parte alta della loggia e percorsa da un fregio in cui compaiono gli stemmi di Zeno e di Crescenzi. Sulla facciata che guarda verso la strada, vi sono due finestre a croce guelfa e un fregio a graffito e chiaroscuro.

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 Clicca qui per la seconda galleria fotografica.  Casina del Cardinal Bessarione_06

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