La casa di Augusto e Livia

by / venerdì, 11 Marzo 2016 / Published in Archeologia1, Il blog

Augusto, o meglio Ottaviano, nacque sul Palatino in quella zona che era chiamata Capita Bubula, ossia Testa di Bue, quasi ai margini del colle. Ottaviano Augusto scelse di abitare sul Palatino fin dall’inizio della sua carriera politica, in quel luogo simbolico dove si diceva fosse la casa di Romolo e vicino alla grotta, il cosiddetto Lupercale, dove il fondatore della città e il suo gemello Remo furono allattati, del resto il nome di Augusto, che si attribuì quando, di fatto, divenne imperatore di Roma, deriva dalla frase “Rex Augur”, riferita a Romolo. Ottaviano compra in quella zona del Palatino cinque o sei case preesistenti ottenendo cosi un’abitazione di circa ottomila trecentocinquanta metri quadrati che inaugurò nel 36 a.C., ai nostri occhi può sembrare enorme, ma in realtà, per un Imperatore, era di dimensioni contenute. Augusto è ricordato come una persona modesta dice Svetonio: “Instrumenti eius et supellectilis parsimonia apparet etiam nunc residuis lectis atque mensis, quorum pleraquc vix privatae elegantiae sint. Ne toro quidem cubuisse aiunt nisi humili et modice instrato”. Ovvero: “Le suppellettili e l’arredamento erano semplicissimi, come si può vedere dai letti e dai tavoli rimasti ancora oggi, la maggior parte dei quali a stento appartengono a un’eleganza privata. Dicono che dormisse su un letto con modeste coperte”. Un giorno cadde un fulmine nell’atrio della sua abitazione, questo evento, da Augusto, fu considerato un segno propizio, lo ritenne il desiderio di Apollo di veder edificare un tempio in quella zona. Augusto, usando la sua abitazione come base, fece rialzare tutta la zona, realizzò un tempio dedicandolo al Dio, in un certo senso fu anche un “Ex Voto” per la vittoria su Marco Antonio avuta ad Azio, adiacente al tempio si fece costruire la sua nuova abitazione dandogli quella struttura che poi sarà ripresa dagli imperatori che vennero dopo di lui. La casa aveva una parte pubblica, dove erano ricevuti senatori, gli alti esponenti della città e gli eventuali dignitari di altri popoli, e una parte privata, locali in cui solo lui aveva libero accesso. Della nuova abitazione, che si trovava sopra a quella precedente, e del tempio di Apollo non rimane che qualche traccia, mentre restano gli ambienti ben conservati e riccamente affrescati di quella sottostante che abitò con sua moglie Livia. Questi ambienti sono oggi visitabili, purtroppo solo su prenotazione, dopo lunghi restauri è possibile accedere in alcune delle stanze usate dal primo imperatoreAugusto e livia_1 Romano e in quelle abitate da sua moglie Livia. La casa di Augusto, oggi è divisa in due ali, la prima presenta una serie di ambienti in opera quadrata di tufo che poggiano un largo muro di contenimento, costruito per sostenere il tempio e la costruzione superiore, a ovest vi sono alcune stanze molto piccole e appartate, probabilmente destinate a camere da letto o, comunque, a locali privati, hanno un pavimento in mosaico formato solo da tessere bianche e nere, a est, intorno ad una grande stanza centrale vi sono degli ambienti, con buona probabilità, destinati a funzioni di rappresentanza, la stanza centrale era pavimentata in marmo, forse riutilizzato nella nuova domus. La parte più bella e interessante è sicuramente la parte occidentale dove è possibile vedere decorazioni con pitture del cosiddetto secondo stile pompeiano, meravigliosa è la piccola stanza detta delle maschere, ispirata a una scenografia teatrale, presenta una complessa architettura. Su ogni parete vi sono dei pannelli in cui sono dipinti un paesaggio agreste, un santuario e delle maschere che sembrano poggiare su conici, può apparire strano, ma gli artisti romani conoscevano la prospettiva. In un’altra stanza è raffigurato un portico posizionato sopra un alto podio, tra pilastri del portico scendono dei festoni di pino, anche in questo caso siamo davanti a dei dipinti del secondo stile pompeiano, molti definiscono queste due stanze come gli esempi più notevoli, di questo stile, giunto sino a noi. La zona orientale, quella di rappresentanza, ha locali più grandi e rivestiti in maniera ricca e sfarzosa, una è decorata con dei pannelli neri separati da pilastri appena sporgenti di colore rosso; un’altra ha dei pannelli gialli su fondo rosso e le pareti presentano delle nicchie che fanno ipotizzare che tale locale avesse la funzione di biblioteca, cosi come la successiva stanza. Anche l’altra ala dell’abitazione presenta delle interessanti decorazioni pittoriche, una grande sala colonnata con pareti decorate e pavimento a intarsio di marmi; un altro piccolo locale presenta pareti con pannelli che sembrano aprirsi verso l’esterno; poi ancora vi è una stanza con alle pareti pitture eleganti e squisite che rappresentano sia il mondo animale sia quello vegetale, il soffitto è finemente decorato con riquadri dipinti e stucchi. La casa di Livia fu così chiamata per il ritrovamento di una fistula che reca come nome del proprietario: “Iulia Aug…”, ma è molto probabile che anche questi ambienti appartenessero alla Domus Augustea, forse erano gli appartamenti privati della moglie di Augusto, Livia. Anche questi locali presentano meravigliose decorazioni e pitture, l’ingresso all’edificio avviene attraverso un corridoio inclinato che conserva ancora il pavimento a mosaico con tessere bianche e nere; si giunge in un “Cortile” in cui si affacciano tre grandi ambienti con copertura volta, sulle pareti dei quali ritroviamo ancora decorazioni del secondo stile pompeiano, sulla parete destra del locale centrale e raffigurata una bellissima scena teatrale e il mito di Argo e Mercurio, mentre su quella sinistra sono state messe in mostra le fistula che portavano acqua nei locali, infine su quella di fondo si può intravedere un riquadro su cui sono dipinti Polifemo e Galatea; il locale di destra, sulla parete sinistra, presenta una decorazione a riquadri con ghirlande di fiori e frutta, sulla parte alta corre un fregio di colore giallo sul quale sono dipinte scene di vita egiziana; infine il locale di sinistra ha pareti dipinte con lo stesso tema di quello precedente, ma sono mancanti di scene figurate. Sulla destra del cortile, rispetto all’ingresso vi è un altro locale, il Triclinio sulle cui pareti si possono vedere bellissime decorazioni e un paesaggio con simulacro di Diana. Addossati alle pareti del cortile vi sono dei pannelli con affreschi distaccati da altri muri. Augusto formalmente non si allontanò mai dai principi della repubblica e da quella linea chiamata: “Mores Maiorum”, cioè i costumi degli antenati, ma di fatto, la struttura repubblicana mutò in quella imperiale poiché si accentrarono, tutti i poteri e le cariche a vita, nelle mani di uno solo, cui si aggiunse il massimo potere sacerdotale poiché Augusto fu anche Pontefice Massimo. Il vincitore di Azio, il Pater Patriae, in altre parole il padre della patria, fu celebrato e mitizzato nelle arti figurative, tra i popoli orientali fu divinizzato quando era ancora in vita, fu assimilato a Giove, ad Apollo e a Marte, nella penisola Italica erano venerati i Lares Augusti come protettori del popolo romano. In definitiva, non si è troppo lontano dal vero nell’affermare che Roma s’identificò con colui che nacque con il nome di Ottaviano e che visse e morì con quello di Augusto.

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