La basilica di Santa Maria dei Servi, Bologna.

by / venerdì, 29 settembre 2017 / Published in Archeologia1, Archeologia2, Il blog, Popoli e Civiltà, Viaggiando .....

La basilica di Santa Maria dei Servi è un’antica chiesa di Bologna, la sua costruzione iniziò nel 1346, molto probabilmente senza grandi pretese, come luogo di culto dell’ordine dei Servi di Maria. Come San Petronio, anche questa basilica esprime la cultura del tardogotico bolognese, nel 1386 padre Andrea Manfredi da Faenza, generale dell’ordine, decise l’ampliamento della chiesa probabilmente su suoi disegni e progetto di Antonio di Vincenzo, i dati non sono del tutto certi, comunque i lavori di rifacimento iniziarono lo stesso anno. I lavori durarono molto, per costruire i muri perimetrali e i piloni delle navate ci vollero circa dieci anni, dalla lettura di alcuni documenti si sa che nel 1396 la chiesa aveva ancora un tetto provvisorio di legno. Nel 1393 fu costruito l’elegante portico lungo il fianco della chiesa, Il campanile fu terminato nel 1455. Nel 1437 fu costruita l’abside e i lavori furono considerati conclusi. Col trascorrere tempo furono compiute alcune modifiche, 1470 fu aggiunto l’attuale deambulatorio con tre cappelle raggianti, nel 1492 fu integrato il portico con tre arcate, mentre nel 1515 iniziarono i lavori, dello stesso, per il tratto lungo la facciata, si deve dire, però, che Il quadriportico prospiciente alla chiesa fu aggiunto, nella metà del 1800, usando lo stesso stile di quello esistente. La facciata è in laterizio, ha un oculo circolare che fu realizzato per contenere un rosone che non fu mai fatto, nel quadriportico antistante alla facciata, ci lavorò tra gli altri, l’artista forlivese Filippo Pasquali, nelle lunette del portico, lungo il fianco della chiesa, furono affrescate le storie della vita di San Filippo Benizzi, purtroppo ormai quasi del tutto illeggibili. Come si è detto, in realtà il portico fu iniziato da Antonio di Vincenzo intorno al 1393, e venne terminato nel 1846 dal Marchesini. L’esterno dell’abside, un perfetto esempio di gotico bolognese, fu costruito nel 1437, mentre il campanile fu eretto nel 1453 e terminato nel 1455. All’interno la chiesa presenta tre navate, suddivise da una caratteristica alternanza di colonne circolari e pilastri ottagonali, le volte sono a crociera poggiano su archi acuti in mattoni, tipici del gotico, con costoloni in cotto, con lo stesso materiale è decorato l’interno dell’abside. La basilica presenta varie cappelle laterali quasi tutte ricche di pregiate e notevoli opere di grandi artisti. Di Marcantonio Franceschini è “La Vergine che dona l’abito ai sette Santi Fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria”; il Guercino dipinse il “Padre Eterno”; di Giulio Morina è la “Presentazione al tempio”; mentre Bernardino Baldi dipinse un bel “San Francesco che prega per le anime del purgatorio”. Abbiamo solo iniziato, è di Ercole Graziani la “Morte di Santa Giuliana Falconieri”; il “Paradiso” è invece un’opera di Dionisio Calvaert; mentre Luigi Crespi raffigurò un bel San Giuseppe col Bambino Gesù; interessanti sono le statue della Fede e della Carità scolpite da Giovanni Lamberti. Poi, sempre all’interno delle cappelle, troviamo un bel Crocefisso opera di Giovanni Battista Bolognon; una “Santa Teresa del Bambino Gesù” di Bartolomeo Cesi; un affresco di Lippo di Dalmasio, lo “Sposalizio mistico di Santa Caterina”; un’importante Trinità di Jacopo Alessandro Calvi. Ancora nelle cappelle è possibile vedere l’Addolorata di Angelo Piò; un “Noli me tangere” e “Sant’Andrea apostolo” di Francesco Albani; l’”Assunta di Pietro Faccini”; l’”Annunciazione”, opera di Innocenzo da Imola; un particolare “Cristo crocefisso che guarisce il Pellegrino Laziosi” di Domenico Viani e Pier Francesco Cavazza; la “Presentazione di Maria al tempio” di Alessandro Tiarini. Tutto questo solo nelle cappelle laterali, ma non finisce qui… L’altare maggiore, realizzato, tra il 1558 e il 1561, con pregiati marmi, è un’opera di Giovan Angelo Montorsoli, un allievo di Michelangelo, il quale rappresentò sul tabernacolo un Cristo risorto tra la Vergine e san Giovanni Battista, con i Santi Pietro e Paolo. Il coro ligneo è circondato da un deambulatorio sul quale si aprono tre cappelle raggianti, nella prima di queste si può vedere un affresco raffigurante la “Madonna col Bambino e i santi Cosma e Damiano”, pregiata opera di Lippo di Dalmasio, nella stessa cappella è possibile ammirare la splendida e preziosissima tavola, la “Maestà del Cimabue”, in altre parole la “Madonna col Bambino e angeli”. Quest’opera, dapprima considerata di autore anonimo, fu attribuita al maestro Cimabue solo nel 1885, quando numerosi critici e studiosi dell’arte verificarono che la mano dell’artista era ben riconoscibile. La tavola, come del resto accadde per tutte le “Maestà” duecentesche, fu arrotondata sulla cima, poiché la forma a cuspide non piaceva più, oggi si direbbe che tale forma passò di moda. L’opera risale al periodo appena seguente alla realizzazione della “Maestà del Louvre” che l’artista esegui nel 1280 circa, ma precedente agli affreschi di Assisi che il maestro realizzo tra il 1288 e il 1292 e anche anteriore alla “Maestà di Santa Trinita” eseguita tra il 1290 e il 1300. Quindi si può affermare, con buona approssimazione, che Cimabue dipinse la “Maestà di Santa Maria dei Servi” a Bologna tra il 1280 e il 1285 circa. Si tratta di una tavola, realizzata a tempera e oro, di trecentottanta cinque centimetri di altezza per duecentoventi tre centimetri di larghezza, su di essa il pittore raffigurò la Madonna col Bambino tra due angeli appoggiati alla spalliera del trono. Una piccola parentesi, nell’arte per “Maestà” s’intende un dipinto che raffigura un personaggio seduto su di un trono. In questo caso il trono è in tralice, ovvero ha un andamento obliquo, in direzione della diagonale e termina con un’ampia spalliera a forma di lira e ricoperta da un drappo. La particolarità è che qui Gesù è rappresentato come un bambino che compie un gesto amorevole verso la madre ed è la prima volta che lo si può vedere in un dipinto, se diamo per scontata come esatta la datazione dell’opera. Prima di questa tavola il Gesù bambino fu sempre rappresentato come un’identità divina o come una sorta di piccolo filosofo antico, in definitiva è la prima volta che appare come un semplice bambino, in una rappresentazione umana di un rapporto madre e figlio. L’artista diede al volto, di forma tondeggiante, di Maria un’espressione serena e quasi sorridente, diversa da quella più severa della “Maestà del Louvre”, ma simile a quella più distesa degli affreschi di Assisi o di “Santa Trinita”, l’analisi di queste caratteristiche stilistiche ha dato un importante contribuito per datazione dell’opera. Anche se solo questa pregiata tavola vale un viaggio a Bologna, si deve aggiungere che nella sacrestia sono conservate altre pregevoli opere d’arte, tra cui le tre Storie del Battista opera di Mastelletta; nel convento si conservano la Madonna del Santuario di Mondovì in gloria e santi di Alessandro Tiarini, il San Carlo Borromeo e angeli, pregevole opera di Guido Reni, e una Madonna col Bambino di Giovanni da Modena. Vicino al coro è poi possibile vedere resti di un importante affresco di Vitale da Bologna, una terracotta policroma di Vincenzo Onofri rappresentante una Madonna con Bambini insieme a San Lorenzo e Sant’Eustacchio, e un originale affresco polittico affresco con cornice in terracotta, opera di Lippo di Dalmasio. Nella basilica è anche conservata la lastra tombale di Andrea da Faenza, il fondatore della chiesa. Nel marzo del 1954 la chiesa fu elevata alla dignità di basilica minore da papa Pio XII.

   
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