La Basilica di Santa Cristina A Bolsena.

by / sabato, 23 giugno 2018 / Published in Il blog, L'Italia che non ti aspetti, Viaggiando .....

Il complesso basilicale e monumentale di Santa Cristina fu edificato fuori dall’area urbana di Bolsena, o meglio a circa trecentocinquanta metri dal limite meridionale dell’antica Volsinii. Fu costruita sopra il sepolcro della Santa Martire e nelle vicinanze di una necropoli paleocristiana, per l’esattezza su una basilica ipogea detta “Grotta di Santa Cristina“, posta all’entrata di un cimitero sotterraneo e di una catacomba che fu il primo luogo di culto dedicato alla venerazione della Santa. Il complesso basilicale di Santa Cristina è composto di quattro nuclei ben definiti, distinti e di stile diverso, in definitiva quattro corpi di fabbrica edificati in epoche successive. Il nucleo centrale è la Basilica di Santa Cristina, un edificio a tre navate con pianta a croce latina, di età medievale, alla sinistra, guardando la facciata, vi è la Chiesa delle Sacre Pietre, mentre sul lato destro si trova l’oratorio di San Leonardo che attualmente è utilizzato come sacrestia, infine la Grotta di Santa Cristina o “Basilichetta”, semi ipogea con la tomba della giovane martire Cristina e dalla quale si accede alle catacombe. La tradizione tramanda che la basilica Medioevale fu edificata per volere di Matilde di Canossa, fu costruita in stile romanico e fu consacrata nel maggio 1078 da papa Gregorio VII, questo perché si volle edificare un edificio in cui si potesse venerare Santa Cristina vicino al sepolcro della martire e della necropoli paleocristiana risalente tra il IV e il V secolo. Il complesso, dedicato alla Santa, nel 1115 passò sotto la giurisdizione del vescovo di Orvieto, ma col tempo divenne il nucleo centrale religioso e civile di Bolsena, di conseguenza nelle adiacenze sorsero ospizi per i pellegrini, chiostri, mulini, torri, mura nonché cimiteri altomedievali. La chiesa stessa subì trasformazioni e modifiche radicali a partire dal XV secolo, quando iniziarono anche degli arricchimenti e abbellimenti secondo i canoni di quelle epoche. Come si diceva, oggi parliamo di un complesso basilicale composto di tre edifici affiancati e comunicanti tra di loro, con passaggi interni, in oltre vi è la grotta di Santa Cristina, che ovviamente non è visibile dall’esterno, la piccola mappa, allegata qui sopra, è molto semplice ma totalmente esplicativa.

La Facciata.

L’intera facciata, del complesso, presenta tre diverse zone corrispondenti ai tre impianti, i quali hanno stili differenti e sono epoche diverse, in effetti, il prospetto è suddiviso in tre zone diverse. La facciata della parte centrale, vale a dire la vera e propria basilica di Santa Cristina, è rinascimentale, realizzata, tra il 1493 e il 1495, dai fratelli fiorentini Benedetto e Francesco Buglioni, su committenza del cardinale Giovanni dei Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, e per volere della comunità di Bolsena. Il prospetto presenta tre portali con lunette sottopassate, separati da una serie di paraste binate, cioè doppie, decorate con bassorilievi e terminanti con capitelli. Un piccolo inciso, la parasta, come la lesena, è un elemento architettonico inglobato in una parete, dalla quale sporge solo leggermente, questa però, a differenza dalla lesena, che ha lo stesso aspetto esteriore, ma è solo decorativa, è un vero elemento di sostegno, con funzione statica, inglobato nella parete e non semplicemente addossato a essa. Nel nostro caso i capitelli vanno a sostenere la trabeazione con il fregio in cui si legge l’iscrizione con la dedica della Chiesa. Inoltre sulla facciata è presente una ricca e vivace decorazione scultorea che raffigura le attività popolari legate al lago. Nella lunetta del portale maggiore è raffigurata, in altorilievo su fondo azzurro, in uno schema tipico del Quattrocento toscano, la Vergine Maria con bambino, con Santa Cristina e San Giorgio, che sono i patroni della città. La facciata dell’Oratorio quattrocentesco di San Leonardo, fu realizzata da Benedetto Buglioni, sulla sinistra della chiesa centrale e inglobato in essa, vi è un bel campanile a torre con base quadrata e con tre livelli ognuno contraddistinto da una finestra bifora su ogni lato, opera databile tra il XII e XIV secolo. Il prospetto della Chiesa delle Sacre Pietre fu realizzato, su progetto dell’architetto romano Tommaso Mattei, verso la fine del XVII secolo, ma fu terminato soltanto nel 1863 da Virgilio Vespignani.

Gli interni.

La chiesa di Santa Cristina.

L’interno dell’edificio centrale è romanico a tre navate e con pianta a croce latina, le navate sono divise da colonne che reggono archi a sesto pieno e a doppia ghiera. Le colonne sono materiale di spoglio proveniente da vari edifici romani, ciò che è vecchio diviene una cava, dove recuperare materiali per il nuovo. Ben poco rimane dell’originale e ricca decorazione scultorea, qualche elemento sparso e sono solo piccole tracce quelle che si vedono sui capitelli che erano completamente scolpiti. Anche se, ancora leggibili, molte caratteristiche interne dell’edificio sono ormai perdute, dopo i restauri eseguiti tra il 1925 e il 1930 sono spariti elementi pittorici e architettonici, e furono tolte tutte le sovrastrutture barocche, ciò per ricercare quelle che dovevano essere le forme originali. Molto interessante e utile fu il risultato degli scavi che si fecero nel 1925 sotto le colonne della navata destra, infatti, vennero alla luce alcuni basamenti di colonne di marmo bianco, insieme a sarcofagi, a strutture murarie e a vario materiale, all’epoca definito, archeologico. Tutto materiale, sicuramente, riferibile a un altro monumento o costruzione di epoca precedente, forse romano o paleocristiano. La copertura dell’edificio è a capriate lignee con falde inclinate, di età medievale, nella zona delle navate, in muratura, con volta a botte, in corrispondenza dell’abside. Per copertura a falde inclinate s’intende una copertura discontinua, costituita da elementi di dimensione minore rispetto alla superficie del tetto da coprire, gli elementi stessi sono solo sovrapponibili tra di loro, per esempio un tetto a tegole. Vicino alla porta di accesso alla sacrestia si può vedere un’interessante e preziosa tela del XVIII secolo, un’opera di Sebastiano Conca che raffigura Sant’Antonio da Padova che predica ai pesci nel porto di Rimini. Sempre lungo la navata di destra vi è la cappella del Santissimo Sacramento, un tempo nota come cappella di San Bernardino, questa fu edificata nella prima metà del XV secolo in stile tardo gotico, l’intera comunità volle questa costruzione a ricordo del Santo che predicò a Bolsena. In questa cappella dalla bella architettura, si trovano molti dipinti databili tra il XV e il XVI secolo, tra i quali spicca una bella raffigurazione di Santa Cristina, opera di Giovan Francesco D’Avanzarano, del 1508. La parte frontale ospita attualmente il Tabernacolo in ceramica vetrificata realizzato da Benedetto Buglioni tra il 1493 e il 1497. Poco più avanti c’è la magnifica cappella di Santa Lucia, un tempo chiamata del Crocefisso, essa coincide con l’abside laterale destra e risale alla ristrutturazione dell’intera zona presbiteriale che si eseguì nella seconda metà del XIII secolo, ampliata, in seguito, nel XV secolo, questa cappella è caratterizzata principalmente dagli affreschi, i quali ricoprono interamente le pareti. Sulla parete di sinistra trovano posto due pannelli, i quali raffigurano una Madonna con Bambino tra San Giovanni Battista, il committente e Cristo che mostra il costato tra angeli in volo al cospetto di Santa Cristina. Queste sono le pitture più antiche e risalgono alla metà del XIV secolo. Gli artisti che hanno eseguito tali pannelli sono diversi, il primo è attribuito ad alcuni pittori viterbesi vicini, o perlomeno ispirati, a Matteo Giovannetti, mentre il secondo è ritenuto della scuola del pittore senese Barna. Molto belli e interessanti sono i due cicli pittorici realizzati dal pittore Giovanni de Ferraris da Mondovì, alcuni ritengono con collaborazione di Giovan Francesco d’Avanzarano, risalenti al XV secolo uno dedicato all’infanzia di Gesù e l’altro al martirio di Santa Lucia. Al centro della cappella si trova il fonte battesimale che è di legno dorato risalente alla prima metà del XVIII secolo, mentre sull’altare è possibile vedere un busto di ceramica di Santa Lucia. Infine sulla parete di destra vi è una piccola porta che dà l’accesso alla casa parrocchiale nella quale è conservato un affresco del XV secolo che raffigura San Leonardo di Noblac, San Giorgio, Santa Cristina e il committente dell’opera. Il presbiterio è spoglio di ogni decorazione a causa delle opere di ricostruzione e restauro, l’altare maggiore è moderno, fu costruito nel 1991 con i manufatti marmorei recuperati nel luogo di sepoltura di Santa Cristina, in occasione degli scavi archeologici della fine del XIX secolo. Quest’altare fu adattato su i piccoli pilastri di quello Altomedioevale, ed è accompagnato da un prezioso polittico realizzato alla metà del XV secolo, dall’artista senese Sano di Pietro. L’ambone, la tribuna rialzata che serve, principalmente alla lettura dell’Epistola, del Vangelo e dell’Omelia, presenta frammenti di lastra di marmo con uccelli, la cui provenienza è la medesima di quelli precedenti. La pala d’altare è del 1460 circa e raffigura la Vergine in trono con il Bambino tra San Giorgio, San Pietro, San Paolo e Santa Cristina, quest’opera trovò sistemazione qui solo nel 1988, molto poco e rimasto del patrimonio artistico che ricopriva le pareti della navata centrale. Di tutte le pitture rimangono soltanto, una parte di affresco con San Giorgio e il drago, alcuni pannelli con la Crocifissione e la Madonna con Bambino e la raffigurazione di un Santo monaco, opere databili tra il XIV e il XV secolo. Sulla navata di sinistra, sempre del corpo centrale del complesso, vi è la cappella di Sant’Andrea e San Bartolomeo, caratteristici sono i quattro mascheroni posti in alto, ai quattro angoli, a sorreggere i costoloni della volta. Sull’altare vi è un dipinto del XVII secolo raffigurante la Madonna con Bambino, questo quadro è una copia della celebre Salus Popoli Romani di Santa Maria Maggiore a Roma. Sulle pareti sono conservate due tele del XVIII secolo, nella prima, un’opera Andrea Casali, è raffigurato il Martirio di Santa Cristina, nella seconda, opera di Francesco Trevisani, è dipinta la Natività di Maria. Interessante è l’affresco della parte superiore dell’architrave nel quale sono raffigurati: l’Agnello mistico, a destra l’Adorazione dei Magi e a sinistra la teoria delle Vergini, mentre su i due stipiti sono raffigurati, una chimera e un mostro a due teste, dalle loro bocche fuoriescono tralci a spirali alternati a fiori, sembra che in origine vi fossero incastonati pietre dure e vetri colorati. Infine sono presenti i simboli degli evangelisti, chiaramente riadattati in epoca posteriore, per la porta, chiaramente successiva. Sempre nella navata sinistra, in una piccola cappella, è custodita una meravigliosa statua di legno policromo, databile al XV secolo, di Santa Cristina, opera di un artista senese, sotto la statua vi è un moderno reliquario, dove sono conservati i resti della Santa rinvenuti, nel 1880, all’interno della sua tomba. Questa statua era portata in processione durante i due solenni festeggiamenti annui, dedicati alla Santa, che si svolgono a Bolsena, dal 1990, per preservare la scultura originale, per le cerimonie è usata una copia. Vicino a questa vi è un’altra piccola cappella che fu realizzata usando soltanto materiali di recupero in essa è conservata una statua policroma, realizzata nel 1703, di legno di pino raffigurante San Rocco.

L’oratorio di San Leonardo.

Dalla navata destra si accede alla sacrestia, in altre parole quello che un tempo era conosciuto come Oratorio di San Leonardo, corrispondente al corpo di fabbrica a destra della chiesa, il suo interno è caratterizzato da mobili in noce e da un interessante crocefisso ligneo policromo del XVI secolo.

Chiesa delle Sacre Pietre o Chiesa del Miracolo.

Dalla navata sinistra della chiesa romanica, attraverso un portale marmoreo detto della contessa Matilde, databile tra l’XI e il XII secolo, si accede alla chiesa delle Sacre Pietre o del miracolo. L’edificio è molto luminoso, la sua costruzione iniziò nel 1693 e fu realizzato su progetto di Tommaso Mattei, la chiesa fu costruita per ospitare le lastre di marmo bagnate dal sangue del miracolo di Bolsena, quattro sono qui conservate mentre la quinta fu donata, nel XVI secolo, alla chiesa di Porchiano del Monte in provincia di Terni. La tradizione narra che nel 1263 un sacerdote boemo, giunse in pellegrinaggio a Bolsena dopo aver percorso la via Francigena, questo prelato era, però, dubbioso sulla presenza reale di Cristo nell’Eucarestia. Mentre celebrava sulla tomba di Santa Cristina l’Eucarestia, presso la tomba di Santa Cristina, l’ostia, al momento della consacrazione, cominciò a sanguinare e bagnò il corporale del sacerdote e alcune pietre del pavimento. Sempre la tradizione narra che Il sacerdote si recò immediatamente a Orvieto per raccontare l’accaduto papa Urbano IV, il quale fu eletto a Viterbo nel 1261 e temporaneamente residente in Umbria, appreso il fatto, il pontefice, dopo le opportune verifiche, diete l’immediato ordine di trasferire il corporale del miracolo a Orvieto, oggi conservato nel duomo, all’interno del bel tabernacolo marmoreo opera dell’Orcagna, e istituì la festa del Corpus Domini. Come detto, la chiesa è Barocca presenta una luminosa cupola è a pianta centrale con un breve nartece, che è lo spazio posto fra le navate e la facciata principale della chiesa e ha la funzione di un corto atrio, largo quanto la chiesa stessa. Nel presbiterio si apre una piccola cappella in cui è custodita buna tela di Francesco Trevisani, nella quale l’artista volle raffigurare il Miracolo eucaristico. Sull’altare fu posta una teca di legno dorato, opera di Virgilio Vespignani, nella quale sono conservate tre Pietre del Miracolo, mentre la quarta, conservata sempre sull’altare, fu messa in un moderno reliquiario, di metallo dorato e smalti policromi, realizzato tra il 1930 e il 1940 da Maurizio Ravelli, la consacrazione della chiesa avvenne nel 1726 benché nel 1704 fossero già terminate sia le parti strutturali sia quelle decorative.

La Cappella del Corpo di Cristo, il Vestibolo.

Molto interessante è la cappella del Corpo di Cristo, un ambiente di origine tardo romano, che funge da vestibolo alla Grotta di Santa Cristina, qui è custodito, collocato tra la Cappella di San Martino e quella di San Michele Arcangelo, l’Altare del Miracolo Eucaristico, circondato da una recinzione cinquecentesca in peperino. Il ciborio presenta quattro colonne molto snelle e scanalate, le quali furono realizzate di un particolare marmo rosa, mentre la loro base è circolare e modellata, poggiano su un basamento rettangolare e terminano con raffinati capitelli in stile corinzio. Queste colonne sostengono quattro archi, i quali presentano decori geometrici e sono sovrastati da una copertura a piramide. Dietro il ciborio vi è una piccola abside, scavata nella roccia e al suo interno fu posto l’Altare del Miracolo insieme alla pietra, che secondo la tradizione riporta l’impronta di Santa Cristina, e che le fa da base. Va ricordato che sia L’Altare sia il ciborio furono assemblati in questo luogo in epoca rinascimentale, per farlo furono uniti pezzi romani, altomedioevali e cinquecenteschi. Nella cappella dedicata a San Michele Arcangelo è conservata una pala d’altare in ceramica, opera di Benedetto Buglioni, la quale raffigura la Crocifissione e il miracolo Eucaristico. È da notare che in questo luogo vi sono i resti, risalenti all’XI secolo, degli affreschi più antichi dell’intero complesso, e per l’esattezza: nell’abside, dietro l’altare del Miracolo, vi è una grande figura di Cristo tra due palme, pavoni e personaggi acefali. Sull’arco scavato nella roccia sulla parete orientale del vestibolo, si vedono, purtroppo solo tracce, di alcune pitture su due strati diversi uno della metà dell’XI secolo, di cui restano solo pochi frammenti e l’altro della seconda metà del XIII secolo. Entrambi gli affreschi raffigurano un Cristo giudice tra gli apostoli, inoltre è anche rappresentato un busto di Cristo sorretto da angeli tra un papa o un vescovo e Santa Cristina racchiuso in una sorta di scudo.

La Grotta di Santa Cristina o “Basilichetta” e la Catacomba.

Cristina, secondo la tradizione, era figlia del prefetto romano Urbano e si convertì al Cristianesimo appena dodicenne, erano gli inizi del IV secolo, l’epoca delle persecuzioni ordinate da Diocleziano. La conversione della fanciulla scatenò le ire più profonde del padre, il quale, avendo fallito nel tentativo di convincere la figlia ad abbandonare la nuova fede, decise di sottoporla a una serie di torture, ma, questo è il Miracolo, la fanciulla, nonostante le atrocità, che subiva rimaneva sempre incolume, secondo la tradizione, semplicemente pregando Dio. Le torture non terminarono con la morte padre, ma proseguirono con i due successori, nelle istituzioni imperiali di Bolsena, prima con Dione e poi con Giuliano. La tradizione narra anche di un tentativo di affogare la futura Santa lanciandola nel lago con una pietra al collo, ma Cristina sopravvisse, per questo è spesso rappresentata mentre cammina sulle acque. Alla fine però colpita al cuore da una freccia morì, la tradizione parla anche della pietra del prodigio del lago, quella che, come detto, si può vedere alla base dell’Altare del Miracolo Eucaristico, su tale roccia sono ben impresse le impronte di due piccoli piedi, ritenuti quelli della Santa. Per completezza è, però, da segnalare che molti archeologi considerano la pietra, comprese le impronte, un manufatto dell’età del bronzo. Oltre il vestibolo e la Cappella del Corpo di Cristo vi è la Grotta di Santa Cristina, la quale è definita spesso ipogea e a volte semi ipogea, in realtà è scavata nel tufo nella collina cui si appoggia il complesso basilicale, per la precisione dove è addossata la chiesa delle Sacre Pietre. La volta della Basilichetta, è decorata da affreschi del XVI secolo, mentre nell’abside è raffigurato San Pietro risalente al XV, questo locale è il risultato dell’ampliamento medievale di un primitivo corpo di fabbrica, detto “Memoria Ad Corpus”, della tomba della martire Cristina. Difronte all’abside fu posta, facente funzione di altare, una bellissima statua, del XV secolo, raffinata opera di Benedetto Buglioni, che raffigura la Santa nel sonno della morte. Scendendo pochi scalini si entra nella cripta del XIX secolo, dove è conservata la tomba della Santa, recuperata, sotto la grotta, durante uno scavo eseguito nel 1880, si tratta di un sarcofago di basalto contenente un’urna cineraria di marmo con un’iscrizione che indicava, in quel luogo, i resti del corpo di Cristina. Dalla cripta si accede a dei locali sotterranei adibiti a necropoli, molto probabilmente paleocristiana, in cui sono visibili varie tombe disposte sul terreno, negli stessi ambienti sono conservate varie parti di lastre di marmo con iscrizioni e figurazioni. Sempre dalla cripta si può accedere alla Catacomba di Santa Cristina, questa è formata da un corridoio centrale lungo circa quaranta metri e alto sette metri, dal quale partono, perpendicolarmente a esso, dei cunicoli secondari, man mano di lunghezza decrescente. Ovviamente nelle pareti di tufo sono scavati loculi e nicchie poi, dopo la deposizione dei corpi, chiuse da gradi mattoni e calce, alcuni sono rifiniti con iscrizioni, graffiti e decorazioni pittoriche. In questa catacomba sono stati censiti circa milleseicento loculi databili tra il IV e il V secolo rimasti, cosa insolita, quasi tutti chiusi. Si deve precisare che alcuni studiosi hanno ipotizzato che questa catacomba sorge su quella che era un’antica cava etrusca vicino a una via che serviva forse al trasporto del materiale e che lo stesso culto della Santa, risalente al IV secolo, fu la prosecuzione di culti precedenti, assimilati in seguito dal Cristianesimo. Certo è che la Catacomba di Santa Cristina è una della più grandi testimonianze paleocristiane di tutta la Tuscia, ma tutto il complesso basilicale è un’opera da osservare attentamente e ammirare.

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