La balista

by / mercoledì, 17 giugno 2015 / Published in Antichi eserciti ed armi, Il blog

La balista, dal latino ballista che a sua volta deriva dal greco ballistēs, “Lanciare”, era un arma complessa, veniva usata come macchina d’assedio o di copertura per la fanteria, fu inventata dai Greci e i Romani la perfezionarono facendone un largo uso, riusciva a lanciare grandi dardi o delle pietre sferiche, a secondo il modello poteva effettuare lanci singoli o a piccoli gruppi. Gli storici ne fanno risalire la prima progettazione al 399 a.C. da parte dei ricercatori di Dionisio, volevano una nuova arma per il conflitto con i Cartaginesi, ne scaturì una grossa balestra che veniva appoggiata sul ventre, il gastraphetes, una prima evoluzione fu sviluppata nel 375 a.C. circa, divenne una macchina d’assedio che poggiava sul terreno tramite un treppiedi, l’oxybeles, la balista vera e propria, come macchina d’assedio, fu elaborata intorno al 340 a.C. Alessandro Magno ne fece costruire anche di piccole che concepì non più come macchine d’assedio ma per la copertura, nel campo di battaglia, della fanteria e di questo impiego i Romani ne fecero grande uso. Inizialmente le baliste furono costruite in legno assemblate con lastre di metallo e chiodi di ferro, la struttura dell’arma permetteva una certa mobilità sia sul piano orizzontale che su quello verticale, in questo modo il lancio del proiettile poteva essere orientato anche se in maniera non del tutto precisa. L’arco della balista era generalmente costruito con due aste di legno che venivano fissate su di un telaio ed il tutto veniva montato su un cavalletto, alle due aste venivano collegati due fasci di fibre intrecciate, quasi sempre fatte con tendini animali, quando queste “matasse” venivano tese al massimo agivano da propulsore per i dardi o i sassi che erano collocati in una scanalatura del carrello. Infine una corda robusta era agganciata alle due aste, questa veniva tesa con un verricello, era il caricamento dell’arma, veniva poi fissata all’estremità di un carrello tramite un perno, una sorta di “grilletto”, così quando veniva sganciata velocemente la corda dal sostegno le matasse tese rilasciavano tutta la loro energia spingendo violentemente in avanti i “proiettili” che si trovano nella scanalatura. La portata massima variava sia con il modello che con la grandezza ma sembra che i dardi potessero essere lanciati oltre i 450 metri mentre e le pietre fino a 250 metri. Furono ideati e costruiti molti modelli diversi di balista a secondo delle esigenze di battaglia che si dovevano affrontare, Dionisio di Alessandria, ideò e ne fece realizzare una a ripetizione, il polybolos, dal greco “Molti lanci”, riusciva a lanciare un elevato numero di saette in tempi brevi, il dispositivo usava una trasmissione a catena ed una manovella riuscendo in questo modo a lanciare dardi in successione ad una distanza di quasi 200 metri, questi erano messi in una sorta di tramoggia-serbatoio che ricaricava la macchina per gravità. Quando nacque l’esigenza di far funzionare la balista sulle navi, c’era il problema che il meccanismo che usava le corde mal si adattava all’aria marina satura di salsedine, Ctesibio ideò un tipo di balista che si può definire pneumatica, anche se può sembrare strano, si trattava di un’applicazione dell’aria compressa su un’arma ideata tra il 270 e il 220 a.C. l’aria era immagazzinata spingendo pistoni a tenuta stagna in due cilindri, i pistoni erano collegati ad un meccanismo di rilascio e quando quest’ultimo veniva azionato l’aria compressa forniva al dardo, o più in generale ad un proiettile, una velocità che era competitiva con le baliste classiche, almeno così ci tramanda Filone di Bisanzio il quale nei suoi testi ci descrive sia questo tipo di arma che quella a “ripetizione” ideata da Dionisio. I Romani furono abili ingegneri e intorno al 50 a.C. svilupparono la tecnologia della balista in modelli più piccoli, gli scorpioni che naturalmente erano più pratici per il trasporto in campo di battaglia, potevano lanciare frecce, con grande precisione, di circa 70-80 centimetri ad una distanza di 100 metri mentre la gittata era di circa 300, 350 metri. Ovviamente l’esercito Romano continuò ad usare anche le baliste di grandi proporzioni per gli assedi, sembra che ad un certo punto le centurie avevano a disposizione un numero stabilito di baliste e di scorpioni, quest’ultimi, venivano usati in campo di battaglia per “sfoltire” e “sfiancare” le truppe nemiche, furono molto usati dalle truppe di Cesare nella campagna militare in Gallia. Le dimensioni ridotte dell’arma ne permise l’impiego anche sui dei carri trainati da cavalli, che vennero denominati carrobalista. Tutti tipi di balista furono usati per oltre un millennio, cominciarono ad andare in disuso nel 1300 d.C. quando si iniziò ad usare la polvere da sparo. Nel 1500 d.C. divennero armi del tutto obsolete e vennero sostituite da quelle da fuoco, nonostante che Leonardo da Vinci fece molti tentativi per rivalutare la balista, nel suo Codice Atlantico ne delineò i progetti di una multipla.

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