Ingranditore Digitale

by / giovedì, 05 dicembre 2019 / Published in Alta Fotografia, Fotografia, Francesco, Il blog

 

INGRANDITORE DIGITALE

un moderno strumento tecnologico per continuare a stampare le foto in modo antico

 

 

L’ingranditore fotografico (in inglese enlarger) è un dispositivo in grado di proiettare un’immagine memorizzata in formato analogico quando viene utilizzato come supporto una pellicola negativa o una diapositiva. Il primo ingranditore venne realizzato nel 1857 da J.J. Woodward.

la cartolina pubblicitaria che ricorda la macchina fotografica solare da parte di J.J. Woodward. (dalla raccolta Wilgus)

Se volessimo fare una sintesi dell’ingranditore potremmo affermare che esso è il dispositivo opposto alla fotocamera; questa permette di acquisire una scena luminosa e di fissarla su un supporto di memorizzazione. Nel caso di fotocamera analogica dopo aver scattato le foto il rullino deve essere sviluppato e fissato mediante i bagni chimici per ottenere l’immagine in negativo (fotografia) o positivo (diapositiva). L’ingranditore invece permette di ingrandire e di proiettare la scena acquisita da una fotocamera per poterla fissare su un supporto permanente, tipicamente la carta fotografica.

La grandezza massima di un ingrandimento, che possiamo pensare indipendente dalla struttura dell’ingranditore, dipende:

  • dalla sensibilità della pellicola – una pellicola di alta sensibilità avrà una grana del negativo maggiore di una a bassa sensibilità

  • dalla risoluzione delle ottiche sia della fotocamera che dell’ingranditore

  • dalla presenza di mosso in una qualunque parte del sistema fotografico

  • dalla distanza di osservazione della stampa. Se prendiamo una stampa di formato 13×18 cm e la osserviamo ad una distanza di poche decine di centimetri, ad esempio quando è inserita in un album fotografico, avremo lo stesso effetto ottico di quando osserviamo la stampa di un cartellone di 150×200 cm da una distanza di sei metri.

L’ingranditore non professionale, che deve essere usato esclusivamente in camera oscura (un locale buio dove si possono utilizzare solo la luce rossa mentre si sviluppa in bianco e nero), permette di impressionare la carta fotografica, che in modo analogo alla pellicola, deve passare attraverso i bagni chimici di sviluppo e di fissaggio per ottenere la fotografica.

Analizziamo un possibile schema a blocchi funzionali per l’ingranditore:

Il primo blocco che troveremo è la sorgente luminosa. Normalmente viene utilizzata una lampada ad incandescenza di adeguata potenza. Questo blocco deve fornire un’illuminazione uniforme per non avere ombre o zone anomale sulla carta da impressionare.

Il secondo blocco è un supporto dove inserire i filtri per la luce. Questi possono essere quelli per la stampa a colori o quelli che permettono di scegliere la gradazione per le carte in bianco e nero a contrasto variabile. Un filtro, posizionato nella parte terminale, che viene sempre utilizzato è quello rosso mobile; quando è inserito si può mettere la carta fotografica sul piano di lavoro per scegliere sia l’ingrandimento che la messa a fuoco senza impressionarla (la carta fotografica in bianco e nero non è sensibile alla luce rossa del filtro). Terminate queste operazioni il filtro viene spostato per impressionare la carta.

Il terzo blocco è un secondo supporto per inserire la pellicola negativa o la diapositiva.

I primi tre blocchi insieme costituiscono la testa dell’ingranditore che è montata su un’asta verticale dove viene inserito il meccanismo (normalmente una cremagliera) che permette in modo semplice di alzarla o di abbassarla rispetto al piano di lavoro. Con questa operazione variamo l’ingrandimento dell’immagine sulla carta fotografica.

Il quarto blocco contiene l’ottica ed il sistema di messa a fuoco sul piano di lavoro. Gli obiettivi per gli ingranditori normalmente sono costruiti appositamente per questi apparati. Sono abbastanza luminosi ma dotati di un numero ridotto di diaframmi.

Il quinto blocco è il piano di lavoro dove viene posizionato il materiale fotosensibile.

  1. schema a blocchi funzionali dell’ingranditore:

nel caso analogico avremo:

    1. la sorgente luminosa

    2. i filtri colore o i filtri per le carte fotografiche bianco e nero a gradazione variabile

    3. supporto per inserire la pellicola o la diapositiva

nel caso digitale avremo:

    1. la sorgente luminosa

    2. il filtro digitale (normalmente è interno al PC e provvede alle correzioni dei parametri della scena acquisita / inoltre rende l’immagine in negativo)

    3. sistema di proiezione dell’immagine (un LCD trasparente o un tubo catodico)

per tutti e due i sistemi considerati:

    1. il gruppo ottico

    2. il sistema per la messa a fuoco

    3. il piano di lavoro su cui posizionare la carta fotosensibile

Vediamone il funzionamento semplificato: la luce della sorgente viene diffusa su tutta la superficie della pellicola, che sarà negativa o positiva, e attraversandola ne produrrà sul piano di lavoro una copia ingrandita. Per regolare l’ingrandimento alle dimensioni volute si agirà su un meccanismo presente sull’asta che alzerà o abbasserà la testa dell’ingranditore rispetto al piano di lavoro. Questo permetterà di avere ingrandimenti le cui dimensioni massime dipenderanno dalla struttura dell’ingranditore e dal formato della carta utilizzata. Per averne di maggiori alcuni ingranditori possono ruotare la testa di 180° per proiettare l’immagine a distanze maggiori (ad esempio sul pavimento).

schema dell’ingranditore: la lampadina fornisce la necessaria energia che attraversa prima la pellicola, riproducendone l’immagine. Successivamente attraversa il gruppo ottico che le permette di essere focalizzata sul piano di lavoro dove viene impressionata la carta

Ricordiamo che la dimensione dell’immagine proiettata dipende sia dal diaframma che dalla lunghezza focale dell’obiettivo; la possiamo variare agendo sul diaframma oppure spostando la testa rispetto al piano di lavoro. Raddoppiando la distanza del piano di lavoro la quantità di luce che lo raggiungerà sarà un quarto di quella iniziale. Per avere la stessa esposizione dovremo quadruplicare i tempi di esposizione o aprire maggiormente il diaframma.

raddoppiando la distanza del piano di lavoro dalla sorgente l’area da esporre si quadruplica. I tempi dell’esposizione devono cambiare in modo simile oppure bisognerà agire su altri parametri (aprire maggiormente il diaframma)

diminuendo l’apertura del diaframma del gruppo ottico l’immagine proiettata sul piano di lavoro diminuisce in modo proporzionale

Ogni volta che viene modificata l’altezza della testa per cambiare l’ingrandimento sarà necessario agire sul meccanismo della messa a fuoco per correggerla. Le due operazioni sono sempre strettamente correlate. Alcuni ingranditori, ad esempio alcuni modelli della Leica, sono dotati di un sistema di autofocus per le ottiche.

esempio di ingranditore: dopo aver inserito la pellicola nel suo caricatore, aumentando l’altezza della testa dell’ingranditore dal piano di lavoro si ottiene un ingrandimento maggiore

Tutti gli elementi fotosensibili devono essere posizionati quando il filtro rosso mobile è inserito per salvaguardarli; il successivo spostamento ne permette l’esposizione.

Un fattore molto importante per la corretta riuscita dell’intero processo di stampa è quello di trovare il giusto tempo di esposizione per la carta. Per ottenere questo risultato o si utilizza un esposimetro che permette di misurare la luce incidente oppure si possono fare una serie di provini con tempi di esposizione diversi. Una volta che si è trovato il tempo di esposizione resta solo di impressionare e successivamente sviluppare attraverso gli agenti chimici la carta fotografica con l’immagine latente.

Va detto che le attuali lampade a basso consumo non sono adatte all’uso fotografico perché la loro accensione non è immediata ma necessita di un tempo per il riscaldamento che può essere comparabile, se non addirittura più lungo, con il tempo di esposizione della carta fotografica.

Si possono distinguere i seguenti tipi di ingranditori:

  • Ingranditore a condensatore – dopo la sorgente luminosa viene posizionato un sistema formato da una o più lenti che permette di condensare la luce che attraversa la pellicola prima di raggiungere il piano di lavoro. Questo tipo di ingranditore presenta un buon contrasto e di conseguenza un immagine con dettagli molto nitidi. Purtroppo in questo modo vengono riprodotti anche gli eventuali difetti non voluti presenti sulla superficie del negativo, ad esempio la polvere, i graffi o i residui dei bagni di sviluppo del negativo.

  • Ingranditore a diffusore – dopo la sorgente luminosa viene montato il supporto del negativo e successivamente viene posizionato un diffusore per la luce, che è già formata con le varie zone presenti sul negativo, verso il piano di lavoro. Questo tipo di ingranditore produce un contrasto che è paragonabile a quello ottenuto nella stampa a contatto diretto con la pellicola. Quando i raggi luminosi attraversano le varie zone del negativo vengono riflessi in modo diverso a secondo della densità dei granuli d’argento, questo effetto viene chiamato “Effetto Callier”.

  • Ingranditore a colori – questo ingranditore è del tipo a diffusione ma in più è presente un cassetto dove inserire i filtri colorati che servono a regolare le tre componenti cromatiche legate ai colori primari (ciano, giallo e magenta). Alcuni modelli prevedono l’uso delle gelatine colorate al posto dei filtri. Con questo modello si possono utilizzare anche i filtri che sono necessari per le carte monocromatiche a contrasto variabile utilizzate per il bianco e nero.

  • Ingranditore digitale – questo ingranditore utilizzare una sorgente luminosa per proiettare sul piano di lavoro il contenuto di uno schermo LCD trasparente, o un tubo catodico, dove è stata visualizzata l’immagine, che inizialmente è memorizzata in un file.

Analizziamo in maggior dettaglio questo tipo. Buona parte del funzionamento anche in questo caso è simile a quanto già detto. La prima differenza è che deve esserci presente un sistema di lettura delle fotografie digitali, per questa operazione normalmente viene utilizzato un Personal Computer con le adeguate porte di interfaccia per le memory card oppure un collegamento ad internet in caso che i dati siano stati spediti attraverso la rete. Per utilizzare le comuni carte fotografiche l’immagine da impressionare deve necessariamente essere convertita in un’immagine negativa. Questa operazione va eseguita mediante un software opportuno, ad esempio Photoshop, che inoltre può essere utilizzato per correggere le impostazioni applicate alla fotografia (ad esempio contrasto, luminosità etc.). Infine l’immagine utilizzando un sistema di proiezione deve raggiungere la carta fotosensibile.

schema dell’ingranditore digitale: il CRT e lo specchio provvedono a formare l’immagine proveniente da un elaboratore che viene successivamente messa a fuoco dall’ottica sul piano di lavoro

Il mercato di questo tipo di ingranditori è anomalo rispetto ai mercati tradizionali, lo possiamo dividere in due gruppi.

Il primo gruppo è quello degli strumenti professionali.

Un ingranditore digitale sia in bianco e nero che a colori di questa categoria, il costo si aggira intorno ai ventimila euro, è ad esempio il DE VERE 504DS (http://www.de-vere.com/default.htm). Analizzando le sue caratteristiche troviamo che utilizza la tecnologia a LED, la testa è montata su un’asta graduata molto stabile e precisa. Monta un obiettivo Rodenstock da 50 mm. L’immagine viene proiettata da una schermo LCD da 17 Mega pixel. Questo ingranditore crea un “negativo virtuale” dal fotogramma memorizzato e lo proietta sul piano di lavoro. La dimensione massima delle stampe arriva a 50*60 centimetri ma ovviamente si può ottenere solo da immagini che abbiano sia una buona risoluzione sia una buona qualità. Il sistema, visto che utilizza una carta fotosensibile, va adoperato in una camera oscura sotto il controllo di un Personal Computer che provvederà anche alla gestione dei files da stampare.

il Manuale di istruzioni con la fotografia dell’ingranditore digitale professionale DE VERE 504

Il secondo gruppo è quello degli strumenti artigianali. Recentemente gironzolando per la Maker Fair di Roma mi sono trovato davanti allo stand di Giulio Limongelli, un fotografo professionista che si è costruito da solo il proprio ingranditore digitale in bianco e nero (http://www.studiofineart.it/). Il principio di funzionamento è lo stesso ma l’ingranditore è stato assemblato dal fotografo.

In ogni caso la qualità delle stampe analogiche, a parità di caratteristiche, è decisamente superiore alle stampe digitali anche se si utilizza una stampante fotografica di buona qualità. Il prezzo sarà ovviamente direttamente legato alla qualità.

Entrambe le soluzioni sono state presentate in questa rivista, ed esattamente nel numero di gennaio 2015 dove si possono trovare maggiori dettagli commerciali e redazionali.

Il passaggio della fotografia da analogica a digitale ha ridotto in maniera drastica l’utilizzo degli ingranditori di vecchia costruzione e molte case costruttrici hanno ridotto o addirittura cessato la produzione di tali dispositivi. Ad esempio uno dei principali marchi storici, La Durst, ha cessato la produzione a partire dal 2005. Ha però mantenuto attivo il supporto per i modelli che sono stati commercializzati prima di quella data.

 

FRANCESCO

questo articolo è stato pubblicato sulla rivista FOTOGRAFARE 1 (Gennaio) del 2016 nella rubrica di ALTA FOTOGRAFIA.

P.S. Visto il tempo trascorso dalla pubblicazione va precisato che l’impianto tecnico dell’articolo è sempre valido ma risulteranno poco attendibili le eventuali ricerche di mercato o le scansioni temporali dei prodotti fotografici citati nel medesimo.

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