Il Taj Mahal.

by / sabato, 22 settembre 2018 / Published in Il blog, Le Sette meraviglie del Mondo moderne

Agra, città dell’India settentrionale che fa parte dello stato federato dell’Uttar Pradesh, è situata sulle rive del fiume Yamuna, qui è, dove fu eretto il Taj Mahal, il mausoleo che è divenuto un vero e proprio simbolo dello Stato, è conosciuto in tutto il mondo, la sua insolita maestosa bellezza si fa certamente notare, non credo che esista persona al mondo che non abbia visto la sua immagine o che non ne abbia sentito parlare. Ci sono, nel mondo località o dei monumenti che non possono essere sconosciuti, Il Taj Mahal è uno di questi, così come il nostro Colosseo, o la Statua della Libertà, o la Torre Eiffel, o la Muraglia cinese, o… Il nome Taj Mahal il cui significato letterale è “Palazzo della Corona” o “Corona del Palazzo” in urdu si scrive تاج محل, e in hindi ताज महल, non vi spaventate, non parlo né tantomeno sono in grado di scrivere, in una qualsiasi delle lingue indoeuropee, i due termini li ho semplicemente copiati. Quindi questo capolavoro, indiano, dell’arte musulmana rappresenta l’apice dell’architettura sepolcrale islamica. Tradizione vuole che questo complesso monumentale nacque per il grande amore di un uomo verso la sua compagna, l’imperatore Shah Jahan fece edificare il mausoleo per la moglie Arjumand Banu, più nota con l’appellativo Mumtaz Mahal, da cui il nome del complesso, la quale perse la vita nel dare alla luce una bambina, si trattava del quattordicesimo figlio. La morte della regina avvenne, nel 1631 a Burhanpur, mentre seguiva il marito in una campagna militare nel sud dell’India, il suo corpo fu portato ad Agra e fu temporaneamente sistemato in una cripta in attesa che nelle vicinanze fosse costruito il mausoleo, una tomba che, per volere del re, doveva essere la più straordinaria e particolare che fosse mai stata costruita per una donna. La costruzione del mausoleo iniziò nel 1632, non si ha certezza su chi fu l’architetto che progettò l’opera, proprio per questo aleggiano varie leggende su chi fosse l’ideatore di tale grandioso monumento. Il mito più famoso vede come progettista l’architetto Ustad ‘Isa, un altro credo popolare vedrebbe come disegnatore del monumento un europeo, ma ciò è del tutto inverosimile, sia per lo stile ido persiano del monumento stesso, sia perché un Cristiano non poteva ricevere l’incarico di progettare un edificio il cui ingresso era riservato ai Mussulmani, pena la morte come profanatori. Gli studiosi, però, sono propensi a credere che l’ideatore e progettista del monumento fosse l’architetto persiano Ustad Ahmad Lahauri, il quale già in precedenza aveva eseguito dei lavori per Shah Jahan. Come già detto, i lavori iniziarono nel 1632 e continuarono, senza mai interrompersi, per ben ventidue anni. Nel cantiere lavorarono più di ventimila operai e oltre mille tra elefanti e bufali, per dare a tutti una degna sistemazione fu eretta, nei pressi della zona dei lavori, una piccola città che prese il nome di Mumtazabad sempre per onorare la regina defunta. Una piccola città che divenne più importante di Agra stessa. Tra tutti questi lavoratori presero parte all’opera numerosi artigiani provenienti da tutta l’Asia e dall’Europa, questo nonostante fosse risaputa, in tutto l’Oriente, l’abilità degli scalpellini indiani nel lavorare la pietra, sembra che all’opera partecipò anche un artista italiano, tale Geronimo Veroneo, forse solo per lavori al margine o esterni, vista la considerazione fatta poche righe sopra. Quindi l’imperatore, chiamò ad Agra artigiani come Ismail Afandi dalla Turchia, il quale realizzò la gigantesca cupola del mausoleo; da Lahore, fece giungere un valido gioielliere il quale modellò, in oro, la cuspide della cupola; da Delhi, giunsero bravissimi mosaicisti. Da Bagdad e da Shiraz arrivarono gli artisti che diedero, al mausoleo, un particolare stile misto tra indiano e persiano, una particolarità da Shiraz, giunse Amamat Khan, un famoso maestro di calligrafia, il quale decorò la facciata e la cripta del mausoleo con iscrizioni in caratteri arabi, ciò per far leggere e ricordare, ai fedeli, alcuni brani dei testi sacri islamici. I materiali utilizzati per la costruzione del Taj Mahal arrivarono da ogni parte dell’India e più in generale da tutta l’Asia, per esempio: Il marmo bianco fu portato da Makrana; il diaspro giunse dal Punjab; la giada e il cristallo arrivarono dalla Cina; i turchesi vennero dal Tibet; i lapislazzuli pervennero dall’Afghanistan; mentre gli zaffiri giunsero dallo Sri Lanka e la corniola dall’Arabia. Furono utilizzate e incastonate perlomeno una trentina di tipologie diverse tra pietre preziose e semipreziose, con l’aggiunta di conchiglie, di corallo e di madreperla. L’arenaria rossa fu il solo materiale locale utilizzato e fu impiegato nella costruzione e per decorare alcune parti di diversi edifici.

La Struttura.

Il Taj Mahal sorge all’interno di un grande giardino a pianta quadrata, la forma preferita dall’architettura islamica, poiché simbolo della perfezione divina, tutto Il complesso architettonico si sviluppa su un’area di cinquecento ottanta metri per trecento metri circa, è composto di cinque parti principali e da varie strutture secondarie. Il complesso è per tre lati circondato da mura che lo dividono dall’esterno mentre il quarto lato, quello settentrionale, è libero poiché è delimitato dal fiume Yamuna, fu volontà del sovrano che l’impianto tombale fosse accessibile da tutti e quattro i punti cardinali, precisamente: da nord attraverso il fiume, da est e da ovest tramite due portali secondari, infine da sud per mezzo del portone principale; inoltre lungo le mura vi sono otto torri ottagonali.

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Il Portale Principale: il Darwaza.

Si tratta di una grande costruzione di arenaria rossa e marmo, nella cultura e nell’architettura islamica ha un ruolo fondamentale, poiché traccia il confine tra il mondo e la tranquillità del luogo sacro, si lascia cioè la caotica e imperfetta sfera esterna per entrare in quella della pace spirituale. Le dimensioni del portale sono notevoli, esso ha una larghezza di quarantuno metri, una profondità di trentaquattro metri e un’altezza di ventitré metri, presenta tre piani ha la forma di una grande nicchia semiottagonale terminate con un arco ogivale che si trova al centro della struttura, da qui si accede al giardino interno. La cosa che si nota immediatamente è la grande ricerca di simmetrie che furono poi applicate nella costruzione di questa struttura, come del resto in tutto il complesso. La sua altezza è esattamente la metà di quella del mausoleo, ai lati dell’ingresso centrale sono presenti altre due nicchie perfettamente simmetriche tra di loro, l’apertura centrale presenta sei archi ogivali posti su due file, ovviamente in una simmetria inappuntabile, la copertura è a volta. La costruzione presenta, nella parte superiore, ventidue piccole cupole, poste su due file parallele ognuna di esse sorrette da due ordini di archi. All’estremità di ogni fila s’innalzano due stretti pinnacoli più alti delle cupole stesse e hanno una funzione di bilanciamento delle spinte. I quattro angoli della costruzione sono caratterizzati dalla presenza di torri ottagonali le quali terminano con chhatri. Il chhattri e un elemento architettonico, a forma di padiglione sormontato da una cupola, caratteristico dell’architettura indiana, la parola chhatri ha il significato di baldacchino o ombrello. Sotto ogni cupola, presente nella struttura, vi è una cornice che sporge sia oltre gli archi sottostanti sia al di là della cupola sovrastante, infine vi sono fregi e iscrizioni coraniche realizzate con lettere di marmo bianco.

Il Giardino: il Bageecha. Una forma tipica con divisione in quattro parti: Charbagh.

Il giardino, che fu progettato su modelli persiani, è quadrato con il lato di trecento metri, con inserimenti di elementi naturali in una compagine artificiosa realizzata dall’uomo. È diviso, da due canali che s’incrociano nel centro, in quattro parti uguali e presenta aiuole di fiori, viali alberati e canali d’acqua. Ogni singolo quadrato in cui il giardino è diviso dai canali, è a sua volta diviso in quattro parti da sentieri rialzati e lastricati con delle pietre. Il mausoleo si trova all’estremità nord del giardino, mentre al suo centro, dove s’incontrano i due canali e che poi è il centro di tutto il complesso, fu posta una vasca in cui si riflette il mausoleo creando un effetto molto emozionante. La parte interna della vasca è abbellita da decori di forma cuspidale, parallelamente al canale furono inserite due file di cipressi, che rappresentano il simbolo dell’immortalità. Dove termina il giardino, lungo l’asse che va da est a ovest, vi sono due costruzioni, anch’esse simmetriche, in questo luogo la simmetria è ricercatissima e fa da padrona, che poi sono i portali secondari chiamati Nagar Khanas. Furono edificati in arenaria rossa e leggermente rialzati, le facciate presentano, ciascuna, due file di archi ogivali con sopra due balconi.

La Moschea: Il masjid. La cosiddetta “Casa degli ospiti”: il Mihman khana o il Jawab che si può tradurre con “Risposta”.

Ai lati del mausoleo e a poca distanza da esso, furono edificati due edifici gemelli o quasi, la moschea a ovest e il jawab a est. Entrambi gli edifici hanno una larghezza di cinquantasei metri, una profondità di

Jawab

ventitré metri e un’altezza di venti metri, anch’essi furono costruiti in arenaria rossa, ancora una volta una perfetta simmetria. Le due costruzioni hanno, ciascuna, quattro torri ottagonali, poste agli angoli degli edifici stessi, le quali terminano con una cupola sostenuta da otto archi. Ciascun edificio presenta tre cupole di marmo bianco, quella centrale è più grande delle altre due, tutte sono sostenute da elementi cilindrici pieni che poggiano sul tetto. I due edifici presentano alcune differenze, Il jawab ha una pavimentazione a motivi geometrici, la moschea possiede una nicchia che indica la direzione della Mecca e diverse sono le citazioni del Corano. Sembra che il jawab fosse utilizzato, ma ciò non è del tutto chiaro, come casa per gli ospiti ed edificato con le stesse caratteristiche della moschea, per rispettare la simmetria architettonica.

È ovvio che la moschea fosse ed è un luogo sacro e di culto, come tutti gli altri edifici di questo tipo, è rivolta verso la Mecca, così com’è indicato dal miḥrab, ossia la nicchia che in ogni moschea segna la

moschea

direzione di questa città, qui la nicchia è a forma di arco ogivale, è contornata da versi del Corano così come i due dischi disegnati nel suo interno. Sulle facciate degli edifici sono presenti un’entrata centrale, con un bell’arco ogivale, e due portali più piccoli, rispetto a quello principale, ma con le stesse caratteristiche architettoniche. L’apertura centrale termina con una volta a semi cupola, mentre le due laterali presentano una copertura con volta a botte, inoltre l’interno dell’ingresso centrale, a sua volta, presenta tre ulteriori aperture, di cui quella centrale è più grande ed è l’ingresso principale alle due strutture. La moschea, al suo interno, presenta tre locali separati e comunicanti tra di loro per mezzo di aperture anch’esse con arco ogivale, a ognuno dei tre ambienti corrisponde una cupola sul soffitto, il pavimento è composto di rettangoli tutti uguali che servono a delimitare il posto riservato a ogni fedele. Davanti ad ognuna delle due costruzioni fu posta una vasca, quella davanti alla moschea era, ed è fondamentale, per i lavaggi rituali che ogni mussulmano deve compiere prima di entrare nell’edificio sacro per pregare. Sul retro di ciascuno di questi edifici, cioè la moschea e il jawab, sempre in armonia con una simmetria perfetta, sorge una struttura secondaria bassa, coperta da una cupola e con una terrazza che si affaccia sul fiume Yamuna.

L’acqua e i sistemi idrici.

Anche se non è certo in nome dell’architetto che progettò il complesso, nella struttura fece costruire anche un complesso sistema di condutture in terracotta, perlomeno la maggior parte di esse era di tale materiale, funzionante esclusivamente con la forza di gravità. È quest’impianto che garantiva l’acqua per tutta la struttura, in particolar modo per le vasche e le fontane presenti, l’acqua era generosamente offerta dal fiume Yamuna. L’acqua dal fiume era prelevata con l’ausilio di buoi e trasferita in un serbatoio da cui, attraverso tubature sotterranee, e solo per la diversità delle quote giungeva all’interno del complesso. Le tubazioni erano generalmente di terracotta, ma alcune erano di rame, con un diametro di venti centimetri ed erano interrate a circa due metri di profondità. Un sistema sofisticato e ingegnoso, il quale alimentava tutta la struttura e che è ancor oggi presente e funzionante.

Il Mausoleo: il Mausoleum, ossia la tomba di Shah Jahan e Mumtaz Mahal.

L’Esterno.

In fondo al giardino ecco apparire una sopraelevazione quadrata di cento metri di lato per un’altezza di sette metri, è sopra di essa che fu edificato il mausoleo vero e proprio, questo edificio è l’unico interamente rivestito di marmo bianco del Rajasthan, anche se il rivestimento è di soli quindici centimetri, mentre i muri portanti, costruiti in arenaria rossa, in alcuni punti raggiungono i quattro metri di spessore. Se si osserva la pianta della costruzione, si vede che si tratta di un edificio di forma quadrata di oltre cinquantasei metri e mezzo di lato, la particolarità è che ha gli angoli smussati tanto da assumere una forma di ottagono irregolare. L’altezza massima del mausoleo raggiunge, nel suo punto massimo, sessant’otto metri e ai quattro vertici della sopraelevazione, che si supera per mezzo di due scalinate coperte da una volta a botte, furono posti quattro minareti. L’edificio presenta un prospetto rettangolare con un arco ogivale, una forma che si ripete spesso sia in questa struttura sia in tutto il complesso. Da notare che ai lati di ogni apertura, dell’edificio, è posto un pinnacolo di forma ottagonale molto stretto e che supera, in altezza, il tetto della costruzione stessa.

  • Le Nicchie.

L’ingresso al monumento funebre avviene attraverso quattro maestosi iwan, ossia quattro portali, che presentano una base rettangolare e che sono sormontati da volte che sono simili alla metà di una cupola. All’interno degli archi vi è l’ingresso vero e proprio, ai lati degli archi vi sono due nicchie sovrapposte, le stesse sono presenti sui lati dell’ottagono derivanti dalla smussatura del quadrato di base. La copertura delle suddette nicchie è del tutto simile a quella dei portali d’ingresso, infine, tutte e quattro le facciate presentano un prolungamento che va a superare il tetto della costruzione.

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  • Le Cupole.

Le cupole del Taj Mahal meritano un discorso a parte, son cinque quelle poste sul monumento, le realizzò, almeno così riportano alcuni studiosi, un famoso architetto turco: Ismail Khan. La cupola centrale, quella più grande è poco più piccola della cupola di San Pietro e per l’esattezza misura trentacinque metri di altezza per un diametro di diciotto metri, lo spessore delle mura in alcuni punti raggiunge i quattro metri, infine si è calcolato che per costruirla occorsero diecimila tonnellate di marmo bianco. La cupola centrale poggia su un grande tamburo rettangolare, di arenaria rossa, alto circa sette metri, al di sopra di essa fu posto un decoro che ricorda sia lo stile indù sia quello persiano. Infatti, questo elemento architettonico pur raffigurando la mezza luna tipicamente islamica, anche se in questo caso è coricata, presenta una parte appuntita che insieme alla mezza luna va a formare un tridente, simbolo della divinità indù Shiva. Le quattro cupole che sono intorno a quella centrale, poste in direzione dei lati corti dell’ottagono, sono quelle di altrettanti chhattri che danno sicuramente slancio verticale all’insieme, esse sono ovviamente più piccole e misurano otto metri di diametro ciascuna e poggiano su otto archi polilobati, ciascuna, i quali a loro volta sono sorretti da colonne che gravano su di un sottile rialzo del soffitto, il quale è, ancora una volta, di arenaria rossa. Tutte e cinque le cupole presentano, nella loro parte superiore, un decoro scolpito con la forma di foglie di loto.

  • I Minareti.

I Minareti che, collocati agli angoli della piattaforma, delimitano il magnifico mausoleo, sono a tronco di cono e poggiano su una base ottagonale che è, in parte, al di fuori della piattaforma stessa. Questi sono alti oltre quarantasei metri e mezzo, furono costruiti con una piccola inclinazione verso l’esterno, un’accortezza architettonica che permetteva, in caso di terremoto, il crollo, del minareto stesso, al di fuori della struttura centrale. I minareti sono ricoperti in marmo bianco su uno scheletro di mattoni e sono più bassi della cupola centrale. Tutti e quattro terminano con un chhattri molto simili a quelli del mausoleo, anch’essi poggiano su otto archi polilobati che vanno a gravare su colonne, mentre tra gli archi e la cupola vi è una mensola ottagonale sporgente. Le cupole terminano con un elemento di metallo, mentre al di sotto troviamo una decorazione scolpita nel marmo, con forma di fiori di loto. Ogni singolo minareto presenta verticalmente, una divisione molto netta in tre parti evidenziata da piccoli balconi che lo contornano, all’interno vi è una scala elicoidale che permette di raggiungere la cima della costruzione, infine, le sei aperture che sono presenti e che fungono da collegamento tra le scale interne e l’esterno, presentano un architrave.

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L’Interno.

L’interno del mausoleo è composto di dieci stanze, quella principale è ottagonale e contiene i cenotafi di Shah Jahan e di Mumtaz Mahal, al disotto di essa vi è un locale più piccolo, dove presumibilmente riposano le spoglie dell’imperatore e di sua moglie. La sala principale è contornata da quattro ambienti, sempre di forma ottagonale, corrispondenti agli angoli del mausoleo e da quattro stanze rettangolari poste lungo le facciate contenenti gli ingressi. Ciascuna stanza presenta aperture a forma di arco ogivale, per l’esattezza, una ogni parete alcune delle quali sono veri passaggi per l’esterno o le altre stanze, altre sono unicamente archi ciechi. La stanza principale presenta otto archi ogivali aperti i quali danno l’accesso alle otto stanze attigue, mentre poco sotto la cupola interna si aprono altri otto archi di cui solo quattro sono aperti e coperti da una grata di marmo, un fine ed elaborato lavoro d’intaglio. La copertura della sala è a falsa cupola ed ha un’altezza di venticinque metri dal suolo e al centro c’è un decoro a forma di sole che simboleggia la presenza di Allah, tutto l’ambiente è rivestito di marmo. Anche le stanze che contornano quella principale sono sovrastate da cupole, però, in questo caso vi sono delle stanze superiori della stessa dimensione di quelle inferiori, questa divisione si evince anche dall’esterno e dalla stanza principale, infatti, le doppie file di archi vanno proprio a rilevare la presenza dei due piani, sempre e comunque con grande attenzione alla simmetria e alla prospettiva.

  • I Cenotafi.

I cenotafi, ossia monumenti funebri dell’imperatore e di sua moglie, come detto sopra, si trovano nella stanza principale mentre le sepolture dovrebbero essere nel locale sottostante, nella stessa posizione dei cenotafi. Il monumento di Mumtaz Mahal, moglie del sovrano, fu posto nell’esatto centro dell’edificio, mentre quello dell’imperatore, che morì nel 1666, è posto in un lato, l’unico elemento non simmetrico dell’intero complesso, come se il cenotafio e la relativa sepoltura dell’imperatore non era progettata per questo mausoleo, su ciò, in seguito, nacquero leggende e illazioni. I cenotafi sono delimitati da transenne ottagonali di marmo scolpito con una filigrana elaboratissima e molto delicata, ciascuno degli otto pannelli furono ricavati da un’unica lastra di marmo, i decori sono floreali e vi sono scritte di alcuni passi del Corano. Sembra che l’imperatore mise sopra e intorno al monumento funebre della moglie un grande quantitativo di pietre preziose, bellissimi tappeti oggetti di oro e candelabri d’argento. Ovviamente di questo vero e proprio tesoro inestimabile non rimane nulla, forse è realmente esistito, se così fosse, esso fu depredato durante alcune razzie. A testimoniare quanto ricchi erano i cenotafi restano i mosaici di pietre preziose e dure incastonate nei due monumenti, sono considerati tra i più belli esistenti sulla faccia della terra, sia per la vivacità dei colori sia per i disegni calligrafici delle pareti superiori. All’inizio del XX secolo il viceré Lord Curzon fece porre, al di sopra dei cenotafi, una lampada. Scriveva Abu Talib Kalim, riferendosi al cenotafio della moglie dell’imperatore: “Hanno messo fiori di pietra nel marmo che per i loro colori, se non per il loro profumo, sorpassano i fiori veri”.

I Decori e i Simbolismi.

I lavori di costruzione di elevatissimo costo, sembra che, furono finanziati con i ricavi della venduta del salnitro, elemento necessario per la fabbricazione della polvere da sparo, ai paesi europei, i quali, in quel periodo, erano coinvolti nella guerra dei trent’anni. Qualcuno afferma che il mausoleo rappresenta un simbolo: la massiccia base quadrata sottostante riproduce il mondo materiale, mentre la cupola circolare raffigura la divinità e la perfezione, infine la struttura a ottagono illustra l’uomo come punto di congiunzione tra il mondo materiale e quello spirituale. Non è certo che chi progettò il Taj Mahal avesse in mente proprio questa idea, ma le perfezioni delle simmetrie sono reali e ciò fa sì che questo complesso sia un’opera magnifica e unica. Le decorazioni si rifanno alla tradizione e alla cultura musulmana, sono generalmente di tre tipi: floreali, geometrici e calligrafici, ricavate con l’ausilio di pietre preziose e semipreziose, incastonate nel marmo bianco, quasi a formare un unico enorme mosaico che va ad avviluppare e fasciare l’intera struttura, la tecnica usata per incastonare le pietre era tipicamente europea. Fermandosi davanti a un fiore, per vederne la ricchezza dei particolari, basta contare i pezzi di pietre semipreziose o dure che lo compongono, ci si accorge che arrivati a cinquanta, la conta non è ancora terminata. Altri decori sono presenti nel complesso, ci sono bassorilievi intagliati nel marmo bianco e le incisioni calligrafiche, realizzate inserendo nel marmo del diaspro, queste consistono, per la maggior parte, in versetti del Corano. Queste incisioni furono realizzate dal maestro calligrafo Amanat Khan Shirazi, sembra che in punto egli firmò la sua opera con una scritta che tradotta sarebbe: “Scritto dall’essere insignificante Amanat Khan Shirazi”.

Le Illazioni e la Leggenda.

Anche le leggende e le credenze popolari devono avere i loro spazi, e quindi voglio riportare qualcosa che alcuni raccontano, anche se non vi è nessuna prova. Molto probabilmente si tratta di leggende che in qualche modo sono state tramandate nei secoli. Si narra che in origine il progetto non prevedeva ciò che oggi si può vedere, ma l’intenzione dell’imperatore era di far costruire, dall’altra parte del fiume, un complesso uguale al Taj Mahal. Questo mausoleo, che avrebbe glorificato l’imperatore stesso, doveva essere decorato con marmi neri invece che bianchi e, ancora una volta in perfetta simmetria con l’altro, le due strutture dovevano infine, essere collegate tra di loro attraverso un ponte di marmo o perfino di oro. Altri costi mastodontici oltre i denari già spesi, il figlio di Shah Jahan a quel punto, preoccupato per il regno, fece arrestare il padre e prese il suo posto sul trono. La narrazione non termina qui, infatti, si racconta che l’imperatore, quando fu terminata la costruzione del mausoleo dedicato alla moglie, ordinò che fossero tagliate le mani, agli artisti che parteciparono alla realizzazione dell’opera e che fosse mozzata la testa al progettista. Tutto ciò per evitare che fosse uguagliata la grandiosità e l’unicità dell’opera, ovviamente, specialmente questa seconda parte, è una leggenda priva di qualsiasi riferimento reale. La realtà ci dice che dall’altra parte del fiume benché siano state ritrovate le tracce di un giardino, anche se nei testi esiste una menzione di un edificio nero e nonostante qualcuno affermi che esistono testimonianze archeologiche dell’inizio della costruzione, non esiste nessuna prova che avvalori tale ipotesi. Le certezze sono: il Taj Mahal eretto per glorificare la moglie dell’imperatore, lo stesso fu imprigionato dal figlio che ne prese il posto, alla morte Shah Jahan fu seppellito accanto alla moglie, andando, in qualche modo, a rompere la simmetria perfetta della struttura, la presenza della sua tomba non era prevista.

Anche il Taj Mahal, come tantissimi monumenti antichi e molteplici testimonianze arcaiche, subì l’oblio dell’abbandono, quando Shah Jahan fu deposto e imprigionato dal figlio, la capitale dell’impero Moghul fu spostata da Agra a Delhi. La conseguenza fu che la città di Agra perse l’importanza che aveva avuto fino a quel momento, oblio e disinteresse caddero sul mausoleo, l’erosione, i profanatori di tombe e i ladri fecero il resto. Il complesso alla fine del XIX secolo era in totale stato di abbandono, si narra, anche, che fu progettato l’abbattimento del monumento per recuperare i marmi e restituire all’agricoltura il terreno, solo una voce popolare? Forse, la storia ci dice che solo nel 1899 il viceré inglese Lord George Nathaniel Curzon avviò lavori di restauro che terminarono nel 1908. Da questa data in poi il mausoleo fu molto curato e protetto basti pensare che nel 1942 durante, la seconda guerra mondiale e durante gli scontri tra India e Pakistan, battaglie avvenute tra il 1965 e il 1971, il monumento fu protetto da impalcature, per evitare che subisse danni durante i bombardamenti aerei. È oggi una fonte di guadagno considerando l’elevatissimo numero di turisti che vistano il monumento ogni anno, ma l’opera è straordinaria e magnifica per la sua perfetta simmetria, per i suoi colori che variano con il variare del momento di osservazione. Un perfetto gioco di luci e ombre, sul marmo e sulle pietre semi preziose, fa apparire, il Taj Mahal con una colorazione a volte bianca e in altri momenti rosa o dorata, ciò dipende dalla luce del sole e quindi dall’ora in cui il visitatore lo guarda. Si deve ricordare che il complesso fu costruito con l’arenaria rossa, ma fu, in gran parte anche rivestito con lastre di marmo bianco, i decori oltre che belli, sono molto raffinati. Queste fini lavorazioni comprendono: nicchie, stalattiti, pannelli con tralci di fiori in rilievo, scritte con versetti del Corano di marmo nero, motivi a onda policromi. Per i fregi e gli intrecci floreali furono usati, in modo magistrale, intarsi di pietre dure semipreziose e preziose come: topazi, zaffiri, corniole, diaspri, crisoliti ed eliotropi. Vari artisti occidentali e in particolar modo quelli europei, che s’ispiravano al neoclassicismo, rimasero colpiti da tanta perfezione… era un sogno o la realtà?

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