Il Sacello degli Augustali di Miseno.

by / sabato, 04 luglio 2020 / Published in Archeologia1, Il blog, L'Italia che non ti aspetti, Viaggiando .....

Nel 1968 il proprietario di un terreno ubicato a Miseno, località anticamente occupata dai principali edifici pubblici e militari della città, famosa fu la flotta navale, decise di far effettuare uno sbancamento per permettere la costruzione di due villette. Ed ecco, come spesso accade in certi ritrovamenti, una fortunata casualità, dal terreno emerse un complesso edilizio di Età Imperiale. Di conseguenza niente più villette e si procedette con scavi archeologici che andarono avanti sino al 1972, in questa data furono sospesi poiché la presenza di una falda acquifera, che sommergeva parte delle strutture, le rendeva instabili, l’acqua è ancor oggi presente, tanto che una colonia di anatre ne ha preso possesso. Sì ma che era il complesso che fu ritrovato? “Templum augusti quod est augustalium”, così recitava un’iscrizione posta sull’epistilio, un architrave, del complesso. Da questa iscrizione fu chiara la natura della costruzione, si trattava del Sacello degli Augustali, cioè un edificio adibito ai riti di culto degli imperatori, di cui se ne occupavano i sacerdoti augustali. Il complesso fu edificato nel I secolo d.C., in Epoca Giulio Claudia, ma subì alcune modiche nel secolo successivo. Il Santuario è formato da tre ambienti, uno centrale e due laterali, parzialmente costruiti in muratura e in parte scavati nel tufo, questi si aprono su un cortile porticato. I tre ambienti presentano una pianta rettangolare e quello centrale, il più grande, è il sacello vero e proprio, esso era formato da un tempietto a podio e a pianta rettangolare davanti al quale, si trovava un altare. Tramite una gradinata di marmo sì accedeva al pronao, lo spazio davanti alla cella, il quale era formato da quattro colonne, tetrastilo, sormontate da un frontone, terminate con un timpano, decorato con alcuni rilievi e con un’iscrizione dedicatoria, la sua ricostruzione si può vedere nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei.

All’interno l’ambiente presentava un mosaico pavimentale con tessere bianche e nere, mentre le pareti, quasi sicuramente, erano coperte da lastre di marmo. La parete di fondo terminava con un’abside, intonacata e dipinta di rosso sulla parte superiore, in essa vi era un podio, e due nicchie rettangolari, mentre il catino era decorato con stucchi con rilievi a soggetto marino. Nelle due nicchie, scavate nel tufo, furono ritrovate, le statue degli imperatori Vespasiano e Tito anch’esse esposte a Baia nel Museo archeologico dei Campi Flegrei. Nel porticato e nel cortile furono ritrovate delle basi di statue, quindi il tutto doveva essere abbellito da sculture. Il ritrovamento dei soli piedistalli, se pur molto riduttivo, ha la sua importanza, poiché su di essi furono trovate epigrafi dedicate a imperatori divinizzati e a divinità. Gli ambienti laterali si sviluppavano su due livelli e terminavano con delle coperture con volte a botte. Anch’essi erano decorati con pitture, stucchi e presentavano mosaici sui pavimenti, di tutte queste decorazioni, però è rimasto molto poco. In uno di questi furono rinvenute due statue femminili, una raffigurante la Dea dell’abbondanza mentre l’altra era l’immagine di un personaggio non ben definito, gli esperti hanno pensato che fosse una donna appartenente alla corte di Augusto. Inoltre fu ritrovata la base lastricata di Esculapio. Nell’ambiente di sinistra fu rinvenuto un importante gruppo bronzeo con statua equestre attribuita all’imperatore Domiziano, ma qui va fatta una precisazione. La scultura raffigura l’imperatore Domiziano in sella a un cavallo impennato che cerca di frenare tirando le redini, ma la testa, lo si vede chiaramente, fu tagliata lungo il contorno del viso, questo, infatti, riproduce l’imperatore Nerva, mentre nella nuca si vede chiaramente la calvizie di cui Domiziano soffriva sin dalla gioventù. È molto probabile, quindi, che la statua fu realizzata per Domiziano e dopo la damnatio memoriae che l’imperatore subì alla scultura venne dato il volto di Nerva. Nel complesso archeologico furono ritrovate anche statue di divinità: Asclepio, Apollo e Venere, tutte le statue e gli oggetti asportati dal Sacello degli Augustali sono esposti nel Museo archeologico dei Campi Flegrei di Baia. Alla fine del II secolo, le strutture de Sacello degli Augustei crollarono, probabilmente a causa di un terremoto. Inoltre il franare del costone retrostante il Sacello portò anche uno schiacciamento di parte delle strutture stesse. Infine, il bradisismo che caratterizza tutta la zona ha portato l’affioramento della falda acquifera… e le anatre sono felici. 

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