Il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.

by / mercoledì, 04 Gennaio 2017 / Published in Archeologia1, Il blog, Viaggiando .....

Il Palazzo Pontificio, o Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, fu residenza papale suburbana, generalmente frequentata nel periodo estivo, da poco è divenuta un museo. Il palazzo è all’interno della zona extraterritoriale delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, sui Colli Albani, a circa venti chilometri a sud di Roma. Tale privilegio fu sancito con i Patti Lateranensi del 1929, Il palazzo è parte integrante dell’area di oltre cinquantacinque ettari che costituisce il complesso delle Ville Pontificie. La storia parte Domiziano, imperatore Romano regnante tra l’81 d.C. e il 96 d.C., il quale fece costruire, in questo luogo, la sua villa, presumibilmente sull’acropoli dell’antica Alba Longa. Quest’antica villa romana imperiale si sviluppava per quasi quattordici chilometri quadrati, dalla via Appia arrivava a comprendere il lago di Albano, secondo alcune ipotesi di autorevoli studiosi la villa di Domiziano includeva anche la collina di Castel Gandolfo, dove oggi si può ammirare il Palazzo Apostolico in quello stesso spazio che, in precedenza, era occupato dal centro di Alba Longa. Sempre secondo queste ipotesi le Ville Pontificie sorgono su quella che era la parte centrale della residenza di Domiziano, la villa era posizionata in modo da dominare tutta la zona e lo sguardo poteva giungere fino al mar Tirreno. La villa doveva essere grandiosa, la parte più alta del pendio, che fu suddiviso in tre ripiani, era occupata dai servizi: cisterne e abitazioni per gli schiavi imperiali. La parte centrale era delimitata da un grande muro, che serviva da sostruzione, intervallato con quattro ninfei, qui era edificato il palazzo imperiale e il teatro. Infine nella parte inferiore vi era un criptoportico, la passeggiata coperta a uso dell’imperatore, i giardini e l’ippodromo. L’acqua era fornita da tre acquedotti che ancor oggi riforniscono le Ville Pontificie e l’abitato di Castel Gandolfo. Nata come residenza estiva finì col divenire dimora, quasi permanete, di Domiziano, ma, l’epopea della villa durò poco, infatti, dopo la morte di Domiziano i suoi successori non stabilirono mai qui la loro residenza. Adriano vi trascorse un breve periodo mentre attendeva la fine dei lavori della sua villa di Tivoli, Marco Aurelio vi trascorse solo pochissimi giorni durante la ribellione del 175 d.C., infine Settimio Severo la usò per installare i castra dei suoi fedelissimi e per le loro famiglie. La decadenza fu inevitabile, e divenne, come spesso accadeva, cava per marmi, decorazioni e monumenti, che furono riutilizzati per la costruzione di Albano, mentre un altro nucleo, prevalentemente di agricoltori, diede origine a Castel Gandolfo. Le spogliazioni continuarono nel tempo, nel XIV secolo si cercarono in maniera sistematica i marmi che in parte furono usati anche nella costruzione del duomo di Orvieto. Nel 1200 fu costruito un possente castello dalla famiglia genovese dei Gandolfi, da cui deriva il nome odierno, in seguito l’area divenne proprietà dei Savelli fino al 1596 quando il territorio fu acquisito dalla Camera Apostolica e incamerato, nel 1604, come patrimonio inalienabile della Santa Sede. Come si diceva, questo territorio fu prescelto, da molti Papi, come luogo per passare l’estate, sicuramente in maniera più fresca che non a Roma, Urbano VIII all’alba della sua elezione diede il via alla costruzione Palazzo Pontificio affidando l’incarico della progettazione a Carlo Maderno, il quale lo concretizzò con l’aiuto dei suoi collaboratori Bartolomeo Breccioli e Domenico Castelli. Curiosamente, benché Urbano VIII volle e fece eseguire la costruzione del palazzo, non ci mise mai piede, infatti, preferì frequentare la vicina Villa Barberini, che apparteneva a suo nipote Taddeo. La prima villeggiatura ufficiale avvenne con Papa Alessandro VII che per abitarvi fece terminare i lavori, dando luogo all’edificazione dell’ala occidentale e la facciata, sembra che a queste attività contribuì anche Gian Lorenzo Bernini. Dopo questo Papa l’edificio fu in sostanza abbandonato per quasi un intero secolo, nella metà del 1700 Benedetto XIV, intraprese la ristrutturazione e modifica l’edificio facendolo ampliare e immaginò, per esso, nuove decorazioni, così come fece Clemente XIV che acquistò villa Cybo aggiungendola al complesso. Quest’ultimo Papa fece anche ampliare il parco ma, un altro momento oscuro andò delineandosi, infatti, le truppe napoleoniche danneggiarono seriamente l’edificio. Dopo che le truppe napoleoniche abbandonarono l’Italia, l’edificio fu fatto restaurare da Pio VII e in seguito da Pio VIII, fu particolarmente usato come resistenza estiva sia da Gregorio XVI sia da Pio IX, i quali fecero eseguire altri lavori di mantenimento e miglioramento. Pio IX abbandonò il Palazzo Apostolico, così come i successori, nel 1870 quando cioè Roma fu dichiarata capitale del neonato regno d’Italia. Da quella data fu appunto abbandonato di Papi, così come tutte le residenze che lo stato pontificio possedeva al di fuori di Roma, i Papi, per così dire, da quel momento in poi si rinchiusero in Vaticano in aperto disaccordo con lo stato italiano. Questo “Volontario esilio” durò fino al quel famoso 1929 quando i Patti Lateranensi, sottoscritti da ambo le parti, decretavano la nascita dello Stato Vaticano e le Ville Pontificie di Castel Gandolfo, con l’aggiunta di villa Barberini, tornarono a essere dominio extraterritoriale pontificio, così come altre proprietà già appartenenti alla Chiesa. Pio XI tornò a frequentare, nel periodo estivo, il palazzo apostolico di Castel Gandolfo che riprese a essere la residenza per i soggiorni estivi dei Papi. Pio XI fece anche costruire, dall’architetto Giuseppe Momo, i vari collegamenti tra le proprietà che, pur essendo confinanti, erano divise dalla rete stradale della cittadina. In particolar modo, fece costruire una loggia per unire il palazzo Apostolico e la villa Cybo, fece realizzare un cavalcavia che permetteva di unire i giardini di questa villa con quelli della Villa Barberini. Le opere volute da questo pontefice proseguono con la realizzazione, nel 1934, della sede dell’osservatorio astronomico, la cosiddetta “Specola Vaticana”, che fu fatta edificare nel palazzo apostolico sotto la torre e affidata ai Gesuiti. E tanto per non farsi mancare nulla, proseguì con l’acquisto di vari terreni e l’istallazione di una vera e propria azienda agricola, il risultato finale fu che la proprietà dei pontefici a Castel Gandolfo raggiunse i cinquantacinque ettari, ben più vasta dello stesso Stato Vaticano che di ettari ne misura quarantaquattro. Dal 21 ottobre 2016, per decisione di Papa Francesco, il Palazzo fu dismesso come residenza estiva del Papa e divenne ufficialmente un museo, gestito dalla stessa direzione dei musei vaticani.

Molto interessanti sono le tre epigrafi che appaiono sulla facciata e che riportato la celebrazione delle opere eseguite da, in ordine cronologico, Paolo V Urbano VIII e Alessandro VII, di seguito ne riporto i testi con la relativa traduzione:

PAULUS PONT MAX OPPIDUM AQUARUM PENURIA ET NOXIA E TURNI LACU ASPIRATIONE INFREQUENTIUS AQUA TERTIO AB HINC MILLIARIO DERIVATA ET LACU EXSICCATO SALUBRIUS LAETIUSQUE REDDIDIT AN DOM MDCXI PONTIF SVI VII”.

Paolo V Papa vista la scarsità e la dannosa acqua della città fece prosciugare il laghetto di Turno e restaurò l’acquedotto nell’anno del Signore 1611 settimo del suo pontificato“. (traduzione del tutto libera)

URBANUS VIII PONTIFEX MAXIMUS SEMITIS COMPLANATIS COETERISQUE AD USUM VILLAE COMPARATIS SUBURBANAS AEDES COMMODITATI PONTIFICUM EXTRUXIT ANNO DOMINI MDCXXIX PONTIFICATUS VII“.

Urbano VIII Papa livellate le gallerie e le altre [necessità] ad uso della Villa sistemate la residenza suburbana dei pontefici fondò nell’anno del Signore 1629 settimo del suo pontificato”.

ALEXANDER VII PONTIFEX MAXIMUS AEDES AB URBANO VIII OB COELI SOLIQUE SALUBRITATEM AMOENITATEMQUE ANIMO CORPORIQUE BREVI SECESSI REFICIENDIS POSITAS AMPLIAVIT INSTRUXIT ABSOLVIT ANNO MDCLX”.

Alessandro VII papa la residenza di Urbano VIII per ristorare l’animo e il corpo nel breve soggiorno con la salubrità e l’amenità del cielo e del sole pose allargò migliorò nell’anno 1660”.

Breve descrizione del piano nobile

Dal cosiddetto cortile delle udienze si può accedere allo scalone d’onore che permette di raggiungere il piano nobile, la disposizione delle stanze rispecchia l’ordine gerarchico del cerimoniale vaticano, la prima stanza è, infatti, il “Salone degli Svizzeri”. Questa stanza, un tempo destinata al corpo di guardia, fino ai restauri fatti eseguire da Pio XI, era divisa in due parti da quattro colonne, oggi la sala è decorata con un altorilievo che rappresenta la deposizione della croce ed è presente una Madonna del 1700 opera di Domenico Corvi. Una curiosità, sul pavimento originario, oggi non più presente, si potevano vedere graffiti e scritte eseguite con le alabarde delle “Guardie Svizzere”, forse un passatempo dell’epoca. Subito dopo si accede alla “Sala dei Palafrenieri” dove è possibile vedere i “Sediari” pontifici e delle guardie nobili, altri oggetti ricordano la presenza di Pio IX. La stanza che segue è la “Sala dei Camerieri di Cappa e Spada”, qui si possono ammirare copie di quadri di Bartolomé Esteban Murillo e Guido Reni. La Stanza successiva è detta “Sala dei Bussolanti”, qui è conservata una copia della bolla del concordato di Fontainebleau del 1801, vi è poi un ritratto di Pio VII e del suo segretario di stato, opera di Jean Baptiste Wicar. Subito dopo vi è la sala del trono che risale all’epoca di Innocenzo X. Si prosegue nella “Sala del Concistoro”, questa stanza fu fatta decorare, da Pio IX, con pavimenti di marmo policromo e con una tappezzeria damascata, qui si possono ammirare due splenditi arazzi che rappresentano la fuga della Sacra Famiglia in Egitto. Subito dopo si accede alla “Galleria di Benedetto XIV”, l’ampliamento fu eseguito su volontà di Alessandro VII, ma, la decorazione fu eseguita nel 1700, con dipinti a tempera, da Pier Leone Ghezzi raffiguranti vedute dei colli Albani e scenette pastorali. Si giunge, così, alla “Cappella Papale di Urbano VIII”, sicuramente una delle più antiche stanze di tutto l’edificio, fu affrescata da Simone Lagi, notevoli gli stucchi eseguiti dai fratelli Zuccari. Proseguendo si entra nelle stanze dell’appartamento privato del papa, s’inizia da un’anticamera in cui si può vedere una madonna, opera di Carlo Dolci, si prosegue con lo studio, ristrutturato per volontà di Pio XI, in cui sono presenti una scrivania con lo stemma di Pio VII e dipintiti di Carlo Dolci e Paolo Veronese. Si entra nella sala da pranzo di Clemente XIV, con decori di Angeloni e Cristoforo Unterberger, si giunge cosi nella camera da letto del pontefice e nella Cappella privata, quest’ultima voluta da Pio XI, Papa che era molto legato alla Polonia dove aveva trascorso circa tre anni, all’interno della Cappella fece collocare la riproduzione della Madonna di Czestochowa, che gli fu donata dai vescovi polacchi. Sono presenti anche dipinti del pittore polacco Rosen, tutti ricordi del periodo in cui papa Ratti fu nunzio apostolico in Polonia. In questa Cappella privata, fatto piuttosto insolito, hanno pregato insieme due pontefici, Benedetto XVI, per cosi dire “Dimissionario” e il neo eletto Papa Francesco. La toilette dell’appartamento presenta degli affreschi risalenti all’antico castello dei Gandolfi e dei Savelli, vi è poi la “Stanza dello Scopatore Segreto”, antica denominazione dei domestici addetti alle pulizie delle stanze papali. Infine vi è la “Sala dello Scalco”, antica denominazione dei servitori papali, affrescata con nature morte di Salvator Rosa. Tutte e due le stanze furono utilizzate in seguito dai segretari del pontefice. Nel palazzo Apostolico vi è anche il “Salone del Biliardo”, che è lungo trenta metri, un tempo adibito ai passatempi della corte pontificia e poi come sala da pranzo, qui si possono ammirare due affreschi settecenteschi che raffigurano le passeggiate di Clemente XIV nella vicina villa Cybo. Non è poi da trascurare l’appartamento del cardinale segretario di Stato, arredato con mobili cinesi, nel 1747, quando sul trono di Pietro sedeva Benedetto XIV. Durante il periodo della seconda guerra mondiale, per volere di Pio XII, all’interno del Palazzo Apostolico e nelle Ville Pontificie, trovarono rifugio migliaia di persone, questo grazie ai privilegi dell’extraterritorialità, racconti popolari narrano che molte madri diedero alla luce i figli proprio nella stanza da letto del Papa.

Oltre al Palazzo Apostolico, pregevoli sono i giardini come, del resto, è apprezzabile tutto il complesso che va sotto il nome di Ville Pontificie, compresa villa Barberini e l’Antiquarium con interessanti reperti romani, ma, questo sarà argomento, dopo una successiva visita del sito, di un prossimo articolo.

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