Il Museo Palatino o l’Antiquarium del Palatino.

by / domenica, 15 settembre 2019 / Published in Archeologia1, Il blog, Roma Nascosta, Viaggiando .....

Come spesso accade, nella “Città Eterna”, le cose non sono mai semplici e la storia di quest’Antiquarium è fatta di varie vicissitudini e conflitti d’interesse. Tutto iniziò nella metà del XIX secolo quando Pietro Rosa, un politico, archeologo e topografo italiano, primo Soprintendente agli scavi e monumenti della provincia di Roma, nato a Roma il 10 novembre 1810 e ivi deceduto il 15 agosto 1891, decise di mettere in piedi al piano terra di un edificio costruito dai Farnese il primo Antiquarium del Palatino. In esso furono conservate le sculture ritrovate duranti gli scavi archeologici effettuati per volere di Napoleone III, ma nel 1882 l’edificio fu abbattuto, si volle un collegamento diretto tra il Palatino e tutta l’area archeologica del Foro Romano. Collegamento che era impedito proprio da questo edificio appartenente alla precedente villa dei Farnese, i quali la edificarono su questo storico colle romano, dei lavori di demolizione s’incaricò Rodolfo Lanciani. Fu in quest’occasione che i reperti furono catalogati da Gherardo Ghirardini, archeologo e professore universitario. Sempre in quest’occasione i capolavori tornati alla luce durante gli scavi furono trasferiti al Museo delle Terme di Diocleziano. Spostiamoci ora alla prima metà del XX secolo, precisamente negli anni trenta, quando l’archeologo Alfonso Bartoli, direttore di nuovi scavi sul Palatino, nonché scopritore di numerosi reperti, in special modo nella Domus Augustana, prese un’importante iniziativa. Volle e riuscì a riportare sul Palatino una parte dei reperti, tutti ritrovati su questo colle, che ormai erano conservati al Museo delle Terme, divenuto, nel frattempo, Museo Nazionale Romano. L’esposizione avvenne in un edificio, quello attuale, costruito per le suore della Visitazione, nel 1868. L’esposizione dei reperti occupava solo un piano di questa costruzione, che fu edificata sopra le strutture pertinenti al palazzo imperiale di Diocleziano, là dove andava a raccordarsi la Domus Flavia e la Domus Augustana. Naturalmente le vicissitudini di questo museo non terminano qui, durante la seconda guerra mondiale le opere, per ragioni di sicurezza, tornarono al Museo Nazionale Romano. Terminato il conflitto mondiale, si accese, tra il Museo Nazionale Romano e l’Antiquarium del palatino, una disputa per l’attribuzione dei reperti, perché si volevano mantenere alle Terme di Diocleziano le opere più belle, significative e di elevato interesse artistico. All’Antiquarium dovevano essere destinati solo reperti che erano legati direttamente alla storia del colle, la questione finì nelle mani del ministero dell’istruzione, all’epoca proprietario di tutte e due i siti. La ragione fu data al Museo Nazionale Romano, con tanto di motivazione, poiché questa istituzione poteva dare più risalto alle opere esposte, mentre i visitatori del Palatino erano più interessati ai resti archeologici dei vari edifici. Di conseguenza il Museo Palatino ospitò unicamente reperti topograficamente e direttamente legati al colle. Qualcuno penserà che questa sia la conclusione della storia… ebbene così non è, infatti, in base alla legge del 1981 sul patrimonio archeologico di Roma, il Museo fu riorganizzato, prima di ciò restò chiuso per un lungo periodo. Tale riorganizzazione portò al ritorno, nell’Antiquarium, di varie opere, il nuovo allestimento fu curato dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, l’intento era di presentare un panorama della cultura e dei gusti artistici imperiali, partendo da Augusto fino a giungere al tardo impero, ma mostrare anche la storia dei primi insediamenti e le opere del periodo repubblicano. Ora sorge spontanea una domanda, cosa è possibile vedere all’interno del museo Palatino? Le raccolte sono esposte su due livelli, ogn’uno dei quali si presenta al pubblico con quattro sale espositive. Al piano terra sono esposte le opere che partono dalle origini per giungere all’epoca repubblicana, mentre il primo piano è interamente dedicato alle opere di epoca imperiale.

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Piano Terra.

Nella sala I del piano terra è raccontata la preistoria del colle da centomila anni fa fino alla fine del secondo millennio a.C., si tratta di oggetti in pietra che dimostrano una frequentazione umana del Palatino a partire dal Paleolitico medio e proseguendo, nel Paleolitico superiore, per terminare nell’età del bronzo. Nelle sale II e III siamo nella protostoria del Palatino, periodo che va dal X al VII secolo a.C., quando sul colle compaiono le capanne dell’età del ferro e le relative sepolture. Gli studiosi hanno trovato le tracce di un villaggio con capanne che risalirebbero, almeno, all’VIII secolo a.C., ciò è il risultato dello studio di manufatti ritrovati sul colle. Infatti, furono rinvenuti, oggi esposti in queste sale, vasi e utensili vari prodotti localmente, interessanti, da un punto di vista storico divulgativo, sono i modellini di capanne e di un villaggio esposti in questi locali. Inoltre, sempre in queste sale, è possibile vedere ciò il contenuto di una tomba di un infante, datata all’inizio del VII secolo a.C., su un muro è riprodotta la stratigrafia degli scavi, così come furono rinvenuti i reperti dai più recenti scendendo, poi, man mano verso i più antichi. Entrando nella sala IV ci ritroviamo nell’età arcaica e repubblicana, tra il VI e il I secolo a.C., quando compaiono gli edifici religiosi, culturali, pubblici e le domus private. Fra le opere esposte, tutte di grande rilievo, risaltano: un altare dell’epoca di Silla che riporta una dedica molto particolare e antefisse di terracotta. La dedica dell’altare recita semplicemente: “A un Dio o a una Dea”, sicuramente una formulazione molto particolare che definirla vaga e poco, ma anche questo ha una spiegazione, infatti, questa espressione era usata quando si voleva nascondere, ai loro nemici, i veri nomi degli Dei o delle Dee, venerati. Premesso che le antefisse sono elementi della copertura dei tetti posti sulla testata delle travi del tetto o a occlusione dei canali terminali delle tegole, queste qui esposte sono tante, di terracotta policroma, di varie epoche comprese nel periodo citato, alcune raffigurano, probabilmente, la certezza non vi è, Giunone Sospita, Giove e Apollo. Attraverso una scala esterna saliamo al primo piano.

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Primo Piano.

Nella sala V, la prima di questo piano, entriamo nel periodo augusteo, compreso tra il 29 a.C. e il 14 d.C., tra le opere esposte, tutte di notevole importanza, risaltano: la statua di Hermes eclettico, la quale trova ispirazione dagli scultori greci Lisippo e Policleto; la statua di atleta vittorioso di basalto, particolare per il materiale usato e anche perché, a detta di alcuni studiosi, quest’opera sarebbe stata commissionata da Ottaviano dopo la vittoriosa Battaglia di Azio. Di notevole rilievo è un affresco ritrovato tra gli scavi delle “Scalae Caci”, ossia le “Scale di Caco”, il gigante nemico di Ercole. Queste scale mettevano in comunicazione il Cermalus o Germalus, così era chiamata la collinetta occidentale del Palatino, prima che divenisse residenza imperiale, con il Foro Boario. Alcuni resti di queste scale sono ancora visibili nella parte del colle cosiddetta delle “Capanne del Palatino”, la tradizione popolare vuole che nei pressi ci fosse l’abitazione di Romolo. A parte questa divagazione, l’affresco, di cui stavamo parlando, raffigura Apollo con una corona d’alloro, seduto su un trono, con in mano una citara, uno strumento musicale simile all’attuale chitarra, posto in prossimità all’Omphalos, cioè al centro dell’universo. Infine alcune antefisse e placche in terracotta raccontano di come i Romani fecero loro l’arte Etrusca della terracotta. La sala VI è dedicata al periodo neroniano, compreso tra il 54 d.C. e il 68 d.C., in particolare sono qui esposte le pitture e le decorazioni in opus sectile staccate dalla Domus Transitoria, il primo palazzo imperiale voluto dall’imperatore. Passiamo alle sale VII e VIII qui vi sono opere che vanno dal I secolo d.C., periodo riferito agli imperatori Giulio Claudii, alla Tetrarchia, tra III d.C. e il IV secolo d.C., vi sono esposte le ritrattistiche ufficiali e le decorazioni del Palazzo che si riferiscono a questo periodo. Vi sono molti busti che ritraggono vari personaggi del periodo quali: Nerone, Agrippina Minore, Antonino Pio, Adriano e Marco Aurelio. In queste sale ha trovato posto anche un’opera molto particolare, il cosiddetto Graffito di Alessameno, il quale tornò alla luce durante gli scavi del 1857, eseguiti nel Paedagogium. Il cosiddetto Pedagogium era un edificio del complesso del palazzo di Domiziano sul colle Palatino, situato al livello sottostante l’esedra della facciata della Domus Augustana, destinato, sembra, alla formazione dei paggi imperiali provenienti, probabilmente, da classi sociali medio alte. Questo graffito fu ospitato prima al Museo kircheriano e poi al Museo Nazionale Romano, infine, tornò sul Palatino. Si tratta di un disegno grossolano, allora perché è così famoso? È, probabilmente del III d.C., ed è molto particolare. Questo graffito è composto di tre disegni, in uno si vede un uomo crocefisso con la testa di un asino o di un mulo, in una altro si vede un uomo in adorazione, con il braccio sollevato, infine nel terzo disegno compare una scritta in Greco arcaico: “ΑλΕξΑΜΕΝΟς CЄΒΕΤΕ ΘΕΩN”, che in lettere latine sarebbe “Alexamenos sebete theon”, la cui traduzione dovrebbe essereAlessameno venera Dio“. Questo graffito fu molto studiato e fece nascere tantissime polemiche e altrettanti contrasti, sembra che si trattava di una raffigurazione che andava a deridere un Cristiano che fu accusato di adorare un asino, l’onolatria, ipotesi riportata anche da Quinto Settimio Fiorente Tertulliano, scrittore, filosofo e difensore del Cristianesimo, un Romano molto celebre ai suoi tempi, egli fisse tra il 155 d.C. e il 220 d.C., nacque e morì a Cartagine. Gli ambienti del Museo Palatino sono otto, ma, in realtà, da una galleria è stata ricavata la IX sala espositiva, in essa troviamo, sia originali greci sia copie romane, delle opere di età classica ed ellenistica, le quali furono rivenute durante gli scavi archeologici dei palazzi imperiali del Palatino. Un Museo che va visitato con attenzione… soprattutto non si deve sottovalutare.

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