Il Mitreo di Sutri

by / venerdì, 09 Gennaio 2015 / Published in Archeologia1, Il blog, L'Italia che non ti aspetti

 

Da Roma, percorrendo la via Cassia dopo circa 50 Km e poco prima di giungere a Sutri si possono vedere, sulla sinistra, un discreto numero di tombe Etrusche. Se si ha un po’ di tempo ci si può fermare ad osservare la struttura delle tombe stesse, alcune rimaneggiate in epoca Romana, si può poi visitare ed ammirare un magnifico anfiteatro che i Romani scavarono quasi interamente nel tufo e tutt’oggi ben conservato.

Un po’ più avanti camminando lungo un sentiero che costeggia le tombe si giunge in un piccolo spiazzo dove si può vedere e visitare (sempre se ci sono i custodi) la chiesa di Santa Maria del Parto, luogo di culto dalle origini molto antiche e non solo Cristiane. Da preesistenti tombe Etrusche i Romani nel I sec. d. C. ricavarono, scavando nel tufo, un Mitreo, con una entrata, detta vestibolo, separata dalla sala in cui si svolgeva il rito, un locale a pianta rettangolare detto spelaeum con una navata centrale lunga e stretta in fondo alla quale probabilmente c’era, al posto di quello attuale, l’altare dedicato a Mitra e sul retro era posta una nicchia (ancora esistente) dove forse vi era un bassorilievo o un affresco con la raffigurazione di Mitra nell’atto di uccide il toro, tauroctonia. Il bassorilievo o l’affresco non sono mai stati ritrovati quindi probabilmente sono andati perduti o distrutti, la supposizione della loro presenza deriva dal fatto che tale rappresentazione fa parte della tipica struttura dei Mitrei. Alla destra e alla sinistra della navata centrale sono situate due strette panchine dove si sedevano i fedeli per il banchetto rituale, detto anche agape, posizionate lungo le mura laterali sono suddivise da dieci pilastri per lato, anch’essi scavati nel tufo. Sul soffitto a botte era probabilmente dipinto con un cielo stellato in cui era riprodotto lo zodiaco ed alcuni pianeti. Al centro della navata centrale vi è una fossa da alcuni studiosi identificata con la fossa sanguinis, cioè la buca dove si raccoglieva il sangue degli animali sacrificati, probabilmente galline o altri piccoli animali, sicuramente non poteva essere immolato un toro viste le dimensioni modeste della struttura.

Con l’avvento del Cristianesimo il Mitreo fu subito trasformato in luogo di culto dedicato a San Michele Arcangelo ed in seguito a Santa Maria del Parto, così il vestibolo, le colonne e il locale interno furono riccamente affrescati e vennero cancellate tutte le tracce pittoriche e scultoree che potevano essere riferite al culto Mitraico. Ora sulle pareti vi sono, tra gli altri, affreschi che rappresentano la Madonna con Bambino (situato all’interno della nicchia dietro l’altare), San Cristoforo che reca sulle spalle Gesù bambino, alcuni fedeli in pellegrinaggio, una coppia di sposi e alcuni episodi relativi al culto di San Michele Arcangelo nei quali torna la presenza del toro. La repentina trasformazione del luogo in chiesa Cristiana ha fatto certamente sparire ogni ricordo del culto Mitraico ma ci ha consegnato praticamente intatta la struttura del Mitreo che i Romani scavarono nel tufo riadattando tombe Etrusche.

(Vedi foto)

(235)

Tagged under:

2 Responses to “Il Mitreo di Sutri”

  1. […] E’ difficile immaginare che a poche decine di metri dalle ultime abitazioni di Marco Simone, una piccola frazione di Guidonia, si trovi  una chiesa ipogea, dedicata a S.Nicola, quasi sicuramente sovrapposta ad un preesistente Mitreo, tanto più che il sito assomiglia moltissimo alla ben più famosa chiesa della madonna del parto, sorta su un precedente mitreo. […]

TOP