Il mito di Perseo, le Gorgoni, Medusa, la nascita di Pegaso e Crisaore.

by / venerdì, 23 giugno 2017 / Published in Il blog, Miti e Leggende

Perseo.

Perseo in greco antico Περσεύς, Perséus, è un eroe della mitologia greca, figlio di Zeus e di Danae, figlia del re di Argo, Acrisio. Il mito inizia nella città di Argo, durante il regno di Acrisio, figlio di Abante e di Ocalea. Il re viveva in questa città insieme alla moglie Euridice e alla loro figlia Danae, alcuni scrittori riportarono che la moglie del re fosse Aganippe. Acrisio, preoccupato per non avere eredi maschi, voleva sapere quale sorte sarebbe toccata al suo regno, ignorando a chi dover lasciare i suoi possedimenti. Per questo si recò a Delfi per consultare l’oracolo, ma il responso fu, a dir poco, drammatico, non avrebbe avuto figli maschi e la sua morte sarebbe avvenuta per mano di suo nipote, in altre parole il futuro figlio di Danae. Il re tornò nella sua città terrorizzato e fece immediatamente rinchiudere la figlia in una torre dalle porte di bronzo guardate da cani ferocissimi, in questo modo sperava che nessun uomo avesse potuto avvicinarla. Gli Dei però, si sa, decidevano della sorte dei mortali come e quando volevano, Zeus dall’alto dell’Olimpo seguì la vicenda e impietosito della sorte, a cui la giovane stava andando incontro, decise di intervenire, a suo modo ovviamente. Entrò nella camera della fanciulla sotto forma di pioggia dalle gocce d’oro e concepì con lei Perseo, colui che un giorno sarebbe diventato uno dei più grandi eroi dell’antichità. Danae viveva rinchiusa in quella prigione insieme alla propria nutrice, con l’aiuto di quest’ultima poté partorire il figlio e allevarlo per alcuni mesi senza che il re ne sapesse nulla. La cosa proseguì fino a quando il bambino emise un grido, mentre giocava, Acrisio lo sentì e ignorando come si erano svolti i fatti, pensò che l’autore del fattaccio fosse il fratello Preto, che per sfregio, gli avesse sedotto la figlia. Danae a quel punto raccontò la verità, ma il padre non volle crederle e, sempre più terrorizzato dalla predizione, prima uccise la nutrice complice del misfatto, poi fece rinchiudere la figlia e il nipotino in una cassa di legno che abbandonò alla deriva in mezzo al mare. La cassa, navigando in maniera casuale, approdò sulla riva dell’isola di Serifo, qui fu trovata dal pescatore Ditti, che poi era il fratello di Polidette il tiranno dell’isola. Ditti aprì la cassa con cupidigia pensando che contenesse un ricco tesoro, ma in essa trovò Danae e Perseo ancora vivi, li rifocillò e li condusse al cospetto dal fratello, che decise di ospitarli. Perseo crebbe alla corte di Polidette, forte e vigoroso, mentre la madre diveniva sempre più bella ed era l’oggetto dei desideri del re. Danae rifiutò la richiesta di matrimonio di Polidette rispondendogli che non ricambiava il suo amore e l’unico pensiero che albergava in lei era il figlio. Il Tiranno non si arrese e cercò, con l’inganno di eliminare Perseo, convinto che senza la presenza del figlio, Danae si potesse legare a lui. Finse di voler convolare a nozze con Ippodamia, radunò gli amici dei territori confinanti e lo stesso Perseo, chiese a ognuno dei presenti, per regalo di nozze un cavallo, Perseo era avvilito poiché non possedeva nulla di simile da poter offrire. Così promise al re che, se non avesse più insidiato sua madre, sarebbe stato capace di portargli qualunque cosa avesse voluto. L’inganno di Polidette era riuscito, chiese a Perseo come dono di nozze la testa di Medusa, una delle tre Gorgoni, convinto che il giovane non avrebbe mai fatto ritorno da quell’impresa… Chi erano le Gorgoni e Medusa? Apriamo una parentesi e andiamo a vederlo.

Le Gorgoni.

Le Gorgoni, mostri della mitologia greca, la prima testimonianza conosciuta sul mito di Medusa e delle Gorgoni si ritrova nella Teogonia di Esiodo. Erano tre sorelle figlie di due divinità marine, Forco e di Ceto, i loro nomi erano: Steno, Euriale e Medusa. Il loro aspetto era mostruoso, avevano ali d’oro, mani con artigli di bronzo, zanne di cinghiale dalle quali sporgeva la lingua e serpenti al posto dei capelli, la loro caratteristica distintiva era, oltre la foggia non certamente rassicurante, che chiunque le guardasse direttamente negli occhi, era trasformato in una statua di pietra, quindi incutevano terrore sia nei mortali sia negli immortali. Le Gorgoni abitavano oltre l’oceano conosciuto e ai confini del mondo, vicino a dove dimoravano anche le Esperidi e la Notte, rappresentavano la perversione nelle sue tre forme. Euriale simboleggiava la perversione sessuale, Steno quella morale e Medusa la degenerazione intellettuale. Erano, inizialmente, rappresentate come i mostri descritti prima, ma, poi nell’arte, presero le sembianze di fanciulle bellissime, anche se avevano sempre serpenti al posto dei capelli. La Gorgone per antonomasia era Medusa, l’unica a essere mortale, le sorelle erano immortali e non invecchiavano, ma era altresì loro regina e, per volere di Persefone, era anche la custode degli Inferi. Alcuni autori parlano dell’esistenza di una sola Gorgone, per esempio Omero la cita tra le ombre dell’Ade nell’Odissea e nell’Iliade, scrive che la testa della Gorgone è fissata sull’egida di Atena. Vediamo allora chi era Medusa, nelle varie versioni del mito.

Medusa.

Come si è detto, nelle rappresentazioni più antiche le Gorgoni, compresa Medusa, erano raffigurate come mostri orripilanti. Medusa, il cui nome in greco significa “Colei che domina”, secondo alcuni autori classici, quali: Ovidio, Apollodoro, Esiodo, la Gorgone era bellissima e poiché gli Dei non erano indifferenti al fascino delle fanciulle, mortali o immortali che fossero, Poseidone s’invaghì di lei. Il Dio assunse le sembianze di un uccello e la rapì, la portò in un tempio dedicato ad Atena, in questo luogo la sedusse o la violentò, a secondo della versione, Medusa nascose il volto dietro l’egida della Dea e si vantò di avere i capelli più belli di Atena. La Dea doppiamente offesa, sia per la profanazione della sacralità del tempio sia per quello per cui la mortale si era vantata, la punì. È quale punizione poteva mai concepire Atena? Semplice, le trasformò i capelli in un groviglio di serpenti e il corpo in un mostro con gli occhi di fuoco, la lingua penzolante, con zanne enormi, estremità con gli artigli e tutto il resto, compreso lo sguardo pietrificante. Mai competere in bellezza con una Dea. Comunque Poseidone fece concepire a Medusa due figli, un pochino particolari, lo vedremo in seguito… Altri autori hanno seguito un percorso diverso, cercando di dare una spiegazione razionale, Diodoro Siculo affermò che le Gorgoni, in realtà, facevano parte di una razza di donne guerriere abitanti della Libia, a cui Perseo avrebbe fatto guerra. Pausania, nella sua opera la Periegesi della Grecia, racconta che Medusa fu la regina delle popolazioni che vivevano intorno al lago Tritone, succeduta a suo padre Forco, era la guida per il suo popolo, andava a caccia e affrontava le battaglie. Durante una notte, mentre era accampata, per contrastare le truppe di Perseo, fu assassinata, l’eroe greco, colpito dalla bellezza della donna, portò la sua testa con sé per mostrarla ai greci. Comunque in quasi tutte le versioni del mito fu Perseo a uccidere Medusa e quindi ritorniamo a…

Perseo.

Avevamo detto che l’inganno di Polidette era riuscito, Perseo si prepara ad affrontare il mostro pietrificante. Il giovane non si rendeva conto a cosa stava andando incontro, non sapeva neppure dove fosse la Gorgone, ad aiutarlo ci pensò Atena stessa che gli consegnò un lucidissimo scudo. Perseo doveva usare quello scudo come uno specchio, in questo modo poteva guardare Medusa indirettamente e non si sarebbe trasformato in pietra. Anche Ermes, il messaggero degli Dei, lo volle aiutare e gli donò un falcetto di diamante affilatissimo, che aveva la proprietà magica di penetrare qualunque materiale, col quale l’eroe avrebbe tagliato la testa alla Gorgone. Le divinità fornirono al giovane anche altri oggetti essenziali alla riuscita di quella nella disperata impresa, i sandali alati per volare e spostarsi a grande velocità; una sacca magica che doveva servire a riporre la testa recisa di Medusa; l’elmo di Ade capace di donare l’invisibilità a chi lo indossava. Questi tre oggetti però, erano custoditi dalle Nife dello Stige, il fiume infernale, che dimoravano in un luogo sconosciuto a tutti tranne che alle tre Graie. Perseo avrebbe dovuto procurarseli con l’astuzia, soprattutto era necessario convincere le Graie a rivelargli quale fosse quel luogo così segreto. Le mitiche Graie erano tre, erano sorelle delle Gorgone, figlie anch’esse di Forco e di Ceto, nacquero già vecchie e decrepite. Per questo esse Incarnavano e simboleggiavano i vari momenti della vecchiaia, poiché non avevano mai vissuto la gioventù. Abitavano in un palazzo vigilato da Atlante, avevano il corpo di cigno, possedevano un unico occhio e un solo dente che usavano tutte e tre a turno, secondo le esigenze. Perseo raggiuse il palazzo, e qui dimostrò tutte le sue doti strategiche, egli, infatti, attese il momento dello scambio di questi due fondamentali organi e con destrezza se ne appropriò. A quel punto l’eroe propose, alle Graie, uno scambio, l’indicazione dell’abitazione delle Ninfe Stigie in cambio del bottino appena conquistato. Le Graie per la paura di non poter più mangiare ne vedere accettarono il baratto. Ottenuto ciò che voleva Perseo non restituì né l’occhio né il dente e andò a incontrare le Nife, che gli donarono la bisaccia, i calzari alati e l’elmo di Ade. Acquisito ciò che gli occorreva Perseo si recò nel paese degli Iperborei, una zona brulla e fredda del nord, quello che vide intorno a se era solo desolazione, sia l’erba, sia il cielo, sia la terra avevano un colore grigiastro, un luogo per niente gradevole né rassicurante. Nonostante la desolazione della zona, Perseo si addentrò in una foresta pietrificata con lo scopo di raggiungere Medusa, mentre camminava intorno a se vedeva delle statue, di colore grigio scuro, che raffiguravano donne e uomini in diverse pose ed espressioni. Ben presto il nostro eroe capì che quelle che vedeva non erano statue ma, bensì esseri umani trasformati in pietra dallo sguardo di Medusa e delle sue sorelle. Perseo indossò l’elmo di Ade rendendosi invisibile, si avvicinò alla Gorgone camminò all’indietro mentre la guardava riflessa nello scudo di Atena e quando le fu accanto, con il falcetto di Ermes, la decapitò nel sonno. Dal collo di Medusa nacquero Pegaso, il cavallo alato e Crisaore un gigante guerriero, entrambi concepiti durante il rapporto con Poseidone… Apriamo altre due piccole parentesi…

Pegaso.

Pegaso in greco antico: Πήγασος, Pegasos è anch’esso un “Personaggio” della mitologia greca, si tratta del più famoso cavallo provvisto di ali. Tra le varie versioni del mito della nascita di Pegaso due sono le più ricorrenti, una è quella appena vista sopra, la seconda, simile alla precedente, lo fa scaturire dal terreno che si bagnò del sangue della Medusa uccisa da Perseo. Si trattava di un animale libero e selvaggio, per un po’ di tempo utilizzato dal padre degli Dei per trasportare sull’Olimpo le folgori che gli costruirono i Ciclopi, con la supervisione di Efesto, sotto l’Etna. Bellerofonte riuscì ad addomesticarlo, non fu tutto merito suo, infatti, Atena gli donò delle briglie magiche, l’eroe se ne servì come cavalcatura nella sua impresa, che vide l’uccisione della Chimera. Bellerofonte però morì cadendo da Pegaso, a quel punto il cavallo alato ritornò tra gli Dei. Quando ci fu la gara di canto tra le Muse e le Pieridi Pegaso colpì con uno zoccolo il monte Elicona, che stava divenendo minaccioso per il cielo, poiché s’ingigantiva sentendo il canto delle Dee. Nel punto in cui lo zoccolo colpì il terreno scaturì una sorgente che fu chiamata Ippocrene, nello stesso modo il cavallo fece scaturire una sorgente a Trezene. Quando le sue imprese terminarono, il cavallo alato volò fino alle stelle formando la costellazione ancor oggi chiamata Pegaso. Bisogna però ricordare che sotto il nome di Pegaso sono riscontrabili varie figure mitologiche minori, infatti, nella letteratura latina, Plinio descrive come Pegasi alcuni uccelli dell’Etiopia, con teste di cavallo nonché un destriero dotato di ali e di corna. Mentre per Giulio Solino e Pomponio Mela Pegaso fu un uccello con orecchie di cavallo.

Crisaore.

Si tratta di un gigante armato di una lancia d’oro, da cui il nome Crisaore che in greco significa appunto “Colui che possiede la lancia d’oro”, anche in questo caso esistono perlomeno due diversi miti su la sua nascita. La prima versione è quella descritta sopra, la seconda lo vide nascere direttamente d’avventura amorosa di Poseidone con Medusa, non insieme a Pegaso dal collo, dopo il taglio della testa, della stessa Gorgone. Benché gigante guerriero il suo comportamento, nella vita, fu sempre inappuntabile e corretto. Ciò, però, non vuol dire che fosse un agnellino, infatti, durante la sua vita il gigante Crisaore uccise numerosi uomini che avevano compiuto azioni molto malvagie, Poseidone era fiero di lui, lo fece anche portatore della sua arma sacra. Crisaore ebbe come moglie Calliroe, figlia di Oceano e Teti o secondo altri autori di Poseidone, dalla loro unione vennero alla luce due figli, il gigante Gerione ed Echidna che, poi, fu madre di tutti i mostri a venire. Certo è che la fantasia non mancava, del resto i miti servivano a cercare soluzioni per tutti i fenomeni che la scienza dell’epoca non poteva e non sapeva trovare, e dare riscontri a tutte quelle domande che in quei tempi erano senza risposta. Torniamo, però, al mito del nostro eroe Perseo…

Perseo.

Avevamo lasciato Perseo che aveva appena mozzato la testa a Medusa, l’eroe prese la pesante testa l’avvolse in un telo e la mise nella bisaccia che gli avevano dato le Ninfe. Perseo oltre la testa raccolse anche il sangue colato dalla ferita, sempre secondo il mito, quello fuoriuscito dalla vena sinistra era un mortale veleno, mentre quello della vena destra aveva il potere di resuscitare i morti. Dopo aver compiuto queste azioni l’eroe, usando i calzari alati, si allontanò velocemente dal luogo del misfatto, inseguito dalle due sorelle di Medusa. Le versioni del mito divengono molteplici, una è quella appena detta, una altra racconta che fu inseguito da Pegaso, Crisaore e dalle altre due Gorgoni ma, con l’elmo dell’invisibilità e i calzari alari riuscì a fuggire. Alcuni autori narrano che le Gorgoni, sorelle della vittima, cercarono in tutti i modi di inseguirlo, ma Perseo volò via in groppa a Pegaso e grazie all’elmo di Ade che lo rendeva invisibile abbandonò quell’isola tetra. Scrive Ovidio di Pegaso: “Fu terra il ciel e furono piedi le ali“. Le versioni non terminano qui, ve ne sono tante alte a secondo di chi scrisse del mito, c’è chi narrò che Perseo uccise tutte e tre le Gorgoni anche se la maggior parte parlano della morte della sola Medusa. Alla fine dell’avventura Perseo donò il sangue “Curativo”, fra gli altri, a Esculapio, Dio della Medicina, quello velenoso lo offri ad Atena insieme alla testa di Medusa. La Dea pose la mostruosa testa sopra il suo scudo per terrorizzare i nemici, si sarebbero pietrificati al solo apparire della Dea, l’avventura, però, non era ancora finita. Con la testa del mostro, che era ormai nelle sue mani, si recò da Atlante che non volle aiutarlo nell’impresa e pietrificò il Titano trasformandolo in una montagna, secondo un’altra versione Atlante non volle dargli ospitalità e per questo il nostro eroe estrasse dalla sacca la desta di Medusa e lo trasformò in un monte. Durante il ritorno passò sopra il deserto libico, dove fece cadere il dente e l’occhio delle Graie, versò poi, a sua insaputa, alcune gocce del sangue, quello velenoso, di Medusa, fu così che quelle terre desertiche si popolarono di serpenti, scorpioni e altri terrificanti animali tutti estremamente velenosi. Il mito racconta anche di vicende piacevoli, o quasi, infatti, mentre Perseo sorvolava il territorio della Filistia, vide, incatenata a uno scoglio, una fanciulla nuda e bellissima si trattava di Andromeda, la figlia del re di Etiopia Cefeo e di Cassiopea. La bella Andromeda era condannata a essere divorata da un mostro marino, questo perché la madre, orgogliosa della bellezza della propria figlia, affermò che splendeva più di tutte le Nereidi, le Ninfe del mare, queste sentendosi oltraggiate da tale asserzione, si rivolsero a Poseidone il quale, prima mandò una spaventosa mareggiata, che annientò le abitazioni poste lungo le coste e poi fece emergere dalle acque un orrendo mostro. Questa terribile creatura cominciò a fare strage di abitanti i quali cercarono di fuggire terrorizzati. Il re Cefeo si recò immediatamente da un oracolo, il cui responso fu tragico, per calmare il Dio e salvare il suo popolo doveva offrire la figlia al mostro. Il re fu costretto ad accettare e quindi quando giunse Perseo la giovane, ormai rassegnata, aspettava legata il suo orribile destino. Non sia mai che un eroe non cerchi di salvare una bella fanciulla, quindi Perseo offrì il suo aiuto, in cambio però, gli eroi devono in qualche modo essere ricompensati, gli doveva essere concessa la mano di Andromeda. I genitori, pur non essendo felici della richiesta, volevano per la figlia un marito più potente, furono costretti ad accettare la proposta di Perseo. L’eroe riuscì a ingannare il mostro con giochi di ombre sull’acqua e lo uccise, quindi tornò vittorioso dal re con Andromeda. Cominciarono i festeggiamenti per le nozze ma, Agenore già promesso sposo della giovane, al segnale della stessa Cassiopea, che non voleva dare in sposa la figlia a Perseo, invase la reggia con degli uomini armati. La difesa dell’eroe fu semplice ma, allo stesso tempo terribile, durante la battaglia Perseo estrasse ancora una volta la testa di Medusa dalla sacca, trasformando così Cassiopea, Agenore e tutti i sui seguaci, rimasti in vita, in statue di pietra. Ecco però, che fa capolino un’altra versione della storia, secondo alcuni, tra cui Ovidio, fu invece Fineo, zio e aspirante sposo di Andromeda, a ordire le trame della battaglia contro la volontà di Cassiopea e di Cefeo. Ci fu una cruenta battaglia ma, alla fine Perseo estrasse la testa e trasformò in pietra Fineo e i superstiti dei suoi seguaci. A quel punto, Perseo tenendo ben stretta per mano la sua bella moglie, grazie ai calzari alati volò via verso la Grecia. L’eroe atterò, insieme alla moglie, a Serifo e quando giunse, cominciò a rendersi conto dell’inganno di Polidette, trovò la madre e Ditti nascosti in un tempio per sfuggire al tiranno, il quale non aveva smesso di insidiare Danae, ovviamente non aveva nessuna intenzione di sposare Ippodamia. Perseo, ormai totalmente cosciente dell’intrigo, s’infuriò, nascose Andromeda e si recò alla reggia assetato di vendetta, giunto al palazzo disse di avere il dono di nozze, ma fu dileggiato, insultato e schernito dal tiranno e dalla sua corte. La vendetta fu ancora una volta terribile, Perseo aprì la bisaccia magica per l’ultima volta, estrasse la testa di Medusa pietrificando in questo modo sia il re sia tutta la sua corte. Subito dopo consegnò il regno a Ditti, i tre oggetti sacri e magici, che il nostro eroe usò per uccidere la Gorgone, li restituì a Ermes che li riconsegnò alle Ninfe, inoltre donò la testa di Medusa ad Atena che la mise al centro del proprio scudo, alla Dea diete anche il sangue velenoso che sgorgò dal collo, mentre quello guaritore fu dato a Esculapio. Quell’avventura era terminata e Perseo insieme alla madre e alla moglie s’incamminò verso Argo, voleva rivedere il nonno Acrisio. Il re venne a sapere che Perseo stava ritornando in città, preoccupato della predizione dell’oracolo, partì per Larissa, nel paese dei Pelasgi città posta all’estremità opposta della Grecia rispetto a Argo. Il nostro eroe, che non aveva nessun rancore per il nonno, lo raggiuse per rassicuralo, non avrebbe mai alzato la mano contro di lui, riuscì così a farlo tornare nella città di cui era sovrano. A un certo punto il re Teutamide di Larissa organizzò dei giochi in onore di suo padre, gare a cui Perseo partecipò come atleta. Durante la gara di lancio del disco si alzò improvvisamente un fortissimo vento che fece viaggiare l’attrezzo ginnico, lanciato da Perseo, verso gli spettatori, fra tutti, andò a colpire Acrisio, che assisteva allo spettacolo. Lo colpì alla testa uccidendolo sul colpo, la predizione dell’oracolo si era compiuta, il re era morto per mano del nipote. Perseo afflitto dall’accaduto tributò al nonno grandi onori funebri e lo fece inumare all’esterno della citta di Larissa. L’eroe tornò ad Argo, di cui era divenuto re, ma non voleva regnare su quei territori non se la sentiva, non dopo i fatti accaduti, quindi si recò a Tirinto per proporre a suo cugino Megapente, succeduto a suo padre Preto, di scambiarsi i regni, così fu. Una variante racconta che fu proprio l’eroe a permettere l’ascesa al trono di Megapente poiché pietrificò Preto con la testa di Medusa. Tempo dopo Perseo fondò Micene, delegando la costruzione delle mura invincibili ai Ciclopi, ebbe molti figli, da Andromeda: Perse, Alceo, Stenelo, Eleio, Mestore, Elettrione e una figlia Gorgofone. Atena alla morte di Perseo, lo volle onorare l’eroe in modo che la sua gloria fosse visibile a tutti, quindi lo trasformò in una costellazione a fianco della sempre amata Andromeda, così come trasformò Cefeo e Cassiopea, i due giovani s’incontrarono grazie alla loro vanità, queste costellazioni portano ancora i loro nomi. Quanto questo mito ha influenzato la letteratura, la cultura e l’arte? I fornai dell’antica Grecia erano soliti dipingere una testa di Medusa sui loro forni per evitare che qualcuno aprisse lo sportello, non permettendo così, per l’ingresso di correnti di aria fredda, una corretta cottura del pane. Sempre nell’antichità, durante il rito in onore della Dea Luna, le sacerdotesse solevano coprirsi il volto con maschere orripilanti somiglianti alla Gorgone in tal modo i curiosi si tenevano lontano per la paura. La figura di Medusa e ben presente nell’arte fin dall’antichità, la più antica raffigurazione pervenuta a noi è quella posta sul frontone occidentale del tempio di Artemide a Corfù, del 580 a.C. oggi conservata al Museo Archeologico di Corfù, vi è poi quella di Perseo che uccide Medusa sotto gli occhi di Atena, su una metopa da Selinunte del 540 a.C. e oggi conservata al Museo Archeologico di Palermo. Molti furono i dipinti in cui è rappresentata la Medusa, come lo scudo con testa di Medusa del Caravaggio, del 1590 circa, e quella di Pieter Paul Rubens, del 1618 circa. Importanti e famose sono le sculture: il “Perseo con la testa di Medusa” di Benvenuto Cellini, il “Perseo e la testa della Medusa” di Antonio Canova e il “Busto di Medusa” di Gian Lorenzo Bernini del 1630. Nella letteratura il mito fu ripreso, tra gli altri, da Esiodo, da Omero nell’Iliade e nell’Odissea, il quale ci racconta che la testa della Medusa era in possesso di Proserpina, da Ovidio nelle metamorfosi, da Dante Alighieri nel IX canto dell’inferno, da Boccaccio, da Shakespeare, che ne fa menzione nel Macbeth e da Gabriele d’Annunzio. Concludendo si può affermare che Medusa è sempre stata considerata un mostro e Perseo l’eroe che la uccise, nonostante questo la testa della Gorgone fu spesso raffigurata su amuleti protettivi per combattere i malefici. Per questo sono tanti i manufatti, greci e romani, su cui compare Perseo e la testa di Medusa, non e difficile trovali raffigurati su corazze, scudi, mosaici, vasi, anfore, urne e sarcofagi. Furono coniate anche delle monete che ritraggono sia Perseo che tiene in mano la testa di Medusa, sia solo il capo reciso della Gorgone, poi che ne pensate dell’attuale logo di Versace? Una curiosità su Marte, delle formazioni geologiche della sua superficie sono intitolate a Medusa, le Medusae Fossae.

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