Il Mito di Achille

by / mercoledì, 02 dicembre 2015 / Published in Il blog, Miti e Leggende

Achille, in greco antico Ἀχιλλεύς e in latino Achillēs, era soprannominato “Piè veloce”, è un eroe della mitologia greca, valoroso e leggendario combattente, fu uno dei protagonisti della guerra di Troia, le sue gesta furono narrate nell’Iliade e in tanti altri racconti. “Μῆνιν ἄειδε, θεά, Πηληιάδεω Ἀχιλῆος οὐλομένην, ἣ μυρί’ Ἀχαιοῖς ἄλγε’ ἔθηκε…” “Cantami, o Diva, del Pelide Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei…”. Ciò e quello che troviamo scritto nel proemio, che è la parte iniziale di un poema epico, dell’Iliade di Omero, il mito di Achille è sicuramente uno dei più antichi e fecondi della mitologia greca. Achille era un semidio, figlio del mortale Peleo, da cui il soprannome Pelide, che era il re dei Mirmidoni di Ftia, una regione della Tessaglia, e della Nereide, una divinità marina, Teti, il mito comincia da molto lontano e come ogni grande mito greco o latino è narrato con versioni diverse. Una prima variante vede Zeus e Poseidone “Innamorarti” di Teti e quindi se la contesero fino quando Prometeo profetizzò che la Ninfa marina avrebbe messo al mondo un figlio più potente del padre, in conformità a questa profezia, non solo i due contendenti rinunciarono a Teti ma la costrinsero a sposare un mortale, per l’appunto Peleo. In un’altra versione Teti rifiuta le attenzioni di Zeus per rispetto di Era e del suo legame matrimoniale con il padre degli Dei. Nel poema Achilleide di Publio Papinio Stazio, del I secolo d.C., compare una variante che non è presente in altre fonti, secondo Stazio Teti immerse Achille, appena nato, nel fiume Stige, tenendolo per un tallone, in questo modo rese invulnerabile il suo corpo tranne la parte per cui lo resse, si deve rilevare che nessun testo prima di questo accenna all’invulnerabilità, anzi alcuni autori narrano di ferite subite dall’eroe. Nel libro IV de Le Argonautiche si può leggere un’ulteriore versione, Teti, volendo rendere immortale il figlio, lo cospargeva di Ambrosia durante il giorno e di notte ne bruciava, celandolo al marito, le parti mortali con il fuoco, una notte Peleo si svegliò e vedendo il bambino avvolto dalle fiamme, si mise a urlare, la madre s’indignò e velocemente se ne andò immergendosi in mare senza far più ritorno. A questo punto Peleo, aiutato dal centauro Chirone, impiantò, al posto del tallone ustionato, quello del gigante Damiso, il quale era famoso per la sua velocità, ed ecco venir fuori l’appellativo di piè veloce del nostro eroe. Alla sua educazione provvide Chirone, al quale fu affidato dal padre, il centauro lo condusse sul monte Pelio e qui lo addestrò alla caccia e al combattimento, provvide anche a cambiargli nome in Achille, infatti, l’eroe prima era chiamato Ligirone, il piangente, lo educò al rispetto per gli Dei e per i genitori, gli insegnò la musica e la medicina. Un’altra versione vede come istitutore del giovane Achille la figura del saggio Fenice, figlio di Amintore, re dei Dolopi. In un’altra variante l’educazione del fanciullo fu affidata sia a Chirone sia a Fenice. Qualunque sia la versione, da tali maestri, Achille, fu formato come un giovane dal corpo aitante e dall’animo nobile che compì leggendarie imprese fin da ragazzo. Il Pelide, durante questo periodo di educazione, ebbe un compagno, l’inseparabile Patroclo, il quale era più grande di lui ma, certamente non superiore ad Achille sia nell’abilità del combattimento sia nella forza, né tantomeno poteva vantare un’origine nobile come il nostro eroe. Gli Dei lo analizzavano e lo stimavano fin da quando era bambino, conoscendo il destino a cui il nostro eroe sarebbe andato incontro, lo informarono del suo futuro e gli chiesero se avrebbe preferito avere una lunga vita priva di gloria e di emozioni oppure una breve ma, colma di fama per le grandi imprese che avrebbe compiuto. Achille, benché ancora giovane, non esitò e scelse la gloria e la fama, scelta scontata, altrimenti non sarebbe stato, in seguito, venerato come un grande eroe e nessuno avrebbe scritto di lui e delle sue azioni leggendarie. L’indovino Calcante, dopo un presagio, divulgò che la guerra con Troia non avrebbe avuto esito positivo per i Greci, se Achille non avrebbe fatto parte della spedizione. A questo punto la madre Teti, sapendo, in seguito ad un’altra predizione, che il figlio avrebbe perso la vita, se si fosse recato in quella città, lo nascose a Sciro tra le figlie del re Licomede facendolo vestire con abiti femminili, qui Achille trascorreva la vita nell’ozio insieme con le figlie del re, innamorandosi di Deidamia. Ulisse s’incaricò di trovare il giovane Pelide per convincerlo alla guerra, in qualche modo apprese, della presenza sull’isola di Sciro dell’eroe, vi si recò, travestito da mercante, portando in dono alle figlie del re delle ricche vesti e dei gioielli, ma, tra gli abiti, nascose uno scudo e una lancia, l’arguzia e le strategie di Ulisse sono sempre presenti. Così mentre le fanciulle si beavano con le stoffe, Achille afferra le armi uscendo così allo scoperto, si lasciò persuadere dall’Odisseo a seguirlo e quindi non esitò a partire con lui e gli altri eroi greci alla volta di Troia. Salpando dall’isola lasciò Deidamia che aspettava un bambino, al quale fu, in seguito, imposto il nome di Neottolemo o Pirro. Prima di partire il nostro eroe, ricevette dalla madre un’armatura divina, la stessa che Efesto donò a Peleo, come regalo di nozze, la dea gli donò anche i cavalli che Poseidone offrì loro, sempre in occasione del matrimonio, infine, non soddisfatta di questo, affiancò al figlio Mnemone, solo con lo scopo di evitare che Achille potesse uccidere qualcuno che fosse protetto dal Dio Apollo in quanto, sempre secondo la profezia, ciò sarebbe stata la causa della sua morte. Poiché esisteva un’altra profezia sostenente, che il primo a sbarcare sarebbe stato anche il primo a cadere vittima del nemico, Teti vietò al figlio di scendere a terra per primo sulle rive troiane, questa sorte toccò a Protesilao, secondo un’altra versione fu la Dea Atena a impedire all’impetuoso eroe di anticipare chiunque altro. Fu così che Achille si mise a capo di una flotta di cinquanta navi, sempre accompagnato dall’amico Patroclo e, per decisione dei sommi capi, assunse il comando della flotta Achea, ciò avvenne col sostegno di Aiace, di Telamonio e del suo precettore Fenice. Alcune leggende narrano che quando la flotta lasciò Aulide per dare battaglia ai Troiani, inizialmente, sbagliò rotta, giungendo nella Misia, molto più a sud di Troia, credendo di essere in territori controllati dai troiani saccheggiarono il paese, re di quelle regioni era Telefo uno dei figli di Eracle. Il mito, in altri racconti, trova delle varianti che vedono gli Achei attaccare premeditatamente i Misi, per paura che Priamo, re di Troia, potesse avvalersi del loro aiuto. Omero, nell’Iliade narra che gli Achei partendo da Aulide giunsero direttamente sulle coste di Troia, ma una tempesta disperse la flotta. Gli Achei impiegano ben otto anni per riorganizzarsi e ripartire verso i lidi troiani, questa volta partirono da Argo per portarsi ad Aulide, ma le navi rimasero bloccate per una bonaccia perseverante. Il poema omerico però, inizia quando la guerra è già in atto, dal decimo anno di assedio per la precisione, pertanto le imprese, del nostro eroe, relative ai primi nove anni, nell’Iliade sono riportate come antefatti, ma le gesta di Achille, descritte in tanti racconti, sono molteplici e, ovviamente, narrate con diverse stesure a volta discordi tra di loro. Avevamo lasciato le navi in preda alla bonaccia, i venti, però, ripresero a soffiare e la flotta, avendo seguito le indicazioni di Telefo, giunse infine, sull’isola di Tenedo, ma prima che le navi potessero raggiungere la terra ferma Tenete, re dell’isola, cominciò a scagliare, da un promontorio, enormi massi sulle imbarcazioni. Achille infuriato si gettò in mare raggiunse a nuoto la riva, colpì il re trafiggendogli il cuore con la lancia, dopodiché si addentrò nell’interno dell’isola affrontando e uccidendo Cicno, che era figlio di Poseidone. Tanto per non farsi mancare nulla, il nostro eroe s’innamoro, appena la vide, di Emitea, sorella di Tenete, la quale però fuggì ma, la terra si aprì sotto i suoi piedi e fu inghiottita nelle sue viscere; in un’altra versione Achille uccise, con la lancia, Tenete che era intervenuto per proteggere la sorella mente Emitea fu risucchiata nel terreno sottostante. A questo punto Achille si rese conto che aveva compiuto la profezia, aveva ucciso Tenete, sovrano protetto da Apollo, cercò di calmare le ire del Dio organizzo per il re dei funerali solenni e imponenti, uccise poi Mnemone poiché non gli aveva impedito di uccidere il re tutelato da Apollo. Nel frattempo, il nostro eroe, aveva infilzato la testa di Cicno su di una picca e piantata, quest’ultima, in terra sulla cima del Vecchio Pelio la mostrò ai Troiani i quali fuggirono atterriti lasciando campo libero agli Achei che riuscirono a piantare il loro accampamento intorno alla città di Troia cominciando così, di fatto, l’assedio. Non contento Achille voleva spogliare delle armi il corpo di Cicno ma Poseidone lo fece dissolvere dalle sue mani e trasformò quel corpo straziato in un cigno immortale. Gli Achei tirarono la loro flotta in secca e il Pelide, insieme alle sue truppe operò varie incursioni, riuscendo a penetrare nella città, prendendo prigioniero Licaone, uno dei figli di Priamo. Con Patroclo si avventurò sul monte Ida, sapeva che quelli erano i luoghi in cui pascolavano le mandrie e le greggi di Priamo custodite dai figli, qui non solo razziò e sterminò gli animali, ma, uccise anche i mandriani, tra cui un figlio del Re e si scontrò con Enea che riuscì a salvarsi solo fuggendo con l’aiuto di Zeus, rifugiandosi prima nella città di Lirnesso e alla distruzione di questa riuscì a ripararsi a Troia. Achille e le sue truppe saccheggiarono e rasero al suolo Lirnesso e Briseide, figlia di Brise un sacerdote di Apollo divenne schiava dell’eroe. Brise per il dolore della perdita della figlia si tolse la vita, fu allora che Patroclo, per consolare Briseide della morte del padre, le promise che si sarebbe adoperato affinché l’eroe Acheo la sposasse. La leggenda di Achille nell’Iliade, raccontata da Omero, inizia già dal primo canto, mentre gli Achei erano accampati sulle spiagge difronte a Troia, Crise, sacerdote di Apollo, si recò da Agamennone, che era a capo di tutte le truppe di assedio, per riscattare la figlia Crisa, in precedenza resa schiava, il Re non solo non accettò le trattative per il rilascio della fanciulla ma, cacciò via il sacerdote come si allontanerebbe una bestia fastidiosa. Apollo che seguì la faccenda dall’alto dell’Olimpo si adirò a tal punto che provocò una pestilenza tra gli Achei che colpì sia uomini sia animali, a questo punto Agamennone fu costretto a liberare Crisa ma pretese in cambio Briseide, la schiava di Achille. Calmata l’ira di Apollo, il Re subì quella del nostro eroe, il quale, furibondo, prese la decisione di tornare in patria con le proprie truppe, in realtà non lo fece e decise di rimanere nell’accampamento ma non avrebbe partecipato, per nessuna ragione, alle battaglie, lui e i suoi sarebbero stati soltanto spettatori della guerra, poiché troppo grande e intollerabile era l’offesa recata da Agamennone al proprio onore. La mancanza di Achille e quella del suo esercito, dal campo di battaglia, stavano cambiando l’esito della guerra, i Troiani cominciarono a prevalere negli scontri, riuscirono persino a minacciare di bruciare le navi nemiche e arrivarono ad attaccare il campo Acheo. Il nostro eroe era fermo nella sua decisione di non partecipare alla battaglia ma, Patroclo, l’amico di sempre, ottenne il permesso di indossare le armi del suo compagno e di mettersi alla testa dell’esercito, in questo modo riuscì a respingere l’attacco all’accampamento e tentò di penetrare all’interno della città di Troia, mentre scalava il muro, però, fu fermato da Apollo ferito da Euforbo e ucciso da Ettore. Achille, portato a conoscenza dell’accaduto, pianse e si disperò ma, ben presto crebbe in lui il desiderio, la voglia infrenabile, di vendetta, mise da parte l’ira si riprese Briseide e i doni offerti da Agamennone e tornò in battaglia con le nuove armi che Efesto, su richiesta della madre, tornò a forgiare per lui. Sceso in battaglia, uccise un gran numero di nemici e infine si scontrò con Ettore che coraggiosamente lo affrontò, ma fu ben presto sconfitto e ucciso dalla mano di Achille. Tanta era la rabbia e la sete di vendetta che il nostro eroe legò quel cadavere dietro al suo carro e per ben nove giorni lo trascinò, senza nessun indugio, intorno alle mura della città, La sua ferocia si calmò quando Priamo, re di Troia e padre di Ettore, con l’aiuto di Ermete, riuscì a entrare nell’accampamento Acheo e recarsi da Achille con l’offerta di un riscatto. Il Pelide vedendo il re sofferente, implorante e senza scorta fu preso dalla commozione, pensò alla sofferenza che avrebbe provato suo padre Peleo, giacché, anche lui era destinato a perire in quei luoghi, quindi restituì il cadavere di Ettore per fargli dare degna sepoltura. Qui si chiude l’Iliade ma il mito di Achille è presente in tantissimi racconti di autori diversi, per alcuni, altri grandi guerrieri intervennero al sostegno degli abitanti di Troia, tra cui Pentesilea, la regina delle Amazzoni, che si scagliò contro il nostro eroe in un furibondo combattimento. Quando un colpo ruppe l’armatura della regina, Achille si distrasse, nel vedere sì tanta bellezza ma, si rese subito conto che per lui si sarebbe messa male, quindi riuscì a ritrovare la concentrazione e determinato uccise la bella Amazzone. Un’altra versione vede Pentesilea, maledetta da Artemide, chiunque avrebbe guardato il suo corpo o il suo viso l’avrebbe violentata, così la regina combatteva completamente coperta da un’armatura, quando Achille, dopo averla uccisa, la spogliò delle armi, com’era costume dell’epoca, non poté trattenersi da possederla, anche se cadavere, Tersite, che lo vide, cominciò a deriderlo, lui ebbe uno scatto d’ira e lo uccise con un solo pugno. Nei vari racconti, delle gesta mitiche di Achille, sono narrate anche le sue vicende amorose, tra una battaglia e l’altra in nostro eroe non si astené certamente dall’innamorarsi, tra i suoi “Amori” figurano lo stesso Patroclo e poi Troilo, Elena, Polissena, Pentesilea, Deidamia, Briseide e persino Medea. Tante sono le opere che narrano della morte del grande eroe Greco, ciascuna con le sue varianti, alcune affini tra di loro e altre molto contrastanti, secondo alcuni scrittori Achille fu ucciso personalmente da Apollo, altri raccontano che il Dio assunse le sembianze di Paride per ucciderlo, altri ancora riportano che Apollo si limitò a guidare la mano di Paride. Le variabili dei narratori diventano numerose anche quando ci descrivono le vicende che porteranno alla dipartita dell’eroe, c’è chi scrisse che Achille fu ucciso da Paride che riuscì a colpirlo nel suo unico punto vulnerabile, il tallone destro; altri affermarono che l’eroe fu colpito da una freccia avvelenata quando, come Patroclo, cercò di arrampicarsi sulle mura o tentò di scavalcare i cancelli di Troia. Una versione suggestiva ci mostra Achille perdutamente innamorato di Polissena, principessa troiana figlia di Priamo, quest’ultimo era felice della situazione che si stava delineando poiché ciò avrebbe portato, in qualche modo, alla fine della guerra, Paride, però, avrebbe dovuto restituire agli Achei Elena. Mentre il Re troiano era intento ai preparativi per le nozze, Paride, che non aveva nessuna intenzione di rinunciare alla bellissima Elena, scagliò, nascosto dietro un cespuglio, la freccia che pose fine alla vita dell’eroe. Un’altra fonte, altrettanto suggestiva, ci descrive la vicenda delle nozze come un inganno di Polissena che, per vendicare la morte del fratello Troilo, voleva fermamente uccidere l’eroe acheo, quindi quando Achille si recò, senz’armi, nel tempio di Apollo a Timbra, per il matrimonio, fu colpito, a tradimento, dalla freccia scagliata da Paride. I racconti e le versioni non finiscono certamente qui ma, tutti gli scrittori concordano sul fatto che comunque nella dipartita di Achille ci fu l’intervento divino di Apollo, diretto o di sola guida, senza il quale nessuna creatura terrena poteva colpire mortamente il Pelide eroe. La leggenda di Achille non finisce con la sua morte, i suoi resti furono recuperati da Ulisse e da Aiace, dopo diciassette giorni di venerazione e pianti il suo corpo fu cremato, le ceneri furono messe in un’urna d’oro, forgiata personalmente da Efesto, e riunite quelle di Patroclo, il mito poi prosegue con la disputa per le armi lasciate dal magnifico e temibile eroe, l’armatura fu contesa tra Ulisse e Aiace. La controversia avvenne unicamente per via verbale, ogn’uno dei contendenti tenne un discorso, alla fine Ulisse fu ritenuto più utile per la vittoria conclusiva. A questo punto Aiace s’infuriò talmente tanto che maledisse il suo compagno d’armi ma, si adirò anche Atena, da sempre protettrice Ulisse, che rese temporaneamente pazzo Aiace, a causa di questo sortilegio quest’ultimo cominciò a vagare per l’accampamento uccidendo le pecore che, ai suoi occhi, apparivano come persone che lo deridevano, quando tornò in se, rendendosi conto di quello che era successo, si uccise non potendo sopportare il disonore e la vergogna. Ulisse non tenne l’armatura per lungo tempo, infatti, la diede a Neottolemo, il figlio di Achille. Alcuni racconti parlano di Achille che, dopo la morte, fu posto come uno dei giudici del regno dei morti, lo stesso Omero nell’Odissea fa apparire l’ombra dell’eroe a Ulisse mentre quest’ultimo s’inoltrava nell’Ade, nella vita realtà Achille, come Eracle e gli altri eroi mitologici greci, fu onorato e venerato, a lui erano rivolte preghiere e suppliche. Tale devozione fu molto accentuata nel Ponto, sul promontorio Sigeo, presso Tanagra, fu eretta la presunta tomba del Pelide eroe e furono innalzati, in suo onore, alcuni templi ma, questo culto fu professato anche in Asia Minore, in Epiro e a Crotone, qualcuno scrisse che anche Alessandro Magno si recò sulla tomba dell’Acheo per rendergli omaggio.

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