Il Mausoleo di Lucilio Peto o sepolcro dei Lucilii.

by / sabato, 18 aprile 2020 / Published in Archeologia1, Il blog, Roma Nascosta

Al di fuori, circa cinquecento metri, delle mura Aureliane, sulla via Salaria vi è un importante e particolare sepolcro, il Mausoleo di Lucilio Peto, costruito con stile simile a quello di Augusto e di Adriano, ma che fu molto manipolato nel tempo. Il Mausoleo, conosciuto anche come sepolcro dei Lucilii, è databile, probabilmente al I secolo a.C., ma chi era Lucilio Peto? Esponente della Gens Lucilia, questo personaggio fu tribuno militare, prefetto dei fabbri e della cavalleria sotto Giulio Cesare. Due parole anche sulla famiglia di appartenenza, la gens Lucilia fu una casata di patrizi con esponenti tra i senatori, si registra la sua presenza a Pompei, Ostia, Tivoli, e anche in Italia settentrionale, fundi Luciliani furono presenti anche in Emilia. Appartenne a questa famiglia anche Gaio Lucilio, poeta del II secolo d.C., che fu considerato da Orazio uno dei progenitori della satira. Insomma, un’illustre famiglia che annoverò, tra i propri ranghi poeti, prefetti, tribuni e generali. Si presume che il Mausoleo, posto appena fuori della porta Salaria e all’interno dell’area sepolcrale della via Salaria, fu fatto edificare dallo stesso Lucilio Peto, quando era ancora in vita, per se stesso e per sua sorella Lucilia Polla. Il rinvenimento del monumento avvenne nel 1885, come spesso accade, in maniera casuale durante la costruzione di un muro di cinta, di quella che fu la vigna del cavalier Cesare Bertone. Il sepolcro si trova in un ampio avvallamento del terreno a circa sei metri di profondità rispetto all’attuale livello stradale. Si diceva che il ritrovamento fu casuale, dopodiché, il cavalier Bertone proprietario del terreno, decise che era opportuno compiere lo sterro della zona. Affidò i lavori a Rodolfo Lanciani, il quale archiviò ogni più piccolo elemento o frammento ritrovato, in quest’elenco tra le altre cose, troviamo alcuni sarcofaghi, un’urna cineraria ed epigrafi varie, i lavori di sterro terminarono circa due anni dopo, nel 1887. Venne alla luce anche un muro in blocchi di tufo lungo una quindicina di metri, che molto probabilmente apparteneva al recinto dell’area sepolcrale della via Salaria come testimonierebbero alcuni frammenti d’iscrizioni posti sul muro e appartenenti ad altre tombe tra le quali, forse, alcune riferibili a dei liberti, in qualche modo legati alla Gens Lucilia. Torniamo, però, al nostro Mausoleo con rivestimento di marmo, l’edificio, di forma cilindrica presenta un tamburo circolare del diametro di circa trentaquattro metri, o se preferite una circonferenza di circa centosei metri ed è alto circa cinque metri, su cui si poggiava un cono di terra ancora parzialmente conservato, l’altezza totale probabilmente era di sedici metri. Il tamburo ha un anello interno in opus caementicium e una cortina in opus quadratum. Occorre aprire una piccola parentesi, l’opus caementicium, o opera cementizia, è una tecnica di costruzione che usavano i Romani, si tratta di murature realizzate con malta, ossia calce con sabbia o pozzolana, mescolata a pietre, questo tipo di muratura solitamente costituisce solo il nucleo portante della struttura, rivestita all’esterno con un paramento costruito contemporaneamente al muro stesso. L’opus quadratum, o opera quadrata, è una tecnica di costruzione che consiste nella sovrapposizione di blocchi squadrati a forma di parallelepipedo e di altezza uniforme, che sono messi in opera in file omogenee con piani di appoggio continui. Dopo questa doverosa parentesi torniamo al nostro tamburo il quale è rivestito da lastre di grande spessore di travertino, il basamento è formato da due filari lisci ed è sormontato da una cornice, la fascia centrale, invece, è formata da quattro filari di lastre, con falsi giunti, che emulano l’opera quadrata. Il tamburo termina con una cornice a dentelli posta a coronamento dell’opera. Al centro del fronte principale, nell’arco orientale del monumento, quello prospicente all’attuale via Salaria, fu posta un’elegante epigrafe di marmo, con caratteri molto curati e bordata con un kymation lesbio, una sorta di elegante decorazione, con palmette angolari. L’epigrafe è composta di tre righe ci ricorda l’appartenenza del sepolcro, essa recita: V.M.LVCILNS M.F.SCA.PAETVS TRIB.MILIT.PRAEF.FABR.PRAEF.EQVIT. LVCILIA M.F.POLLA SOROR, i Romani, per questioni di spazio se non di costi, abbreviavano molto le iscrizioni, questa secondo gli storici si dovrebbe leggere: Vivus Marcus Lucilius Marci Filius SCAptia tibu PAETVS TRIBunus MILITum PRAEFectus FABRium PRAEFectus EQVITum. LVCILIA Marci Filia POLLA SOROR. Che in Italiano si traduce: Marco Lucilio figlio di Marco Peto, della tribù Scaptia, tribuno militare, prefetto dei fabbri, prefetto dei cavalieri (fece) da vivo per se stesso e per la sorella Lucilia Polla figlia di Marcia. È probabile che Lucilia Polla morì quando fu eretto il sepolcro mentre Lucilio Peto vi fu tumulato intorno al 20 a.C., quindi nei primi anni dell’impero di Augusto. L’ingresso al Mausoleo è posto sul lato opposto a quello in cui vi è l’epigrafe, entrata che, purtroppo, fu spogliata dei marmi originali, da qui un lungo corridoio o dromos, coperto con una volta a botte con lunette, conduce alla camera sepolcrale. Le strutture murarie del dromos sono in opus caementicium dealbato, ossia in opera cementizia imbiancata, priva di decorazioni pittoriche.

La camera sepolcrale, a croce greca, coperta da una volta a botte con lunette, anch’essa imbiancata e priva di pitture, presenta un pavimento in calce battuta. La camera e divisa in tre nicchie nelle quali trovavano posto altrettanti letti funerari, di pietra, dove furono adagiati i corpi, uno di questi giacigli è ancora presente e ha la caratteristica di avere l’estremità destra rialzata per l’appoggio della testa. I Romani nobili e ricchi potevano scegliere, l’incinerazione non era certo un obbligo. Queste erano le strutture originarie del sepolcro in età Augustea, la datazione è stata dedotta sia dello studio dello stile dell’iscrizione sia dall’esame dei reperti ceramici estratti dal riempimento del tumulo. Ma, la storia di questo monumento non finisce qui, infatti, questa sepoltura fu utilizzata e riutilizzata fino al IV secolo d.C., e com’è intuibile, da un certo punto in poi, non dalla gens Lucilia che l’aveva edificata. Già in età Traianea il sepolcro fu quasi interamente interrato, probabilmente non era più usato dalla famiglia dei Lucilii, forse ne aveva persa la proprietà o decise di abbandonarlo, oppure si trattò di una vera e propria graduale espropriazione dovuta alla perdita di prestigio della casata. Fatto sta che una corona di cinque sepolcri e un colombario, furono addossati al tamburo, sulla parte esterna, lungo l’arco orientale. Per essere precisi il colombario fu rinvenuto a fianco dell’iscrizione e un sepolcro, datato dagli esperti, della fine del I secolo d.C., nel retro del Mausoleo, si può dire che questa fu la seconda fase edilizia che si concretizzò sin dall’età Traianea.

La presenza di queste tombe, per altro distrutte durante gli sterri, fece ipotizzare a Rodolfo Lanciani, che seguì gli scavi di fine Ottocento, che l’interro del sepolcreto Salario, fu, sempre secondo la sua teoria, realizzato allo scopo di scaricare il terreno proveniente dallo sbancamento della sella che c’era tra il Campidoglio e il Quirinale. Lavoro quest’ultimo che fu necessario per la realizzazione del Foro di Traiano, progettato da Apollodoro di Damasco e per l’edificazione di quelli che oggi conosciamo come mercati Traianei. Comunque all’interno si eseguì lo scavo di un ambulacro. Una terza fase edilizia è databile al IV secolo d.C., questa volta si riutilizzarono gli ambienti interni, furono realizzati loculi, formae, il Mausoleo fu così trasformato in una sorta di tomba collettiva, anche se, considerato il numero di sepolture, appartenente a una comunità ristretta. Molto probabilmente una comunità di gente umile, considerando la completa assenza di segni iconografici, tale mancanza non permette neppure di stabilire con certezza a quale culto religioso appartenesse. Il periodo è stato stabilito dagli archeologi in base allo studio dei manufatti e alle letture dei bolli doliari. Oggi la necropoli si presenta con dei loculi scavati nelle pareti del corridoio disposti su due ordini e con una piccola catacomba, la quale fu scavata nel tufo. A questa si accedeva tramite una scala, è formata da una galleria principale, con loculi disposti su più piani e da bracci scavati, ma mai utilizzati. La rampa di accesso aperta nel pavimento conduce a un ambulacro lungo e stretto, che misura venticinque metri per una larghezza di ottanta centimetri, da una parete si ha l’accesso a una galleria mentre sulle altre sono ricavati dei loculi che presentano una caratteristica particolare, da una parte sono più stretti, rispetto a quella opposta. Come detto, pochi furono i ritrovamenti, i pochi bolli e una cassa di terracotta, di dimensioni notevoli, essendo lunga quasi due metri, dovrebbero attribuire l’inizio di queste deposizioni all’epoca della seconda fase del monumento. All’ipogeo si accedeva anche dall’esterno tramite una scala. Un’altra caratteristica da segnalare e che circa la metà delle sepolture sono pertinenti a dei bambini. L’attribuzione della catacomba rimane molto incerta, anche se alcuni studiosi credono sia Cristiana. Dopo il IV secolo inizia la quarta fase della tomba, o meglio della necropoli che, di fatto, ormai esisteva, l’intero complesso cominciò a subire saccheggi e depredazioni, sparirono tutte le suppellettili e molti elementi marmorei, nel XVI secolo, probabilmente, subì la spogliazione di tutte le lapidi, in definitiva fu depredata in più occasioni, in special modo tra il XVI secolo e il XVII secolo. E non finisce qui, nella camera sepolcrale, in una delle nicchie, fu scavato un cunicolo che è posteriore al 1940, questo è un evidente segno che il Mausoleo fu usato come rifugio durante la seconda guerra mondiale. Infine, un invito, oltre a quello di visitarlo, quando e se è possibile farlo, poiché anche questo monumento si annovera tra i tanti di non facile accessibilità, è quello di leggere ciò che scrive Rodolfo Lanciani sul Mausoleo di Lucilla Polla e Lucilio Peto, nel suo libro: “Roma Pagana e Cristiana”, un testo scritto per gli Americani e mai pubblicato in Italia, ma che si trova facilmente in rete, di cui un breve passaggio è riportato qui sotto.

Il mausoleo di Lucilia Polla e di suo fratello Lucilio Peto fu scoperto nel maggio del 1885, nella Villa Bertone, di fronte a Villa Albani, ad una distanza di settecento metri dalla porta. È la più grande struttura sepolcrale scoperta ai miei tempi, paragonabile per dimensioni al mausoleo di Metella sulla via Appia e al cosiddetto Torrione sulla Labicana. Originariamente si componeva di due parti: un basamento di 33,5 metri di diametro, costruito in marmo e travertino, l’unica parte rimasta, ed un cono di terra, alto quasi 16 metri, ricoperto di alberi ad imitazione del mausoleo di Augusto di cui è contemporaneo. Il cono è scomparso. L’iscrizione, lunga 4,8 metri, è scolpita sul fronte verso la Via Salaria, con caratteri della miglior forma che è possibile trovare a Roma. Dice che Marco Lucilio Peto, un ufficiale che ebbe il comando della cavalleria e degli ingegneri militari in diverse campagne al tempo di Augusto, aveva costruito la tomba per sua sorella Lucilia Polla, già deceduta, e per se stesso. Il destino del monumento è stato davvero notevole. Credo che non c’è nessun altro nella necropoli della via Salaria, che abbia subito tanti cambiamenti nel corso dei secoli. Il primo ha avuto luogo durante il regno di Traiano, quando il monumento fu sepolto sotto una massa prodigiosa di terra, insieme ad una grande sezione di un cimitero adiacente. Infatti, colombari risalenti al tempo di Adriano sono stati trovati edificati contro la bella iscrizione di Lucilia Polla; e l’iscrizione stessa è stata sfigurata da un rivestimento di vernice rossa, per renderlo armonico con il colore delle altre tre pareti della cripta. L’intero tratto tra la Salaria e la Pinciana è stata sollevata nella stessa maniera di 25 piedi; e contiene, quindi, due strati di tombe, la minore appartenente all’epoca imperiale, repubblicana o all’inizio, la parte superiore al tempo di Adriano e successivamente…”

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