Il mausoleo di Alicarnasso

by / lunedì, 04 Maggio 2015 / Published in Il blog, Le sette Meraviglie del mondo

Il Mausoleo di Alicarnasso, annoverato fra le sette meraviglie del mondo antico, era una imponente tomba che Artemisia fece costruire per suo fratello, nonché marito, Mausolo, da qui il termine “Mausoleo” per indicare le tombe, di carattere monumentale, da destinare a personaggi illustri. Egli visse ad Alicarnasso, l’attuale Bodrum, in Turchia e fu satrapo della Caria cioè governatore di questa provincia dal 377 al 353 a.C. anno della sua morte. La tomba fu realizzata, così ci descrive Plinio il Vecchio, dall’architetto Pytheos che si avvalse, per la parte scultorea, della maestria di Scopa che scolpì il versante orientale a rilievo, di Briasside che si occupò di quello settentrionale, di Timoteo che curò quello meridionale, ed infine di Leocare che si dedicò a quello occidentale. L’opera architettonica fu danneggiata da un terremoto nel XII secolo ma la distruzione definitiva, oggi sono visibili solo poche rovine, sembra che sia avvenuta dopo la conquista di Alicarnasso, nel 1402, da parte dei cavalieri dell’ordine di San Giovanni, in quanto fu usata come cava di marmi, del resto era pratica comune, nel Medioevo, che statue, fregi e marmi erano riutilizzati o trasformati in calce. Il monumento funebre era alto una cinquantina di metri, aveva una parte inferiore formata da un basamento molto massiccio, rettangolare del perimetro di circa 125 metri ed un’altezza di circa 22 metri, una parte mediana, alta circa 13 metri, con 36 colonne ioniche intorno alla cella, 9 su di un lato e 11 sull’altro, sopra la cella si trovava una piramide alta circa 7 metri e di 24 gradini ed infine, sulla sommità, vi era una quadriga, opera probabilmente dello stesso architetto Pytheos, alcune parti di quest’ultima, insieme ad altri pochi reperti, sono al British Museum di Londra. La decorazione scultorea era maestosa, due fasce scolpite in rilevo, all’esterno del basamento, rappresentavano scene di Amazzonomachia e Centauromachia, almeno così pensano la maggior parte degli studiosi, inoltre vi era un fregio con corse di carri che probabilmente ornava la cella. Per quanto riguarda le sculture che adornavano il monumento funebre e le loro collocazioni non vi è niente di certo, tutto è demandato all’interpretazione degli archeologi e a volte alla loro costruttiva fantasia, comunque sembra che l’edificio era abbellito e decorato con più di 300 sculture poste tutte intorno alla costruzione. Un numero, non più identificabile, di figure di leoni erano collocate all’inizio della piramide, ne rimangono alcuni resti, forse 36 statue ritratto furono poste tra gli intercolunni, un numero considerevole, probabilmente oltre 50, di figure colossali dovevano apparire, in tutto il loro splendore, sul gradone intermedio e un numero ancor maggiore collocate sul primo gradone. Infine sul gradino più basso del podio erano raffigurati, a dimensioni naturali, combattimenti tra Persiani e Greci, probabile che tra gli intercolunni fossero poste anche le statue colossali di Mausolo e dei suoi famigliari. In cima alla tomba, su una base arricchita da fregi, svettava una quadriga, carro trainato da quattro cavalli, per la quale sono state, forse con un po’ di costruttiva fantasia, calcolate le misure, una lunghezza di 6,5 metri e un’altezza di 5 metri. Dell’interno della tomba si sa pochissimo o nulla, fu completamente depredato e smantellato, ma sembra che ci fosse un altro fregio con corse di carri. Come sempre avveniva all’epoca, sicuramente tutto l’impianto scultoreo, statue, bassorilievi, fregi, erano dipinti con colori brillanti e vivaci. Sembra però evidente, vista la grandezza e la maestosità dell’opera, che la costruzione non si poté esaurire in poco tempo quindi è probabile che i lavori iniziarono prima della morte di Mausolo e continuarono anche dopo la morte di Artemisia. Tutto ciò che resta di questa opera, a parte i pochi reperti nei musei, è uno scavo rettangolare nella roccia per le fondamenta, parte della scala, dei frammenti delle colonne e alcuni resti delle pietre usate per la costruzione.

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