Il Foro Romano e il Palatino

by / sabato, 28 settembre 2019 / Published in Archeologia1, Il blog, Roma Nascosta

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Il Palatino e il Foro Romano.

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Il Palatino.

Per descrivere il Foro Romano e il Palatino, il colle Romano che si affaccia sul fiume Tevere, il più antico abitato a Roma, si dovrebbe fare un trattato, un volume di molte pagine e sintetizzare il tutto in poche righe non è certamente facile. Cerchiamo di parlare un po’ della sua storia e soprattutto dei suoi segreti, la “Roma nascosta”, quei luoghi difficilmente accessibili, aperti temporaneamente, o che erano chiusi da sessant’anni, o giù di lì e altri perennemente chiusi. È però opportuno cominciare con un po’ di storia. La leggenda, la potete leggere anche in questo sito, narra che Roma nacque sul colle Paladino dove Romolo, (VEDI) tracciò il sacro solco, il pomerio, della nuova città. Mettendo da parte il mito, studi archeologici e scavi effettuati hanno dimostrato che il Palatino era già abitato nel 1000 a.C., il suo aspetto era completamente diverso da quello che assunse durante il periodo Repubblicano o in quello Imperiale. Si trattava di un piccolo villaggio di pochi ettari, ma poteva controllare il Tevere ed era circondato da paludi. Un piccolo agglomerato urbano, quindi, ma da cui si sviluppo la città che conquistò quasi tutto il mondo conosciuto. Il colle e il suo abitato, furono sempre centrali nello sviluppo della città, non a caso le sue due cime, il Palatium e il Cermalus, rientravano negli originari sette monti del Septimontium. Torniamo per un attimo alla leggenda, lungo il pendio paludoso del Palatino, il pastore Faustolo trovò i neonati, Romolo e Remo, che furono allevati a sua moglie Acca Larentia, li trovarono all’interno del cosiddetto Lupercale, la grotta dove una lupa li mantenne in vita. In effetti, sul Palatino, sembra che ci fosse la cosiddetta “Casa Romuli” doveva essere una capanna restaurata e ricostruita più volte, posta dove in seguito fu edificata la casa del primo imperatore Augusto. C’è da precisare che durante alcuni scavi, in loco, furono ritrovati resti di capanne dell’età del ferro. Da dove deriva il nome Palatino? Ci sono almeno tre teorie diverse, una molto semplice per cui il nome deriverebbe da Pala, altura; un’altra tira in ballo la religione e fa derivare il termine dalla Dea Pales alla quale era dedicata la festa delle Palilia, che, guarda caso, si teneva il ventuno aprile, stesso giorno che la leggenda indica come quello della fondazione della città. Infine alcuni studiosi fanno derivare il nome dal termine Palus, palo, poiché molte capanne poggiavano su palafitte. Per ricordare il mito della “Lupa” era festeggiato un rito di fecondità; la festa dei Lupercalia. Durante l’epoca repubblicana, su questo colle furono celebrati molti culti alcuni di quali con imponenti riti, come quelli dedicati ad Apollo, a Vesta, e alla Magna Mater, basta ricordare che Augusto fece edificare nella propria casa i templi a loro dedicati. Durante il periodo repubblicano il Palatino fu abitato da molti personaggi illustri dell’epoca, tanto per citarne qualcuno: Marco Valerio Massimo, che fu console nel 505 a.C.; Gneo Ottavio, console nel 165 a.C.; Tiberio Sempronio Gracco, padre dei due famosi tribuni della plebe, Tiberio Sempronio Gracco e Gaio Sempronio Gracco; Marco Fulvio Flacco, console nel 125 a.C.; Marco Livio Druso, tribuno della plebe nel 91 a.C.; Cicerone e suo fratello Quinto; Tito Annio Milone, amico di Cicerone che uccise Publio Clodio Pulcro, anch’esso abitante sul colle; Quinto Ortensio Ortalo, oratore, la sua abitazione divenne poi la prima casa di Augusto; Marco Antonio, famoso triumviro; Tiberio Claudio Nerone, il padre di Tiberio. Il Palatino raggiunse l’apice dell’importanza durante il periodo Imperiale, quando gli imperatori costruirono su questo colle i loro palazzi, termine che deriva da Palatium che a sua volte discende da Palatino. Augusto nacque sul Palatino e su questo colle volle porre la sua residenza, agli imperatori che lo seguirono, venne spontaneo costruire, nello stesso luogo dove visse il primo imperatore, la propria reggia ossia il proprio palazzo imperiale. Ed ecco nascere sul Palatino i palazzi: di Tiberio, ossia la Domus Tiberiana, ampliata in seguito da Caligola; di Nerone cioè la Domus Transitoria e parte della Domus Aurea; di Domiziano; dei Flavi, la Domus Flavia e Domus Augustana; di Settimio Severo, la Domus Severiana. E dopo la caduta dell’Impero Romano? Papa Damaso, tra il 375 e il 379, approvò la traslazione del corpo di San Cesareo, diacono e martire di Terracina, le sue spoglie furono poste all’interno della Domus Augustana, dove fu edificato un oratorio in onore del Santo. Di fatto questo divenne il primo luogo di culto Cristiano costruito sul colle, o perlomeno il primo riconosciuto ufficialmente. Facciamo un salto di alcuni secoli giungiamo così al XVI quando il Palatino divenne proprietà dei Farnese, ma nel XVIII secolo iniziarono scavi archeologici sistematici che cancellarono quasi tutto ciò che i Farnese edificarono, rimangono parte dei giardini posti sopra la Domus Tiberiana e due edifici che oggi vanno sotto il nome di uccelliere di Augusto. Non furono solo i Farnese a costruire su questo colle, nel XVI secolo fu edificata la villa Stati Mattei, che divenne poi, attorno al 1830, proprietà dallo scozzese Charles Mills il quale la trasformò in una villa neogotica, oggi di ciò non resta nulla. Alla fine del XIX secolo sulla villa fu costruito un convento che fu poi demolito per compiere gli scavi archeologici, che furono intensivi per tutto il XIX secolo e il XX secolo, scavi he hanno portato alla luce secoli di storia e di meraviglie, ci fu un susseguirsi di clamorose scoperte. Gli studi, gli scavi e i restauri continuano anche oggi e il Palatino riserva sempre grandi sorprese e altrettante ne riserverà nel futuro, sempre se continueranno le attività e gli studi. Del convento rimane solo una porzione, dove fu collocato l’Antiquarium del Palatino. Come detto gli studi e gli scavi intesivi e sistematici iniziarono nel XVIII secolo, periodo di caccia ai reperti da esibire o da vendere per collezioni private, l’apice dei ritrovamenti avvenne nel XIX secolo, dopo la proclamazione di Roma a capitale del regno d’Italia, ma le scoperte sono proseguite per tutto il secolo successivo e stanno procedendo nel nostro. Il palazzo di Tiberi è in sostanza tutto da scoprire poiché è stato poco indagato e quasi per nulla scavato. Tanto per capire cosa ci racconta il Palatino ecco un parziale elenco di ciò che conserva il colle, o meglio ciò che conosciamo degli edifici antichi: Capanne del Palatino; Lupercale, forse; Scalae Caci; Tempio di Apollo Palatino; Tempio di Cibele o Tempio della Magna Mater; Elagabalium; Tempio di Giunone Sospita; Tempio di Vesta; Tempio della Vittoria; Casa di Livia; Casa di Augusto; Casa dei Grifi; Aula Isiaca; Domus Tiberiana; Palazzo di Domiziano; Domus Flavia; Aula Regia; Domus Augustana; Stadio palatino; Domus Severiana; Settizonio; ecc. E chissà quanto altro il suolo del Palatino ancora custodisce.

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Il Foro Romano.

La valle, ai piedi del Palatino, dove sorse il Foro Romano, o se preferire il Forum Romanum, era un luogo paludoso e inospitale utilizzato, tra X secolo a.C. e VII secolo a.C. come necropoli di quei villaggi che trovavano posto sulle colline circostanti, si trattava di agglomerati molto primitivi. Publio Cornelio Tacito, senatore e storico Romano, affermò che la piana del Foro e il colle del Campidoglio, furono inglobati a Roma da Tito Tazio, re Sabino che regnò, forse, insieme con Romolo. Tito Livio, così come altri autori romani, narra di un’epocale battaglia tra Romani e Sabini avvenuta poco dopo la fondazione della città, sul lago Curzio, ossia in quella valle che una volta bonificata diverrà il Foro Romano. Battaglia che scaturì dal tradimento della vergine vestale, Tarpeia, figlia del comandante Romano Spurio Tarpeio… ma questa è un’altra storia, vedi il Ratto delle Sabine.

Fu il re Etrusco Tarquinio Prisco, a far bonificare la valle, era all’incirca il 600 a.C., questo regnate, infatti, fece costruire la Cloaca Massima e dotò la piazza, che si era andata a formare, di una pavimentazione di tufo. Questa superfice, di forma rettangolare, aveva la funzione di mercato e di centro politico, nonché giudiziario della città. In questa piazza convergevano le più importanti strade cittadine, compresa la via Sacra. I monumenti più antichi risalgono alla seconda metà del VI secolo a.C., a quest’epoca appartiene il “Comizio”, riconosciuta dagli studiosi come la più antica sede dell’attività politica di Roma. Nelle vicinanze del Comizio vi era uno spazio con una pavimentazione scura, secondo la leggenda, legato alla scomparsa di Romolo, il Lapis Niger, è proprio qui che fu rinvenuta quella che si ritiene la più antica iscrizione latina conosciuta. In direzione del Campidoglio vi era un antichissimo santuario dedicato al Dio Vulcano, interviene ancora una volta la leggenda che lo vuole eretto da Tito Tazio. Sempre nel VI secolo a.C. fu costruita la Regia, cioè il luogo dedicato alle funzioni religiose esplicate dal Rex Sacrorum e dal Pontefice Massimo, fu eretta la Curia cosiddetta Hostilia, nome derivante dalla tradizione popolare la voleva costruita dal terzo re, Tullo Ostilio e infine furono edificati importanti santuari tra cui il famoso tempio di Vesta, l’edificio a base circolare. È bene precisare che i resti che vediamo oggi, di questi monumenti, sono, però, appartenenti a restauri e ricostruzioni di epoche successive. Lasciamo il periodo regio per giungere a quello repubblicano, siamo nel V secolo a.C. e il Foro vede la nascita del tempio dedicato a Saturno, questo edificio era di rilevante importanza perché ospitava l’erario, ossia tutti i beni della città di Roma o se preferite il tesoro della città. Allo stesso periodo appartiene il tempio dedicato Castore e Polluce, i famosi Dioscuri, sempre in questo secolo avvenne l’importante consacrazione del Lacus Curtius per opera del Console Gaio Curzio Filone, sul perché questo luogo fu consacrato, esistono varie versioni alcune diverse dello stesso autore, quindi si sa che è stato consacrato ma il perché resta un enigma. Andando avanti nel tempo giungiamo al IV secolo a.C., in questo periodo fu edificato il tempio della Concordia, dedicato alla riappacificazione tra patrizi e plebei e la tribuna del Comizio, da dove cioè, si facevano i proclami, fu decorata con i rostri delle navi conquistate alla città di Antium. Questi ultimi divennero talmente famosi che in seguito la tribuna del Comizio fu semplicemente nota come i “Rostra”. Lo storico Tito Livio racconta di un grande incendio che scoppio nel Foro Romano il quale, certamente doloso, considerando che le fiamme si sprigionarono, in contemporanea, da punti diversi del sito, durò giorno e notte, causando vari danni e distruzioni, era il 210 a.C., ciò portò una necessaria ricostruzione che avvenne a partire dal II secolo a.C. da parte di Silla. Egli fece costruire il Tabularium sul campidoglio e iniziò, sulla piazza del Foro, la costruzione di quattro basiliche le quali dovevano servire ad amministrare la giustizia e allo svolgimento degli affari, pubblici e privati, i quattro edifici furono chiamati: Basilica Porcia, Basilica Emilia, Basilica Sempronia, Basilica Opimia. La Basilica Emilia è l’unica, rimasta le altre tre furono abbattute su ordine di Giulio Cesare e furono sostituite dalla Basilica Giulia, costruzione iniziata sempre per volere del dittatore e terminata dopo la sua morte da Augusto. Le modifiche volute da Cesare non terminano qui, infatti, fece spostare la Curia, denominandola Giulia, e la tribuna dei Rostra, avvicinandola al Campidoglio. Il Foro Romano vide così il passaggio dal periodo repubblicano a quello imperiale, Augusto portò a termine i lavori voluti da Cesare e il Foro, a quel punto presentava una piazza molto più regolare di prima, su cui si aprivano le due grandi basiliche, l’Emilia e la Giulia. Come abbiamo detto il Rostra furono spostati sul lato corto della piazza, quello difronte al Campidoglio, Augusto fece anche erigere il tempio del Divo Giulio, dedicato, nel 29 a.C., a Cesare dopo sua divinizzazione. Nel 10 a.C. Tiberio fece ricostruire sia il tempio della Concordia sia quello dedicato a Castore e Polluce, mentre la costruzione del tempio di Vespasiano è di età Flavia. All’estremità dell’area del Foro, sulla via sacra, fu eretto l’arco di Tito, nella stessa area vi erano gli Horrea Vespasiani, i magazzini voluti dall’imperatore Vespasiano, dove in seguito sarà costruita la basilica di Massenzio. Il tempio di Antonino e Faustina è del II secolo d.C., usato in seguito come base per l’edificazione della chiesa di San Lorenzo in Miranda. Sempre nello stesso secolo fu costruito, per volere di Adriano, il grande tempio dedicato a Venere e Roma. Proseguendo nel tempo arriviamo al III secolo d.C., quando fu innalzato l’arco di Settimio Severo, sempre lungo il percorso della via sacra. Diocleziano per festeggiare la Tetrarchia fece erigere, sulla piazza, cinque colonne che poggiavano su delle alte basi in muratura. Il IV secolo vede la costruzione della basilica di Massenzio che fu poi terminata da Costantino, fu riadattato un ingresso, a base circolare, del tempio della pace per edificare il tempio del Divo Romolo, dedicato al figlio di Massenzio, Valerio Romolo, morto in giovane età. Nel V secolo d.C. furono ampliati i Rostra per festeggiare una vittoria navale contro i Vandali, l’ultimo monumento, costruito all’interno del Foro, è del 608 si tratta di una colonna, la Colonna di Foca fatta erigere dal senato per onorare l’imperatore di cui porta il nome. La fine dell’Impero Romano decretò anche la fine del Foro, durante il Medioevo l’arco di Tito e quello di Settimio Severo furono inglobati in fortificazioni e tutta la zona del Foro Romano, man mano, finì con l’interrarsi, tanto che l’area fu usata per pascolare gli animali domestici e per le coltivazioni, assunse la denominazione di Campo Vaccino. Poi, nei primi anni del XVI secolo salì sul trono di Pietro Papa Giulio II il quale ebbe la bella idea, molto in voga in quei periodi, di trasformare il Foro Romano in una grande cava dove attingere travertini, marmi e materiali da costruzione, le proteste di alcune persone illustri, tra le quali, Raffaello e Michelangelo, rimasero solo parole al vento. Interi edifici, alcuni quasi integri, divennero calce in breve tempo. Vari scavi furono intrapresi nei secoli successivi, nel XIX secolo furono molto intensivi tanto che agli inizi del XX secolo l’area era quasi tutta ritornata alla luce del sole, nel 1980, per dare continuità storica e archeologica alla zona, fu smantellata via della Consolazione che passava tra le pendici del Campidoglio e il tempio di Saturno. Gli edifici e monumenti del Foro Romano, alcuni dei quali completamente perduti, sono: Tabularium; Basilica Emilia; Sacello di Venere Cloacina; Tempio di Giano; Basilica Porcia; Comizio; Lapis Niger; Curia Hostilia; Curia Iulia; Arco di Settimio Severo; Rostra; Colonna Menia; Colonna di Gaio Duilio; Umbilicus Urbis; Miliario aureo; Volcanal; Tempio di Saturno; Arco di Tiberio; Portico degli Dei Consenti; Tempio di Vespasiano e Tito; Tempio della Concordia; Basilica Opimia; Carcere Tulliano o Mamertino; Colonna di Foca; Lacus Curtius; Cavità della statua equestre di Domiziano; Basilica Giulia; Tempio di Augusto; Tempio di Castore e Polluce; Fonte di Giuturna; Statio aquaru; Oratorio dei Quaranta Martiri; Gruppo di edifici domizianei; Chiesa di Santa Maria Antiqua; Horrea Agrippiana; Tempio del Divo Giulio; Arco di Augusto; Regia: Arco di Gaio e Lucio Cesari; Fornix Fabianus; Tempio di Vesta; Casa delle Vestali; Tempio di Antonino e Faustina, con annessa necropoli arcaica; la via Sacra; Tempio del Divo Romolo; Horrea Piperiana; Basilica di Massenzio e Costantino; Arco di Tito; Tempio di Venere e Roma; tracce di una casa repubblicana; Antiquarium; Cloaca Massima.

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Cominciamo a esaminare più “Da vicino” alcuni dei resti archeologici del Palatino e Del Foro Romano, ma non parliamo di quelli più famosi, bensì, per ora, di alcuni tra i più nascosti e non di facile accesso… per la serie: Roma nascosta.

L’aula Isiaca.

La Domus Transitoria.

Il Museo Palatino.

La casa di Augusto e di Livia.

Santa Maria Antiqua.

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