Il culto di Iside a Roma

by / lunedì, 25 gennaio 2016 / Published in Il blog, Miti e Leggende

L’origine del culto di Iside è antichissimo risale almeno al quarto millennio a.C., ma forse fu la prima espressione religiosa dell’uomo sapiens e quindi potrebbe essere risalente al paleolitico, Iside in quanto tale, è menzionata fin dai “Testi della Piramide” del 2400 a.C., quest’ultimi sono un insieme di formule rituali che hanno lo scopo di assicurare l’immortalità e l’ascesa al cielo ai sovrani dell’antico Egitto. Iside, nel culto Egizio, era figlia di Seb, il Dio della Terra e di Nut Dea di tutto il firmamento, si unì a Osiride, prima di nascere, gli Dei potevano fare questo e molto altro, almeno nella fantasia degli uomini, da quest’unione concepì Horus ma, restò vergine, infatti, nella religione isiaca le è dato l’attributo di vergine madre degli Dei, e dispensatrice delle messi e governatrice di tutto il cosmo. Il suo culto passò dall’Egitto all’isola di Delfi, qui fu costruito un grande e famoso tempio dedicato alla Dea, poi passo a Roma fin dal I secolo a.C., in un primo tempo questo culto fu perseguitato ma, poi conobbe momenti di grandi fasti, particolarmente in epoca imperiale, e dall’Italia, la venerazione, si propagò in tutto l’impero. Il mito ci narra che Iside fu sposa di Osiride, il quale aveva un nemico crudele e implacabile, suo fratello Set, quest’ultimo, infatti, era la personificazione del male. La storia diviene più intrigata quando Nefti, moglie di Set, rimase colpita dalla bellezza del cognato Osiride e assunse le sembianze di Iside per poter passare una “Notte d’amore” con lui senza essere respinta, tutto questo non restò senza conseguenze poiché, da quell’unione nacque Anubi, Set venne a sapere dell’accaduto e meditò una vendetta perfida e spiedata. Un giorno organizzò un grande banchetto, apparentemente per onorare il fratello, ma alla fine del quale, con strategia e inganno, riuscì a far entrare Osiride in una cassa e subito dopo, con l’aiuto di alcuni complici, che erano presenti ai festeggiamenti, ne inchiodò il coperchio e la fece buttare nel Nilo. Il mito continua con Iside e Nefti che riescono a ritrovare il cadavere e a vegliarlo, ma anche questo non piacque a Set che fece tagliare il corpo di Osiride a pezzi per poi spargerlo in tutta la zona paludosa del Nilo. Iside aiutata da Nefti e da Anubi, trovò tutte le parti disperse e ricompose il corpo, a questo punto fu donata nuova la vita a Osiride, però non era più sulla terra ma nel regno dei morti su cui da quel momento regnò, nel frattempo Iside, essendo una Dea, riuscì ad allevare Horus di nascosto e quest’ultimo una volta divenuto adulto sgominò e allontanò Set. Fondò così il regno dei Faraoni, com’è ovvio pensare, così come nelle altre leggende, certamente esiste, qualche variante di questo mito, dipendente dal luogo e dal periodo temporale. A Roma in culto Isiaco trovò massimo fulgore durante l’alto impero, tanto da assumere un triplice aspetto:

  • Per gli imperatori che si sono succeduti e la gran parte della popolazione Iside è vista come una Dea che si aggiunge al nutrito panteon romano, quindi a lei sono dedicati templi, il più famoso fu edificato nel Campo Marzio, in suo onore, in particolari occasioni, venivano sacrificati animali, a volte un bue, nella stessa stregua che era necessaria per glorificare o rabbonire gli altri Dei.

  • Un capitolo a parte riguarda i marinai e tutti quelli che traevano profitti dall’ambiente della navigazione, come i commercianti e i mercanti, Iside assunse le vesti di “Iside Faria”, le si attribuì un ruolo di elevata importanza e a lei erano dedicati, ogni primavera, festeggiamenti nelle più importanti città marittime con sbocco sul mediterraneo. Nella prima luna piena, dopo l’equinozio di primavera, era celebrata l’Isidis Navigium, cioè la nave di Iside, era un rito in maschera assai festoso e celebrava le vicende di Iside e di suo marito Osiride. Un corteo in maschera trasportava un’imbarcazione in precedenza abbellita e decorata con varietà e ricchezza di fiori, la quale era spinta in mare insieme con altre con caratteristiche minori, questi emozionanti e spettacolari festeggiamenti, insieme al rito propiziatorio, continuarono anche durante il Cristianesimo, alcuni scrittori ne parlano sia nel IV secolo d.C. sia nel V, al tempo di Giustiniano venivano, ancora, compiuti viaggi simbolici sul Tevere per tramandare il rito di Iside.

  • Un altro aspetto del culto è quello misterico con tanto di cerimonie d’inizializzazione, un altro culto di questo tipo era il mitraismo (VEDI), come per tutti gli altri culti misterici, non vi sono documentazioni precise né per quanto riguarda i riti né tantomeno per quello che concerne le fasi d’inizializzazione. Sembra probabile che avvenissero dei sacrifici animali e che il sangue servisse a una sorta di battesimo per i neofiti, un rito che voleva rappresentare la morte e la rinascita e senza voler aggiungere altro è evidente il parallelismo sia con il culto di Mitra sia con la Religione Cristiana, anche se, ovviamente, con termini diversi, l’elemento comune è la morte e la resurrezione. Apuleio, iniziato al culto Isiaco, fa una descrizione di Iside nelle sue opere in particolare nelle metamorfosi, ne ho trovata una traduzione in rete, non so chi l’ha fatta ma rende molto bene il pensiero dello scrittore: “Io la madre della natura, la signora di tutti gli elementi, l’origine e il principio di tutte le età, la più grande di tutte le divinità, la regina dei morti, là prima dei celesti, colei che in sé riassume l’immagine di tutti gli dei e di tutte le dee, che col suo cenno governa le altezze luminose del cielo, i salubri venti del mare, i desolati silenzi dell’oltretomba, la cui potenza, unica, tutto il mondo onora sotto varie forme, con diversi riti e differenti nomi. Per questo i Frigi, i primi abitatori della terra, mi chiamano Pessinunzia, Madre degli dei, gli Autoctoni Attici Minerva Cecropia, i Ciprioti circondati dal mare Venere Pafia, i Cretesi arcieri famosi Diana Dittinna, i Siculi trilingui Proserpina Stigia, gli antichi abitatori di Eleusi Gerere Attica, altri Giunone, altri Bellona, altri Ecate, altri ancora Ramnusia, ma i due popoli degli Etiopi, che il Dio sole illumina coi suoi raggi quando sorge e quando tramonta e gli Egizi, così grandi per la loro antica sapienza, venerandomi con quelle cerimonie che a me si addicono, mi chiamano con il mio vero nome, Iside regina.” E’ plausibile pensare che la celebrazione, dei riti misterici isiaci, fosse composta di due parti una riservata alle donne e una agli uomini, i due gruppi, infine, si ricongiungevano per partecipare al rito finale. Le donne rivivevano, con sacrifici animali, sia l’aspetto dello smembramento del corpo di Osiride sia la ricomposizione dello stesso, gli uomini celebravano la preparazione del ritorno alla vita e infine, insieme, glorificavano la rinascita. Essendo riti misterici erano nascosti e poco documentati quindi, come per il culto di Mitra, è molto complicato per gli storici e gli archeologi ricostruire tutti gli aspetti dei riti e le simbologie che gli adepti svolgevano.

Diviene chiaro che mentre i primi due aspetti del culto sono rappresentati da celebrazioni aperte a tutti, quello misterico era unicamente riservato agli iniziati. Nell’impero sorsero vari templi, il più antico, a Roma, perlomeno tra quelli documentati, è l’Iseum Metellium, voluto da Publio Metellio Pio nell’80 a.C., alcune strutture dell’edificio dovrebbero essere ancora presenti anche se interrate tra via Labicana e via Merulana. Di grade importanza era l’Iseo Capitolino che con molta probabilità si elevava alle pendici del Capidoglio, il suo prestigio fu notevole in età imperiale. Il più celebre fu quello eretto nel 43 a.C. nel Campo Marzio, la sua esistenza è certa poiché è riportato nella Forma Urbis e su una moneta dell’epoca di Vespasiano, si può vedere la facciata di questo edificio. Il tempio di Pompei è sicuramente quello più completo, perlomeno tra quelli che sono stati riportati alla luce, conservava alcuni affreschi, che raffigurano delle sacerdotesse che eseguono danze rituali, sono vestite come Iside, con una sorta di tunica annodata sul seno, inoltre sono stati ritrovati alcuni oggetti dell’arredamento sacro, che ora sono visibili nel museo archeologico di Napoli. Presso Nemi sorgeva il santuario di Diana Nemorense nel suo interno vi era, oltre al tempio di Diana, tempietto dedicato a Iside, questo potrebbe far nascere l’idea di associare le navi di Caligola, ritrovate nel lago, (la storia del ritrovamento e della loro distruzione la analizzeremo prossimamente), con la celebrazione del Navigium Isidis. Considerando che questo imperatore era molto affascinato da tutto ciò che riguardava l’Egitto e in particolar dal culto di Iside, non va inoltre dimenticato che nei pressi del lago sorgeva una delle ville di Caligola. A Benevento sono conservati diversi manufatti e alcune statue che provengono da un tempio dedicato alla Dea ma che oggi è andato completamente perduto. Durante la dinastia dei Tolomei, III secolo a.C. fu eretto un tempio, dedicato alla Dea e a suo marito Osiride, vicino al porto del Pireo. A Firenze sono state ritrovate numerose testimonianze del culto Isiaco, anche se non si sa l’esatta ubicazione del tempio e quale fosse il suo aspetto. Come ci si può aspettate, l’iconografia della Dea varia notevolmente sia col trascorrere del tempo sia con variare delle persone, appartenenti a popolazioni diverse, che si convertirono a questo culto. Iside dagli Egiziani era considerata soprattutto come sposa fedele e madre premurosa, quando la venerazione della Dea giunse in Grecia, Macedonia e Roma, cominciò a essere rappresentata in modo tale che consentiva, a chi non era egiziano, ad avvicinarsi al culto più facilmente, così Iside fu raffigurata, sia nelle statue sia nelle pitture, rassomigliante alle divinità di queste popolazioni. Le raffigurazioni furono molteplici, tra le quali le più divulgate furono:

  • Iside in piedi che regge, nella mano destra, il sistro, che era uno strumento musicale a percussione costituito da dischetti di rame inseriti in un sostegno verticale, quest’ultimo formava l’impugnatura dello strumento stesso. Il sistro simboleggiava la rinascita. Nella mano sinistra regge la situla, cioè un piccolo secchiello che era utilizzato per contenere sia l’acqua sacra del Nilo sia, durante i riti, l’incenso che si utilizzava, appunto, nelle celebrazioni. Sicuramente a Roma questa era l’immagine più diffusa.

  • Iside Lactans, raffigurata seduta in trono mentre allatta, il suo latte donava immortalità, Horus bambino, questa immagine riporta direttamente al nocciolo del culto Isiaco, non dimentichiamoci che Iside concepì Horus da Osiride prima ancora di nascere, essendo ancora entrambi nel ventre della loro madre Nut, pur amando Osiride, la Dea non poté mai unirsi a lui carnalmente, per il semplice motivo che il Dio era privo di pene, quindi Iside fu madre vergine… ciò ricorda forse qualcosa?

  • Iside Artemide, raffigurata con una faretra a tracolla.

  • Iside Fortuna, raffigurata con una tunica e un mantello annodato sul seno, la testa e abbellita con un disco piumato, probabilmente solare, mentre con la destra regge un timone, questo stava a simboleggiare la potenza della Dea che aveva anche il predominio sul Fato, e una cornucopia.

  • Iside Sothis, era raffigurata, velata e seduta su di un cane che simboleggiava la stella Sirio, in egizio, appunto, Sothis, nella mano destra tiene un sistro mentre nella sinistra regge una patera, che era una coppa usata per versare i liquidi, durante le cerimonie rituali.

  • Iside raffigurata su di una galea mentre regge una vela, questa immagine è forse legata, non vi sono prove che possano darne la certezza, alla Navigium Isidis.

  • Iside raffigurata con Anubis.

  • Iside raffigurata con Neftis, entrambe indossano una maschera di elefante.

  • Iside raffigurata con Osiride, entrambi con la parte terminale del corpo serpentiforme.

Com’è facile immaginare le varianti, in parte rare, erano molteplici e l’ampia diffusione del culto portò molti artigiani a riprodurre l’immagine di Iside su un numero elevato di oggetti, più o meno, di dimensioni modeste, servivano a soddisfare le richieste di un grande numero di fedeli, erano una sorta di simulacri, atti alla protezione dei vivi e dei morti e, sempre a disposizione per la venerazione della Dea. Le cronache dell’epoca ci riportano, anche, le vicende di uno scandalo avvenuto nel 19 d.C., un cavaliere romano, un certo Decio Mundo si travestì da Anubi, un Dio Egizio, per sedurre una matrona, tale Paolina, quando la faccenda venne alla luce, Tiberio attuò delle immediate repressioni nei confronti del culto, i sacerdoti isiaci furono crocefissi, il tempio di Iside fu distrutto e la statua della Dea fu scagliata nel Tevere. Da Caligola in poi tutti gli imperatori che si susseguirono tennero, più o meno, in grande considerazione il culto isiaco, pitture e mosaici con ispirazione ai culti di Iside abbellivano le ricche dimore del Palatino, per esempio gli affreschi ritrovati nella casa di Livia. Col prolificare del Cristianesimo anche questo culto fu destinato alla decadenza, alcuni tempi consacrati a Iside furono trasformati in basiliche dedicate alla Vergine Maria e furono, in alcuni casi, modificati anche alcuni affreschi dedicati alla dea, l’arte paleocristiana presenta elevate similitudini tra i tratti della Madonna col Bambino con quelli di Iside e Horus. I misteri isiaci e quelli mitraici furono, certamente, i più importanti tra tutti i riti misterici che erano celebrati nella Roma imperiale, probabilmente sono quelli che hanno influito, in maggior misura, sulla formazione della religione Cristiana, nel periodo in cui si andava delineando e separando dall’originale radice ebraica.

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