Il Complesso Archeologico di Baia, le “Terme di Baia”.

by / sabato, 18 luglio 2020 / Published in Archeologia1, Il blog, Viaggiando .....

Il Complesso Archeologico di Baia, si tratta di un’area archeologica situata a Baia, frazione di Bacoli, nella zona dei Campi Flegrei, quello che oggi è possibile vedere è quello che in Età Romana era la zona collinare della città. Il resto dell’abitato, compresa tutta la zona portuale, è ormai sotto il livello del mare, sprofondata a causa di fenomeni di bradisismo che da sempre investono tutta la zona dei Campi Flegrei (Vedi “Il parco sommerso di Baia”). “Nullus in orbe sinus Baiis praelucet amoenis”, ossia: “Nulla al mondo splende più del golfo di Baia”, con queste parole il poeta Orazio alla fine del I secolo a.C., sottolinea che, in quel periodo, Baia era un centro residenziale formato da ville, edifici termali e un importante porto. Edifici costruiti o in basso lungo la costa o sulla collina, con vista su quel piccolo golfo, molto simile ad un lago, che i romani chiamavano Lacus Baianum. In effetti solo un canale lo metteva in comunicazione col mare aperto, la presenza di acque termali, i vapori solforosi e lo splendido paesaggio, portò la nobiltà romana a edificare, sin dal II secolo a.C., le proprie ville per l’otium in questa zona. Il bradisismo che interessa tutt’ora l’area portò lentamente, ma inesorabilmente, a un continuo abbassamento della costa con conseguente invasione del mare sulla terra ferma. Tra il VII secolo e l’VIII secolo una cospicua area era sotto il livello del mare. Come detto i resti che oggi sono alla luce del sole sono quelli degli edifici che sorgevano sulle zone collinari. Nel 1941 iniziarono scavi archeologici e studi sistematici di tutta questa parte della città, si scoprirono stratificazioni di costruzioni che partono dall’Età Repubblicana tarda e che continuarono a svilupparsi in quella Augustea, Adrianea e Severa. Si deve evidenziare che mantenendo la tradizione popolare parleremo del Tempio di Diana, di quello di Mercurio e di Venere, in realtà sono tutte strutture termali e non di luoghi di culto per gli Dei.

Villa dell’Ambulatio.

Si tratta di una villa, inizialmente chiamato Complesso delle Terrazze, con strutture molto particolari, infatti è disposta su una serie di sei terrazze artificiali che mano a mano, partendo dalla collina degradano verso il mare, creando una visione piuttosto scenografica. La villa è quindi ricca di scale che collegano i basamenti, “Basis villae”, artificiali tra di loro. L’impianto originale del complesso è della fine del II secolo a.C., ma fu notevolmente rimaneggiato nel I secolo d.C., segnando l’aspetto che è giunto sino a noi. Diamo un ordine per la descrizione, partiamo dalla prima terrazza quella posta più in alto, questa ospitava il quartiere residenziale, oggi solo resti, appena sopra una scala vi erano alcune stanze di soggiorno caratterizzate da pavimenti in opus sectile o in opera musiva, tutte rivestite di marmo. Tra gli ambienti sono stati individuati: un peristilio in origine decorato, una sala terminante con un’abside e una grande stanza che si apriva a un panorama splendido. Tramite una scala si scendeva alla terrazza sottostante, la seconda, questa era caratterizzata dall’”Ambulatio”, che dal nome al complesso, che poi è il nome latino che definisce il lungo portico ad esedra destinato al passeggio, alla lettura e all’otium dei proprietari. Il portico era diviso in due navate da pilastri terminati con archi, al centro di un lato vi era una grande sala di forma rettangolare che terminava con un’esedra, sulle pareti lunghe di questo ambiente vi erano tre nicchie, probabilmente con statue. nel porto sono oggi conservati alcune parti delle decorazioni di marmo del Palazzo Imperiale dell’epoca dei Severi, ed ecco apparire un’altra scala che permetteva di scendere alla terza terrazza, probabilmente vi era un altro Ambulatio con pilastri che reggevano un soffitto a volta. Anche qui vi era un ambiente posto al centro di un lato esso era in asse con le sale più grandi delle due terrazza superiori e con il grande ambiente sottostante. Alcuni archeologi credono che si tratti di una grande fontana, oggi il portico non c’è più e quello che si vede è soltanto un ampio giardino. Ancora una scala, questa dava l’accesso alla quarta terrazza, qui vi erano due corridoi che correvano paralleli e davano l’accesso ad alcuni locali ai quali, gli studiosi, hanno attribuito funzione di servizio. Tramite l’ennesima scala si scendeva alla quinta terrazza caratterizzata da alcuni ambienti rivolti verso il mare e da un grande ambiente a pianta rettangolare che era interamente rivestito idi marmo, pavimento compreso. Lungo le pareti corte vi erano due banchine finemente decorate con colonne e nicchie. Scendendo un’ulteriore scala si giungeva alla sesta terrazza questa era un’area all’aperto destinata a giardino che terminava con il muro di sostegno del piano superiore.

Tempio di Diana.

Si tratta di un edificio termale, fu chiamato “Tempio di Diana” per la presenza, nel suo interno, di alcuni di bassorilievi di marmo raffiguranti scene di caccia con cani e cervi e da un frammento di marmo sul quale, forse era scritto il nome della Dea. L’edificio, costruito sia in opera listata sia in opera laterizia, era a pianta circolare inscritta in un ottagono ed era caratterizzato da una copertura a cupola molto ampia la quale presentava una punta ad ogiva. La copertura fu realizzata con piccoli frammenti di tufo, purtroppo oggi rimane solo una parte della cupola. L’edificio era, probabilmente, una natatio coperta, una sorta di piscina, la quale era alimentata da vapori caldi che scaturivano da sorgenti vulcaniche.

Nucleo detto della Sosandra.

Si tratta di un altro complesso a terrazze, per la precisione era articolato su quattro terrazzamenti, ciò per sfruttare la morfologia del poggio che degrada verso il mare. Il complesso occupa un’area rettangolare tra due rampe di scale poste su due lati contrapposti, la struttura presenta corridoi anulari e portici. Il complesso è confinate con la Villa dell’Ambulatio e prende il nome da una statua che fu ritrovate nel peristilio superiore, si tratta di una copia romana di una scultura greca, Afrodite Sosandra. Gli esperti hanno stabilito che sono riconoscibili almeno tre fasi edilizie che hanno interessato la costruzione. La prima, che poi fu l’edificazione vera e propria, risalente tra il II secolo a.C. e il I secolo a.C., quando furono costruiti terrazzamenti e murature in opera incerta; la seconda databile agli inizi del I secolo d.C., quando il complesso assunse l’aspetto di una villa con portici e terrazze; la terza, collocabile nel II secolo d.C., quando il complesso subì una totale trasformazione. Infatti, da questo punto in poi il complesso perderà la funzione di villa privata per assumere quella di hospitalia, ossia divenne una sorta di “Albergo” per i clienti delle terme. Come detto la costruzione è suddivisa su quattro terrazzamenti, sul primo, quello più in alto, vi erano gli ambienti di servizio, da questo scendendo una scala si giungeva alla seconda terrazza qui vi erano gli ambienti di soggiorno, una serie di stanze che si aprivano sul peristilio. Questo livello era connesso a quello sottostante, il terzo terrazzamento, da una scala, questo piano è quello caratterizzato da una costruzione a emiciclo alla quale gli esperti hanno attribuito la funzione di teatro e ninfeo. Continuando ascendere la scala si giungeva alla quarta terrazza, quella più in basso e di incerta interpretazione, forse occupata da una grande piscina o da un altrettanto vasto giardino, la cosa certa è che tutt’attorno vi era un portico sul quale si affacciavano alcuni locali. Tutto il complesso era caratterizzato da affreschi, stucchi e pavimenti in raffinate opere musive. Le decorazioni dell’intero complesso sono molto interessati e meritano una descrizione più particolareggiata, perlomeno quelle più importanti:

  • La Decorazione Parietale, del Balneum.

Si tratta di un ambiente di notevole interesse, l’unico locale riscaldato artificialmente, infatti, presenta notevoli decorazioni in rilievo di stucchi sia sul soffitto sia nella lunetta di una parete. Il soffitto è formato da una serie di medaglioni con figure singole, una per ciascuno, ben dettagliate e raffigurano: cigni volanti con un nastro nel becco, amorini con una sorta di bastoncino in una mano e un piatto nell’altra. Gli interspazi sono riempiti da foglie d’acanto e candelabri sempre in stucco inciso. È molto particolare la fascia posta tra il soffitto e una parete in cui sono raffigurati dei delfini, mentre sul lato opposto ci sono alcuni pannelli rettangolari e altri triangolari. Passiamo al medaglione centrale, al suo interno vi è la raffigurazione di una Nereide, a cavallo di un animale mitologico, nell’atto di tenere un piatto, pieno di frutta, con la mano sinistra. Tutto l’ambiente è caratterizzato da stucchi, vi è una cornice con ovali, in una lunetta si può vedere la raffigurazione di un ambiente con una colonna scanalata con un capitello decorato con foglie, mente sul lato opposto vi è una colonna che sembra un vegetale e un pilastro liscio. All’interno è raffigurato un amorino che sembra vibrarsi in aria, infine tra la colonna e il pilastro vi è un candelabro, tutti questi rilievi sono di stucco con dettagli molto precisi. Inoltre vicino a questa raffigurazione vi è quella di un vaso con all’interno un fiore.

  • L’ambiente con il Pavimento a Mosaico.

Sempre in questo complesso troviamo un pavimento ad opera musiva molto importante, anche se, purtroppo, giunto a noi in uno scadente stato di conservazione, si tratta di un mosaico che fu realizzato con tessere policrome. Policromo lo è sul serio, basta vedere i vari tipi di rosso usati, oltre i tanti altri colori, il mosaico e formato da tre file di tre pannelli, di forma rettangolare, ciascuna, presentano un bordo formato da un motivo a treccia, mentre esternamente a questo vi sono figure geometriche che fanno a formare una fascia. All’interno dei pannelli vicino ai bordi vi sono raffigurate delle maschere teatrali, alcune delle quali andate perdute, i pannelli centrali sembrano raffigurare una scena teatrale con figure maschili. Gli interspazi sono riempiti con ottagoni, contenenti figure sia animali sia umane, e da croci con un fiore centrale. Tutto quest’opera è racchiusa da una fascia raffigurante meandri, o greche, alternate a quadrati, questa parte del mosaico fu realizzata con tessere bianche e nere. Il mosaico e molto rovinato e mancante di alcune parti ma lo si può definire magnifico e importante dal punto di vista archeologico e storico.

  • Le Pitture del Portico della cosiddetta Piscina.

Dal mosaico passiamo alle pitture, parliamo di quelle del peristilio inferiore, quello posto attorno alla cosiddetta piscina, queste rappresentano un classico esempio di sovrapposizione di affreschi, legati a due fasi diverse, sia da punto di vista temporale sia dalla diversificazione stilistica. Della fase più antica è relativa al I secolo d.C., ma non ne rimane molto essendo stata per lo più ricoperta da quella successiva, questi affreschi appartengono al terzo stile pompeiano e raffigurano soggetti relativi alla diffusione della cultura egizia. Gli affreschi dipinti, su uno sfondo bianco e racchiusi in spazi delimitati da colonne, raffigurano varie figure, alcune hanno lineamenti zoomorfi come l’Ibis e il bue Api, e altre classiche rappresentazioni caratteristiche della religione egiziana, come personaggi con la testa di falco o di cane. Abbiamo detto che il porticato è legato a due fasi diverse, in effetti subì nel II secolo d.C., un rifacimento delle decorazioni che coprirono quelle precedenti. La parete fu suddivisa in tre parti nel senso verticale, e quindi fu divisa in zoccolo, zona mediana e zona alta, la zona superiore è quasi completamente scomparsa, è possibile riconoscere solo poche parti di strutture architettoniche. Lo zoccolo presenta dei riquadri di colore rosso che sono delimitati da rettangoli di colore giallo ocra, svasati nell’estremità a imitazione, in maniera schematica, di capitelli e di basi di colonne. Ovviamente le pitture più interessanti sono nella zona mediana, qui si possono vedere dei riquadri, col fondo di colore bianco, circondati da elementi architettonici, mentre nel loro interno ci sono degli spazi delimitati da cornici rosse che contengono sia figure maschili sia femminili. Le figure sono isolate, cioè è presente solo una per ogni spazio, il ritratto più famoso e quello del Satiro con Tirso, un bastone rituale attribuito al Dio greco Dioniso e ai seguaci del suo culto, Satiri e Menadi. Una parete del porticato, però, ha una decorazione diversa, infatti, pur avendo la stessa divisione verticale, lo zoccolo è a sfondo di colore bianco, presenta tre riquadri delimitati da corni rosse e all’interno sono raffigurati dei draghi. La zona mediana, anch’essa divisa in riquadri, presenta nello spazio centrale una particolare raffigurazione: una figura maschile che sembra correre. Su questa parete è possibile osservare nella zona superiore due tritoni mentre suonano una tromba.

  • Il Teatro che era anche Ninfeo.

Qualche parola va spesa anche per il Teatro Ninfeo, esso ha una forma a emiciclo ed è dagli esperti datato al I secolo a.C., presenta varie nicchie e ha un prospetto a colonne con una vasca al centro, non si sa bene quanta e come poteva circolare l’acqua, ma l’effetto scenografico doveva sicuramente colpire lo spettatore. Sembrerebbe che veniva usato come luogo di riposo e la cavea, ovviamente, per delle rappresentazioni.

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Tempio di Venere.

Ovviamente si tratta di un altro edificio termale, è una costruzione a pianta ottagonale con otto grandi finestre ad arco ribassato, caratteristico è il ballatoio che correva nel suo interno che andava ad affacciarsi sulla piscina. l’edificio risulta essere infossato nel terreno per circa tre metri, il suo nome deriva da un presunto ritrovamento di una statua della Dea Venere.

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Settore di Venere.

Si tratta di una serie di edifici termali confinati con il Nucleo della Sosandra, un complesso architettonico che era finalizzato allo sfruttamento delle fonti naturali di vapore caldo proveniente dal sottosuolo e che in quest’area erano molto concentrati. Il complesso era caratterizzato da volte decorate, in maniera molto raffinata, con stucchi. Anche questo complesso presenta edifici costruiti in diverse epoche disposti su tre livelli principali, ancora una volta costituiti da terrazzamenti che andavano degradando verso il mare.

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Piccole Terme.

Si tratta di un edificio termale eretto nella prima metà del I secolo a.C. sicuramente uno dei più antichi della zona, subì però ampie ristrutturazioni nel II secolo d.C., che lo ampliarono. Caratteristica principale del complesso è il laconicum, la stanza per la sauna o bagni di vapore che dir si voglia. Intorno a questa, risalente alla struttura iniziale, erano articolate altre stanze, ambienti con vapori più o meno caldi e dove era anche possibile bagnarsi con le acque termali. Tutti le stanze calde avevano un pavimento a “Suspensurae”, cioè poggiante su piccoli pilastri di terracotta. Questo pavimento rialzato si poteva rimuovere e permetteva ai getti di vapore caldo, provenienti dal basso, di distribuirsi in maniera uniforme. Nel complesso trova posto anche il frigidarium e l’apodyterium, la stanza per spogliarsi. Dopo la ristrutturazione una parte del frigidarium fu trasformato in latrina. Il laconicum aveva, in alto, un foro circolare che permetteva, quando era chiuso, di trattenere il vapore e rendere l’ambiente molto caldo, mentre se si voleva raffreddarlo bastava aprirlo e il vapore defluiva rapidamente dal foro stesso. Il complesso era decorato con stucchi e mosaici databili al I secolo d.C., opere eseguite durante una ristrutturazione.

Tempio di Mercurio.

O per meglio dire il settore di Mercurio, si sviluppa in una zona che era ricca di sorgenti idrotermali, fondamentalmente si tratta di un complesso formato da quattro ambienti, edificati in periodi diversi, di cui quello più interessante è il quarto quello definito il Tempio di Mercurio. Si tratta di un edificio circolare detto anche “Truglio” o, per la sua acustica “Tempio dell’eco”, sicuramente una delle più antiche costruzioni di tutta Baia, databile alla tarda Età Repubblicana o agli inizi dell’Età Augustea. Gli studiosi hanno avanzato tre ipotesi su la sua funzione: quella di frigidarium, per i bagni freddi; quella di natatio, piscina coperta; quella di laconicum, stanza per la sauna. Quale delle tre ipotesi è quella più vicina alla realtà? C’è chi semplicemente afferma che si trattava di un laconicum, con funzione anche di piscina coperta, ma cosa più importante è la struttura dell’edificio. L’ingresso attuale è moderno e non è certamente al livello del calpestio antico, del resto non potrebbe esserlo, il pavimento è a quasi sette metri sotto a quello attuale e se questo non basta la struttura è allagata, da qui nasce il suo fascino. L’acqua al suo interno è sia di tipo termale sia marina, quest’ultima penetra per capillarità essendo la quota a livello del mare. La cupola è la più antica che sia mai stata edificata e la sua dimensione è circa la metà di quella del Pantheon a Roma di poco successiva. Oggi la si può vedere, grazie al novo ingresso, abbastanza da vicino, al centro si apre l’oculo ma questo non doveva avere funzioni di illuminazione, o perlomeno non solo, considerando che appena sopra della volta si aprivano quattro grandi finestre. Se l’ipotesi del laconicum è quella giusta l’oculo probabilmente veniva chiuso per trattenere il vapore e rendere l’ambiente molto caldo, mentre, se si voleva raffreddarlo, bastava aprirlo e il vapore defluiva rapidamente. Alcune indizi sembrano convalidare tale ipotesi, come l’esistenza di una vena di acqua calda e dalla presenza, sulla superficie esterna della cupola, di alcuni gradini che conducono all’oculo. A proposito di questa vena, all’interno vi è una nicchia, la si può vedere appena affiorante dall’acqua, dalla quale, così hanno ipotizzato gli studiosi, senza però elementi probanti, poteva eventualmente sgorgare l’acqua termale, proveniente dalla fonte naturale. Sul lato opposto della precedente vi è un’altra nicchia che serviva da ingresso alla struttura mettendola in comunicazione con l’ambiente confinate. L’acqua oggi è appena sotto l’imposta della volta, c’è stato un periodo in cui il livello del mare è arrivato a lambire la volta della sala, in alto si può notare l’erosione determinata dall’acqua, ovviamente tutta opera del bradisismo. Le pareti della struttura erano rivestite di marmo mentre la cupola presentava un decoro a mosaico, oggi rimangono solo scarse tracce. Andando a ritroso si passa dal da questa struttura, tramite l’ingresso moderno, in un ambiente con base rettangolare e con una volta a botte, questo presenta un lucernario centrale ed era decorato con un grandioso di mosaico. Come per gli altri edifici di questo settore il reale piano di calpestio e circa sette metri sotto quello moderno.

Prima di questa sala, l’accesso per tutte queste è dal piazzale antistante, vi è un altro ambiente molto danneggiato ma con una grande caratteristica, che non centra nulla con l’archeologia, infatti, da un foro della volta scende verso il basso quello che si può definire un vero e proprio scherzo della natura. Un albero di fico, con le radici sulla volta e con il tronco che scende verso il basso attraverso il foro suddetto, è quasi incredibile, ma è proprio così, se non l’avessi visto personalmente avrei pensato a un trucco fotografico. La spiegazione sembra essere semplice… Esisteva tempo fa un albero di fico che cresceva sopra la volta, venne tagliato, ma le radici rimasero vitali e l’albero tornò a svilupparsi, incrementando il suo apparto radicale in alto, mentre i suoi rami e foglie iniziarono a scendere verso il basso trovando la luce anche sotto la volta. Così oggi la cima a raggiunto il piano di calpestio. Prima di questo vi è un altro ambiente di cui rimane molto poco. In realtà compaiono anche altri locali ma ancora non si è giunti ad una comprensione definitiva del settore, non dobbiamo dimenticarci che gli ambienti hanno un piano di calpestio molto più alto di quello originale o sono allagati per colpa del bradisismo. Ciò non toglie che Baia offre uno spettacolo molto interessante e uno spaccato della vita romana, perlomeno quella dedita al riposo e all’ozio.

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