Il colosso di Rodi.

by / venerdì, 15 Maggio 2015 / Published in Il blog, Le sette Meraviglie del mondo

Il Colosso di Rodi in greco antico “ὁ Κολοσσὸς Ῥόδιος” era una ciclopica statua rappresentante il Dio Helios, protettore dei rodiesi, l’immaginazione popolare, sostenuta anche da alcuni racconti cinematografici, la vede collocata nel porto della città di Mandraki a cavallo del suo ingresso, ma considerando l’altezza della statua e la larghezza dell’apertura del porto, circa 400 metri, questa immagine, benché molto suggestiva, è del tutto inverosimile. In realtà, come evidenziano studi effettuati da autorevoli archeologi e da valenti storici, il colosso era collocato all’interno della città probabilmente su di un’altura e non è neppure attendibile l’asserzione che reggesse una torcia gigante atta a rappresentare un faro per le navi che entravano ed uscivano dal porto. Tale convincimento molto probabilmente deriva da ciò che si può leggere nell’antologia Palatina, una raccolta di epigrammi scritta tra 880 d.C e il 902 d.C.: “Il colosso levarono di bronzo, quando, sopiti marosi di guerra, di spoglie nemiche fecero per la patria una corona. Ché sulla terra né solo sul mare l’eressero, lume dolce di libertà senza servaggio. Sono Eraclidi di stirpe, non è che un avito retaggio sulla terra e sul pelago l’impero.” (Antologia Palatina VI 171).

Nulla è rimasto della statua quindi tutto quello che sappiamo deriva dagli scritti che sono giunti sino a noi, la sua costruzione iniziò nel 304 a.C. per celebrare la vittoria di Politemo su Demetrio che aveva assediato la città, fu annoverato tra le sette meraviglie del mondo antico. La sua edificazione si concluse nel 293 a.C., la statua andò distrutta nel 226 a.C. a causa di un’ intensa scossa tellurica che colpì l’isola di Rodi. Dice Plinio: “Il più ammirato di tutti i colossi era quello del Sole che si trovava a Rodi opera di Carete di Lindo, discepolo di Lisippo. Esso era alto 70 cubiti. Questa statua, caduta a terra dopo sessantasei anni a causa di un terremoto, anche se a terra, costituisce tuttavia ugualmente uno spettacolo meraviglioso. Pochi possono abbracciare il suo pollice, e le dita sono più grandi che molte altre statue tutte intere. Vaste cavità si aprono nelle membra spezzate; all’interno si possono osservare pietre di grande dimensione, del cui peso l’artista si era servito per consolidare il colosso durante la costruzione. Dicono che fu costruito in dodici anni e con una spesa di 300 talenti ricavati dalla vendita del materiale abbandonato dal re Demetrio allorché, stanco del suo prolungarsi, tolse l’assedio a Rodi. Nella stessa città ci sono cento altri colossi più piccoli di questo, ma tali da rendere famoso qualunque luogo in cui si trovasse anche uno solo di essi.” (Plinio, Naturalis historia XXXIV 41 sg).

Narra Strabone: ” La città dei Rodiesi è situata sul promontorio orientale dell’isola, ed è di tanto superiore alle altre città per i suoi porti, le strade, le mura e ogni attrezzatura, che, non sarei in grado di citarne una uguale o tanto meno superiore ad essa. È notevole anche per l’ordine che vi regna e per l’attenta cura agli affari di stato, e in particolare alle questioni navali; grazie a ciò mantenne il predominio sui mari per molto tempo, debellando i pirati e divenendo amica sia dei Romani, sia dei re alleati ai Romani come ai Greci. Perciò, non solo ha conservato la sua autonomia, ma fu anche adorna di molte offerte votive, che per lo più si trovano nel Dionisio e nel ginnasio, ma anche altrove. Tra le più importanti di queste vi è anzitutto il Colosso di Elio, che un poeta giambico dice “di 70 cubiti d’altezza, opera di Carete di Lindo”. Ora però giace al suolo, abbattuto da un terremoto che gli ha spezzato le ginocchia. Il popolo rodio, ammonito da un oracolo, non lo rimise in piedi. Questa dunque è la più importante delle offerte votive; e ad ogni modo è considerato per opinione generale una delle Sette Meraviglie.” (Strabone, Geografia XIV 2.5).

Pertanto le cose che possiamo ritenere certe sono:

  • La costruzione fu affidata a Carete di Lindo, allievo di Lisippo, che aveva già costruito statue di dimensioni ragguardevoli.

  • Era alto circa 33 metri.

  • Era rivestito di bronzo quasi sicuramente ricavato dalla fusione delle macchine da guerra abbandonate da Demetrio.

  • Era dedicato al Dio Helios.

Alcune asserzioni si possono dedurre sia dagli usi e costumi dell’epoca sia da altre opere greche risalenti allo stesso periodo, quindi si è ipotizzato che la statua fosse nuda poggiata su un piedistallo di marmo, stile Greco classico, con una corona a raggiera sulla testa, con la mano destra sugli occhi per proteggersi dal sole, oppure reggente una torcia, con un mantello, o piuttosto una lunga lancia, tenuti dalla mano sinistra, all’interno doveva avere un’intelaiatura di ferro stabilizzata con delle pietre. Dopo il crollo, ci ricorda Plinio, le rovine restarono a terra e in molti si recavano sul sito ad ammirarle, ma la statua non fu mai ricomposta in quanto si diffuse il pensiero che tale gesto avrebbe offeso il Dio. Sembra che i resti rimasero sul posto del crollo fino al 653 d.C. quando gli Arabi, che avevano conquistato l’isola, li demolirono e i frammenti vennero portati altrove facendone perdere ogni traccia, suggestivo è quello che la tradizione tramanda che contempla la vendita di ciò che rimaneva del colosso, da parte degli Arabi invasori, ad un Ebreo di Emesa il quale trasportò i resti in Siria con l’ausilio di 900 cammelli. E’ probabile che il colosso di Rodi fosse un simbolo e che quindi rappresentasse la volontà di un popolo ad essere unito e, nello stesso tempo, il ricordo di quella vittoria che aveva riconsegnato la libertà ai Rodiesi. Nulla rimane, della statua se non alcuni racconti suggestivi… un’altra meraviglia, delle sette, che se ne andata per sempre.

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