Il Colombario di Pomponio Hylas.

by / domenica, 10 novembre 2019 / Published in Archeologia1, Il blog, Roma Nascosta

.Passeggiando nel parco degli Scipioni, tra via Appia e Via Latina, ci s’imbatte in un piccolo sepolcro semi ipogeo, il Colombario di Pomponio Hylas, ciò non deve certo meravigliare, considerando che nel tratto compreso tra le Mura Aureliane, la via Appia e la via Latina sorgeva un’importante area cimiteriale che vede al suo interno, tra gli altri: il Colombario di Vigna Codini e il Sepolcro degli Scipioni. Si diceva che quello di Pomponio Hylas è un piccolo colombario, ma d’interesse notevole, anche perché è giunto fino a noi praticamente intatto. Venne scoperto nel 1831 dallo studioso, ma anche collezionista, Pietro Campana, il quale fu scopritore di altre sepolture, fece varie pubblicazioni, compresa quella che descriveva la propria collezione di bassorilievi in terracotta di epoca repubblicana. Come detto il Colombario di Pomponio Hylas fu realizzato semi ipogeo, a poca distanza dalle mura Aureliane, vi si poteva accedere attraverso un diverticolo della via Latina. L’edificio è sicuramente del I secolo d.C., gli esperti l’hanno datato tra il 14 d.C. e il 54 d.C. anche se chi gli assegnò il nome visse in età Flavia, tra il 69 d.C. e il 96 d.C., ciò deriva dallo studio di due nicchie, una dedicata a un liberto di Tiberio e l’altra a quello di Claudia Ottavia, la figlia di Claudio e Messalina. È probabile che il liberto Pomponio Hylas lo acquistò per far deporre le proprie ceneri e quelle della propria famiglia.

Il nuovo proprietario fece aggiungere un bel pannello a mosaico sopra i gradini dell’ingresso riportante due grifoni e la scritta: CNaei POMPONI HYLAE Et POMPONIAE CNaei Libertae VITALINIS. Cioè: A Gneo Pomponio Hylas e Pomponia di Gnaeo liberti di Vitalino, a un attento osservatore non può sfuggire la presenza di una “V” sul nome di Pomponia, ciò stava a significare “Vivit”, quindi, quando il pannello fu messo al suo posto Pomponia era ancora viva. Questo pannello è posto sotto una nicchia difronte agli ultimi gradini della scala di pietra, in verità molto ripida, ma è ancora quella originale. La nicchia è absidata essa ha decorazioni con concrezioni calcaree quasi come fosse un ninfeo, l’urna cineraria dei due coniugi, ricordati nell’iscrizione sottostante, era posta nella cavità, nel pannello mosaicato oltre all’iscrizione, sotto di essa, vi sono raffigurati due grifoni posti difronte a una cetra. Il pannello a mosaico e composto di paste vitree ed è contornato da una fascia di conchiglie che formano un motivo a treccia. La sala, in parte scavata nella roccia e in parte costruita in opera cementizia rivestita di mattoni, misura circa quattro metri per tre metri ed è coperta con una volta a botte. Prendeva luce da due lucernai, oggi coperti dalla terra. Le pareti presentano alcune edicole poggianti su podi all’interno di piccole colonne o pilastri, tali supporti sostengono dei timpani, alcuni triangolari altri spezzati che ne vanno a inquadrare uno centrale centinato. Un piccolo colombario, ma con un’architettura molto complessa, con una decorazione, molto interessante, di stucchi, affreschi e pitture, le iscrizioni ci narrano tutta la sua storia, i dipinti sono notevoli e ben conservati. Vediamo di analizzare, per quanto possibile, questo piccolo ambiente. Cominciamo con la parete di fondo, dove sotto un’abside possiamo ammirare l’edicola principale nella quale sono conservate le olle contenenti, molto probabilmente, le ceneri di chi fece costruire il sepolcro. Sotto l’edicola vi è una tavola di marmo sulla quale è incisa un’iscrizione che riporta due nomi: Granius Nestor e Vinileia Hedone, ai lati della nicchia che contiene le urne cinerarie ci sono due figure, probabilmente sono la raffigurazione dei due defunti. Se così è, Granius Nestor è raffigurato con un rotulus in mano, accanto a lui vi è una capsa, cioè una scatola cilindrica per contenere, appunto, il rotolo, comunque la figura descritta è ben visibile, a prescindere che essa sia, o non sia, il ritratto di colui cui appartengono le ceneri. Sul timpano vi è una decorazione con la raffigurazione di un giovane nudo, davanti a questa figura gli studiosi non si trovano d’accordo. Infatti, c’è chi in quel giovane vede un Trace e chi è convinto che sia la raffigurazione di Dioniso con un corto mantello svolazzante, sulla testa ha una corona di foglie di vite intrecciate e nelle mani qualcosa, che alcuni hanno interpretato essere una cista mystica. La cista mystica era il recipiente cilindrico che era utilizzato per contenere i serpenti sacri da impiegare durante i riti per Dioniso. Ai lati di questa figura sono dipinti due tritoni che suonano la lira, sotto sull’architrave, vi sono altre figure dipinte che alcuni hanno interpretato essere legate a riti dionisiaci. Secondo l’interpretazione degli studiosi la scena principale tratta del mito di Orfeo tra i Traci. Sull’arco che delimita l’abside, al centro, c’è dipinta una figura maschile seduta la quale indossa pantaloni e copricapo frigio, quindi vestito come un orientale; alla sua sinistra vi è un giovane inginocchiato con in mano una spada ed è coperto da un mantello. All’estremità vi sono altre due figure maschili sdraiate esse hanno in mano, rispettivamente un mestolo e una patera, cioè gli oggetti usati per le rituali offerte di cibo agli Dei. Questa scena lascia gli studiosi molto incerti sull’interpretazione. Nella nicchia c’è una decorazione di tralci di melograno e tre figure femminili da alcuni identificate con le tre Vittorie. Vicino all’antica scala vi è un’altra edicola nel timpano della stessa vi è una raffigurazione particolare: quella del centauro Chirone che insegna ad Achille a suonare la lira e forse, nel fregio, il supplizio di Ocno. Sulla parete sinistra furono poste altre edicole in età Flavia che andarono a occupare il posto della costruzione originaria e che, in qualche modo, hanno rotto la simmetria che molto probabilmente vi era con il lato destro, lo stile della decorazione e le iscrizioni hanno permesso, agli studiosi, di attribuire questo rifacimento all’età Flavia. Nelle altre pareti del colombario si aprono nicchie più piccole, qui troviamo affrescate delle scene che raffigurano la discesa di Orfeo nell’Ade, Ercole che trattiene Cerbero. Sulla volta a botte della sala vi sono decori che raffigurano girali composte da tralci di vite, figure di uccelli e amorini. Il colombario restò in uso perlomeno per tutto il II secolo d.C., ciò è dimostrato dal ritrovamento di un’urna con iscrizione dedicata a un liberto dell’imperatore Antonino Pio, reperto che oggi si può ammirare nei Musei Capitolini. Inoltre sotto il pavimento fu rinvenuto un sarcofago fittile in cui furono deposte le spoglie di una donna. Le cronache del ritrovamento riportano che il corpo era perfettamente conservato, ma che si ridusse in polvere nel momento in cui fu aperto il sarcofago. Un piccolo colombario, ma di straordinaria bellezza e importanza, sia storica sia architettonica e artistica, con i suoi stucchi e con le sue pitture ben conservate apre una finestra sulla cultura, sulle credenze e sulle aspettative d’immortalità dell’epoca.

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