I trattati tra Roma e Cartagine.

by / venerdì, 26 febbraio 2016 / Published in Storie e Personaggi Romani

I trattati tra Roma e Cartagine furono di notevole importanza sia per le relazioni tra le due potenze dell’antichità sia per i rapporti con i Greci, che ormai vedevano come unico avamposto, della cultura greca, nel Mediterraneo meridionale e centrale, Siracusa. Cartagine e Roma furono due città stato che riuscirono a diventare imperi, quindi e ovvio che dovessero in qualche modo avere rapporti per regolare i loro interessi sia territoriali sia economici. Inizialmente ci furono buoni rapporti fra le due potenze del Mediterraneo a volte operarono fianco a fianco per convenienze reciproche furono persino alleate anche se non direttamente. Roma non guardava al mare, era troppo impegnata a contrastare i Sabelli, gli Etruschi, i Galli e i Greci, per conquistare e mantenere la totale supremazia su tutto il territorio Italico. Cartagine era invece impegnata a combattere contro i Greci di Cirene, di Massilia e di Siracusa in Sicilia sia per difendere e rendere sicure le rotte commerciali nel Mediterraneo occidentale, sia per ampliarle, quindi la qualità della sua flotta era molto elevata. Per un periodo, durato alcuni secoli, la stipulazione e il rispetto reciproco dei trattati fecero in modo che le relazioni tra le due potenze furono tolleranti e pacifiche, ma quando gli interessi delle due città stato finirono col sovrapporsi, i trattati non bastarono più e inevitabili furono le tre guerre che portarono alla distruzione di Cartagine (Vedi le Guerre Puniche). Il dominio commerciale, nel mar Mediterraneo, nel IV secolo a.C. era suddiviso in settori, il mar Egeo era controllato dai Greci sia della Grecia, sia delle colonie dell’Asia Minore, sia dell’Egitto, perlomeno dopo che Alessandro Magno aveva unificato vari territori; Lo Jonio e L’Adriatico erano controllati dalle città marinare poste lungo la loro costa; sul Mediterraneo occidentale viaggiavano le navi Cartaginesi; nel Tirreno vi era la presenza sia di navi Cartaginesi sia Greche delle colonie dell’Italia del sud. Roma, per i primi quattrocento anni della sua vita fu impegnata in una serie di guerre con le popolazioni della penisola Italica, ciò ha determinato che i Romani si specializzassero nei combattimenti terrestri e l’economia era basata soprattutto nello sfruttamento economico dei nemici e per i commerci furono usate le navi Etrusche e Greche. I Cartaginesi diversamente dai Romani, usavano i proventi dei loro commerci per pagarsi le guerre, l’esercito cartaginese contava molti mercenari. Cartagine controllava territori della penisola Iberica, della Numidia, della Libia, la Corsica, la Sardegna e parte della Sicilia che era, però, largamente colonia Greca, era, in definitiva, una grande potenza marinara, alcuni storici la definirono la città stato più ricca del periodo.

Primo Trattato.

Il primo trattato fra Roma e Cartagine fu stipulato, sembra tra il 509 a.C. e il 508 a.C., in questo periodo l’influenza di Roma era limitata al controllo del territorio che corrispondeva alla parte settentrionale del Latium vetus. In verità vi è moto disaccordo su l’esistenza di questo primo trattato. Dopo la cacciata di Tarquinio il Superbo e la nascita della repubblica a Roma, nasce l’impellente necessità di rendere sicuri gli spazi usati per i propri approvvigionamenti, che, oltretutto, erano spesso gestiti da mercanti Greci ed Etruschi, nello stesso tempo Cartagine era impegnata a contenere l’avanzata dei coloni Greci che limitavano i commerci Punici. In quest’ambito che sembra sia nato questo trattato, anche se molti storici sostengono che la data del 509 a.C. è troppo antica. Ho trovato interessante ciò che riporta Polibio riferendolo appunto a un trattato del 509 a.C. Il testo greco per chi è in grado di leggerlo direttamente è: “ἐπὶ τοῖσδε φιλίαν εἶναι Ῥωμαίοις καὶ τοῖς Ῥωμαίων σύμμαχοις καὶ Καρχηδονίοις καὶ τοῖς Καρχηδονίων σύμμαχοις μὴ πλεῖν ‘Ρωμαίους μηδὲ τοὺς Ῥωμαίων συμμάχους ἐπέκεινα τοῦ Καλοῦ ἀκρωτερίου, ἐὰν μὴ ὑπὸ χειμῶνος ἢ πολεμίων ἀναγχασθῶσιν ἐὰν δέ τις βίᾳ κατενεχθῇ, μὴ ἐξέστω αὐτῷ μηδὲν ἀγοράζειν μηδὲ λαμβάνειν πλὴν ὅσα πρὸς πλοίου ἐπισκευὴν ἢ πρὸς ἱερά, ἐν πέντε δ’ἡμέραις ἀποτρεχέτω. Τοῖς δὲ κατ’ἐμπορίαν παραγινομένοις μηδὲν ἔστω τέλος πλὴν ἐπὶ κήρuκι ἢ γραμματεῖ. Ὅσα δ’ ἂν τούτων παρόντων πραθῇ, δημοσίᾳ πίστει ὀφειλέσθω τῷ ἀποδομένῳ, ὅσα δ΄ἂν ἢ ἐν Λιβύῃ ἢ ἐν Σαρδόνι πραθῇ. Ἐὰν Ῥωμαίων τις εἰς Σικελίαν παραγίγνεται, ἧς Καρχηδονίοι ἐπάρχουσι, ἴσα ἔστω τὰ Ῥωμαίων πάντα. Καρχηδόνιοι δὲ μὴ άδικείτωσαν δῆμον Ἀρδεατῶν, Ἀντιατῶν, Λαρεντίνων, Κιρκαιιτῶν, Ταρρακινιτῶν, μηδ’ἄλλον μηδένα Λατίνων, ὅσοι ἂν ὑπήκοοι ἐὰν ὡς πολέμιοι εἰς τὴν χώραν εἰσελθῶσιν, ἐν τῇ χώρᾳ μὴ ἐννυκτερευέτωσαν”. Io mi sono affidato a questa traduzione che ho trovato su internet: “A queste condizioni ci sia amicizia fra i Romani e gli alleati dei Romani e i Cartaginesi e gli alleati dei Cartaginesi: né i Romani né gli alleati dei Romani navighino al di là del promontorio Bello, a meno che non vi siano costretti da una tempesta o da nemici. Qualora uno vi sia trasportato a forza, non gli sia permesso di comprare né prendere nulla tranne quanto gli occorre per riparare l’imbarcazione o per compiere sacrifici, e si allontani entro cinque giorni. A quelli che giungono per commercio non sia possibile portare a termine nessuna transazione se non in presenza di un araldo o di un cancelliere. Quanto sia venduto alla presenza di costoro, se venduto in Libia o in Sardegna sia dovuto al venditore sotto la garanzia dello stato. Qualora un Romano giunga in Sicilia, nella parte controllata dai Cartaginesi, siano uguali tutti i diritti dei Romani. I Cartaginesi non commettano torti ai danni degli abitanti di Ardea, Anzio, Laurento, Circei, Terracina, né di alcun altro dei Latini, quanti sono soggetti; nel caso che quelli non soggetti si tengano lontani dalle loro città: ciò che prendano, restituiscano ai Romani intatto. Non costruiscano fortezze nel Lazio. Qualora penetrino da nemici nella regione, non passino la notte nella regione”. (Polibio, III, 22.4-13 tradotto da M. Mari, edizioni Rizzoli).

Le condizioni del trattato sono molto chiare, Roma e i suoi alleati s’impegnano a non oltrepassare Capo Bello, un promontorio in prossimità di Cartagine, i Cartaginesi s’impegnano a riconoscere, nel Lazio, l’egemonia di Roma, inoltre i mercanti Romani acquisiscono gli stessi diritti di quelli Cartaginesi nei territori Siciliani controllati dai Punici. Questo trattato cercò di definire le rispettive aree d’influenza tra Roma e Cartagine e i loro rispettivi alleati.

Secondo Trattato.

Centosessant’uno anni dopo il primo, sempre se questo sia stato redatto in quel 509 a.C., fu stipulato il secondo trattato tra Roma e Cartagine era il 348 a.C., per molti studiosi e storici, però questo fu il primo, scrive ancora una volta Polibio: “ἐπὶ τοῖσδε φιλίαν εἶναι Ῥωμαίοις καὶ τοῖς Ῥωμαίων συμμάχοις καὶ Καρχηδονίων καὶ Τυρίων καὶ Ἰτυκαίων δήμῳ καὶ τοῖς τούτων συμμάχοις. τοῦ Καλοῦ ἀκρωτηρίου, Μαστίας Ταρσηίου, μὴ λῄζεσθαι ἐπέκεινα Ῥωμαίουω μηδ’ ἐμπορεύεσθαι μηδὲ πόλιν τινὰ μὴ οὖσαν ὑπήκοον Ῥωμαίοις, τὰ χρήματα καὶ τοὺς ἄνδρας ἐχέτωσαν, τὴν δὲ πόλιν άποδιδότωσαν. ἐὰν δέ τινες Καρχηδονίων λάβωσί τινας, πρὸς οὓς εἰρήνη μέν ἐστιν ἔγγραπτος Ῥωμαίοις, μὴ ὑποτάττονται δέ τι αὐτοῖς, μὴ καταγέτωσαν εἰς τοὺς Ῥωμαίων λιμένας, ἐὰν δὲ καταχθέντος ἐπιλάβηται ὁ Ῥωμαίοις, ἀφιέσθω. ὡσαύτως δὲ μηδ᾿ οἱ Ῥωμαῖοι ποιείτωσαν. Ἂν ἔκ τινος χώρας, ἧς Καρχηδόνιοι ἐπάρχουσιν, ὕδωρ ἢ ἐφόδια λάβῃ ὁ Ῥωμαῖος, μετὰ τούτων τῶν ἐφοδίων μὴ ἀδικείτω μηδένα πρὸς οὓς εἰρήνη καὶ φιλία ἐστὶ Καρκηδονίοις. ὡσαύτως δὲ μηδ᾿ ὁ Καρκηδόνιος ποιείτω. εἰ δέ, μὴ ἰδίᾳ μεταπορευέσθω. ἐὰν δέ τις τοῦτο ποιήσῃ, δημόσιον γινέσθω τὸ ἀδίκημα. Ἐν Σαρδόνι καὶ Λιβύῃ μηδεὶς Ῥωμαίων μήτ᾿ ἐμπορευέσθω μήτε πόλιν κτιζέτω, (…) εἰ μὴ ἕως τοῦ ἐφόδια λαβεῖν ἢ πλοῖον ἐπισκευάσαι. ἐὰν δὲ χειμὼν κατενέγχῃ, ἐν πένθ᾿ ἡμέραις ἀποτρεχέτω. Ἐν Σικελίᾳ ἧς Καρχηδόνιοι ἐπάρχουσι καὶ ἐν Καρχηδόνι πάντα καὶ ποιείτω καὶ πωλείτω ὅσα καὶ τῷ πολίτῃ ἔξεστιν. ὡσαύτως δὲ καὶ ὁ Καρχηδόνιος ποιείτω ἐν Ῥώμῃ”. Ancora una volta internet mi viene in aiuto per la traduzione: “A queste condizioni ci sia amicizia tra i Romani e gli alleati dei Romani e i popoli dei Cartaginesi, dei Tirii e degli Uticensi e i loro alleati. I Romani non facciano bottino, né commercino, né fondino città al di là del promontorio Bello, di Mastia, di Tarseo. Qualora i Cartaginesi prendano nel Lazio una città non soggetta ai Romani tengano i beni e le persone e consegnino la città. Qualora i Cartaginesi catturino qualcuno di quelli con cui i Romani hanno accordi di pace scritti, ma che non sono a loro sottomessi, non lo sbarchino nei porti dei Romani; qualora poi un Romano metta mano su chi è stato sbarcato, sia lasciato libero. I Romani, allo stesso modo, non facciano ciò. Se un Romano prende acqua o provviste non commetta torti ai danni di nessuno di quelli con cui i Cartaginesi sono in pace e amicizia. Un Cartaginese, allo stesso modo, non faccia ciò. Altrimenti non si vendichi privatamente: se qualcuno lo fa che l’offesa sia pubblica. In Sardegna e in Libia nessun romano commerci o fondi città (…) se non finché abbia preso provviste o riparato l’imbarcazione. Qualora una tempesta ve lo trasporti si allontani entro cinque giorni. Nella parte controllata dai Cartaginesi e a Cartagine faccia e venda tutto quanto è permesso anche a un cittadino. Un Cartaginese faccia lo stesso a Roma”. (Polibio, III, 22.4-13 tradotto da M. Mari, edizioni Rizzoli).

Com’è facile notare non vi sono grandi differenze col primo tranne che qui sono aggiunte delle città e che i Romani rinunciano alla Sardegna, in cambio di un probabile aiuto navale ed evitare in questo modo attacchi dal mare. La situazione di quel periodo vedeva i Romani, che avevano conquistato l’Etruria e respinto il Galli oltre il Brennero, prepararsi a una lunga e accanita lotta contro i Sanniti per la conquista della ricca regione Campana. Mentre in Sicilia Dionisio cercava di creare uno stato Greco e unitario in Italia, voleva cacciare in maniera definitiva i Cartaginesi dall’isola. Ciò, però, resto un sogno e Cartagine continuò a disputarsi il controllo della Sicilia con Siracusa.

Terzo Trattato.

Quarantadue anni dopo il secondo fu stilato il terzo trattato tra le due città stato, era il 306 a.C., di quest’accordo non si sa molto, probabilmente non fu neppure comunicato, un unico accenno ci viene dallo storico Filino, che però era noto per parteggiare per le cause Cartaginesi, il quale ci racconta che in quest’accordo Roma s’impegnava a non interferire negli affari Punici in Sicilia, mentre Cartagine non si sarebbe occupata delle faccende riguardanti Roma e la penisola Italica. Roma era divenuta, nel frattempo una potenza mediterranea e Cartagine cominciò a temere che il re di Siracusa, Agatocle, si potesse rivolgere alla città eterna in ricerca di aiuto poiché la volontà del re siracusano era quella di liberarsi dei Cartaginesi. Roma si trovava nel pieno delle guerre sannitiche cominciarono nel 343 a.C. e che terminarono 290 a.C., in realtà si trattò di una vera e propria rivolta dei popoli del Lazio dell’Etruria e del Sannio. Nel frattempo però i Romani firmarono accordi economici con Rodi e con Taranto territori appartenenti al mondo Greco.

Quarto Trattato.

Il quarto trattato fu stipulato alla fine del 279 a.C. o agli inizi del 278 a.C. erano passati ventisette anni dal terzo. Era il periodo del passaggio di Pirro, re dell’Epiro, in Italia, alcuni storici sono concordi nel dire che, la necessità di questo nuovo patto, scaturiva da un bisogno di difesa reciproca da Pirro, sembra poi che furono i proprio i tarantini a “Obbligare” Roma e Cartagine a un’alleanza se pur temporanea. Dieci anni dopo il termine delle guerre sannitiche iniziarono quelle pirriche che durarono cinque anni. Nel 282 a.C. dieci navi romane entrarono nelle acque di Taranto violando, in questo modo, il trattato in precedenza stipulato, le navi furono in breve tempo distrutte o costrette a fuggire, il senato romano inviò allora una delegazione per chiedere la restituzione sia dei prigionieri catturati sia delle navi, ma, ottenne, da parte dei Tarantini, unicamente ingiurie e offese. Certo è che Roma non poteva accettare passivamente tutto questo e guerra fu inevitabile, Taranto formò un’alleanza di popolazioni italiche, per contrastare Roma, ma quando si rese conto che non sarebbe certamente stata sufficiente, cercò l’aiuto di Pirro. Il re dell’Epiro entrò in Italia con un grosso esercito e inizialmente il suo attacco trovò successo nella battaglia di Heraclea, ma subì un elevato numero di perdite tanto da cercare, attraverso l’invio di un ambasciatore, di trattare con Roma. La guerra però continuo anche perché centoventi navi Cartaginesi si presentarono nel porto di Ostia di fatto, stavano offrendo aiuto militare per bloccare Pirro, Cartagine che si trovava perennemente in lotta con Siracusa, si trovò contro anche Pirro poiché aveva sposato la figlia del re di Siracusa, Agatocle. Questi offrì al re dell’Epiro il regno di Sicilia per il figlio se avesse cacciato i Cartaginesi, ovviamente Pirro accettò, ottenendo alcune vittorie contro i Punici, ed ecco perché Cartagine fu costretta a rinnovare l’alleanza con Roma. Infine Pirro fu sconfitto definitivamente a Maleventum e ritornò in patria, la vittoria su Pirro diede a Roma una grande fama difronte ai Tolomei, il loro regno era Egitto, che chiesero l’amicizia con il popolo romano, la cacciata, dalla penisola Italica, di Pirro contribuì all’elevato prestigio che Roma ottenne dai re orientali. I rapporti tra Roma e Cartagine erano stati sempre buoni, lo dimostrano i trattarti, ma le situazioni si stavano evolvendo la ricerca della supremazia cresceva forte in tutte e due le popolazioni e quindici anni dopo, la stipulazione del quarto trattato, nel 264 a.C. scoppiava la prima Guerra Punica.

Quinto Trattato.

Alla fine della prima Guerra Punica, nel 241 a.C., ci fu stipulato il quinto trattato, questa volta più che un negoziato, si trattava d’imposizioni che Roma aveva deciso e che Cartagine poteva unicamente accettare. Ci ricorda Polibio: “I Cartaginesi dovranno ritirarsi da tutta la Sicilia, e da tutte le isole poste tra l’Italia e la Sicilia. Da parte di ciascuno dei due stati dovranno essere date garanzie di sicurezza per i rispettivi alleati. Nessuno dei due imporrà tributi, né costruirà edifici pubblici, né recluterà mercenari nei territori assoggettati all’altro, né potrà accettare l’amicizia degli alleati dell’altro. I Cartaginesi dovranno pagare duemiladuecento talenti entro dieci anni e mille li verseranno subito. I Cartaginesi restituiranno ai Romani tutti i prigionieri, senza alcun riscatto”. Questo In aggiunta a quanto si era già stabilito nei precedenti trattati. Cartagine, essendone uscita sconfitta dalla guerra, aveva una situazione economica a dir poco disastrata, doveva versare ingenti somme a Roma a titolo di risarcimento e contemporaneamente aveva perso la Sicilia, che era stata una fonte di ricchezza.

Sesto Trattato.

Fu stipulato, o meglio fu imposto, nel 237 a.C., oramai Cartagine non aveva più la possibilità di pagare i mercenari Libici e Numidi, l’esercito Cartaginese si affidava a un elevato numero di mercenari, così dovette affrontare una rivolta che portò a tre anni di sanguinosi scontri, prima di essere repressa. Mente Cartagine era impegnata su questo fronte Roma occupò la Sardegna e la Corsica e la costrinse i Punici a un nuovo indennizzo per evitare un’altra guerra che, in quel momento, la città stato Punica non poteva permettersi, quindi ancora una volta dovette accettare l’imposizione. Ci dice sempre Polibio: “… conclusa la guerra libica, già avevano approvato un decreto con cui dichiaravano guerra a Cartagine, ed i Romani aggiunsero la seguente clausola: I Cartaginesi lasceranno la Sardegna e verseranno a Roma altri mille e duecento talenti”.

Settimo Trattato.

Il settimo trattato tra Roma e Cartagine fu stipulato nel 226 a.C., undici anni dopo il sesto, i Cartaginesi avevano nel frattempo risolto i problemi legati alla rivolta dei mercenari e cercavano una nuova via per ritrovare il benessere e la prosperità. Amilcare Barca pensò che la penisola Iberica dovesse essere la fonte di ripresa economica per la sua gente, approntò una spedizione e non solo riuscì a rendere la sua campagna autosufficiente, dal punto di vista militare ed economica, ma riuscì anche a inviare in patria grandi quantità di merci tra cui un’importante partita di metalli. Dopo la morte di Amilcare in combattimento, il suo posto fu preso dal genero Asdrubale il quale pensò bene di consolidare le conquiste ottenute dal suo predecessore e portò l’espansione territoriale Cartaginese fino al fiume Ebro. I Romani che nel frattempo erano impegnati contro i Galli e che quindi non erano interessati ad aprire un nuovo fronte, pensarono che fosse vantaggioso accordarsi con il comandante Punico. Stipularono quindi un trattato che indicava come confine all’espansione Cartaginese l’Ebro. Ad Asdrubale successe Annibale che attaccò e conquistò Sagunto, città a sud dell’Ebro ma alleata dei Romani… la guerra con Roma era ormai inevitabile, solo che i Romani auspicarono che si potesse svolgere nella penisola Iberica ma, invece, giunse fino alle porte della città eterna, era il 219 a.C.

Ottavo Trattato.

Nel 201 a.C. fu stipulato l’ultimo trattato tra le due città stato: l’ottavo, erano passati venticinque da quello precedente. Questo più che un trattato fu la ratificazione delle condizioni di pace che Roma imponeva a Cartagine, i Punici dovevano rinunciare per sempre alla penisola Iberica; la loro flotta fu ridotta a dieci navi, quelle che bastavano a malapena per difendersi dalle scorribande dei pirati; non potevano più armarsi, neppure per difendersi, senza il permesso di Roma; dovevano pagare un’ulteriore gravoso indennizzo di guerra ai Romani; fu perfino imposto ai Cartaginesi di aiutare Roma nella campagna che svolse in Asia Minore, le navi puniche dovettero sostenere Lucio Cornelio Scipione contro Antioco III di Siria. Dato che Cartagine non poteva difendere i propri territori, il re della Numidia, Massinissa ne approfittò e cominciò ad annettere i territori Punici fino a quando i Cartaginesi esasperati si ribellarono, approntarono un esercito e marciarono contro Massinissa, fu questa ribellione a fornire ai romani il casus belli per scatenare la terza guerra Punica era il 149 a.C., dopodiché non si parlò più di trattati o di pace, Cartagine fu totalmente e definitivamente rasa al suolo. Roma a questo punto, continuò la sua espansione conquistando la Gallia Cisalpina, la Gallia Transalpina, l’Illiria, la Grecia e di tutti i territori della costa Asiatica che si affacciavano sul Mediterraneo e sul Mar Nero.

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