I Nuraghi e la civiltà nuragica.

by / sabato, 30 Luglio 2016 / Published in Archeologia1, Il blog

I Nuraghi sono tipiche costruzioni preistoriche, sparse per tutta la Sardegna, in pietra e di forma di tronco di cono, nel loro genere sono unici, non esistono esempi similari al di fuori dell’isola, e sono espressione di una civiltà che è stata definita: “Civiltà Nuragica”. Sono l’espressione di un’architettura megalitica, importante e solenne, sia per il numero elevato delle costruzioni, sia per la loro imponenza, nonostante la distruzione che avvenne con trascorrere dei secoli ne sono stati attualmente censiti oltre settemila, alcuni parlano di otto o nove mila. Lo studio della loro funzione è ancora occasione, per gli studiosi, di approfonditi dibattiti da cui derivano pareri che non hanno mai portato a una soluzione univoca, la maggior parte degli storici, però, fissano la data della costruzione nel secondo millennio a.C. e precisamente tra 1800 a.C. e il 1100 a.C., molto prima della nascita di tante civiltà evolute. La civiltà nuragica, che ha eretto queste costruzioni, non conosceva la scrittura e tutte le conoscenze derivano da particolareggiati studi dei monumenti megalitici, dall’arte e dalla testimonianza degli altri popoli. Questa civiltà, fra quelle preistoriche che si affacciarono sul mediterraneo, è quella che per quantità e varietà presenta il maggior numero di monumenti, è quella di grandi costruttori, è quella di grandi architetture. Se da una parte la civiltà nuragica prende il nome dalla costruzione più esplicativa e caratteristica, appunto il Nuraghe, dall’altra l’architettura di questa civiltà era certamente diversificata. La maggior parte delle costruzioni, avvenivano attraverso quella tecnica a cui fu assegnato il nome di “Ciclopica”, cioè erano usati dei blocchi di pietra di forma poligonale, quasi per nulla lavorate, incastrate l’una all’altra senza uso di calce o malta, ma, al massimo, con l’ausilio di “Zeppe”. Si deve però porre l’accento sul fatto che in alcuni nuraghi fu fatto uso di una malta a base di fango per sistemare i blocchi di pietra nel miglior modo possibile, a volte le pietre furono lavorate solo nella parte visibile, verso l’esterno, quella che va sotto il nome di tecnica “Isodoma”. Questa civiltà sviluppò un’architettura tipicamente civile, i villaggi; una a carattere esclusivamente religioso, fonti e pozzi; una propriamente funeraria, le tombe giganti; una di natura forse militare o forse non definibile, i Nuraghi e i recinti. Inoltre, per le tecniche e i modi che usarono per costruire, si può dedurre che questa civiltà preistorica conosceva il cerchio, il triangolo, il quadrato, il rettangolo, la spirale, la matematica, la geometria e l’astronomia. Come abbiamo detto, i Nuraghi avevano una forma a tronco di cono con una porta fornita di architrave posta al piano terreno e che dava accesso, tramite un piccolo corridoio che era dotato di una nicchia, probabilmente per gli avvistamenti e la guardia, a una camera circolare coperta con una cupola. Il tutto, tranne rare eccezioni, era edificato senza l’uso di alcun tipo di malta, la costruzione si basava sull’equilibrio delle pietre che la componevano, eventualmente, con l’ausilio di piccole “Zeppe”. I massi erano forniti dalle rocce locali che secondo la zona potevano essere eruttive o sedimentarie, quindi in diversi territori si potevano vedere Nuraghi con aspetto diverso, anche la forma poteva cambiare, ma la tecnica costruttiva era sempre la stessa per tutta l’isola, anche se, per essere precisi si deve dire che gli studiosi alcune diversità costruttive le hanno riscontrate. Alcuni complessi nuragici sono più ampi e articolati di altri, taluni sono dei veri e propri castelli con tanto di maschio, la torre principale, che vari archeologi hanno potuto valutare potesse raggiungere un’altezza compresa tra i venticinque e i trenta metri, mente altri erano formati da piccole camere affiancate. La maggior parte di queste costruzioni, però, sono delle torri singole che potevano raggiungere un’altezza considerata variabile tra i dieci e i venti metri e con un diametro di base che in alcuni casi raggiungeva i dieci metri, spesso posti a poche centinai di metri l’una dall’altra. L’archeologo di fama mondiale Giovanni Lilliu, che riportò alla luce la reggia nuragica Su Nuraxi e che è generalmente ritenuto il massimo esperto e studioso della civiltà nuragica, elaborò una classificazione che permette di vedere e dividere, lo svilupparsi di questa civiltà e la costruzione dei Nuraghi, in cinque periodi temporali distinti, che possono essere annoverati nell’età del Bronzo e in quella del Ferro.

  • Prima fase: Nuragico I. E’ la fase in cui si formarono le principali caratteristiche della civiltà nuragica, furono adottati schemi e tecniche costruttive più elaborate rispetto alle costruzioni megalitiche precedenti, che erano principalmente Menhirs e Dolmens. Tra la fine dell’età Bronzo Antico e quella del Bronzo Medio cioè tra il XVIII secolo a.C. e il XV secolo a.C., cominciarono le prime costruzioni di quelli che furono poi denominati protonuraghi, o pseudonuraghi o anche, nuraghi a corridoio. Questi Nuraghi erano caratterizzati da un aspetto piuttosto tozzo, avevano spesso una pianta irregolare e la loro altezza non superava i dieci metri. Nel loro interno vi erano uno o più corridoi e a volte presentavano qualche celletta. In questo periodo l’architettura funeraria è molto elaborata sia con la costruzione delle tombe giganti, sepolcri collettivi, con la presenza di una stele, sia con gli ipogei e le tombe di tipo misto.

  • Seconda fase: Nuragico II. E’ la fase in cui sono costruiti la maggior parte dei nuraghi e viene situata nell’età del Bronzo Media cioè tra il XVII secolo a.C. e XIV secolo a.C., è in questa fase che fa la comparsa il cosiddetto “Nuraghe a tholos”, che era caratterizzato dalla sua forma a tronco di cono e all’interno presentava una o più camere sovrapposte che terminavano con una falsa volta. Per la costruzione era usata la cosiddetta tecnica ad aggetto facendo sporgere cioè, il giro di pietre superiore su quello inferiore, restringendone progressivamente il diametro sino a ottenere, alla sommità, un circolo minimo che era chiuso da un’unica lastra di pietra, quindi una falsa volta. Da una parete, della camera al piano terra, partiva una scala a spirale che portava ai piani superiori, oltre alle camere, all’interno di questo tipo di Nuraghe, erano ricavate delle nicchie, una delle quali era messa vicino all’ingresso come se servisse per controllare all’esterno. In alcuni casi sono stati ritrovati nel pavimento dei pozzi forse per conservare cibo o liquidi. Il cambiamento costruttivo tra la prima fase e la seconda è, oltre che evidente, rapido forse, come in molti sostengono, dovuta a influssi esterni e precisamente a quelli Minoici e Micenei. Anche le tombe giganti subiscono cambiamenti, presentando una facciata con filari di pietre piantate a coltello, vengono scolpite pietre sacre poste in verticale e a volte con dei segni schematici, le ceramiche avevano decorazioni a pettine, l’ornamento è presente su tutto l’oggetto, particolare era una sorta di tegame, il cui disegno era impresso, in modo che fosse uno stampo, per imprimere decori sulle focacce che in esso erano cotte. Le armi di questo periodo erano probabilmente d’importazione orientale.

  • Terza fase: Nuragico III. E’ la fase posta nell’età del Bronzo Finale, cioè tra il XII secolo a.C. e il IX secolo a.C., al Nuraghe, già costruito, furono addossate altre torri e altre costruzioni che, a volte, erano raccordate da cortine murarie, si formarono cioè delle strutture molto articolate e d’importanza notevole, veri e propri castelli con torri angolari che potevano essere tre o quattro o addirittura cinque. Tanto per citare degli esempi il Nuraghe Santu Antine a Torralba presenta tre torri, il Nuraghe Santa Barbara a Macomer ne mostra quattro, infine il nuraghe Arrubiu a Orroli ne palesa cinque. Le tombe giganti, di questo periodo, presentano dei fregi e per la prima volta vengono costruiti dei tempietti con cella rettangolare, tempietti a megaron, e templi a pozzo, vengono scolpite pietre sacre con figure antropomorfe, le ceramiche sono di tipo miceneo mentre le armi divengono di tipo Egeo.

  • Quarta fase: Nuragico IV. E’ la fase situata nell’età del Ferro cioè tra IX secolo a.C. al V secolo a.C., I nuraghi continuano a evolversi, divenendo sempre più complessi, anche i villaggi subiscono variazioni, aumentando di dimensioni e diventano sempre più organizzati. Anche l’architettura funeraria subisce evoluzioni e innovazioni, nascono tombe individuali a pozzetto e a fossa. Nascono veri e propri villaggi santuario, grotte sacre e templi, sono utilizzate ceramiche e bronzi importati, iniziano degli scambi commerciali con le popolazioni Tirreniche, con i Fenici e con i Punici.

  • Quinta fase: Nuragico V. E’ la fase che dal V secolo a.C. giunge alle invasioni romane, nasce la resistenza sarda per opporsi prima alle invasioni Cartaginesi e poi a quelle Romane, scaturirono vere e proprie attività di guerriglia contro i Romani. Una fase tormentata che non vede apprezzabili cambiamenti nell’architettura e nell’arte.

Particolare attenzione va attribuita ai cosiddetti “Bronzetti nuragici”, rappresentano offerte alle divinità e sono stati spesso ritrovati nei pozzi e nelle fonti, acqua voleva dire vita, ma per gli studiosi sono molto di più poiché ci offrono un quadro molto preciso e in qualche modo affascinante della composizione della società nuragica. In questi bronzetti venivano raffigurati tutti gli elementi di questa civiltà ad esempio il contadino che offre le focacce, il pastore che dona un agnello, le donne che porgono della frutta portata in un cesto sul capo e poi, ancora, sono riprodotti notabili, guerrieri con tanto di armi, il capo del villaggio, non manca poi una vasta raccolta di animali sia reali sia di pura fantasia. La produzione di queste statuette, a volte alte quaranta centimetri, va dall’età del Bronzo Finale fino a tutta la prima parte dell’età del Ferro, le statuette erano prodotte usando una complicata tecnica, simile a quella tuttora usata della cera persa.

Ora la domanda da cento milioni di dollari, a che servivano i Nuraghi? Gli studiosi non hanno trovato una risposta certa, torri militari per l’avvistamento e la difesa o costruzioni simboliche con riferimenti di tipo civile quali: la protezione delle fonti, la religione o l’astronomia?… Alcuni astronomi hanno trovato in alcuni Nuraghi corrispondenze con i solstizi o con alcune costellazioni. Scrive Aristotele: ”… In Sardegna in queste tombe c’erano sepolti degli eroi, presso la cui, la gente che voleva liberarsi dagli incubi, usava dormire accanto a esse per diversi giorni…” E’ forse questa una prova che le nicchie contenessero i resti dei personaggi importati per la civiltà nuragica?… La verità forse può scaturire da un semplice ma profondo pensiero dell’archeologo Franco Laner: “L’interrogativo conseguente è questo: qual è la funzione dei nuraghi? A me la domanda pare assolutamente mal posta, perché non è logico chiedersi quale sia stata la funzione di S. Antine di Torralba e, ipotizzando una risposta, estendere la stessa funzione a Su Idili di Isili. Insomma non è possibile che settemila costruzioni diverse avessero tutte la stessa funzione.” (Da Franco Laner, Accabadora: tecnologia delle costruzioni nuragiche, Tipomonza, Milano, 1999). L’unica cosa certa è che la popolazione nuragica risiedeva in villaggi, i quali erano formati da capanne, spesso di forma circolare, più o meno numerose e complesse. Le abitazioni erano edificate con le pietre e avevano un tetto costituito da tronchi, rami e frasche, all’interno le pareti presentavano un rudimentale intonaco di fango e raramente erano isolate con del sughero. Al centro della capanna trovava posto il focolare e il cibo era conservato in grossi vasi posti in pozzi, scavati nel pavimento da cui sporgeva solo l’imboccatura del recipiente che, a sua volta, era coperta con una lastra di pietra. Alcune capanne, avevano più stanze, erano fornite di un piccolo cortile dove, a volte, trovava posto un forno per la cottura del pane. Gli edifici pubblici, oltre ai Nuraghi, erano le cosiddette “Capanne per le riunioni” le quali erano di dimensioni maggiori di quelle abitative e presentavano, lungo le pareti interne, dei sedili sempre in pietra. I villaggi erano privi di pozzi e strade, a volte le fonti di acqua potabile erano custodite all’interno dei Nuraghi o in quelle che erano le costruzioni annesse, ma la cosa più interessante, per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico, erano i pozzi che avevano un’architettura molto particolare, erano costituiti da tre elementi: una tholos, una scala e un vestibolo con dei sedili. La camera a tholos, più o meno interrata, aveva la funzione di captare l’acqua, la scala appoggiata alle pareti permetteva di raggiungerla. Il tutto terminava all’esterno con un vestibolo spesso rettangolare provvisto di piccoli contenitori che permettevano di deporvi le ciotole o le offerte per le divinità delle acque, era sempre importante rabbonirsi gli Dei affinché le fonti non si prosciugassero.

Negli scavi, più recenti e sistematici, che sono stati compiuti all’interno dei Nuraghi o nei recinti che li circondano, sono stati scoperti avanzi di pasti, resti di armi, strumenti di bronzo o di pietra, cocci di vasi sia per la cucina sia per la conservazione di cibi e liquidi, a volte sono venuti alla luce anche strumenti per fondere i metalli tipo, crogioli o forme per la colate. Ma questo ci dice qualcosa in più sulla natura e l’utilizzo dei Nuraghi o la domanda iniziale rimane? La risposta potrà venire solo dagli archeologi e dagli storici che continuano a impegnarsi nella ricerca.

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  Elenco dei principali Nuraghi

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Nuraghe Serbissi _Foto dal sito; http://www.neroargento.com (Paolo Lombardi)

                   Sardegna 2016     th1_Sardegna_2016_001

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