I Ludi Gladiatori

by / domenica, 20 Dicembre 2015 / Published in Gli Svaghi nel mondo Antico, Il blog

Forse i giochi gladiatori nacquero in Etruria, almeno così sembra da alcune testimonianze archeologiche, sia letterarie sia deducibili da affreschi ritrovati nelle tombe, in seguito, sempre se l’ipotesi è veritiera, riadattati dai Romani in base alle proprie esigenze. Un’altra testimonianza ci porta, però, tra i Sanniti, da alcuni dipinti parietali trovati in alcune tombe, sembra proprio che l’origine è da attribuire a queste popolazioni. La cosa più interessante, sia che i giochi abbiano un’origine Etrusca o Sannita sia che scaturirono completamente dalla mente dei Romani, è certamente la straordinaria somiglianza che c’è tra alcuni personaggi Etruschi e quelli del mondo gladiatorio, tanto per citarne uno: Charun, il demone etrusco armato di martello, somiglia molto a Caronte che, oltre ad essere il traghettatore delle anime nella mitologia romana, era anche colui che, mascherato, appunto, da entità infernale, trascinava via i morti dall’arena. In origine i combattimenti erano organizzati da famiglie illustri, le quali sostenevano tutte le spese, per celebrare i funerali o per le commemorazioni dei loro congiunti, oppure offrivano lo spettacolo in occasione di qualche festività. Erano combattimenti tra schiavi, i Munera gladiatoria, che poi si differenziarono dai Ludi gladiatori, i quali divennero spettacoli organizzati dallo stato. Coloro che combattevano nelle cerimonie funebri o presso le tombe delle famiglie illustri, si può dire che furono i primi gladiatori, erano definiti Bustuarii, tale nome derivò da quello della pira funebre, in latino bustum, il loro equipaggiamento era molto semplice ogn’uno aveva in dotazione una spada, un elmo, uno scudo e una protezione per le gambe, i cosiddetti schinieri. Secondo alcuni storici il primo spettacolo con i gladiatori ebbe luogo 264 a.C. e divennero pubblici nel 105 a.C., con l’aumentare degli spettatori e della richiesta dei giochi da parte della popolazione, fu necessaria la costruzione di spazi appositi, furono così progettati e costruiti gli anfiteatri, theatron, cioè spazio destinato agli spettatori, e amphi, ovvero che corre tutto intorno. I primi anfiteatri furono costruiti in legno per poi giungere a quelle magnifiche e imponenti costruzioni, con soluzioni architettoniche, che a volte sembrano d’impossibile concezione per l’epoca. Gli spettacoli gladiatori ebbero il massimo successo durante l’impero e quindi richiedevano spazi sempre più grandi, la famiglia dei Flavi, prima con Vespasiano e poi con Tito, dotò Roma del più grande anfiteatro mai costruito, “L’anfiteatro Flavio” meglio conosciuto come “Colosseo”. Ovviamente in queste strutture non si esibivano solo i Gladiatori, normalmente la mattina si apriva lo spettacolo con le Venationes, che comprendevano sia scontri tra animali sia lotte tra bestie, più o meno feroci, e uomini, a volte erano installate scene per riprodurre ambienti esotici o mitologici, questi “Giochi” continuavano fino all’ora di pranzo. Lo spettacolo continuava con l’esecuzione dei condannati a morte, questi erano trucidati in vari modi, spesso fatti sbranare dalle bestie feroci, è probabile che usassero anche gli elefanti per farli calpestare; vi sono alcune fonti che descrivono anche crocifissioni e roghi in cui i condannati erano arsi vivi. Solo nel pomeriggio, era il punto culminante, scendevano in campo i Gladiatori, i Ludi gladiatorii, ne dava l’annuncio l’editor, l’organizzatore dei giochi, o il Procurator imperiale nel caso di Roma, e i combattimenti iniziavano tra le urla entusiastiche degli spettatori. Ma chi erano i Gladiatori? Il nome sembra derivare dal gladius, arma in dotazione ai legionari Romani, era una piccola spada dal doppio taglio, molto affilata e appuntita, micidiale nel combattimento corpo a corpo, molta confusione è stata fatta su chi fossero realmente i gladiatori, in questo la cinematografia ha dato una “Grossa mano” facendo nascere molte “Leggende metropolitane”. Tanto per cominciare i combattenti dovevano essere dei veri professionisti esperti e allenati, potevano essere criminali schiavi prigionieri di guerra ma anche uomini liberi e in alcuni casi persino appartenenti alla nobiltà romana, non vi era distinzione di razza né di sesso, si potevano vedere combattimenti di gladiatrici e in alcuni casi combattimenti misti. Gli schiavi e i prigionieri di guerra erano costretti a combattere ma, avevano un grande incentivo, infatti, se combattevano valorosamente per un certo numero di volte, avrebbero ottenuto la libertà, il Rudis, che era una spada di legno che era usata per gli allenamenti, diveniva il simbolo della libertà ottenuta quando era consegnata al gladiatore ritenuto meritevole. Gli uomini liberi, quindi non costretti, intraprendevano la carriera gladiatoria perché dava non solo gloria e celebrità, ma anche lauti guadagni, quando la passione per gli spettacoli gladiatori raggiunse il proprio apice, cosi riportano alcuni scrittori e storici dell’epoca, scesero nell’arena anche aristocratici, nobili, cavalieri romani, senatori e imperatori. Svetonio, parla di Caligola sceso nell’arena vestito da Trace, Tacito riferisce di Nerone, vestito come Ercole, combattere contro un leone, che non poteva reagire, Lampridio riporta la presenza di Commodo come partecipante ai combattimenti. L’addestramento al combattimento dei gladiatori era effettuato in scuole specializzate, i Ludi, queste erano gestite direttamente dal proprietario, il Lanista il quale alla bisogna affittava, questo è il termine appropriato, i Gladiatori agli organizzatori dei giochi, all’Editor o al Procurator imperiale. Il guadagno del Lanista era sempre assicurato dato che, se il Gladiatore moriva durante il combattimento, il proprietario della scuola riceveva, oltre al prezzo dovuto per l’ingaggio, una somma pari al valore del combattente ucciso, il Lanista spesso era un ex Gladiatore e nella sua scuola era sempre contornato da Magistri che erano valorosi e abili ex Gladiatori liberati, erano tutti possessori del Rudis il loro rango era di Rudiarii. Il primo atto del neofita era di giurare sottomissione al Lanista che otteneva così il potere, legalizzato, di vita o di morte nei confronti di tutti i membri del gruppo, lui era il capo della “Familia Gladiatoria”. I Gladiatori dormivano in alloggi disposti tutti intorno all’arena centrale, quella usata per gli allenamenti e l’insegnamento delle tecniche, secondo una rigida gerarchia, dopo un periodo di ambientamento il Lanista, insieme al Magister e al Medicus, valutando sia l’abilità e la perizia sia la salute e la prestanza fisica del combattente, decideva quale classe gladiatoria, fosse più idonea per il Tiro, cioè il novizio. Le classi erano molteplici e più avanti le analizzeremo. Il Gladiatori erano sottoposti a un durissimo allenamento quotidiano e dovevano sottostare a una ferrea disciplina, alcuni storici dell’epoca riportano la cronaca di alcuni suicidi tra le fila dei lottatori, l’esercitazione iniziava con l’apprendere l’arte del combattimento dapprima con l’ausilio di sagome umane, poi attraverso dei duelli contro avversari umani però con armi finte. Gli allievi dovevano diventare veri e propri professionisti del combattimento e dello spettacolo, dovevano imparare tutti i segreti ed eticamente dovevano essere pronti all’accettazione della morte. Molto curata era la dieta dei Gladiatori, è probabile che fosse a base, principalmente, di cereali, legumi, verdure, cipolle aglio, frutta, fichi secchi, olio, latticini, miele, vino e pochissima carne, in alcuni scritti è riportato che per acquistare energia, prima di entrare nell’arena, mangiavano una sorta di focaccia a base di orzo ricoperta di miele e che come bevanda usassero un infuso di Trigonella. Varie furono le scuole, la prima fu quella di Capua mentre la più famosa e più grande fu la Ludus Magnus di Roma, era adiacente al Colosseo e sembra che fosse collegata all’anfiteatro tramite un condotto sotterraneo, grande importanza ebbero anche le scuole di Ravenna, Pompei, Pergamo, Alessandria, Preneste. Dopo la rivota dei Gladiatori di Capua, capeggiata da Spartaco, il senato romano fu costretto ad assumere maggior controllo su tutto il circuito gladiatorio, e la maggior parte delle scuole pian piano finirono sotto la gestione diretta dello stato. Un mito da sfatare è quello del “Pollice” se da una parte è vero che l’Editor o l’Imperatore potava decidere la sorte del Gladiatore sconfitto, è anche vero che in costi e i tempi per allenare un nuovo combattente erano molto elevati e quindi, di conseguenza, difficilmente era ucciso chi perdeva l’incontro. Il Gladiatore perdente s’inginocchiava davanti al vincitore nell’attesa del verdetto, se il pubblico lo voleva morto gridava “Iugula” altrimenti, per graziarlo, gli spettatori urlavano “Missio”, l’ultima parola spettava sempre all’Editor o, se era presente, all’imperatore che, di solito, non davano mai seguito alla morte del combattente, tranne in quei rari casi, quando il pubblico era molto inferocito e l’impegno del lottatore molto scarso. Comunque il cosiddetto “Pollice verso” è un’invenzione tratta da raffigurazioni di epoche posteriori, la cosa più probabile era che il pugno chiuso volesse dire grazia mentre la morte era ordinata con il pollice orizzontale, ma neppure di questo esistono prove certe. E’ ovvio che trattandosi di un vero combattimento, qualcuno poteva rimetterci la vita, i feriti però erano sicuramente curati, sembra che i “Munera sine missione”, combattimenti fino alla morte, fossero riservati soltanto ai condannati a morte. Le fonti riportano le storie di vari Gladiatori “Affrancati” cioè resi liberi a fine carriera, un piccolo aneddoto, sembra che questi lottatori avessero grande fascino sulle donne romane, perlomeno così appare da alcune scritte ritrovate sui muri di Pompei.

Le classi gladiatorie furono varie e poiché i primi giochi si svolsero nel 264 a.C., mente gli ultimi avvennero nel 438 d.C., cioè si svilupparono per un arco temporale di circa settecento anni, è abbastanza intuitivo credere che non tutte le categorie fossero coeve, alcune scomparvero o mutarono col passare del tempo altre invece rimasero inalterate fino a quando si realizzarono gli ultimi combattimenti. Ogni classe era caratterizzata dalle proprie armi di offesa e di difesa, i Gladiatori che scendevano nell’arena, a battersi tra di loro, appartenevano sempre a categorie diverse, questo perché agli spettatori piaceva molto valutare tutti i pro e i contro dei diversi equipaggiamenti.

  • Il Sannita, dagli scritti di Tito Livio risulta essere munito di un elmo provvisto di cresta, uno scudo alto e uno schiniere sulla gamba sinistra, però ciò è in contraddizione con delle immagini, pervenute sino a noi, dove il Gladiatore Sannita è dipinto privo di scudo e di tunica.

  • Il Gallo, si sa poco dell’equipaggiamento di questa classe, forse era simile a quello dei guerrieri Galli, ma poteva anche essere completamente diverso, l’unica cosa certa e che quando Augusto riformò le classi gladiatorie, le figure del Gallo e del Sannita, che appartenevano al periodo repubblicano, finirono con lo scomparere.

  • Gli Equites, da alcune fonti si apprende che questi Gladiatori, spesso, aprivano i giochi; indossavano un elmo provvisto di visiera e di tesa; avevano uno scudo rotondo e piatto; erano armati con una spatha, una spada molto più lunga del gladius, e con una lancia. Cominciavano la battaglia a cavallo, dal quale poi smontavano, continuando così la lotta a terra con le spade, avevano una caratteristica, mentre quasi tutti gli altri Gladiatori combattevano in perizoma loro, indossavano una tunica.

  • Il Mirmillone, fu una delle prime figure gladiatorie, la sua documentazione risale al I secolo a.C., indossava un elmo decorato con penne colorate, che aveva una cresta dritta e una visiera. Come protezione portava la lorica, una sorta di para braccio e lo schiniere, una protezione per la parte inferiore della gamba sinistra, lunga fin sotto il ginocchio, era armato di gladius, la spada corta, e di scutum, uno scudo molto grande, rettangolare e ricurvo, molto simile a quello che portavano in battaglia i legionari romani. Di solito combatteva contro il Trace, una curiosità, sembra che Spartaco, anche se proveniva dalla Tracia, combattesse come Mirmillone.

  • Il Trace, sembra che tutto il suo armamentario derivasse direttamente da quello che indossavano i guerrieri provenienti dalla Tracia, portavano un elmo sormontato da una testa di grifone, fornito di cresta e di visiera. Si proteggeva il braccio destro con la manica, una vera e propria imbottitura, la stessa che indossava su entrambe le gambe insieme ai gambali che andavano oltre il ginocchio, era armato con la sica, una spada a lama ricurva e uno scudo rettangolare piccolo, leggero e curvo.

  • L’Hoplomachus, era molto simile al Trace, specialmente nelle protezioni, era però fornito di gladius, e dell’hasta, una lancia da usare in scontri ravvicinati, il suo scudo era piccolo, rotondo e ricurvo. Combatteva di solito con il Mirmillone e raramente con il Trace.

  • Il Reziario, era una figura di Gladiatore molto diversa dalle altre, non indossava l’elmo, non portava lo scudo, si proteggeva con il galerus, che era un para spalla, e la manica che metteva sul braccio sinistro, molto caratteristiche erano le armi, combatteva, infatti, con la rete, una rete da lancio, con la fuscina, un tridente simile a quello che era raffigurato in mano a Nettuno e con il pugio, un pugnale. Il suo avversario solito era il Secutor.

  • Il Secutor, era una sorta di Mirmillone specializzato per combattere contro il Reziario, indossava un elmo ovale, per non offrire appigli alla rete dell’avversario, tale copricapo aveva delle piccolissime fessure per gli occhi, per proteggersi da eventuali tentativi di accecamento. Era armato con il gladius e con lo scutum.

  • Il Pontarius, anche questo gladiatore era molto particolare, difendeva il pons, in piccolo ponte a due rampe, era protetto dal galerus e dalla lorica, come arma usava dei proiettili di pietra di media dimensione, ne aveva a disposizione una grande quantità. Combatteva contro il Secutor, che lo attaccava cercando di salire su quel ponticello da entrambe le direzioni, il Pontarius si difendeva lanciando le pietre.

  • Lo Scissor, simile al Secutor, indossava un elmo ovale con piccole fessure per gli occhi, proteggeva il braccio destro con una manica e non avendo a disposizione uno scudo, portava una lorica squamata che gli scendeva fin sotto il ginocchio. Era armato con il gladius e sul braccio sinistro indossava una sorta di tubo a forma di tronco di cono, il quale terminava con un fusto su cui era posta una lama a forma di mezzaluna. Combatteva contro il Reziario.

  • Il Provocator, anche questo Gladiatore è documentato fin dal I secolo a.C., portava un elmo con visiera, era protetto dal pectorale, una copertura di metallo a forma di mezzaluna che portava sul petto, dallo schiniere, sulla gamba sinistra e dalla manica sul braccio destro. Era armato con il gladius e con uno scutum, grande e rettangolare. La caratteristica di questo lottatore era che combatteva unicamente contro Gladiatori della stessa categoria.

  • La Gladiatrice, in vero non ci sono molte documentazioni, storiche, in merito ma, una fonte è un bassorilievo proveniente da Alicarnasso, sul quale sono rappresentate due lottatrici equipaggiate da Provocator. Per quanto possiamo saperne avrebbero, però, potuto combattere in qualsiasi classe e fin dalla prima diffusione dei giochi.

  • L’Essedarius, sembra che aprivano il combattimento su di un carro e che poi scendessero per continuarlo a terra, indossava un elmo molto somigliante a quello del Secutor, era protetto dalla manica sul braccio e fasciature su entrambe le gambe. Era armato con il gladius e anch’esso combatteva contro Gladiatori della stessa classe.

Vi sono poi varie figure gladiatorie poco rappresentate, ne esistono solo rare testimonianze, a volta uniche e quindi la loro esistenza non è certa: Il Dimachaerus, combatteva con due pugnali aveva fasciature sul braccio e sulle gambe; il Sagittarius, provvisto di elmo e di archi con frecce, combatteva solo contro appartenenti alla stessa classe; l’Andabata, aveva gli occhi bendati, combatteva unicamente seguendo il proprio udito e il proprio istinto; il Laquearius, combatteva con il lazo o forse era solo un inserviente che era posto nell’arena solo durante le esecuzioni capitali; il Paegniarius, sembra che non combattesse con armi mortali, ma con una frusta in una mano e una tavola di legno legata sull’altro braccio, forse apparivano nell’arena prima dei combattimenti veri e propri; il Veles, è menzionato solo su alcune iscrizioni, probabilmente combatteva con un giavellotto; il Venator, combatteva contro gli animali selvatici, molto presumibilmente neppure era considerato appartenente a una classe gladiatoria; il Crupellarius, plausibilmente avevano un’armatura in metallo molto pesante ottima per la difesa ma, poco pratica a livello offensivo; lo Scaeva, era un Gladiatore mancino che poteva appartenere a qualsiasi classe. E’ ragionevole pensare che esistessero altre classi ma, ne è rimasta ben poca traccia a volte solo nomi, graffiti e scritti su qualche muro. Bisogna altresì riconoscere, benché largamente praticata, che la gladiatura non era accettata da tutti i cittadini Romani e in alcune parti del regno non era effettuata, come in Egitto, dove lo spettacolo principe era la corsa dei cavalli. Col diffondersi del Cristianesimo le scuole furono chiuse, anche se i giochi, resi sempre meno violenti, non cessarono del tutto, l’ultimo combattimento avvenne nel 438 d.C., ben, circa, cento anni dopo l’editto di Costantino del 325 a.C. nel quale furono aboliti i “Munera sine missione” e furono introdotti i lavori forzati, ma alla fine il sipario calò anche al Colosseo, dove nel 523 d. C. si svolsero le ultime venationes. C’è però da precisare che, nonostante tutti i divieti imposti, dai vari imperatori che sono succeduti a Costantino, i combattimenti dei Gladiatori continuarono in maniera clandestina, per lungo tempo, tanto era radicato in alcuni l’attaccamento per questi spettacoli e per gli “Eroi” che lo praticavano.

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