I Centauri, il mito degli esseri metà uomini e metà cavalli.

by / domenica, 11 ottobre 2020 / Published in Il blog, Miti e Leggende

La mitologia della Grecia Classica ci narra che oltre agli umani, molteplici esseri fantastici e animali mitologici abitavano i territori dell’Ellade, i Centauri erano tra questi, tutte le leggende li vedono uomini fino all’ombelico e cavalli per la parte inferiore del corpo, anche se, a volte, in miti minori sono confusi con i satiri, esseri per metà uomini e con il corpo di capre. Questi esseri quindi avevano due braccia e quattro zampe e come ogni mito che si rispetta, vi sono varie storie sulle origini della specie. Già sul significato del nome non vi è unicità, dal greco Kentauroi il termine dovrebbe significare: “Colui che trafigge il toro”. D’altro canto c’è chi assegna a questo nome il significato di “Gruppo armato di cento uomini”. Ciò, però, non ha molta importanza, mentre e di notevole interesse il carattere e il simbolismo che gli erano attribuiti, infatti, gli antichi riversarono su di loro, in maniera esasperata, tutti i pregi e i difetti dell’essere umano, quindi i Centauri o erano individui veramente saggi o creature capaci di scaturire inesauribili crudeltà, esseri illuminati e sapienti, rissosi, lussuriosi e sempre pronti ad approfittarsi della prima donna che passava avanti a loro. Quale fu l’origine dei Centauri? Le leggende sulla loro origine sono varie e ognuna con caratteristiche proprie. Un mito narra che i centauri ebbero origine dall’unione di due illustri amanti, Issione, re dei Lapiti ed Era Moglie e sorella di Zeus. Per non farci mancare nulla, complichiamoci un po’ le cose. Un’altra leggenda racconta: Issione un cattivo re despota e assassino invece di essere punito fu invitato a un bacchetto da Zeus, faccenda che fece indignare gli altri Dei. Premesso che a tutte e due “Piacevano” molto le donne, Zeus, per riuscire ad accoppiarsi con le donne che gli piacevano, escogitava fantasiosi e improbabili sotterfugi, si mascherava, si trasformava, prometteva, insomma ne combinava di tutti i colori, altrettanto faceva Issione, anche se essendo un mortale, non poteva usare tutti i trucchi del padre degli Dei. Torniamo, però, a questa versione della leggenda e al banchetto, dove oltre ai nostri due protagonisti vi erano altri invitati e la moglie di Zeus, Era. A un certo punto Zeus si rese conto che l’ingrato Issione stava corteggiando sua moglie Era, decise così di metterlo alla prova. Plasmò una nuvola e le attribuì forma umana, una donna chiamata Nefele, dopodiché le diede le sembianze di Era, Issione in preda ai fumi dell’alcool sfogò le sue bramosie su quella figura, da quest’unione nacque Centauro il quale, una volta adulto, ebbe tendenze sessuali un po’ particolari, infatti, si accoppiò con le giumente del Monte Pelio, dalle quali nacquero questi esseri ibridi, i Centauri per l’appunto. Un’altra versione vuole Zeus più subdolo, Zeus mise in scena tutta la commedia per smascherare il tentativo di Issione e per punizione, il padre degli Dei, lo fece legare a una delle ruote di fuoco del carro di Apollo e condannato a girare perennemente nel cielo. Poi ancora, un’altra leggenda vede protagonista direttamente Zeus che si accoppiò con la ninfa Nefele, guarda caso presente in forma di nuvola, da qui la nascita di Centauro, che poi darà vita alla nuova stirpe, che, poi, sarebbe figlio del padre deli Dei. Un’ennesima versione della leggenda ci dice che Centauro era figlio di Apollo, il quale si unì con delle cavalle bellissime da cui nacquero questi esseri ibridi con il tronco e testa umana e il corpo da cavallo. Altre leggende attribuiscono la paternità di questa mitica razza a Saturno o Crono. Il mito delle origini dei Centauri non si ferma qui, infatti, non tutte queste creature furono figli o discendenti di Centauro, per esempio, secondo Apollonio Rodio e Virgilio, Chirone, saggio mastro di Achille, fu il risultato di una maledizione lanciata da Rea, moglie di Crono quando si rese conto che il bambino dato alla luce dalla ninfa Filira era il frutto del tradimento di suo marito. Qualche autore vede questa mitica creatura concepita da una donna e da un uomo mortali trasformati in cavalli, la prima per sfuggire al conquistatore, il secondo per inseguire l’amata recalcitrante. Folo, anfitrione di Ercole quando l’eroe fece visita ai Centauri, era figlio di Sileno e di Meliade, una ninfa dei frassini. Ulteriori leggende sono state tramandate, alcune definite minori, talune confuse con altre che narrano di diversi esseri mitologici. Omero li definisce: “Villose bestie selvagge”, per il loro aspetto e le attività orgiastiche ed erotiche. Come si è accennato, le leggende dei Centauri sono ambientate tra monti e tra le foreste della Tessaglia e dell’Arcadia, questi esseri abbarbicati nelle regioni più montuose e ricche di boschi della Grecia, divengono il simbolo degli istinti animaleschi più violenti dell’uomo, dei quali, pur volendo, non riesce mai a liberarsi in maniera definitiva. Nelle narrazioni mitologiche i Centauri sono spesso rappresentati con un carattere molto iroso e violento, sono di solito considerati selvaggi, brutali e ubriaconi, andavano incontro ai nemici emettendo grida spaventose ed erano armati di clava e di arco, c’è, però, da dire che erano considerati ottimi tiratori. Non a caso la leggenda più famosa e raccontata è quella che li vede coinvolti in una mitica battaglia.

Centauromachia

Tutto iniziò in un banchetto, dove si festeggiavano le nozze tra Piritoo, re dei Lapiti e Ippodamia e, guarda caso, il significato di questo nome è: “Colei che doma i cavalli”. I Lapiti erano un popolo leggendario discendente da Lapite figlio di Apollo e della ninfa Stilbe, secondo una delle leggende sopra raccontate, fratello di Centauro, quindi in qualche modo i Lapiti e i Centauri erano imparentati tra di loro, anche se completamente diversi. I Lapiti erano una stirpe di eroi in particolare Piritoo era figlio di Dia e di Zeus che per possedere la donna si trasformò in cavallo, da qui discenderebbe anche la loro grande abilità come cavalieri, a questo popolo fu attribuita l’invenzione delle briglie e del morso. Omero nell’Iliade racconta che i Lapiti parteciparono alla guerra di Troia con quaranta navi sotto il comando di Polipete e di Leonteo figli, rispettivamente di Piritoo e di Corono. Veniamo ai fatti, i Centauri furono invitati al grade banchetto che si tenne per le nozze, ma ben presto questi rozzi esseri si ubriacarono e quando Ippodamia iniziò ad accogliere gli ospiti, accadde il fattaccio. Il centauro Euritione ormai completamente ubriaco si avventò su Ippodamia tentando di possederla. Alla vista di quella scena gli altri Centauri fecero altrettanto e si avventarono su tutte le donne e i giovani presenti al banchetto. La battaglia fu inevitabile e in favore dei Lapiti intervenne anche Teseo grande amico di Piritoo, il confronto terminò con la sconfitta dei centauri i quali furono scacciati dalla Tessaglia e si rifugiarono sul Monte Pindo, mentre a Euritione furono tagliate le orecchie e troncato il naso. In un’altra versione Teseo uccide Euritione. Questo mito fu talmente sentito dai Greci che questa battaglia fu rappresentata nella decorazione del tempio di Zeus a Olimpia e in quella del Partenone ad Atene, le scene di questa contesa furono riportate anche su oggetti di uso quotidiano come il vasellame. È probabile che questa battaglia leggendaria fu presa come simbolo del conflitto tra i popoli civili e i cosiddetti barbari.

Cerchiamo ora di raccontare la storia di alcuni tra i più famosi Centauri selvaggi o saggi che siano:

Chirone.

Chirone, il Centauro amico di Apollo e dei Dioscuri, il mito lo volle figlio di Crono il quale lo concepì insieme Filira, una figlia di Oceano, mentre era sotto forma di un cavallo. Crono fu colto in flagrante da sua moglie Rea e fuggì abbandonando Filira la quale in seguito partorì Chirone. Filira non sapeva darsi pace per aver partorito un mostro e pregò gli Dei affinché la liberassero da quel fardello, per questo fu trasformata in un albero di tiglio. Una delle tante leggende narra che Chirone fu adottato da Apollo, il Dio gli insegnò l’arte di divinare le sciagure e le fortune, la capacità di guarire uomini e donne, l’abilità di tirare con l’arco e di cacciare con la fionda. Chirone, un Centauro immortale, era figlio di un Dio, molto saggio, sapiente, forte, gentile e amico degli uomini, pose la sua residenza in Tessaglia in una grotta sul monte Pelio. La sua residenza diventò una scuola d’armi e di sapere tra le più famose della Grecia, Chirone fu istitutore di tantissimi eroi e semidei, il Dio Esculapio prese lezioni da lui, così come i prodi: Giasone, Enea, Diomede, Achille, Diomede, Eracle, Teseo, Aiace, Aristeo, Atteone, Ceneo, Fenice, Oileo, Palamede, Peleo, Telamone e, secondo alcuni, anche Dioniso. Divenne sposo della ninfa Cariclo e fu padre di Ociroe che visse sul monte Pelio, da cui presero il nome le ninfe Pelionidi, Chirone fu padre anche di Endeide, Melanippe e di Caristo. Come medico Chirone fu chiamato a curare la caviglia ustionata di Achille, il Centauro gliela sostituì con quella di Damiso, un gigante molto dotato nella corsa, ciò rese l’eroe greco “Piè veloce”. Anche per l’immortale venne però la fine, Chirone fu colpito accidentalmente, a un ginocchio, da una freccia scagliata da Eracle che stava, per così dire, avendo un diverbio, iniziato presso la grotta di Folo, con alcuni Centauri. La freccia era, però, intrisa del sangue dell’Idra, altamente velenoso e mortale, quindi la ferita era incurabile, ma Chirone era immortale quindi non poteva morire. Eracle era molto addolorato per la sofferenza che aveva procurato al suo amico e cercò di curarlo in ogni modo, usando le medicine che lo stesso Centauro preparava. Ogni sforzo fu inutile non esisteva antidoto al sangue dell’Idra e le sofferenze di Chirone divennero strazianti, in preda alla disperazione il Centauro invocò la morte che ottenne donando la sua immortalità a Prometeo, divenuto mortale per i vari dissapori avuti con Zeus. Così Chirone morì, ma il padre degli Dei, che lo voleva al suo fianco in cielo, lo trasformò in stelle e diede origine alla costellazione del Sagittario. Chirone dunque rappresentò il lato buono e saggio dell’umanità, la bontà d’animo e la ricerca scientifica, gli antichi scrittori lo considerarono il capostipite della medicina e della scienza erboristica, giacché maestro di Esculapio o Asclepio che dir si voglia.

Cillaro.

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Cillaro, la mitologia lo descrive come il Centauro più bello, di lui s’innamorò la Centaura Ilonome. Cillaro, però, perse la vita in quella battaglia che fu chiamata Centauromachia, cioè durante la lotta contro i Lapiti che si scatenò durante la festa per le nozze di Piritoo. La sconsolata Ilonome, non potendo coronare il suo sogno d’amore, si uccise.

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Euritione.

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Euritione, fu il Centauro che diede vita alla battaglia contro i Lapiti, la cosiddetta Centauromachia iniziò quando ubriaco, tentò di violentare Ippodamia. La quale Come detto sopra, alla fine della tenzone i Centauri furono sconfitti e a Euritione furono tagliate le orecchie e mozzato il naso.

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Folo.

Folo, al pari di Chirone fu un Centauro ospitale e incline agli studi scientifici, era figlio di Sileno e di una Ninfa dei frassini, anche se involontariamente causò lo scontro tra Eracle e i Centauri, la stessa battaglia che vide colpito l’innocente Chirone dalla freccia avvelenata con il sangue dell’Idra. Procediamo con ordine, Folo accolse Eracle nella sua grotta, gli offrì ottimi cibi cotti e del buonissimo vino, che Dioniso aveva donato al Centauro. L’odore di quel buon vino richiamò gli altri Centauri, quelli selvaggi e rissosi che ingaggiarono con Eracle una dura lotta. L’eroe greco, naturalmente, riuscì a volgere la battaglia suo favore, i Centauri fuggirono e si rifugiarono nella grotta di Chirone e le conseguenze per il povero saggio amico di Eracle le abbiamo viste prima. Folo rimasto illeso iniziò a dare sepoltura ai caduti, ma quando estrasse una freccia da un corpo di un Centauro, si distrasse, pensando che un essere tanto grande era deceduto per un oggetto molto piccolo. Quella sua distrazione fu fatale, la freccia gli cadde sul piede ed essendo anch’essa stata intinta nel sangue dell’Idra, uccise Folo istantaneamente. Questo Centauro compare nel dodicesimo canto dell’inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Ileo.

Ileo, fu uno dei Centauri che, durante il banchetto nunziale di Piritoo, in preda ai fumi dell’alcool, attaccò i Lapiti. Assieme al fratello Reco cercò di violentare Atalanta quest’ultima li uccise entrambi con le sue frecce.

Ilonome.

Ilonome, il suo nome significa “Abitatrice delle selve”, fu la centaura che s’innamorò di Cillaro, il più bello dei Centauri, e finì suicida dopo la morte del suo bell’amato.

Nesso.

Nesso, figlio di Issione e di Nefele, fu uno dei Centauri che morirono per mano di Eracle, ma fu anche quello che causò la morte del semidio. Procediamo, però, alla leggendaria narrazione, nesso viveva sulle rive del fiume Eveno, un bel giorno al molo giunsero Eracle e la sua seconda moglie Deianira, il fiume era in piena e il semidio chiese al Centauro di aiutare la moglie a guadare quelle acque tumultuose. Fu così che mentre Eracle attraversava a nuoto il fiume, Nesso trasportava sulla propria groppa Deianira, sembra un racconto senza nessun fatto di rilievo, ma non fu così. Nesso, con sulla groppa Deianira, tentò la fuga, lo scopo era sempre il solito, rapire la donna per violentarla, ma un eroe del calibro di Eracle poteva perdere così la propria sposa? Certamente no, il semidio si voltò capì immediatamente cosa stava accadendo e con una freccia colpì Nesso lasciandolo agonizzante. Sembra che la faccenda sia, in questo modo conclusa, ma anche questa volta il mito continua, Eracle colpì Nesso con le frecce precedentemente avvelenate con il sangue dell’Idra. Il centauro apparentemente pentito e ormai morente diede a Deianira un po’ del suo sangue facendole credere che poteva servirle per preparare un filtro magico per conservarsi l’amore del suo uomo, doveva semplicemente bagnare con quel liquido vitale la tunica del marito, se questi l’avesse tradita. A distanza di anni, quando a Deianira nacque il sospetto che il marito la volesse abbandonare per sposare Iole, si ricordò del sangue di Nesso e lo versò sulla tunica dell’innocente Eracle, il cui corpo cominciò a corrodersi appena l’ebbe indossata, rendendolo furioso dal dolore, l’eroe morì e fu arso su una pira funebre. Deianira non seppe resistere a quel suo misfatto, anche se del tutto involontario e si uccise. Anche Nesso è citato, da Dante Alighieri, nella Divina Commedia sempre nel dodicesimo canto dell’Inferno.

Pilenore.

Pilenore, un altro dei Centauri che morì per mano di Eracle. Ferito mortalmente da una freccia avvelenata con il sangue dell’Idra, lanciata dall’eroe greco, Pilenore cercò refrigerio bagnandosi nel fiume Anigros, ma l’unica cosa che ottenne fu quella di avvelenare il corso d’acqua.

Reco.

Reco, fu uno dei Centauri che, durante il banchetto nunziale di Piritoo, in preda ai fumi dell’alcool, attaccò i Lapiti. Assieme al fratello Ileo cercò di violentare Atalanta quest’ultima li uccise entrambi con le sue frecce.

Taumante.

Taumante, presente al banchetto nunziale di Piritoo, inizialmente partecipò allo scontro contro i Lapiti, ma a un certo punto lasciò i combattimenti e si allontanò, in questo modo ebbe salva la vita.

Una domanda sorge spontanea, se è vero che ogni leggenda a un fondo di verità, quando e dove ebbe inizio il mito degli uomini cavallo? Una semplice interpretazione vuole che tutto iniziò con l’addomesticamento dei cavalli, avvenuta in Grecia all’incirca nel II millennio a.C., sicuramente in epoca tarda, ma, ebbe una notevole importanza. L’addomesticamento del cavallo cambiò completamente la vita dei popoli nomadi, tanto che, probabilmente, questi animali divennero oggetti di culto. È quindi probabile che tribù primitive, o quasi, che vivevano in Tessaglia, furono viste come formate da esseri che si univano alle proprie cavalcature, di conseguenza la nascita del mito degli uomini cavallo. Altre fonti legano l’origine alle prime apparizioni dei popoli a cavallo dall’Asia minore, che terrorizzarono le popolazioni indigene dei paesi mediterranei. Popolazioni talmente terrorizzate che credettero che cavallo e cavaliere fossero un unico essere. Del resto quest’argomento lo abbiamo già trattato quando si parlava di Conquistadores e dei popoli Mesoamericani, erano epoche più moderne, ma il concetto è il medesimo, gli indios non avevano mai visto il cavallo e considerarono, quel che avevano difronte, una sorta di Dio barbuto, con due braccia e quattro zampe. È quindi probabile che il mito nasca proprio da quegli uomini barbuti e selvaggi, che vivevano sulle montagne della Grecia orientale, i quali erano in tale simbiosi con i loro cavalli, da sembrare un solo essere. Da qui la nascita delle leggende dei Centauri? Comunque sia nato il mito, certo è che la figura del Centauro passò dalla mitologia Grecia a quella Romana, per poi approdare in quelli che furono i bestiari del Medioevo. Nel Medioevo la figura del Centauro fu associata a quella dell’eretico, considerato per metà Cristiano e pagano per la restante parte, si vedono immagini di Centauri con le fiamme tra i capelli e in mano arco e frecce, che tentano di colpire e trascinare via una colomba o un cervo, simbolicamente il male che cerca di impossessarsi dell’anima. Come già citato, il Sommo Poeta inserisce nel dodicesimo canto dell’inferno alcuni Centauri, li colloca come custodi e giustizieri di chi in vita fu violento con il prossimo. Anche Macchiavelli usa questa figura allo stesso tempo umana e animale per il suo modello di governante perfetto. Il centauro divenne anche un soggetto molto frequente nell’araldica europea, nell’arte la figura del Centauro appare, oltre che nell’arte classica greca e romana, sia su dipinti sia su sculture, queste creature mitiche furono a volte rappresentate con le corna, altre con le ali, senza dimenticarci del bellissimo quadro del “Pallade e il Centauro” di Sandro Botticelli.

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Paolo.

…Ciao Francesco…

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