Horologium Augusti, cioè la Meridiana di Augusto o l’Orologio di Augusto.

by / sabato, 02 maggio 2020 / Published in Archeologia1, Il blog, Roma Nascosta

Correva l’anno 13 a.C., quando il senato approvò un decreto che dava via libera alla costruzione di un grande orologio solare nel Campo Marzio. Si volle, in questo modo celebrare le conquiste della Gallia e della Spagna. La grande meridiana fu fatta realizzare dall’imperatore Augusto il quale si servì dell’opera di Facondo Novio, matematico e Astronomo. Novio progettò e realizzò il grande orologio, i lavori terminarono nel 9 a.C. e la Meridiana entrò a far parte delle più grandi opere del periodo Augusteo.

[71] is autem obeliscus, quem divus Augustus in circo magno statuit, excisus est a rege Psemetnepserphreo, quo regnante Pythagoras in Aegypto fuit, LXXXV pedum et dodrantis praeter basim eiusdem lapidis; is vero, quem in campo Martio, novem pedibus minor, a Sesothide inscripti ambo rerum naturae interpretationem Aegyptiorum philosophia continent.

[72] Ei, qui est in campo, divus Augustus addidit mirabilem usum ad deprendendas solis umbras dierumque ac noctium ita magnitudines, strato lapide ad longitudinem obelisci, cui par fieret umbra brumae confectae die sexta hora paulatimque per regulas, quae sunt ex aere inclusae, singulis diebus decresceret ac rursus augeresceret, digna cognitu res, ingenio Facundi Novi mathematici is apici auratam pilam addidit, cuius vertice umbra colligeretur in se ipsam, alias enormiter iaculante apice, ratione, ut ferunt, a capite hominis intellecta.

[73] haec observatio XXX iam fere annis non congruit, sive solis ipsius dissono cursu et caeli aliqua ratione mutato sive universa tellure a centro suo aliquid emota (ut deprehendi et aliis in locis accipio) sive urbis tremoribus ibi tantum gnomone intorto sive inundationibus Tiberis sedimento molis facto, quamquam ad altitudinem inpositi oneris in terram quoque dicuntur acta fundamenta.

(Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXXVI, 71 – 73).

[71] Quest’obelisco poi, che il divino Augusto mise nel grande circo, fu ricavato dal re Psemetnepserfeo, regnando il quale visse in Egitto Pitagora, di 85 piedi e tre quarti eccetto la base della pietra stessa; questo invece, che (mise) nel campo Marzio, nove piedi più piccola (fatto) da Sesotide Entrambi incisi contengono l’interpretazione della natura secondo la filosofia degli Egiziani.

[72] A quello, che è nel campo, il divino Augusto attribuì la straordinaria funzione di dover indicare le ombre del sole e così le durate dei giorni e delle notti, con una pietra stratificata lungo l’altezza dell’obelisco, a cui l’ombra nel giorno del solstizio d’inverno ultimato alla sesta ora diventasse uguale e man mano attraverso le asticelle, che sono incluse col bronzo, decrescesse nei singoli giorni e di nuovo aumentasse, cosa degna di essere conosciuta, per l’ingegno del matematico Facondio Novio, costui aggiunse alla cima una palla dorata, sul cui vertice l’ombra si raccogliesse in se stessa, diversamente con una punta enormemente proiettata, con un principio, come dicono, intuito dalla mente dell’uomo.

[73] Quest’osservazione ormai da quasi 30 anni non coincide, sia per un corso irregolare del sole stesso e per una qualche motivo cambiato del cielo sia per l’intera terra che ha spostato qualcosa dal suo centro (come vedo essere osservato anche in altri luoghi) sia per i tremori della città dove, creato un abbassamento della mole, soltanto per lo gnomone spostato sia per le inondazioni del Tevere, sebbene le fondamenta siano anche dette spinte nel terreno fino alla profondità del peso imposto.

(Traduzione presa dal sito: https://www.perungiorno.it/plinio-il-vecchio-naturalis-historia-libro-36-paragrafi-67-95.html).

Così descriveva l’orologio di Augusto Plinio il Vecchio, nella sua opera Naturalis Historia. Augusto trovò lo spazio adatto per l’istallazione del suo orologio nella zona del Campo Marzio a circa metà strada tra il Mausoleo di Augusto, l’Ara Pacis e il Pantheon di Marco Agrippa. La grande meridiana, secondo la tradizione era posta su un’ampia piazza pavimentata, oggi, però si tende a scartare questa ipotesi, anche perché varie campagne di scavo non hanno portato alla luce nessuna traccia di questa grande pavimentazione, quindi forse si trattava semplicemente di un ampio spazio di terreno. Vera o no l’esistenza di questo grande zona pavimentata è certo che la linea meridiana aveva dimensioni enormi, secondo Augusto un orologio degno di Roma. L’orientamento di tale linea era da nord a sud, le sue ragguardevoli dimensioni erano di circa settantacinque metri per quattro metri. Era tutta pavimentata di travertino con ai bordi listelli e iscrizioni, in greco, di bronzo. Un così grande orologio solare cosa poteva usare come gnomone? Semplice un grande obelisco che Augusto fece portare, in un viaggio che durò circa due anni, dall’Egitto. Si trattava di un obelisco, eretto in epoca del faraone Psammetico II, tra il 595 a.C. e il 589 a.C., di granito rosso dell’altezza di circa venticinque metri che Augusto fece prelevare da Heliopolis insieme al cosiddetto obelisco Flaminio. All’estremità superiore dell’obelisco, fu posta una sfera di bronzo, il raggio solare che intercettava tale globo dorato proiettava l’ombra della sfera sulla monumentale linea meridiana. In questo modo indicava il giorno dell’anno, il mese, il segno zodiacale, l’ora, gli equinozi e i solstizi e, a quanto pare, i venti. Rileggendo, però, ciò che tramanda Plinio si apprende che dopo una trentina di anni, dalla sua costruzione, la meridiana non funzionava più correttamente. L’orologio solare fu restaurato da Domiziano che rialzò le lastre di circa un metro e cinquanta centimetri, l’opera era soggetta ad allagamenti del Tevere, con conseguenti smottamenti del terreno, l’orologio ebbe comunque una vita breve. Sulla base dell’obelisco vi era un iscrizione: “Imo. Caesar Divi fil. Augustus pontifex maximus imp. XII cos. XI Trib. pot. XIV aegipto in potestatema populi Romani redacta soli donum dedit”. Cioè: “L’imperatore Cesare, figlio del divo, Augusto, pontefice massimo, proclamato imperatore per la dodicesima volta, console per undici volte, che ha rivestito la potestà tribunizia per quattordici volte, avendo condotto l’Egitto in potere del popolo romano, diede in dono al sole”. Nel Medioevo l’obelisco crollò e cadde nel dimenticatoio, fu riscoperto nel XV secolo, ma di nuovo abbandonato e ricoperto, fu poi rialzato per volere di Pio VI nel 1792. L’obelisco, ridotto in tronconi, fu di nuovo eretto, restaurato e posto dove oggi lo possiamo vedere, in piazza Montecitorio, proprio difronte al palazzo del Parlamento e non troppo distante dal luogo originario. Si cercò persino di ricostruire la meridiana che avesse come gnomone l’obelisco, tentativo che non ebbe successo, il nuovo orologio solare non segnava l’ora esatta. Nel 1998 fu risistemata Piazza Montecitorio, in quell’occasione fu tracciata una nuova meridiana, si tratta soltanto del ricordo di quella di Augusto, l’obelisco ha da tempo perso la sua funzione di gnomone. Ma cosa rimane di quella linea meridiana? Via del Campo Marzio 48 un Portone, un piccolo corridoio, un cortile che sembra del tutto abbandonato, un negozio di macelleria ormai chiuso da tempo immemorabile, una porticina e una scala, si scende per circa otto metri ed ecco un frammento di quella che fu l’orologio d’Augusto. Le lastre di travertino che si vedono sono coperte da una quindicina di centimetri di acqua, per fortuna, perfettamente trasparente, infiltrazioni probabilmente non derivanti dalla presenza del Tevere, ma da una falda acquifera ancora attiva. Sulle lastre sono visibili le tacche di bronzo della meridiana e le raffigurazioni dei segni zodiacali di Ariete, Toro, Leone e Vergine, una scritta in lingua greca ci dice che quando l’ombra sulla meridiana all’ora sesta segna quel punto è periodo dell’anno in cui cessano i venti Etesii. Raccontiamo un dettaglio che ci dice di quanto fossero accurate certe opere Romane, il globo posto sulla cima dello gnomone, al tramonto del 23 settembre di ogni anno, data corrispondente a quella di nascita, compresa l’ora, di Augusto, proiettava la sua ombra esattamente sull’Ara Pacis, l’altare voluto dallo stesso imperatore. Sicuramente la meridiana indicava anche altre date particolari o ricorrenze considerate molto importanti dai Romani, ma di questo non c’è giunta notizia. Un’ultima precisazione, il globo di bronzo che si vede oggi in cima all’obelisco non è quello originale, ma un rifacimento degli astronomi settecenteschi. Ricostruzione basata su studi di testi antichi, per renderlo il più possibile vicino a quello che era ritenuto l’originale, sopra, però, furono riprodotti gli stemmi araldici di papa Pio VI.

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