Grotte di Castro: le Necropoli di Centocamere, delle Pianezze e Vigna la Piazza.

by / sabato, 08 settembre 2018 / Published in Archeologia1, Il blog, L'Italia che non ti aspetti, Viaggiando .....

Su una rupe tufacea dei Monti Volsini, a poca distanza dal lago di Bolsena, sorge il paese di Grotte di Castro, che dai suoi quattrocento sessantasette metri di altezza domina il lago. Fu fondato nell’Alto Medioevo dagli abitanti di Civita in fuga e alla ricerca di un posto sicuro e difendibile in cui stabilirsi, ma quello che in questo momento vogliamo fa notare sono le ricchezze archeologiche di questo territorio, infatti, in questa zona vi è la presenza di alcune necropoli etrusche. Sul colle che oggi è chiamato Civita, a poche centinaia di metri dall’attuale centro abitato sorgeva una cittadina etrusca. Molti studiosi e la tradizione, sull’argomento vi sono, però, varie controversie, hanno identificato come la fiorente città di Tiro, l’ipotesi più convincente è che la città fu distrutta dai Romani del 280 a.C., sembra che in seguito, nell’VIII secolo fu di nuovo razziata e demolita dai Longobardi… Ma questa è un’altra storia di cui ci occuperemo in seguito. Come già detto vogliamo qui, per quanto possibile, descrivere le necropoli etrusche presenti in questo territorio, ed è garantito che alcune hanno peculiarità locali, sicuramente rare. Quest’altura di circa venti ettari, quindi fu sede di uno dei maggiori insediamenti dell’antico territorio volsiniese, di conseguenza la stessa è circondata da un complesso sepolcrale molto interessante e con molte peculiarità non solo locali, ma che variano da una necropoli all’altra. Questo sistema di necropoli e databile tra VIII e il III secolo a.C., e distribuito in località vicine tra di loro: Vigna la Piazza, Le Sane, Torano, Vallemuglie, Campolungo, Maccarino, Centocamere, Caviciana, Cepposecco, Pianezze, Montearso e Pian dell’Aia. Zone queste dove gli Etruschi scavarono migliaia di tombe ipogee, di varie dimensioni e tipo, ovviamente diverse secondo l’epoca in cui furono realizzate, esse vanno da quelle più antiche, databili all’VIII secolo a.C., che sono quelle a fossa e quelle a cassone, quest’ultime, foderate e coperte da lastre di tufo erano destinate a contenere un solo defunto, a quelle, databili dal VII secolo a.C. in poi, definite a camera, più o meno monumentali. Quest’ultime erano destinate a uno o più nuclei familiari, erano costituite da un grande corridoio d’accesso e da vari ambienti sotterranei, talvolta arricchiti da decorazioni architettoniche e affreschi, quasi a imitare l’ambiente dove i defunti risiedevano quando erano in vita.

La necropoli di Centocamere.

Sul fianco di un colle, all’interno di un castagneto, lungo la strada che da Grotte di Castro scende al lago di Bolsena, in località Casali, fu scavata, dagli Etruschi una necropoli he oggi porta il nome di Centocamere, termine derivante dalla presenza di numerose tombe collegate tra di loro da un intricato sistema di fori e di cunicoli. Queste tombe furono, purtroppo, oggetto di scavi clandestini per tutto il XIX secolo e parte del XX, furono depredate in maniera sistematica e, di fatto, quasi completamente spogliate, basta pensare che i fori che collegano le tombe tra di loro e alcuni cunicoli, sarebbero stati scavati per “Comodità” di alcuni cosiddetti “Tombaroli”, non solo, all’esterno della sepoltura, questi depredatori apponevano, scolpendolo nella roccia un proprio simbolo per avvisare gli altri illegali. Nonostante questo la necropoli è una realtà archeologica di grande interesse e importanza per numero e la complessità delle sepolture. L’intera collina presenta sepolcri scavati nella roccia di tufo, sono disposti su tre ordini, ma sarebbe il caso di dire su almeno tre ordini, poiché gli scavi non sono certamente conclusi anzi e ben evidente la presenza di altre tombe al di fuori di quelle studiate e prima ancora saccheggiate. Oggi si contano almeno cinquanta tombe con deposizioni plurime, la caratteristica di questa necropoli è la quasi totale assenza dei corridoi, i dromos; lo schema con atrio tipico ceretano, a tre celle con il soffitto aperto, in altre parole displuviato; le fosse pavimentali di varia grandezza. In questa necropoli di defunti erano inumati in fosse scavate, di solito nei lati del pavimento, qualche volta in loculi alle pareti. Le tombe, almeno quelle analizzate e studiate, possono essere riferite a un arco temporale compreso tra VII secolo a.C. e tutto il VI secolo a.C., ma molte altre aspettano gli studiosi. Come detto, l’architettura funeraria di questa necropoli è molto particolare, qui le tombe furono realizzate principalmente lungo un asse perpendicolare all’ingresso, ma furono realizzate anche alcune camere laterali più piccole. La tomba più grande, perlomeno tra quelle analizzate, presenta cinque camere, ognuna di seguito all’altra, per una lunghezza totale di oltre sedici metri, e tre camere laterali, dagli studi effettuati si è stabilito che questo sepolcro ospitò diciannove defunti, sedici all’interno delle fosse poste sul pavimento e tre in loculi scavati nelle pareti. Un’altra tomba presenta una camera rettangolare lunga cinque metri con un soffitto a doppio spiovente e due coppie di banchine scavate sui lati lunghi, nella parete di destra si aprono due cubicoli, il primo ha tre nicchie scavate nelle pareti, il secondo ha quattro fosse scavate nel piano di calpestio e una nicchia rettangolare scavata nella parete di destra. Inoltre sulla parete di fondo, della camera sepolcrale, vi sono tre cubicoli in sequenza, il terzo, chiaramente, non fu terminato. A parte i fori aperti dagli scavatori clandestini, ognuna di queste tombe ha una sua caratteristica, il consiglio è di andare a vederle con i propri occhi. Sembra che nel XIX secolo un’errata interpretazione di alcune croci scolpite nella roccia, opera di alcuni scavatori clandestini, questa necropoli fu, per qualche tempo, considerata un sistema catacombale paleocristiano, ipotesi questa priva di qualsiasi fondamento. Ben pochi manufatti sono stati recuperati da questo complesso, gli scavatori illeciti lavorarono “Bene”, comunque tra le altre cose furono recuperati: un balsamario di bronzo, uno specchio di bronzo con iscrizione, un manico di bronzo con sopra una figura alata, una coppa di bronzo con iscrizione, un piccolo balsamario di vetro, due situle di ceramica argentata, due alari di ferro e vari resti di ceramiche. Nel medioevo tre tombe furono riutilizzate per ricavare ambienti per l’allevamento di volatili, i colombari o piccionaie, da non confondere con i colombari di natura funeraria, utilizzati maggiormente in epoca romana, per la conservazione delle olle cinerarie. Quello più grande e formato da un ambiente rettangolare di circa sette metri per quattro metri, presenta quattro file di nicchie quadrate di circa venticinque centimetri di lato su ogni parete e un soffitto a volta. Sembra che durante gli scavi effettuati sia anche riemerso un tratto del sentiero antico che era percorso durante i funerali, un percorso molto impervio, per superare i punti più ripidi gli Etruschi scolpirono, nel tufo, alcuni gradini. Tombe insolite da vedere nelle necropoli etrusche, molto interessanti dal punto di vista storico, notevoli per il lavoro di scavo effettuato nel tufo.

Prima di continuare la lettura potete guardare le foto della necropoli di Centocamere cliccando su queste righe.

La necropoli delle Pianezze.

La necropoli delle Pianezze è la più estesa rispetto alla precedente e più moderna, è situata a circa tre chilometri dal paese di Grotte di Castro e circa un chilometro dopo quella di Centocamere, sempre sulla strada che scende verso il lago di Bolsena. Questa necropoli fu ricavata lungo il costone tufaceo di una collina di fronte il fosso chiamato Fiume Largo, gli scavi effettuati hanno riportato alla luce numerose tombe scavate nel tufo, databili al VII secolo a.C. e il III secolo a.C., caratteristica di queste tombe è che sono state scavate su terrazze. L’architettura di questi sepolcri prevede un dromos, cioè un lungo corridoio scoperto dal quale si accedeva alla prima camera, un atrio, intorno al quale erano disposti gli altri ambienti, usati per la tumulazione dei defunti. Si tratta, quindi di sepolcri per deposizioni plurime, ma molto diversi da quelli visti nella necropoli di Centocamere e per un verso più “Classici”. Il rituale funerario anche in questo caso era quello della tumulazione che normalmente avveniva in fosse scavate nel pavimento della camera, anche se è possibile vedere anche dei loculi alle pareti, i quali furono chiusi da grosse tegole. In questa necropoli sono state ritrovate, nei dromos, piccole fosse utilizzate per la sepoltura di bambini e, anche se raramente, sulle pareti sono presenti alcuni loculi destinati agli adulti. In questo luogo le tombe sono, fondamentalmente, di tre tipi diversi ma simili tra loro, tipologie differenti derivanti, probabilmente, da problemi tecnici scaturiti durante le fasi di scavo o dal cambiamento degli usi e costumi, un primo gruppo di sepolcri presenta un lungo dromos e accesso rastremato leggermente, verso l’alto. Una camera centrale funge da atrio, sulla quale si aprono le camerette squadrate, esse sono su tutte e tre i lati del vano centrale. Queste camerette sono spesso a coppie mentre in una tomba, sulla parete frontale, se ne aprono tre, è da evidenziare la differenza di lavorazione, la camera centrale è sempre ben curata, mentre le camerette sono spesso soltanto squadrate in maniera veloce. Questa serie le tombe hanno un soffitto a doppio spiovente con una trave, se pur scolpita nel tufo, ben evidenziata che in alcuni casi poggia su dei pilastri o semicolonne, si ricorda che il tutto è scavato nel tufo non ci sono parti aggiunte. Il secondo gruppo di tombe ha l’accesso alle camerette sepolcrali direttamente dal dromos, mentre il soffitto della camera centrale, pur essendo sempre a doppio spiovente, non presenta una trave scolpita, in una tomba l’ingresso alla camera e perfettamente quadrato, normalmente la fossa di sepoltura posta difronte l’ingresso è su un piano più alto, rispetto alle altre. Il terzo gruppo di tombe presenta un dromos molto stretto, un vano di accesso e una camera quadrangolare e irregolare, le fosse sepolcrali sono allineate lungo un corto corridoio interno e scavate su un piano più alto di quello su cui si cammina, nel soffitto sono evidenti i segni dei colpi dati dagli scalpellini. Del primo gruppo di tombe fa parte la cosiddetta “Tomba Rossa“, essa è databile al VI secolo a.C. ed è molto interessante perché ci fornisce un’idea di come fosse l’architettura abitativa etrusca, infatti, presenta particolari architettonici interni scolpiti e dipinti. La tomba è composta di un atrio ampio e rettangolare, da dove si entra nella camera funeraria dove furono sepolti i committenti del sepolcro, mentre nel pavimento dell’atrio furono ricavate le fosse per i membri della famiglia. La caratteristica di questa tomba è la decorazione dell’atrio, esso, infatti, fu dipinto di rosso, sulla parete di fondo e su quella d’ingresso furono scolpite, in rilievo, due colonne anch’esse verniciate di rosso e due mensole, una per ciascuna parete. Le colonne vanno, virtualmente, a sostenere la trave del soffitto a doppio spiovente, anch’essa scolpita in rilievo. Sul soffitto è dipinta, con il solo colore rosso, un’imitazione delle strutture di legno, quali travi longitudinali e trasversali, che costituivano l’ordito del tetto di un’abitazione. Un’altra interessante tomba è posta proprio sopra la “Tomba Rossa”, in questa tre camere funerarie si aprono sulla parete di fondo dell’atrio, posto trasversalmente, sono presenti varie fosse nel pavimento e sulle pareti laterali furono scolpiti due pilastri che sostengono una trave centrale in rilievo. Una curiosità il pavimento fu scavato in un banco di tufo compatto, ma attraversato da una vena di lapillo nero. Le sepolture, strutturalmente, non presentano differenze tra uomini e donne, il sesso del defunto si evince esclusivamente dal corredo funerario, spiedi, coltelli, spade, asce, punte di lancia e giavellotto con i relativi bilancieri per l’uomo, fusi rocchetti per il filo, pesi da telaio per la donna. Nonostante che anche queste tombe furono “Visitate” e depredate da clandestini o tombaroli, che dir si voglia, dagli scavi archeologici ufficiali sono emersi vari reperti, grosse scodelle con pitture bianche, olle ovoidali e cilindriche, buccheri, calici, ceramiche d’importazione corinzia e laconica, oltre agli strumenti sopra citati.

Ancora una volta prima di continuare la lettura potete guardare le foto della necropoli delle Pianezze cliccando su queste righe.

La necropoli di Vigna la Piazza.

Anche se non ci è stato possibile vederla, va citata anche la necropoli di Vigna la Piazza, se non altro per il fatto che è la più vicina al centro abitato di Grotte di Castro e perché è sicuramente la più antica della zona. La necropoli, databile tra la fine dell’VIII secolo a.C. e gli inizi del VII secolo a.C., presenta un settore in cui sono presenti delle tombe individuali a fossa, di solito inserite centralmente all’interno di un circolo di blocchetti di tufo lavorati in maniera approssimativa e posti a secco. La tipologia di queste tombe è unica in tutta la zona, hanno un’architettura molto semplice, si tratta di una fossa scavata nel terreno con le pareti rivestite da scaglie di tufo e comunemente coperte a volta. Il defunto era deposto in posizione supina direttamente nel terreno, anche se, in rari casi, sono state ritrovate tracce di sarcofaghi di legno. Le tombe più antiche sono all’interno di un cerchio di pietre con un diametro variabile tra i due e i tre metri e posto a una quota superiore della fossa stessa. Successivamente i cerchi di pietra furono realizzati con blocchi di tufo squadrati, portando le dimensioni del diametro a circa sei metri, al loro interno ritroviamo, ancora una volta, una sepoltura singola, ma all’interno di un sarcofago. Il corredo funebre, che non mancava mai, era deposto sia all’interno del sarcofago sia lungo le pareti esterne dello stesso. Va evidenziato che questa tipologia di tomba è diversa da quelle a fossa ritrovate nella valle del lago o nel territorio orvietano, quest’ultime, infatti, sono coperte da scaglie di pietra. In questa necropoli sono stati rinvenuti, alcune parti di collana in pasta vitrea, ambra e bronzo; dei pregevoli unguentari di alabastro importati da centri greci e orientali; vasi di materiale vetroso; e altri oggetti, pertinenti agli uomini, alle donne e ai bambini, conservati nel museo di Grotte di Castro.

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Museo Civita.

Infine un accenno al Museo di Grotte di Castro, denominato “Museo Civita”, le sale espositive sono all’interno di un bel palazzo rinascimentale, della seconda metà del XVI secolo, progettato dall’architetto Jacopo Barozzi, conosciuto come il Vignola. Il percorso espositivo del Museo Civita è articolato in cinque sale a tema e precisamente: “Il maschile e il femminile nel mondo etrusco”, all’interno delle vetrine trovano posto i corredi funerari rinvenuti nelle tombe delle necropoli di Vigna la Piazza e Centocamere; “Aspetti del quotidiano”, nelle vetrine è riprodotta la tomba “Golini” di Orvieto, la quale mostra le attività che si svolgevano nella cucina di una casa aristocratica della prima metà del IV sec. A.C., vi sono inoltre numerose olle, dolia e anfore. Poi, ancora: “I segni del potere”, questa sala contiene dei reperti recuperati nel 2010 nella tomba trentuno della necropoli di Vigna la Piazza; Il banchetto degli Etruschi”, è rappresentato dall’allestimento di una vera tavola imbandita con il servizio da mensa collocata all’interno di una casa etrusca. Infine: “Il mondo dell’aldilà” tramite la riproduzione in scala reale di una tomba a camera e la sistemazione all’interno di una vetrina di un sarcofago etrusco, è mostrato il rituale funerario attestato a Grotte di Castro, inoltre ci sono pannelli che descrivono le necropoli presenti in questo territorio. Sicuramente una giornata ben spesa e indubbiamente importante per accrescere le conoscenze sulla cultura etrusca, poi, un bel pranzo sulle sponde del lago di Bolsena è l’ideale prima di continuare la passeggiata.

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