Fumone ed il suo Castello

by / sabato, 03 marzo 2018 / Published in Il blog, Viaggiare

  

FUMONE ed il suo CASTELLO

 

 

Fumone è un paese di circa 2000 abitanti (fumonesi) in provincia di Frosinone. Il centro storico del paese (posto sulla cima del monte omonimo in posizione isolata compresa tra la valle del Sacco e la conca di Fiuggi ed Anagni ed è formato da tratti montuosi e collinari che assumono un andamento più pianeggiante avvicinandosi alle sponde del lago di Canterno) si trova a 783 metri sul livello del mare e per la grande distanza dai rilievi montuosi dei monti Ernici e dei monti Lepini risulta visibile da notevole distanza.

Il nome del paese deriva dal detto popolare: «Si Fumo fumat, tota Campania tremat» «Se Fumone fuma, tutta la Campagna trema!» che lascia chiaramente intendere il suo uso come importante punto di avvistamento per incursioni nemiche. Grazie alla sua posizione tra i tre centri maggiori degli Ernici (Alatri, Anagni e Ferentino) questa caratteristica risulta molto sfruttata fin dall’antichità.

Secondo una leggenda le origini di Fumone risalirebbero ai tempi di Tarquinio il Superbo (V secolo a.C.) che vi si sarebbe rifugiato dopo essere stato cacciato da Roma. Nel 1186 il Castello di Fumone viene messo sotto assedio da Enrico VI. Ma l’evento storico più significativo avviene nel 1295 quando vi è imprigionato, per ordine del Papa successore Bonifacio VIII probabilmente per evitare un possibile ritorno al soglio pontificio, Papa Celestino V che aveva abdicato. Celestino V il 19 maggio 1296 morirà nella cella dove era recluso. Il castello viene controllato direttamente dal governo pontificio fino alla fine del XVI secolo quando viene ceduto ai marchesi Longhi che ancora lo mantengono.

Nel centro abitato troviamo diverse chiese:

Chiesa Collegiata di Santa Maria Annunziata – situata nel Centro Storico dall’anno 1147 e completamente trasformata dai lavori di ristrutturazione del Settecento. È costituita da una navata centrale con volta a botte terminante con l’abside ed una laterale con volta a crociera terminante con una cappella. Il campanile è posto lateralmente. Tra i pilastri delle campate sono state ricavate delle edicole commemorative (dedicate alla visita del papa Paolo VI nel 1966 ed alle Confraternite: del Rosario, del Sacramento, del Protettore ed alla Madonna di Loreto.

All’interno vengono custoditi un altare marmoreo settecentesco con il coro ed una fonte battesimale del XII secolo, la statua d’argento del protettore S. Sebastiano trafitto dalle frecce, opera del Ruscono datata 1697. Pregevole è la tela del Buttaragi del 1786, che rappresenta l’Annunciazione. Sulla volta della navata centrale è raffigurata la morte di Celestino V. Durante i festeggiamenti del Santo Patrono la statua argentea in cui sono custodite le reliquie del Santo viene esposta nella macchina processionale in legno dorato risalente al XVII secolo.

Chiesa della Madonna delle Grazie – All’origine era un’edicola posta sul crocevia dell’originale strada che unisce Ferentino e Alatri. Con la costruzione della Chiesa le pitture dell’edicola hanno trovato riparo dagli agenti atmosferici, tanto che si presentano tuttora ben conservati.
Chiesa di SS. Michele e Gaugerico – La Chiesa ubicata nel Centro Storico, a ridosso del Castello e del Giardino pensile, risale al secolo XII e fu costruita dal Prof. Giovanni da Fumone sulle mura preesistenti di un convento o di una torre.
Sulla sommità della porta d’ingresso vi era impresso uno stemma con la vite ed un grappolo d’uva. Il campanile possedeva una campana fusa nel 1333. La tela ad olio sull’altare maggiore risale all’inizio del XVIII secolo e rappresenta il vescovo francese S. Gaugerico. Per l’incuria la Chiesa subì gravi danni e rimase chiusa dall’anno 1891 fino all’anno 1909.

Nel 1911 fu istituita la Confranternita del Rosario. I recenti lavori di restauro e di consolidamento hanno permesso di ridare al monumento l’antica atmosfera.

Chiesa di San Pietro Celestino V – La Chiesa ubicata nella frazione Pozzi fu voluta e donata da papa Paolo VI in seguito alla visita a Fumone del 1º settembre 1966. È stata recentemente restaurata. Custodisce opere dell’artista locale De Santis Benedetto.

Ma il fabbricato più famoso del paese è senza dubbio il Castello di Fumone.

Come detto Fumone si trova in una posizione strategica di controllo della via Latina, che collegava anticamente Roma e Napoli, ed il castello è posizionato nel punto più alto del borgo. Le sue origini sono antiche ma anche oscure.

I primi possessori furono gli Ernici, antica popolazione dell’alta Ciociaria. Fumone viene utilizzato come rifugio dal Re Tarquinio il Superbo dopo la sua cacciata da Roma. Successivamente divenne una postazione di controllo dei Sanniti, posizionati nei pressi di Sora, da parte dei Romani durante la guerra del Sannio.

I Romani se ne servirono anche per controllare quando il generale cartaginese Annibale, che si era stabilito a Capua, mosse le sue truppe su Roma utilizzando la via Latina, dal castello se ne possono osservare quasi 50 km. Durante la stabilità fornita per lungo tempo dall’impero romano l’interesse militare diminuì ma con le invasioni barbariche riprese subito vigore.
A partire dal X secolo D.C. La gestione passò nelle mani della Chiesa (nell’anno 962 l’imperatore di Germania Ottone 1° di Sassonia donò alla Santa Sede e al suo Pontefice Giovanni XII le città di Teramo, Rieti, Norcia, Amiterno e l’Arx Fumonis).

Oltre all’uso come torre di avvistamento divenne prigione pontificia per prigionieri politici. Nel 1121, Dopo la sconfitta di Sutri ad opera di papa Callisto II, vi fu imprigionato e successivamente vi morì l’antipapa Maurizio Bordino (che aveva assunto il nome di Gregorio VIII) scelto dall’imperatore dall’Imperatore Enrico V al posto di Pasquale II e Gelasio II. Il suo corpo, sepolto nel castello, non è stato più ritrovato.

Il castello di Fumone veniva dato dalla chiesa ad un “Custode” per la sua cura ma soprattutto per difenderne gli interessi in quel territorio. Il Custode era spesso un importante uomo politico romano che si sobbarcava le ingenti spese di gestione ma si poteva vantare con le altre importanti famiglie aristocratiche, spesso rivali, di vicinanza al papa e alla sua politica.
Tuttavia l’episodio più importante avvenuto nel castello di Fumone avvenne nel 1295 quando vi fu rinchiuso il santo Papa Celestino V, che vi morì dopo dieci mesi di dura prigionia.

Il pontificato di Celestino durò pochi mesi, il suo animo puro entrò presto in contrasto di coscienza con le decisioni politiche che spesso dovevano essere fatte nell’interesse della Chiesa, e dopo un tormentoso travaglio, si consultò con numerosi teologi e giuristi, indisse nel Maschio Angioino di Napoli un Concistoro (13 dicembre 1294) ove lesse l’atto di rinuncia al papato. Subito dopo, nella stessa sede si riuni’ il Conclave e il 24 dicembre 1294 venne eletto Papa Benedetto Caetani che prese il nome di Bonifacio VIII. Da quale momento l’esistenza di Pietro da Morrone divenne la fuga, fino a quando fu catturato in Puglia e riconsegnato a Bonifacio VIII. Il nuovo pontefice resosi presto conto della illegittimità della sua elezione (Celestino V era l’unico papa ad aver abdicato) decise di rinchiuderlo in una prigione di massima sicurezza, il Castello di Fumone e qui morì, in modo miracolo, il 19 maggio del 1296.

Celestino V

 

Pietro Angelerio nacque agli inizi del 1200 a S. Angelo Limosano (Isernia) era un eremita che condusse una vita austera ed esemplare al punto di essere considerato un Santo in vita con il nome di Pietro da Morrone. Questo grazie alla sua solitaria e penitente esistenza, vissuta in gran parte in una grotta dell’aspro monte della Maiella sopra Sulmona, e grazie soprattutto al compimento di numerosi miracoli e guarigioni era celebre ed amato prima di divenire Papa (aveva fondato anche un proprio ordine religioso i “Celestini “).

 

Dopo la morte di Papa Nicolo’ IV (1288-1292) i Cardinali riuniti in conclave non riuscirono a trovarne il successore per ben due anni. I Cardinali erano divisi sui nomi proposti dalle famiglie principali che dominavano Roma cioè i Principi Colonna e gli Orsini, con l’unico rimasto neutrale, il Cardinale Benedetto Caetani. Il Cardinal decano per smuovere la situazione propose la candidatura dell’eremita Pietro da Morrone. Probabilmente Pietro, che aveva allora 85 anni, venne visto dai Cardinali elettori come un Papa di transizione, un uomo buono e ingenuo potenzialmente facile da manipolare. Così nel Conclave del 5 luglio 1294 vi fu fumata bianca, e dopo 27 mesi, all’unanimita’ il frate Pietro da Morrone divenne Papa il 29 agosto 1294 all’Aquila con il nome di Celestino V.

Ovviamente l’apparente facilità di manipolazione si rivelò un errore. Celestino V agì senza tenere in conto gli interessi dei Cardinali elettori e compì una serie di azioni (spostò la sede del papato da Roma a Napoli, creò 10 nuovi cardinali, tolse dall’abbazia di Montecassino i monaci Benedettini sostituendoli con i Celestini) che gli portarono l’avversione della Curia romana.

 

Il pontificato di Celestino durò pochi mesi, il suo animo puro entrò presto in contrasto di coscienza con le decisioni politiche che spesso dovevano essere fatte nell’interesse della Chiesa, e dopo un tormentoso travaglio, si consultò con numerosi teologi e giuristi, indisse nel Maschio Angioino di Napoli un Concistoro (13 dicembre 1294) ove lesse l’atto di rinuncia al papato. Subito dopo, nella stessa sede si riuni’ il Conclave e il 24 dicembre 1294 venne eletto Papa Benedetto Caetani che prese il nome di Bonifacio VIII.

Da quale momento l’esistenza di Pietro da Morrone divenne la fuga, fino a quando fu catturato in Puglia e riconsegnato a Bonifacio VIII. Il nuovo pontefice resosi presto conto della illegittimità della sua elezione (Celestino V era l’unico papa ad aver abdicato) decise di rinchiuderlo in una prigione di massima sicurezza, il Castello di Fumone e qui morì, in modo miracolo, il 19 maggio del 1296.

 

Inizialmente Celestino V fu relegato in una dimora nascosta di Anagni. La leggenda racconta che disse a Bonifacio VIII: “Nel papato sei entrato come la volpe, regnerai come il leone, morirai come il cane”. Profezia resa reale quando Bonifacio VIII subì l’incancellabile insulto dello “ Schiaffo d’Anagni”.
Infine Bonifacio VIII lo fece tradurre nascostamente nella Rocca di Fumone. Il 19 maggio 1296 il Santo Padre veniva a mancare dopo dieci mesi di misera prigionia. La sua cella viene tutt’ora custodita dai Marchesi Longhi de Paolis e venerata da migliaia di devoti poiché durante l’agonia di Celestino V sulla porta della cella apparve una croce splendente.
Le spoglie del santo furono portate in un primo tempo nella chiesa di S. Antonio a Ferentino e nel 1327 furono trasportate a l’Aquila nell’Abbazia di Collemaggio, da lui edificata, dove ancora si trovano. Fu santificato da Clemente V il 13 maggio 1313.

Da allora il castello, che aveva sempre avuto caratteristiche di natura militare, divenne anche un luogo di culto.
Nel corso del 1500 il castello di Fumone perse la sua importanza militare e stava andando in rovina. Nel 1584 papa Sisto V per conservarlo lo affidò ad una famiglia aristocratica romana : i marchesi Longhi.

Il castello di Fumone nei secoli fu trasformato dalla famiglia Longhi in propria residenza di campagna. Oltre al santuario i discendenti costruirono il gigantesco giardino pensile, ampliarono il palazzo aggiungendo al mastio la parte seicentesca del Piano Nobile, e settecentesca confinante con il giardino. Ancora oggi è di loro proprietà privata ed è abitato dagli attuali eredi della famiglia.

Nel 1966 Paolo VI ha visitato questi luoghi e ha deposto nel castello una croce votiva in memoria e in onore del suo predecessore Celestino V. Nel 1990 Stefano e Fabio de Paolis, gli attuali proprietari del castello, lo hanno aperto al pubblico. Si possono visitare la prigione di papa Celestino V, il giardino pensile ed il piano nobile del Castello. Consigliamo caldamente di andare a visitarlo.

Come detto la collina su cui sorge l’antico castello è alta 800 metri sul livello del mare in posizione strategica e dopo che fu loro affidata il marchese Longhi restaurò il castello realizzando una dimora di gusto e raffinatezza ma contemporaneamente ben protetta. Nel 1600 gli eredi completarono l’opera creando uno straordinario giardino pensile. E’ infatti il più alto in Europa ed è stato concepito secondo i criteri del sistema babilonese, possiede una vista a 360° che domina oltre 40 siti tra città e castelli.

Il giardino poggia sulle volte dei camminamenti di guardia e su ogni spazio tra le torri interne e tra i fossati e le mura di cinta. E’ uno dei rari esempi nel suo genere in Europa, ed è tipico dell’arte del giardino classico all’italiana. Per la sua estensione (3500 m2) è ritenuto il più grande d’Europa tra quelli che si trovano ad un’altitudine uguale o superiore agli 800 metri sul livello del mare.

FANTASMI e MISTERI

L’ultima notizia del Castello, di cui non possiamo ne confermare e ne smentire per conoscenza diretta, è la sua misteriosa presenza di fantasmi.

Il primo evento misterioso avvenuto nel Castello di Fumone avvenne il 19 maggio 1296 con la morte di Papa Celestino V.

In quell’occasione varie fonti riportano l’apparizione di una croce splendente in aria sulla porta della cella dove ere rinchiuso come a preannunciarne la morte.
Il Castello Fumone, che fu per cinque secoli prigione di Stato, viene popolarmente detto un covo di fantasmi. Se ne contano un minimo di diciotto.
Il primo dovrebbe essere quello dell’Antipapa Gregorio VIII morto a Fumone nel 1124 e qui seppellito ma il luogo della sua sepoltura ad oggi non è ancora stato scoperto.
Altro notevole mistero del castello di Fumone è quello legato alla morte in tenera età del marchesino Francesco Longhi avvenuta alla metà del 1800. Misteriose sono le ragioni della sua morte, come non è chiaro il nome dei suoi presunti autori, e contraddittoria anche l’arma del delitto. Sembra che venne ucciso, a soli cinque anni, dalle sue sette sorelle. La madre, la duchessa Emilia Caetani, impazzita completamente dal dolore non accettò di farlo seppellire e decise di farlo imbalsamare. Il corpo imbalsamato del bambino è custodito ancora oggi nel castello dentro la biblioteca. In varie epoche la gente del posto ha raccontato di aver sentito provenire dalle finestre del castello disabitato pianti e lamentele, probabilmente quelle della Duchessa nel suo disperato dolore.
Molti misteri circondano il maniero: abbiamo resoconti di sedute spiritiche organizzate nel castello, pianti, presumibilmente, della Duchessa Emilia, luci che si accendono da sole, mobili spostati, di oggetti scomparsi e ritrovati altrove, un pesante lampadario di ferro battuto crollato durante una notte d’estate su di un tavolo colmo di bicchieri di cristallo ed altri ancora.
Vero o Falso??? non vi resta che andare di persona a verificare.

 

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