Ercole e le dodici fatiche.

by / venerdì, 10 luglio 2015 / Published in Il blog, Miti e Leggende

Ercole in greco Eracle, Ἡρακλῆς, divenne poi Heraklês, nome composto da Ἥρα, Era, e κλέος, gloria, ossia “gloria di Era”, era un semidio, un eroe della mitologia greca e romana, era figlio di Zeus e Alcmena, il mito ci dice che la sua città natale fu Tebe. Nella mitologia romana e greca gli eroi avevano generalmente uno dei due genitori immortale e divino, erano superiori a tutti gli “Esseri mortali” per coraggio forza ed eventualmente per bellezza, nella loro vita percorrevano una strada che li portava sempre verso imprese straordinarie e che nessun essere terreno sarebbe mai riuscito ad compiere, erano onorati, a loro ricordo e a quello delle imprese compiute venivano eretti tempi e statue, gli venivano inoltre dedicate delle feste propiziatorie, una delle più importanti figure fu appunto Ercole, figlio di Zeus. Il Dio si era infatuato di Alcmena, moglie di Anfitrione, un giorno il padre degli Dei approfittò dell’assenza di Anfitrione e assumendo le sue sembianze si introdusse nel letto di Alcmena e dopo una notte “D’amore” fu generato Eracle, il semidio dimostro subito la sua indole e la sua forza uccidendo, quando era ancora nella culla, due grossi serpenti che Era aveva collocato nel piccolo giaciglio per vendicarsi del tradimento del marito, questi animali dovevano ucciderlo ma lui riuscì, benché ancora neonato, a strangolarli con le sole mani. Ercole ebbe un’educazione molto meticolosa e polivalente, Anfitrione stesso insegnò al bambino la tecnica per domare i cavalli e quella per guidare il cocchio, ma altri maestri vennero convocati da ogni parte della Grecia fu così che il giovane Eracle si avvalse degli insegnamenti di Chirone, per ciò che riguardava la medicina e la chirurgia, Eurito lo addestrò al tiro con l’arco, Autolico gli insegnò tutti i segreti del pugilato, Castore lo allenò all’uso della spada e delle altre armi, infine Lino, che era un discendente di Apollo, lo iniziò alle arti letterarie e della musica. Col passare del tempo, il giovane manifestò tutta la violenza intrinseca nella sua indole, un giorno Eracle fu aspramente rimproverato, per la sua insensibilità musicale da Lino, l’allievo sebbene inconsapevolmente, non riuscì a trattenere la propria forza e in uno scatto d’ira, colpì violentemente il maestro con la lira, uccidendo così il suo precettore, dopo questo episodio fu mandato da Anfitrione, che ne esercitava la patria podestà, tra i pastori sul monte Citerone e in questo luogo soggiornò finché non raggiunse l’età di diciotto anni. Prima di lasciare questa vita che riteneva dura ma felice Eracle ebbe un incontro che condizionò tutta la sua vita futura, sulla via due donne affascinanti lo invitarono a seguire un itinerario, la prima rappresentava il piacere è gli mostrò un sentiero erboso, sereno e soave, la seconda impersonava il dovere e gli presentò un cammino che lo avrebbe condotto ad immettersi lungo un sentiero sassoso, spaventoso e irto di pericoli, benché il nostro eroe fu affascinato dalla via del piacere scelse quella del dovere mettendosi così al sevizio, per tutta la vita, dei più deboli. In seguito a questa scelta cominciarono le imprese dell’eroe che debellò ladruncoli e banditi di ogni risma, sul monte Citerone uccise un leone che compiva strage di pecore, uccise con una testata il bandito Tormero. Eracle viaggiò molto e durante questa sua ricerca si fermò in vari posti lasciando sempre il segno in quanto non smise mai di compiere le proprie imprese. Presso il re Tepsio, che aveva cinquanta figlie, mise in luce la sua virilità ed il re ebbe cinquanta nipoti, del resto fu lui a desiderare un erede da Ercole ed ogni notte induceva una figlia a giacere col nostro eroe facendogli credere che era sempre la stessa, solo una si sottrasse a questa attività notturna, ma i bambini concepiti furono cinquanta in quanto la primogenita ebbe due gemelli. Lungo il suo cammino incrociò gli araldi del re Ergino mandati a Tebe per riscuotere il tributo per la sconfitta subita dai Tebani, si trattava di cento buoi, ma ad Eracle non piacque il modo in cui i messi trattavano gli sconfitti, si infuriò, gli si scagliò contro tagliandogli il naso e le orecchie, gli araldi, ovviamente, tornado dal re e chiesero vendetta, Ergino si mise alla testa del proprio esercito e marciò verso Tebe, i Tebani aiutati da Ercole, il quale era in possesso di armi invincibili, ebbe in dono da Hermes una spada, le frecce gli furono fornite da Apollo e lo scudo gli fu costruito da Efesto, non si arresero e riuscirono a sconfiggere gli invasori anche se con gravi perdite. Il nostro eroe, che aveva avuto la protezione di Atena uccise personalmente Egino, Creonte, re di Tebe, per riconoscenza diede in sposa ad Eracle la propria figlia Megara con cui visse felicemente per alcuni anni e da questa unione nacquero otto figli. Era però ancora non aveva sbollito la sua ira e in combutta con Lissa, Dea che personificava la rabbia, provocò ad Eracle un attacco di follia durante il quale l’eroe uccise i figli e la moglie, tornado in se si rese conto di ciò che aveva fatto e decise di ritirarsi in un territorio isolato per viverci in solitudine. Teseo, però, lo convinse a recarsi dall’oracolo di Delfi per sapere cosa doveva fare per espiare la sua grande colpa, gli venne detto di recarsi a Tirinto per mettersi al servizio di Euristeo per dodici anni e di compiere tutte le imprese che costui avrebbe stabilito. Solo così avrebbe espiato le proprie colpe e raggiunto l’immortalità, sono le famose dodici fatiche, che Ercole riuscì a portare a termine spesso accompagnato da un giovane amico, Iolao. Portato a termine il suo incarico purificatore Eracle era libero e data la scelta fatta anni prima continuò a mettersi al sevizio di chi aveva necessità affrontando numerose altre avventure, partecipò alla spedizione degli Argonauti, si scontro con i giganti, scese negli inferi riuscendo a portare indietro quindi alla vita Alcesti, liberò Esione dal mostro marino mandato da Poseidone, lottò con Apollo per ottenere il possesso di un tripode sacro, combatte col ladro gigante Caco riuscendo a recuperare i bui che questi gli aveva sottratto, nascondendoli in una grotta sull’Aventino. Il nostro Eroe sposò Deianira, figlia del re dell’Etolia, un giorno mentre viaggiavano verso la Tessaglia giunsero sulle rive di un fiume che dovevano guadare, Ercole chiese al centauro Nesso di portare sulla groppa Deianira sull’altra riva del fiume, ma questi tentò di violentarla e quindi Eracle lo colpì con le frecce precedentemente avvelenate con il sangue dell’Idra. Il centauro apparentemente pentito e ormai morente diede a Deianira un po’ del suo sangue facendole credere che poteva servirle per preparare un filtro magico per conservarsi l’amore del suo uomo, doveva soltanto bagnare con quel sangue la tunica del marito, se questi l’avesse tradita. Quando a Deianira nacque il sospetto che il marito la volesse abbandonare per sposare Iole, si ricordò del sangue di Nesso e lo versò sulla tunica dell’innocente Eracle, il cui corpo cominciò a corrodersi appena l’ebbe indossata rendendolo furioso dal dolore. Deianira non seppe resistere a quel suo misfatto, anche se del tutto involontario e si uccise, Ercole venuto a conoscenza dell’accaduto, con le sue ultime forze, eresse personalmente un rogo sul monte Eta, vi salì sopra e fece appiccare il fuoco, tra il crepitio delle fiamme si udirono tuoni e si videro fulmini, infine l’Eroe fu portato sull’Olimpo dal carro di Atena, qui si riconciliò con Era e sposò Ebe, la coppiera degli Dei. Bisogna precisare che le vicenda e le imprese di Eracle o Ercole non sono raccontate soltanto in una singola opera o da un solo autore, in realtà di racconti ne sono stati scritti molti e da scrittori diversi, sia Greci che Latini, a volte con contraddizioni, quasi tutte le circostanze lo vedono protagonista e raramente è solo ai margini delle narrazioni. Eracle veniva raffigurato come un uomo forzuto, coperto di una pelle di leone e armato di clava, il suo culto fu quasi divino si celebravano in suo onore, e non solo in Grecia, feste chiamate Eraclee, era venerato anche dai Romani, che innalzarono molti templi in sua gloria, di cui uno maestoso a Tivoli (Vedi articolo).

Le dodici fatiche.

 

Ercole ed il leone Nemeo

  1. Uccidere l’invulnerabile leone di Nemea e portare la sua pelle come trofeo:

In una valle dell’Argolide, denominata Nemea, si era insediato un mostruoso leone, nato da Tifone e da Echidna, viveva in una grotta con due uscite, nessun’arma poteva scalfire la sua pelle e i suo artigli erano duri quanto il metallo, era praticamente invulnerabile, Euristeo mandò Ercole ad uccidere il leone e avrebbe dovuto riportare indietro, al re, la pelle del felino. Quando il nostro eroe giunse nella valle vide ovunque uomini ed animali uccisi dalla fiera, lo affrontò con tutte le sue armi, quando si rese conto che le frecce non trapassavano la sua pelle e la spada si spezzò cambiò strategia, prese la clava ed inflisse al leone Nemeo un colpo micidiale tanto da spezzare la clava stessa. Il leone fu tramortito e quel punto Eracle lo strangolò, lo squartò e riportò il trofeo ad Euristeo, il re però nel vederlo rimase terrorizzato, quindi regalò la pelle ad Ercole che, quando la indossava, lo rendeva quasi invulnerabile come il leone. Zeus collocò il leone Nemeo nel firmamento formando la costellazione del Leone.

 

Ercole e l’Idra di Lerna

  1. Uccidere l’immortale Idra di Lerna:

In una palude di una città dell’Argolide, Lerna, viveva un mostro con più teste, l’idra, anch’essa figlia di Echidna e Tifone, si aggirava ne pressi della sorgente dell’Amimone spargendo intorno il suo fiato così pestifero e velenoso che uccideva gli uccelli in volo, quando usciva dalla tana devastava tutto divorando greggi e mandrie, Euristeo ordinò ad Ercole di ucciderla. Eracle si recò a Lerna con il suo fedele compagno Iolao, affrontando la belva si rese conto che per ogni testa che tagliava ne ricrescevano due, allora chiese al suo amico di appiccare il fuoco a un gruppo di alberi e di bruciare le ferite che derivavano dal taglio del capo, le ferite venivano così cauterizzate e le teste non potevano ricrescere, l’ultima però era immortale e quindi il nostro eroe pensò bene di seppellirla, insieme al resto del corpo, sotto un enorme masso, ebbe così partita vinta, prima di ripartire bagnò le sue frecce nel sangue dell’Idra che divennero altamente velenose. l’impresa però non fu considerata valida da Euristeo in quanto Eracle fu aiutato da Iolao.

 

Ercole e la cerva di Cerinea

  1. Catturare la cerva di Cerinea:

Nei pressi della regione di Cerinea viveva una splendida cerva dalle corna d’oro, dagli zoccoli di argento e bronzo, era sacra ad Artemide, Dea della caccia e della luna, quando qualcuno la inseguiva questo animale fuggiva senza mai fermarsi incantando l’inseguitore e trascinandolo in regioni da cui non avrebbe più fatto ritorno. Euristeo ordinò ad Ercole di catturala ma dato che era un animale sacro il suo sangue non poteva essere versato, quindi il nostro eroe si limitò ad inseguirla. Questo giuoco durò un anno alla fine stanco di corrergli dietro la ferì leggermente, con una freccia, in un punto della zampa privo di vasi sanguinei, il suo sangue non era stato versato, poi se la caricò sulle spalle la riportò al re. Lungo la strada del ritorno incontro Artemide, infuriata con lui per quello che aveva fatto, Ercole spiegò alla dea che aveva ricevuto l’ordine di catturare la cerva e che doveva adempiere a tutti gli ordini di Euristeo per liberarsi delle proprie colpe, Artemide si calmò e ottenuto il permesso Ercole poté tornare indietro, subito dopo l’animale fu liberato e tornò a correre libero nelle foreste.

 

Ercole e il cinghiale di Erimanto

  1. Catturare il cinghiale di Erimanto:

Sul monte Erimanto viveva un ferocissimo e possente cinghiale e che riusciva a terrorizzare tutta la regione. Euristeo ordinò ad Ercole di catturarlo, il nostro eroe, una volta ritracciato lo inseguì, lo spinse in una fossato dove vi era la neve alta e gli saltò sulla schiena, lo imprigionò legandolo con delle catene e caricandoselo sulle spalle, partì alla volta di Micene, Euristeo vedendolo vivo ebbe paura e si nascose in una botte.

 

Ercole e le stalle di Augia

  1. Ripulire in un giorno le stalle di Augia:

Augia, personaggio della mitologia greca, aveva ricevuto dal padre Elio un considerevole numero di capi di bestiame, avendo origini divine, gli armenti crescevano senza limiti in quanto immuni da qualsiasi malattia, le stalle e le scuderie in cui vivevano non venivano mai pulite, quindi il letame continuava ad accumularsi creando delle notevoli difficoltà per tutta l’area, gli insetti, attirati dalla sporcizia erano talmente tanti che il cielo era oscurato dagli sciami di mosche. Euristeo ordinò ad Ercole di ripulire quelle stalle in un giorno. Il nostro eroe si recò da Augia e gli propose, in cambio di un decimo del suo bestiame, di pulire tutta quella sporcizia, il re incredulo e divertito accettò chiamando come testimone del patto Fileo, suo figlio maggiore, Eracle a quel punto fece due aperture nei muri delle stalle e deviando il corso dei fiumi Alfeo e Peneo riuscì spazzare via tutto il lerciume delle stalle, quello negli ovili e arrivò a ripulire tutta la vallata adibita a pascolo. Svolta la sua impresa Ercole chiese ad Augia di rispettare i patti ma questi si rifiutò, affermando che lo l’aveva tratto in inganno, in quanto il lavoro era stato svolto dai fiumi e non da lui, Euristeo non considerò valida quella Fatica.

 

Ercole e gli uccelli del lago Stinfalo

  1. Disperdere gli uccelli del lago Stinfalo:

Presso il lago di Stinfalo vivevano degli uccelli mostruosi che si nutrivano di carne umana trafiggendo le vittime con le loro penne di bronzo che funzionavano come dardi, inoltre questi volatili avevano anche il becco e gli artigli in bronzo e possedevano un udito finissimo. Euristeo ordinò ad Ercole di liberare il lago da qui mostruosi uccelli. Il nostro eroe sfrutto proprio l’udito finissimo dei volatili, salito sul monte Cillene, batté fortemente dei sonagli di bronzo, dono della Dea Atena, facendo alzare in volo gli uccelli e ne trafisse una buona parte con le frecce avvelenate dal sangue dell’Idra di Lerna, i sopravvissuti fuggirono via senza più tornare.

 

Ercole e il toro di Creta

  1. Catturare il toro di Creta:

A Creta viveva un mostro taurino che aveva l’aspetto di un toro di dimensioni spropositate soffiante fuoco dalle narici, dall’unione tra il toro di Creta e Pasifae nacque il famoso Minotauro. Euristeo ordino ad Ercole di liberare l’isola da quell’orrendo animale, Il nostro eroe, con l’approvazione di Minosse, re di Creta, andò a caccia dell’animale che causava devastazioni in tutto il territorio. Per catturare il toro Eracle inseguì la bestia riuscendo a stancarla, quando si rese conto che era abbastanza debole gli mise un laccio intorno al collo e riuscì a domare l’animale, dopodiché salì sulla groppa del toro e cavalcandolo attraverso il mare lo porto vivo da Euristeo. Costui pensò bene di sacrificare una animale, così maestoso, ad Era che però rifiutò l’offerta in quanto non avrebbe voluto mai dare gloria a l’odiato Ercole, così il toro fu lasciato libero di correre per tutta la Grecia finché non fu catturato da Teseo nella piana di Maratona.

 

Ercole e le cavalle di Diomede

  1. Rubare le cavalle di Diomede:

Nella mitologia greca le cavalle della Tracia, o meglio, di Diomede erano quattro feroci giumente che durante i pasti consumavano carne umana, il possessore di queste bestie splendide ma irrefrenabili era il gigante Diomede, che viveva sulle coste del Mar Nero, figlio di Ares e Cirene e re della Tracia. Euristeo ordinò ad Ercole di rubare quelle bestie, il nostro eroe, si recò sul posto accompagnato dall’amico Abderis, riuscì a catturare le cavalle gettandogli in pasto lo stesso Diomede, ma commise un errore, le affidò al suo compagno di viaggio il quale fu sopraffatto dalle bestie che lo divorarono. Eracle, affranto dal dolore, dovette ripetere l’impresa e le catturò una seconda volta. La leggenda ci narra che un discendente quelle giumente fu Bucefalo il cavallo di Alessandro Magno.

 

Ercole e la cintura di Ippolita

  1. Impossessarsi della cintura di Ippolita, regina delle Amazzoni:

Ippolita, nella mitologia greca, era figlia di Ares e regina delle Amazzoni. Admeta, figlia di Euristeo voleva il cinto di Ippolita e quindi fu ordinato ad Ercole di rubarlo. Il nostro eroe parti per il Ponto, infatti era li che vivevano le Amazzoni, donne guerriere che ammettevano gli uomini unicamente per la riproduzione ed i lavori domestici. Eracle per compiere questa impresa si avvalse dell’aiuto di un gruppo di eroi tra cui Teseo, la regina fu attratta dal fisico e dall’incantevole volto di Teseo e gli donò la cintura d’oro come pegno d’amore, Era, però, che non era mai stanca di mettere i bastoni tra le ruote ad Ercole, si travestì da guerriera e diffuse la voce che il nostro eroe voleva rapire Ippolita, la conseguenza di ciò fu una violenta e furiosa battaglia in cui la regina perse la vita per mano di Eracle. Il viaggio di ritorno fu molto avventuroso ma Eracle tornò a Micene e diede il cinto ad Admeta che lo custodì nel tempio di Era di cui era sacerdotessa.

 

Ercole ed i buoi di Gerione

  1. Rubare i buoi di Gerione:

Nella mitologia greca Gerione, figlio di Crisaore e di Calliroe e fratello di Echidna, era un gigante alato con una forza sovrumana, un mostro con tre teste, tre corpi sei braccia e due gambe, viveva in Erizia ed era proprietario di bellissimi buoi, ben protetti da un cane a due teste, Orto, e dal gigante Eurizione, figlio di Ares. Euristeo ordinò a Ercole di catturare i suoi buoi. Il nostro eroe partì raggiungendo l’estremo occidente dove eresse due colonne una sul monte Calpe in Eurupa e l’altra, con l’aiuto di Helios, si fece prestare la barca dorata dal Dio, la eresse sul monte Abilia in Africa, furono in seguito denominate “Le colonne di Ercole” ovvero il confine del mondo. Eracle in terra d’africa affrontò numerosi e difficili combattimenti ma alla fine riuscì a scontrarsi con Gerione e uccidendo il mostro si prese i buoi. Ovviamente Era non fu contenta e mandò uno sciame di mosche a uccidere i buoi ma Ercole riuscì a uccidere anche gli insetti e ripartì. Il viaggio di ritorno fu molto travagliato, combatte con i Liguri e nel paese degli Etruschi uccise Caco, che provò a sottrargli la mandria, alla fine però i buoi giunsero da Euristeo il quale li fece sacrificare ad Era.

 

Ercole ed i pomi d’oro del giardino delle Esperidi

  1. Rubare i pomi d’oro del giardino delle Esperidi:

In un mitologico giardino cresceva un albero di pomi d’oro che era custodito dal drago Ladone e dalle tre esperidi, Egle, Erizia ed Esperaretusa, figlie del titano Atlante e della stella della sera Espero. Euristeo voleva i pomi d’oro Il nostro eroe partì, riuscì a farsi dire da Nereo, divinità del mare, dove era posizionato il giardino, quindi giunse all’estremo lembo occidentale del mondo, qui trovò Atlante che sorreggeva sulle spalle il cielo, Eracle disse chiaramente al titano che voleva i frutti d’oro del suo giardino Atlante decise di accontentarlo ma i frutti poteva coglierli soltanto lui e che qualcuno doveva sostenere la volta celeste al suo posto per il tempo necessario alla raccolta dei frutti. Ercole si offrì come suo sostituto temporaneo, ma il titano, che aveva apprezzato la liberà non voleva più sostenere quello scomodo compito disse ad Ercole che i frutti d’oro li avrebbe portati lui ad Euristeo e che il compito di sorreggere la volta celeste ormai era passato di mano. Eracle, furbescamente, fece credere ad Atlante di essere d’accordo ma che doveva sostituirlo un attimo per poter cambiare spalla, il titano cadde nel tranello e il nostro eroe riuscì a scappare col bottino.

 

Ercole e Cerbero, il cane a tre teste

  1. Portare vivo Cerbero, il cane a tre teste guardiano degli Inferi, a Micene:

Cerbero era figlio di Tifone e di Echidna di coseguenza fratello dell’Idra, di Ortro e della Chimera, era un cane gigantesco e sanguinario con tre teste ed emetteva dei latrati forti come tuoni, aveva il compito di sorvegliare l’accesso dell’Ade affinché nessuno dei morti uscisse e nessun vivo entrasse. Euristeo voleva quel cane, per questa impresa Ercole si avvalse dell’aiuto di Ermes ed Atena per ottenne il permesso del Dio degli Inferi, Ade, a portare via il cane, sempre se lo avesse combattuto da solo e senza armi. Il nostro eroe riuscì ad incatenare Cerbero e lo portò alla presenza di Euristeo, dopo di che lo riportò nell’Ade e qui l’animale tornò al suo compito di guardiano.

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