Documentare la Violenza sulle DONNE

by / domenica, 08 febbraio 2015 / Published in Altro, Francesco, Il blog, Scuola

VIOLENZA sulle DONNE

Anno Scolastico 2012-13 l’Istituto “SISTO V” aderisce al progetto del TEATRO INTEGRATO PIERO GABRIELLI per ampliare l’offerta formativa dei propri alunni.

L’idea di partenza è la seguente:

TEATRO OGGI

IL PROGETTO PIERO GABRIELLI E’ STATO CREATO PER PERMETTERE AI RAGAZZI DISABILI DI ESPRIMERSI LIBERAMENTE E FAR VEDERE LE LORO CAPACITA’ INSIEME AI LORO COETAENEI

  • Dire DIVERSITA’ è dire: corporeità, affettività, emozione, ipotesi sul mondo, “cosa so fare” fuori dalla scuola e nella scuola, stili e tempi di apprendimento. In questo contesto si inseriscono a pieno titolo anche i bambini con disabilità, bambini portatori di bisogni speciali , bambini che provengono da culture diverse.

  • È nel 1981 che Piero Gabrielli con tutta la testardaggine di una terza linea della Rugby Roma e della Nazionale, strappò a Luigi Squarzina, allora Direttore del Teatro di Roma, la promessa di un “laboratorio teatrale integrato per ragazzi con e senza problemi di comunicazione”.
    Sono quindi 28 anni che il Teatro di Roma ha creduto, e crede tuttora, che il compito di un Teatro Stabile sia anche quello di essere dentro alla società, rispecchiando e specchiandosi in essa: il Teatro è/e la Città.
    L’integrazione è indispensabile, è un obbligo civile e morale, e noi la perseguiamo come possiamo e come sappiamo: con il teatro.

    Nelle Scuole dove si svolgono i tanti Laboratori decentrati, nella sala di via Madonna dell’Orto, sui palcoscenici di India e dell’Argentina, ogni volta che si prova, ogni volta che si va in scena avviene quella magia che solo il teatro può far accadere: chi vi assiste, ma essenzialmente chi vi partecipa, per il tempo in cui le luci in sala si spengono, si rende conto che non esistono più diversità e che il teatro abbatte qualsiasi barriera e libera energia, energia che suscita sentimenti e i sentimenti non hanno né forma né colore. Sono sentimenti e basta.
    Il Teatro di Roma, per volontà dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma ed in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio, dando vita al Laboratorio Teatrale Piero Gabrielli ha creato un luogo dove le differenze diventano ricchezze.
    Alla fine della loro esperienza teatrale nel Gabrielli i ragazzi, tutti, diventano un po’ più forti, credono di più nelle loro capacità e questo li aiuta a superare il senso di inadeguatezza che spesso li accompagna nella vita.
     
  • DEL NOSTRO GRUPPO SONO PRESENTI 4 RAGAZZI

IL lavoro è stato portato avanti da tre gruppi separati ma con un unico scopo: METTERE IN SCENA LA RAPPRESENTAZIONE DI “ARGENTA”. Il gruppo “Recitazione” si è impegnato per rappresentare lo spettacolo. Il gruppo “Scene” si è impegnato per realizzare le scene dello spettacolo. Il gruppo “Documentazione” si è impegnato per documentare il tutto. Personalmente mi sono occupato di quest’ultimo e insieme ai ragazzi abbiamo descritto sul giornale telematico del Teatro Integrato Pietro Gabrielli “IL PIERINO”le varie fasi del progetto.

 

Estratto Da “Il Pierino”

Il Teatro Integrato “Pietro Gabrielli”, solidarietà o ‘compassione’ con gli studenti diversamente abili?

Intervista di Andrea Nemiz al professor Francesco Lerteri – Istituto “Via Sarandì” “Sisto V” – Roma 18 maggio 2013

In una recente intervista al TG2 al filosofo Tullio Gregory è stato chiesto il significato della parola ‘compassione’. “Nell’etimologia, il termine ‘compassione’ , che deriva dal latino e dal greco, significa ‘patire insieme’ i problemi, i dolori, le angosce altrui: questo è un sentimento fondamentale all’interno di una società civile, o tale dovrebbe essere. In questo mondo si ha invece l’impressione che trionfino non la compassione o la simpatia, ma l’egoismo dove ciascun individuo costruisce la propria figura sul proprio interesse ed ecco che il rischio della conflittualità di interessi diversi neghi, o possa annullare, la compassione come struttura fondamentale dei rapporti fra gli uomini”. Il filosofo spiega come questo pericolo possa essere limitato solo dall’educazione “che deve nascere fin dalle scuole elementari, dagli asili e poi, più in su, si deve insegnare che il ‘compatire’, il vivere insieme, sia un tema fondamentale per capire i problemi degli altri: questa è una condizione essenziale perché una società civile, se non più giusta, sia almeno più vivibile“.

Da qui si deve partire per capire l’importanza degli insegnamenti che possono derivare dalle esperienze del progetto di “Teatro Integrato Pietro Gabrielli”. In esso sono stati coinvolti otto Istituti Scolastici della Capitale con un invito al teatro per alcune centinaia di studenti provenienti da classi di ogni ordine e grado. Il progetto è finanziato dal Comune di Roma e dal Provveditorato agli Studi

Sono una quarantina i ragazzi che vi si sono impegnati nell’Istituto “Sisto V” del complesso scolastico “Via Sarandì” e, a fine anno scolastico, si presenteranno in Aula Magna per la loro ‘prima’ con lo spettacolo “Argenta”. Il “Sisto V”, preside la prof.ssa Anna Messinese, è una Scuola media superiore, Istituto professionale per la Grafica, l’Elettronica. La Meccanica ed il Liceo Artistico

Dell’iniziativa ne parliamo con il prof. Francesco Lerteri che ci spiega le finalità che sono all’origine del Progetto e che mirano alla massima integrazione degli studenti attraverso laboratori teatrali ai quali aderiscono studenti da scuole diverse sin dalle elementari, alle medie e superiori, senza alcuna limitazione rispetto alle loro condizioni fisiche. Sono una quarantina gli studenti del Sisto V. “Fra essi vi sono a pieno titolo – pur compatibilmente con la loro situazione fisica ma alla pari con tutti gli altri – anche studenti diversamente abili, portatori di problemi di ordine motorio o cognitivo” sottolinea Lerteri. ” Non entro assolutamente in una enunciazione di quali e quanti problemi abbiano, ma dico solo, e con orgoglio, che questi ragazzi rappresentano un 20% del gruppo e, per tutti, è stato ideato un appropriato ruolo sulla scena o nei laboratori connessi. Un fatto è ovviamente certo, sia per noi insegnanti che per i loro compagni, come persone ci sentiamo tutti assolutamente identici fra noi. Questo è il tema portante della nostra esperienza teatrale“.

La Responsabile del corso per il Teatro Integrato è la professoressa Maria Bonaccorsi, a sua volta insegnante di sostegno. Tutte le ore di applicazione fanno parte della didattica obbligatoria.

Domandiamo a Lerteri quale è il rapporto che hanno fra loro i ragazzi abili con quelli diversamente abili: “Nessuna risposta a questa domanda – spiega il professore – perché fra noi tutti non c’è distinzione alcuna, eventuali sentimenti di lontananza neppure ci sfiorano, semmai vi sono sentimenti di solidarietà e, per usare le parole del filosofo, di ‘compassione“. Entrando poi nel concreto dell’attività del laboratorio, Lerteri ci parla della sua nuova esperienza: “E’ difficile , ancora oggi che siamo quasi alla conclusione delle prove in teatro, delineare concretamente l’iter che abbiamo percorso con i ragazzi. Io direi che, quasi inconsapevolmente, mi sono sentito ‘catapultato’ dentro (e questa nuova esperienza, sia ben chiaro, mi entusiasma), per ragioni apparentemente solo organizzative; in realtà, ho avuto la fortuna di conoscere questi ragazzi sotto una nuova luce, ossia non dalla cattedra, ma da un lavoro in classe alla pari fra noi tutti e ho scoperto quanto interesse ci fosse fra loro. Mi sono trovato fianco a fianco con studenti (tanti non li conoscevo), che si erano iscritti al corso in maniera totalmente trasversale riguardo alle classi di provenienza. Avevo con me ragazzi dai 13 ai 18 anni e, già dal primo incontro, li trovai entusiasti. Sono stati loro a darmi le prime informazioni sull’idea dello spettacolo. Un’idea che i ragazzi avevano immediatamente assimilato e, a differenza di tante altre materie obbligatorie, l’avevano sin dall’inizio presa per il verso giusto. Sarà stato forse per la multidisciplinarità che hanno dovuto affrontare, come la grafica, la fotografia, la storia o la letteratura, tutto per loro era nuovo e ben lontano dagli obblighi di routine; capii che in quell’occasione avevano scoperto la loro creatività. E così mi sono lasciato portare anche io sulla cresta di quest’onda di entusiasmo. Forse non spumeggiante, ma un’onda vera che ci faceva navigare tutti insieme

Domandiamo a Lerteri come mai lui stesso si sia lasciato trasportare da questa nuova esperienza forse distante dai ‘numeri’ o dai bit dell’elettronica, o forse lambita da una sottile poesia che aveva come matrice l’entusiasmo. “E’ chiaro che chi non conosce a fondo l’elettronica possa non capire quanto la mia materia sia invece strettamente legata alla vita quotidiana, proprio come il teatro. Io nutro un vero amore per i miei studi e per le mie esperienze con i ragazzi che sono delle medie superiori: me li conquisto giorno per giorno proprio con il sottile e permeante fascino della mia disciplina che, lo riconosco, pur totalmente invisibile e impalpabile, considero quasi poetica perché nasce dall’essenza della materia e tutto il creato è permeato dai flussi magnetici ed elettronici che ci avvolgono notte e giorno. Anche nel sonno. Ma vogliamo considerare quale magnetismo si crea e si sviluppa nel corpo umano? Ma pensiamo a cosa ci fa capire il corpo del suo funzionamento attraverso l’elettronica? e che dire della miriade di immagini digitalizzate che nascono dalle onde elettriche che vengono dal cuore o dal cervello? ma vogliamo pensare alle mille e mille sofisticate apparecchiature elettroniche che sono ausilio fondamentale nella scienza medica per capire quale sia lo stato della nostra salute? Ma quale mamma non più di mezzo secolo fa avrebbe mai potuto pensare di vedere pulsare, di auscultare il battito del cuoricino del suo piccolo durante la gestazione? Il bimbo che si porta in grembo non ha davvero perso il mistero della vita ma ha sempre più acquisito il fascino della vita stessa che si forma, nasce e vede la luce…. Suvvia non addentriamoci in discorsi che possono toccare l’universo nel suo insieme che ormai scopriamo, non con il telescopio di Galileo ma ce li troviamo, d’incanto, nelle tv di casa… Torno invece al mio impegno quotidiano: ma quanti sanno che il mese scorso ho portato i ragazzi della Sisto V in Campidoglio a partecipare a una gara di “robotica” la “ROMECUP” ideata, promossa e sostenuta dalla Fondazione “Mondo digitale” e dal Ministero della Pubblica Istruzione, dal Provveditorato e dal Comune di Roma

Dopo questa personale divagazione Lerteri torna al Laboratorio e ci parla del Centro di Documentazione che coordina per i diversi compiti assegnati ai ragazzi: “Al programma di lavoro e studio proposto dal Provveditorato hanno aderito otto Scuole della città; ciascuna presenta un suo tema, su scelta concordata tra professori e studenti. Per quanto riguarda il nostro Istituto ci siamo concentrati su un’opera intitolata ‘Argenta’ tratta dal film “Dogville” sulla violenza contro le donne, realizzato nel 2003 dal regista Max von Trial. I laboratori di Documentazione previsti dal Teatro Pietro Gabrielli, sono complessivamente otto in tutta la città. Altri settori del programma sono la Recitazione, le Scene, i Costumi. Tutti noi siamo guidati da un team di professionisti con Claudia Vegliante alla Regia (proviene da un laboratorio teatrale esterno), le Musiche sono dirette dal professor Roberto Muzzoli e i Costumi sono disegnati dal professor Francesco Scarselletta”.

Come detto il tema, scelto dai ragazzi, parla della “VIOLENZA SULLE DONNE”

riportiamo le parole che sintetizzano il pensiero di Beatrice, una delle ragazze coinvolte:

Ogni anno centinaia di donne subiscono soprusi da parte di uomini, mariti o ex compagni, che nella maggior parte dei casi non si sono arresi alla fine di una relazione. Non arrendendosi alla fine della storia pensano di poter decidere del destino della vittima. Troppo spesso le donne rimangono nel silenzio, per paura di svelare la verità, e di denunciare l’uomo che hanno amato e si rifugiano in loro stesse, tenendo il rancore e la depressione che hanno dentro, temendo forse le ripercussioni che la verità potrebbe portare, oppure, ancora peggio, sperano in un cambiamento umano.
A contribuire a tutte queste ingiustizie ci si mette anche la religione, che in molti paesi sottosviluppati rende la donna succube dei mariti, che possono tranquillamente decidere della loro vita come se niente fosse.
In quei luoghi la figura della donna è sminuita fino al punto di non farla contare assolutamente niente nella società, senza possibilità di ribellarsi e senza sbocchi per una vita serena e degna di essere chiamata tale.
Ma la cosa peggiore è che molte di loro vedono tutto questo come un comportamento corretto, poiché sono state cresciute con questa mentalità non si rendono conto di meritare di meglio, ma anzi, contribuiscono a discriminare chi si preoccupa della protezione delle donne.
In un modo o nell’altro la figura della donna è sempre, o quasi, repressa, e nei casi peggiori questa repressione finisce con la violenza fisica e psicologica o addirittura la morte. Già, perché moltissime donne sono state vittime di uomini carnefici e hanno abbandonato tutto, famiglia, lavoro, figli, amore e vita a causa delle crudeltà che il genere umano è in grado di commettere.
Tutto questo, a parer mio, è inammissibile e come donna dico che c’è bisogno di un cambiamento radicale, sia dal punto di vista religioso, sia dal punto di vista della società stessa, perché anche se la situazione è drastica bisogna trovare in se stessi la forza di proseguire, e avere il coraggio di parlare di fronte a certi avvenimenti.

Un lavoro che ha impegnato ha fondo il gruppo è stato quello di realizzare una serie di scatti fotografici, che sono stati utilizzati per gli articoli e per la locandina dello spettacolo, sul tema scelto. Inizialmente si è eseguita una ricerca su internet di possibili soluzioni ma i risultati sono stati abbastanza scarsi. Si è deciso di realizzare nello studio fotografico scolastico una serie di scatti a tema.

Dopo varie sedute personalmente penso che tutto il gruppo si è impegnato al massimo e riuscendo ad ottenere delle immagini che documentato benissimo il tema. A volte l’ilarità ha preso il sopravvento è sono uscite delle foto di violenza con la vittima che ride. Ma questa è un’altra storia.

Riportiamo le foto scelte da tutto il gruppo “documentazione” che sintetizzano il lavoro ed un piccolo stralcio delle foto dello spettacolo messo in scena nei giorni 11 e 12 giugno 2013 nell’aula magna del nostro istituto con grandissimo successo di tutto il pubblico. Ulteriori informazioni si possono trovare sul giornale telematico “IL PIERINO” già citato.

per vedere la galleria fotografica con le foto sulla VIOLENZA sulle DONNE clicca qui:

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per vedere la galleria fotografica con le foto del PROGETTO clicca qui:

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per vedere la galleria fotografica con le foto fatte durante i vari spettacoli “ARGENTA”  clicca qui:

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