Deucalione e Pirra, ossia il Diluvio Universale Visto dagli antichi Greci.

by / sabato, 20 luglio 2019 / Published in Il blog, Miti e Leggende

Forse non tutti sanno che il mito del Diluvio Universale è una leggenda presente in diverse culture, ovviamente le varianti sono tante, ma tutte hanno in comune la distruzione e l’inondazione della terra, per i Cristiani fu Dio, per punire l’umanità divenuta arrogante, a mandare una pioggia che durò quaranta giorni, da cui si salvò soltanto Noè con la sua famiglia, per mezzo della famosa Arca gremita di coppie di animali. Il mito, però, lo ritroviamo tra i Sumeri nell’Epopea di Gilgames si tratta di un ciclo epico di ambientazione scritto in caratteri cuneiformi su tavolette d’argilla, che risale nel periodo compreso tra il 2600 a.C. e il 2500 a.C., ma non finisce qui. Questa leggenda è presente in Europa settentrionale, nella mitologia Norrena, racconti che parlano di un diluvio li ritroviamo in Medioriente, in Asia, nelle Americhe e persino in Oceania, tanto che alcuni scienziati hanno ipotizzato che, in un passato molto remoto, sia avvenuta una catastrofica inondazione dovuta forse a uno tsunami di abnormi dimensioni, o a uno straripamento repentino e catastrofico del Mar Nero da parte di acque provenienti dal Mar Mediterraneo. Quest’ultima ipotesi è molto controversa, ci sono studiosi che ipotizzano che fu il Mar Nero a riversarsi nel Mediterraneo e in maniera non drammatica. Ritorniamo, però, al fatto che, come detto, in tante culture vi è un mito di un “Diluvio Universale”, in qualche modo, collegato a una sorta di punizione inferta all’umanità da una divinità adirata. Nelle prossime righe analizzeremo il mito greco raccontato da molti autori classici quali: Apollodoro, Pindaro, Igino e Ovidio, ossia quello di Deucalione e Pirra. La leggenda inizia, guarda caso, col padre di tutti gli dei che è incaz… arrabbiato con gli uomini, questo perché erano ormai divenuti arroganti e non più rispettosi dell’autorità divina. Nel mito di Prometeo, il Titano plasmò l’uomo e gli regalò il fuoco divino, contro la volontà degli Dei, per questo dono subì l’ira di Zeus, che lo punì in maniera atroce, ma castigò anche la razza umana con Pandora.

Nonostante Pandora, il comportamento degli uomini non mutò, infatti, continuavano a essere presuntuosi e arroganti, in poche parole sfidavano continuamente l’autorità e la pazienza di Zeus. Allora al padre degli Dei balenò l’idea di far sparire l’intera razza umana e di ricominciare tutto dall’inizio. Decise che il metodo migliore, per raggiungere il suo scopo, fosse quello di allagare la terra attraverso un diluvio universale, in questo modo avrebbe “Lavato”, tutti i mali. Non si sa bene come, Prometeo, sì sempre lui, venne a sapere di questo grande e definitivo progetto di Zeus, ma sapeva bene che non poteva opporsi e allora cosa fece per ridare in qualche modo di nuovo vita all’umanità? In accordo con Zeus Prometeo si recò dal figlio Deucalione, che nel frattempo era divenuto il saggio re della Tessaglia, egli viveva ai piedi del monte Parnaso e riusciva a mantenere pace e prosperità tra i sudditi. Deucalione era sposato con Pirra, figlia di Epimeteo che, poi era il fratello dello stesso Prometeo, donna onesta e amorevole. Quando il Titano incontrò suo figlio, gli chiarì la situazione e gli diede istruzioni affinché costruisse un’imbarcazione, insieme a Pirra, una sorta di arca, che li avrebbe salvati entrambi dall’ira funesta di Zeus, la coppia non aveva figli. I due sposi decisero di ascoltare le parole del genitore e iniziarono immediatamente a costruire una piccola imbarcazione con cui affrontare l’imminente cataclisma. Che poi non fu troppo imminente, considerando che per costruire il barcone ci misero dei mesi. Alla fine, però, realizzarono una solida imbarcazione che salvò loro la vita, quando Zeus scatenò sulla terra intensissime piogge accompagnate da tuoni e fulmini, del resto il padre degli dei era detentore delle saette che Efesto costruiva. Per nove giorni e nove notti la pioggia cadde così intensamente da sommergere tutte le terre emerse, uccidendo ogni essere vivente, al termine le acque cominciarono a ritirarsi mostrando tutta la desolazione che era rimasta, il silenzio della morte si era impadronito della terra, solo Deucalione e Pirra erano sopravvissuti. L’imbarcazione s’incagliò sul monte Parnaso in Tessaglia, alcuni autori collocano Il mito nell’Epiro o sull’Etna, Deucalione e Pirra lasciarono la barca e in preda allo sconforto, per la desolazione che li circondava, iniziarono a scendere dalla montagna e giunsero al tempio dedicato a Temi, la dea della giustizia. Qui consultarono l’oracolo esprimendo il desiderio di veder ripopolata la terra, ma la risposta fu enigmatica. L’oracolo disse: “Uscite dal tempio e gettate dietro le vostre spalle le ossa della Gran Madre”, i due coniugi uscirono sconcertati dal tempio. In seguito, però, capirono, in fin dei conti erano entrambi figli di Titani, che la Gran Madre era la terra e che le sue ossa erano nient’altro che le pietre. Deucalione e Pirra, rispettando il volere di Zeus espresso attraverso l’oracolo, raccolsero da terra, un elevato numero di pietre, si velarono il capo in segno di rispetto e iniziano a camminare gettando le pietre alle proprie spalle senza voltarsi. Per volere degli Dei le pietre lasciate cadere da Deucalione, appena toccavano terra divenivano uomini, mentre quelle gettate da Pirra si trasformavano in donne. Si sa, spesso i miti hanno più di una versione e questo non fa eccezione, anche se, poi, la conclusione è la stessa. Deucalione e Pirra per la loro virtù, o perché offrirono un sacrificio a Zeus, bruciando del legno che avevano portato nella barca, acquisirono il diritto di esprimere un desiderio, il padre degli Dei, tramite il suo messaggero Ermes, chiese che cosa volessero. I due sposi, non volendo restare soli, non esitarono e chiesero dei compagni, a quel punto Zeus disse, a entrambi, di gettare dietro le proprie spalle “Le ossa della Gran Madre”. E l’epilogo è uguale a quello della versione precedente. Questo mito, comunque lo si legga, indica che Deucalione e Pirra furono i progenitori dell’attuale stirpe umana, diversa da quella che inizialmente Prometeo aveva creato. È giunto il momento di leggere quello che gli scrittori classici scrissero, dice Igino nelle Fabulae: “Cataclysmus, quod nos diluvium vel irrigationem dicimus, cum factum est, omne genus humanum interiit praeter Deucalionem et Pyrrham, qui in montem Aetnam, qui altissimus in Sicilia esse dicitur, fugerunt. Hi propter solitudinem cum vivere non possent, petierunt ab Iove, ut aut homines daret aut eos pari calamitate afficeret. Tum Iovis iussit eos lapides post se iactare; quos Deucalion iactavit, viros esse iussit, quos Pyrrha, mulieres. Ob eam rem laos dictus, laas enim Graece lapis dicitur”. Ossia in Italiano: “Quando avvenne il cataclisma che noi chiamiamo diluvio oppure inondazione, tutta la razza umana perì a eccezione di Deucalione e Pirra che si rifugiarono sull’Etna, il monte più alto (si dice) che sorga in Sicilia. Essi non potendo sopravvivere per la solitudine, chiesero a Giove di concedere loro degli uomini oppure di annientarli com’era successo agli altri. Allora Giove ordinò di gettare delle pietre dietro la schiena: quelle gettate da Deucalione divennero uomini, quelle da Pirra donne. Questa è l’origine della parola laos, poiché in greco Laas significa pietra”. Tutta la vicenda Ovidio la narra nelle metamorfosi, essendo un lungo brano vi risparmio la versione in latino, egli la descrive così: “S’incamminarono e si velarono il capo e si slacciarono le vesti, e lanciarono all’indietro dei sassi, ubbidendo al responso, sulle proprie orme. I sassi, chi lo crederebbe se non lo attestasse una tradizione così veneranda? cominciarono a perdere la loro fredda durezza, ad ammorbidirsi a poco a poco e, ammorbiditi, a prendere forma. Quindi crebbero, e diventarono di natura più tenera, e allora si cominciarono a intravedere delle forme umane, ma ancora mal rifinite, come se abbozzate nel marmo, similissime a statue appena iniziate. Poi, però, se c’era in loro una parte umida di qualche succo e terrosa, questa passò a fungere da corpo; ciò che era solido e impossibile a piegarsi, si mutò in ossa; quelle che erano vene, rimasero con lo stesso nome. E in breve tempo, per volontà degli dei, i sassi scagliati dalla mano dell’uomo assunsero l’aspetto di uomini, dai lanci della donna rinacque la donna. Per questo siamo una razza dura e rotta alle fatiche e i nostri atti provano di che origine siamo”. Un altro piccolo brano, questa volta di Pindaro che nell’Olimpiche scrive: “Pirra e Deucalione scesi dal Parnaso, posero casa dapprima, e fondarono senza connubio un popolo unito, una stirpe rocciosa, gente dal nome di pietra”. Ovviamente per chi vuole leggere l’intero mito descritto da questi autori o da altri, non deve far altro che sfogliare un buon testo o cercare delle pagine su Internet. La leggenda continua narrando che, in seguito Deucalione e Pirra ebbero tre figli, in modo tradizionale, Elleno, Anfizione e Protogenia, dalla discendenza del primo nacquero gli Elleni, ossia i Greci continentali. Per la precisione Elleno sposò la ninfa Orseide ed ebbero tre figli, Doro, Eolo e Suto, da Doro discesero i Dori, da Eolo gli Eoli, mentre Suto ebbe due figli Acheo e Ione. Dal nipote di Elleno, Acheo discese gli Achei e da Ione gli Ioni. Secondo la mitologia greca, quindi, Deucalione e Pirra ripopolarono la terra, dopo il diluvio e dalla loro stirpe ebbero origine i quattro popoli che in seguito abitarono e si contesero la Grecia. È da notare nei culti antichi le pietre sacre, le ossa della madre terra, erano usate per raggiungere la divinità, che nella pietra stessa si credeva risiedesse o servivano da collegamento tra la terra e il cielo, ossia tra l’essere umano e la divinità. Il nostro mito finisce con il padre degli Dei che, dopo aver ottenuto il proprio scopo, si calmò, ma nel tempo gli uomini continuarono ad avere premi, ma soprattutto subivano punizioni e maltrattamenti da parte di Zeus nonché dagli altri Dei, sia quando questi subivano un oltraggio sia quando, in base alla loro volubilità, ai loro capricci e alla loro bizzarria, decidevano in tal senso, erano divinità e se lo potevano permettere…

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