Cloaca Massima

by / martedì, 08 gennaio 2019 / Published in Archeologia, Il blog, Roma Nascosta

 

 

CLOACA MASSIMA

 

A mio parere i Romani furono veramente bravi nella realizzazione di due opere in particolare, oltre ai tantissimi edifici, che sono le strade (basta ricordare la via Aurelia e la via Appia) e le opere idriche (la quantità di acqua portata dagli acquedotti imperiali (l’articolo si trova http://www.iduesarchiaponi.com/gli-acquedotti-romani-prima-parte/ ) bastava per una città di quasi due milioni di abitanti e lo smaltimento dei liquami urbani). La Cloaca Maxima (letteralmente “la fogna più grande”) è una delle più antiche condotte fognarie che ancora oggi funziona dopo oltre 2500 anni dalla sua realizzazione nonostante delle opere di manutenzione veramente esigue, specie ai nostri giorni.

La costruzione delle opere di smaltimento delle acque reflue fu tra i primi problemi che gli antichi romani dovettero risolvere. Durante il VII secolo a. C. la città era circondata da profondi ed insalubri acquitrini. Con le cloache si volevano far defluire verso il Tevere i liquami presenti nel futuro Foro Romano.

La prima cloaca fu costruita verso il 615 a. C. ma l’autore della realizzazione della Cloaca Massima fù Tarquinio il Superbo che voleva bonificare le aree del Foro e quelle circostanti (Circo Massimo, Suburra, Velabro). Successivamente la costruzione di grandi terme portò ad ingrandire i condotti fognari che dovevano eliminare velocemente l’acqua di scarico. Le cloache furono realizzate in conci di tufo, in laterizio, in blocchi di travertino ed anche in muratura di calcestruzzo.
All’esterno venivano posti a pochi metri l’uno dall’altro i tombini con dei notevoli coperchi di marmo; il più noto è certamente quello che si conserva nell’atrio della chiesa di S. Maria in Cosmedin. Probabilmente pochi sanno che quando introducono la mano nella Bocca della Verità la stanno introducendo in un tombino di cloaca.

La Cloaca Massima è formata da numerose ramificazioni:

davanti alla Basilica Emilia nel Foro Romano vi si immette il condotto che percorreva la Via Sacra proveniente dall’Arco di Tito;

alle spalle della Basilica Giulia vi si immettono i condotti delle costruzioni sulle pendici del Palatino;

sotto il foro si trova anche un pezzo di Cloaca defunzionalizzato.

Le cloache più antiche sono state realizzate in conci di tufo;

sotto il Foro Romano ne è stata individuata una in cappellaccio (V secolo a. C.);

i tratti a conci di tufo sotto il Quirinale (III-II secolo a. C.);

i rifacimenti imperiali sono stati riconosciuti nella cloaca della valle del Colosseo;

i rifacimenti tardi si notano nello sbocco sul Tevere, realizzato in conci di pietra gabina (I secolo a. C.).

Storia:

Fu costruita usando tecniche ingegneristiche apprese dagli etruschi degli archi a volta che rendevano le strutture più solide e in grado di durare nel tempo alla fine del VI secolo a.C. al tempo degli ultimi re di Roma; in particolare il re che ne ufficializzò la costruzione fu Tarquinio Prisco.

La Cloaca Massima fu accuratamente mantenuta in buono stato per tutta l’età imperiale. Si ha notizia di un’ispezione e di lavori di drenaggio e spurgo ad opera di Agrippa nel 33 a.C.

Tito Livio scrisse tempo dopo la sua costruzione che era stata scavata nel sottosuolo della città, ma da altre notizie e dal percorso seguito l’ipotesi più accreditata è che in origine si trattava di un canale a cielo aperto di raccolta delle acque dei corsi d’acqua naturali per riversarle nel fiume Tevere. Il canale, situato a un livello più basso del suolo, in seguito venne ricoperto per ampliare lo spazio del centro cittadino.

Nell’Ottocento fu collegata alla rete fognaria urbana integrandosi nel sistema fognario contemporaneo.

Le indagini archeologiche hanno rivelato tracce di interventi di epoche diverse, con diversi materiali e tecniche costruttive. Si hanno notizie certe del suo funzionamento anche dopo la data tradizionale della caduta dell’Impero romano nel V secolo d.C.

Recentemente la costruzione della tratta T3 della linea C della Metropolitana di Roma che passerà sotto i due rami della Cloaca Maxima in corrispondenza di via dei Fori Imperiali ha dato il via ad una importante campagna di indagini per definire con esattezza la geometria interna del monumento, i materiali e le tipologie di muratura nonché i relativi parametri meccanici.

La moderna tecnologia laser scanner ha permesso il rilievo della condotta fognaria estremamente dettagliato della struttura interna, nonché degli elementi costituenti delle murature dell’intradosso.

Per facilitare lo scavo in sicurezza del tunnel della metropolitana verrà defunzionalizzato un tratto di circa 150 mt della Cloaca. Si utilizzeranno due paratoie verticali metalliche con serraggio laterale.

Percorso:

Clicca sulla mappa a lato per ingrandirla (in verde i percorsi approssimati che ho personalmente visitato).

Il percorso integrale della Cloaca Massima ad oggi non è stato ancora studiato sia per la grandezza dell’opera e sia per le variazioni e modifiche che le sono state apportate già dai tempi antichi; non vanno sicuramente tralasciate le condizioni in cui si deve operare.

L’odore non è certo piacevole ma non è neanche un fetore insopportabile; purtroppo oltre ai liquami di scolo del suolo si trovano anche dei liquami provenienti da fogne non autorizzate e bisogna vestirsi in modo adeguato (guanti, mascherina, stivaloni alti etc.).

I vari fori costruiti da imperatori romani si sono andati nel corso della storia ad impiantare nella zona paludosa tra il Campidoglio e il Palatino, lo stesso luogo da dove nascono i miti e le leggende della creazione della città (e nel Velabro, alle falde del Palatino, che si arenò la cesta contenente Romolo e Remo. E sempre vicino al Palatino troviamo il “Lupercale”, l’antro usato come abitazione dal Fauno Luperco prima della fondazione della città).

La palude del Velabro con la costruzione della Cloaca Massima, inizialmente un canale di scolo a cielo aperto che successivamente fu coperto, attribuita a Tarquinio Prisco (616-578 a.C.) divenne progressivamente un luogo edificabile.

Come già detto la Cloaca Massima ha numerose ramificazioni ma possiamo dire che un percorso “principale” nell’area dei Fori è costituito da:

cominciamo appena fuori il Foro di Nerva, presso la Tor de’ Conti (attuale via Cavour). Questo tratto indagato alla fine del 1800 è alto circa 3 metri, la base la troviamo ad una profondità di circa 12 metri dal livello stradale moderno, va considerato che nel corso del tempo il livello antico si è alzato di 6 metri. Un primo tratto è databile in età augustea.

La parte successiva, indagata negli anni 30, traversa diagonalmente il Foro di Nerva ed è probabilmente contemporanea alla costruzione del complesso monumentale.

Successivamente passa sotto la Basilica Emilia, anche essa probabilmente contemporanea alla costruzione della basilica stessa (tra il 55 e il 34 a.C.); questo tratto è rivestito in travertino e tufo dell’Aniene (è stato restaurato da Giacomo Boni nel 1911). in corrispondenza all’attraversamento dell’area consacrata del Foro è stato innalzato in superficie il piccolo tempio dedicato alla Venere Cloacina che purificava e proteggeva lo scolo delle acque verso il Tevere.

Sotto il Foro Romano il condotto si abbassa, anche per la minore profondità del suolo, ed è formato da due gallerie parallele. Questo tratto è stato realizzato in età repubblicana con la tecnica dell’opera incerta e dell’opera reticolata.

Il settore sotto la Basilica Giulia, contemporaneo alla costruzione di questo edificio, ha la volta in tufo dell’Aniene.

Il percorso prosegue lungo il Vicus Tuscus attraversando il Velabro: in questo tratto si trova un condotto in cementizio del I secolo d.C. Che sostituisce quello più antico (IV secolo a.C.) coperto da lastre di cappellaccio disposte a cappuccina.

Oltre questo tratto l’accesso è difficoltoso e il condotto è stato scarsamente esplorato.

Un altro settore accessibile si trova nell’antico Foro Boario, in corrispondenza del cosiddetto Arco di Giano quadrifronte. In questo punto le acque sono deviate in un collettore moderno.

Troviamo vicino ai resti del Ponte Rotto (Ponte Palatino), l’antico sbocco dove la Cloaca Massima si getta nel Tevere attraverso un arco a triplice ghiera di conci in pietra gabina.

Curiosità:

I racconti degli storici riportano che i corpi di alcuni personaggi furono qui gettati invece di essere sepolti. Ad esempio l’imperatore Eliogabalo e San Sebastiano (quest’ultima scena è il soggetto di una celebre opera del 1600 del pittore Ludovico Carracci).

Il condotto era sotto la protezione della dea Cloacina (detta anche “Venere Cloacina”) che veniva adorata dai romani come la dea dell’intero sistema fognario. Le era stato dedicato un piccolo sacello circolare, situato nel punto in cui il condotto entrava nel Foro Romano, davanti alla Basilica Emilia.

Sono passati oltre dieci anni dalla prima volta che mi sono introdotto nella Cloaca Massima (esperienza poi ripetuta altre volte) ma le foto scattate sono ancora molto affascinanti. Anzi cercando le immagini antiche mi sono imbattuto in diversi siti che utilizzano le mie immagini. Devo precisare che ho visto numerose tracce di topi dentro la cloaca ma non sono mai riuscito a vederli dentro, l’unica volta che un topo mi è passato su un piede è stata quando stavo fuori del tombino in cui si erano introdotti dei compagni che evidentemente li avevano messi in fuga (come si chiamano a Roma erano due pantegane).

Quando qualcuno tra gli speleo archeologici del mio gruppo, anzi di due gruppi diversi anche se con le stesse radici, si ritrovava a “mollo tra i liquami” dicevamo che era caduto sotto la maledizione della Venere Cloacina; e diverse persone hanno subito la maledizione mentre fortunatamente sono rimasto sempre nelle sue grazie. Lo speleo che sicuramente ha contribuito a farmi pensare una fogna come un luogo affascinante è sicuramente Luca, e di questo lo ringrazio.

 

 

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