Civita di Bagnoregio. La città che muore?

by / sabato, 16 giugno 2018 / Published in Il blog, L'Italia che non ti aspetti, Viaggiando .....

Un piccolo borgo, una cittadina interessante e caratteristica che si trova, al confine tra Lazio e Umbria, nella valle dei Calanchi, tra il lago di Bolsena, a ovest e la valle del Tevere, a est, nel comune di Bagnoregio. Civita di Bagnoregio fu edificata su un colle tufaceo e argilloso cuneiforme a circa quattrocento quarantatré metri sopra il livello del mare, tra due profonde valli, il Fossato del Rio Torbido e il Fossato del Rio Chiaro. Il borgo appare, al visitatore, arroccato su uno sperone di roccia, il quale domina l’ampio avvallamento riccamente ondulato dai Calanchi. I Calanchi che sono alle spalle del borgo sono modellati da creste d’argilla dalla forma ondulata, a volte sottile e con pareti a precipizio, un paesaggio unico da molti definito straordinario. L’acqua da sempre fonte di vita, ma anche ragione di distruzione, mai ciò si è avverato come in questi luoghi, infatti, fu proprio l’abbondanza di acqua che spinse gli uomini ad abitare questi territori insieme ad una discreta vegetazione. Le stesse acque, però modellano continuamente questi luoghi, piogge e torrenti pian piano trascinano Civita di Bagnoregio a valle. Un borgo già sgretolato e scisso da vari terremoti e smottamenti che si sono ripetuti nel corso dei secoli. Tutta l’area è il risultato di erosioni e frane, lo sperone su cui fu innalzato il borgo è formato da due formazioni geologiche ben distinte, la prima, quella più antica e che costituisce la base è argillosa, di origine marina. Su questa base, che è soggetta a erosione, vi è uno strato formato da tufo e materiale lavico, di conseguenza quest’ultimo tende a scivolare dalla base che, nel tempo, è erosa dagli agenti atmosferici. La collina su cui è costruito il borgo subisce un lento ma continuo mutamento, così come tutta la vallata e quelle vicine, per questo motivo Civita è stata è definita “La città che muore”. Certo che circa duemilacinquecento anni fa gli Etruschi che la fondarono non si posero questo problema, quello che videro era un’ottima opportunità difensiva e non solo, se è vero che oggi il borgo è raggiungibile solo attraverso un ponte costruito nel 1965, è anche vero che in quelle epoche remote non era difficile da raggiungere, poiché sorgeva su una delle più antiche vie d’Italia, quella che congiungeva il Tevere e il lago di Bolsena. Civita di Bagnoregio ha origini molto antiche, questa zona fu abitata sin IX secolo a.C., cioè dall’Età del Ferro o epoca villanoviana, nel caso di questa parte dell’Italia, ciò è testimoniato da vari ritrovamenti archeologici. In seguito vi s’insediarono gli etruschi, III secolo a.C., di ciò ci sono molte testimonianze, una necropoli fu ritrovata nella rupe sottostante il cosiddetto belvedere di San Francesco Vecchio, anche quella che oggi è chiamata la grotta di San Bonaventura, con buona probabilità, era in realtà una tomba etrusca a camera. Medioevo questa tomba fu adattata a cappella per le orazioni, questo perché la leggenda narra che San Francesco, in questa grotta compì un miracolo guarendo il bimbo che poi divenne, appunto San Bonaventura. Caratteristico è il tunnel che, passando sotto l’abitato, mette in comunicazione, direttamente, il borgo con la Valle dei Calanchi, mentre sono una testimonianza Etrusca, in passato presenti e visibili, le molte tombe a camera scavate alla base della rupe, purtroppo, in gran parte scomparse per le frane, gli smottamenti e i terremoti che nei secoli hanno interessato la zona. Civita, il nome originario non si conosce, faceva quindi parte di un piccolo stato dell’Etruria interna la cui capitale era Vulsinium, l’odierna Orvieto, essa divenne una fiorente città poiché la sua posizione era strategica, ben difendibile e contemporaneamente, dedita al commercio, grazie alla vicinanza delle antiche vie di comunicazione. La Civita Etrusca era un unico centro urbano con quello che oggi è Bagnoregio. Precisamente, dove oggi sorge il borgo di Civita vi era l’acropoli con i templi, il foro e tutto ciò che serviva alla vita civile e religiosa dell’intera città, mentre l’abitato sorgeva, dove oggi è Bagnoregio. Nel 265 a.C. a Civita arrivarono i romani, i quali non si limitarono a conquistarla, ma ripresero e migliorarono le importanti e grandi opere di canalizzazione per il corretto deflusso delle acque piovane e di contenimento dei torrenti, lavori questi che furono iniziati dagli etruschi. Queste opere assicurarono una temporanea tranquillità, dopo la conquista romana ci fu un grande e importante evento che coinvolse Civita, anche se non direttamente, cioè la costruzione della via Cassia, la quale collegava Roma a Florentia, l’odierna Firenze, una strada, che lambendo la sponda orientale del lago di Bolsena, consolidò il borgo come centro commerciale. La via Cassia lambiva il lago di Bolsena con un tracciato rettilineo, allo stesso tempo Civita aveva un comodo accesso alla strada che da Bolsena portava al Tevere, fiume, all’epoca, usato dalle navi commerciali. La vicinanza alle maggiori vie commerciali, però, fu anche la causa della decadenza di questo ricco centro, infatti, con la caduta dell’Impero Romano tutta l’area fu soggetta alle invasioni barbariche. Fu così che Civita, tra il 410 d.C. e il 774 d.C. fu sottomessa, in ordine cronologico, dai Visigoti, dai Goti, dai Bizantini e dai Longobardi. Nel periodo Longobardo fu abbandonata la via Cassia e ripristinati gli antichi percorsi, dai pochi, ma fondamentali documenti rimasti risulta ben chiaro che Civita di Bagnoregio e Bagnoregio fossero due contrade di una stessa città. La città, almeno fino all’XI secolo, era chiamata Balneum Regis la cui traduzione letterale è: “Bagno del Re”, una leggenda narra che il nome le fu imposto da Desiderio, re Longobardo, il quale sembra che guarì da una grave malattia con l’ausilio delle acque termali che sgorgavano in città. Quindi un unico centro urbano diviso in due nuclei collegati tra loro, a ovest Rota e a est Civita, in seguito il nome si trasformò in Balneoregium, poi in Bagnorea e infine Bagnoregio. Varie opere artistiche documentano il periodo longobardo di Civita il quale terminò nel 774 d.C., quando Carlo Magno la liberò restituendo il territorio al Pontefice. Il periodo feudale fu certamente quello più buio per la città, la posizione dei resti di un ponte medioevale ci fa capire che, in questo periodo, Civita fosse collegata a Rota attraverso una strada, probabilmente dritta, la quale passava su dei terreni che nel tempo furono totalmente erosi. Nel 1140 la città diventa un libero comune e l’abitato fu suddiviso in otto contrade, quattro per ciascun nucleo urbano. Nel 1186 la città fu occupata da Enrico IV, figlio di Federico Barbarossa, in realtà durante tutto il Medioevo si alternarono momenti di pace ad altri poco felici per non dire critici, questo periodo fu spesso caratterizzato dai rapporti di Civita con Orvieto che ebbero spesso un carattere molto ambiguo e ostile. Durante il Rinascimento le due parti della città ebbero la stessa importanza sociale e politica, un equilibrio dato dalla presenza a Civita della sede vescovile e a Rota quella del comune, un’armonia che si deteriorò nel 1448 quando la sede del comune fu trasferita a Civita. Un altro momento fondamentale, per storia di Civita, fu quando i Monaldeschi tentavano di stabilire il loro controllo sulla città, questo perché la nobile famiglia voleva mantenere, tale centro urbano, come presidio guelfo nell’ambito degli scontri contro i ghibellini di Viterbo. La storia ci ricorda che la famiglia dei Monaldeschi finì con esercitare una vera e propria tirannia sulla città, questo fino al 1457 quando un altro evento pose fine a questo dominio. In quest’anno, per problemi amministrativi e fiscali, i cittadini ormai esasperati insorsero si ribellarono, distrussero il castello della Cervara, luogo da cui questa famiglia esercitò il suo potere per oltre un secolo. A ricordo di questa rivolta furono murati al di sopra della Porta di Santa Maria due leoni in pietra i quali tra le zampe stringono una testa umana ciascuno, gli ultimi anni del XV secolo vedono un forte consolidamento del potere della chiesa, iniziò il cosiddetto “Governo dei cardinali”. Questo freno alle libertà comunali terminò nel 1592 quando fu istituita la Congregazione del Buon Governo. Ma altri pericoli erano in agguato, le opere romane per il controllo delle acque piovane erano ormai un ricordo, lo sfruttamento agricolo causò un disboscamento e il terreno, già instabile, perse il sostegno delle radici degli alberi, il disastro era vicino. Si concretizzò nel 1695 quando un tremendo terremoto provocò gravissimi danni alle strade e agli edifici, la scossa tellurica trovò un terreno, già per natura morfologica fragile, molto indebolito, per ciò che si è appena detto. Il risultato, per il borgo, fu disastroso le parti più esposte, a valle dell’abitato, nonché dell’unica via d’accesso che lo univa a Rota furono spazzate via, ma non era finita, l’abitato, ormai ristretto e in via di spopolamento, nel 1764 subì il colpo finale, infatti, s’innescarono delle frane che portarono al crollo di altre porzioni della cittadina. Il declino per Civita fu inesorabile, gli abitanti si trasferirono in altre località, fino a un abbandono quasi totale. L’altopiano su cui si estendeva Civita di Bagnoregio era molto più vasto di quello che è visibile oggi, si può dire che ne rimangono solo due spezzoni, la città possedeva ben cinque porte di accesso, mentre oggi rimane quella principale, Porta Santa Maria detta anche Porta Cava. A onore del vero, Civita si può raggiugere anche dalla valle dei calanchi tramite la galleria che passa sotto la città. Cosa e rimasto di Civita? Quali monumenti e luoghi d’interesse si possono vedere? La struttura urbanistica di tutto l’abitato è di origine etrusca con modifiche romane, basata su cardi, che erano le vie che correvano in direzione nord sud e decumani, che erano strade che procedevano nella direttrice est ovest, mentre l’architettura degli edifici va ricercata negli stili del Medioevo e del Rinascimento.

  1. Porta Santa Maria o Porta Cava.

È oggi l’unica porta di accesso al borgo, il nome deriva dalla piccola chiesa, eretta nelle vicinanze e dedicata alla Vergine Maria, è anche chiamata Porta Cava, perché prima di essere totalmente ristrutturata in età medioevale, periodo in cui fu costruito l’arco in stile gotico di peperino, fu aperta dagli Etruschi intagliandola nel tufo. La porta è sormontata da una loggetta con finestra trifora, che la tradizione riporta come opera del Vignola, di ciò non vi sono prove né certezze. Nelle sue pareti sono presenti dei graffiti che raffigurano delle croci insistenti su triangoli, alcuni studiosi le fanno risalire all’opera di alcuni pellegrini che, ritornando dalla terra santa, ritennero opportuno, in questo modo, rievocare la croce del Golgota vista a Gerusalemme, altri storici le attribuiscono ai cavalieri Templari. Come detto prima, ai lati della porta sono presenti due altorilievi raffiguranti due leoni che tengono, tra gli artigli, una testa umana, essi furono posti qui a ricordo della vittoriosa insurrezione popolare, degli abitanti di Civita, contro la famiglia orvietana dei Monaldeschi.

  1. La Chiesa di San Donato e la Piazza Omonima.

Oltrepassata la porta, si giunge in una piccola piazza, dove spiccano alcuni palazzi signorili confinati con piccole case appartenute sicuramente a personaggi non illustri, caratteristica di questa piazzetta è un edificio di cui rimane soltanto la bella facciata. Proseguendo si giunge sulla pittoresca e interessantissima Piazza San Donato, il luogo presenta una caratteristica rarissima o forse addirittura unica, che a me ha dato l’idea di essere tornato indietro nel tempo di almeno cinquecento anni. La pavimentazione è presente solo sul sagrato della chiesa, mentre il resto della piazza presenta una copertura con breccia mista a terriccio, proprio come si può vedere sulle antiche stampe cinquecentesche o seicentesche. La sua costruzione risale al VII secolo e fu edificata su un preesistente tempio romano, in origine aveva una forma cinquecentesca di tipo basilicale, aveva un perticato esterno ed era più corta di quella odierna. È facile capire, vista la documentazione, che questa chiesa subì nel tempo varie ristrutturazioni e modifiche, la più importante e ”Rivoluzionaria”, fu quella voluta dal vescovo Ferdinando di Castiglia nel 1511. Il vescovo affidò il progetto all’architetto Nicola Matteucci di Caprarola, il quale demolì la parete orientale, la cripta, il coro inferiore, il coro superiore e a quel punto anche l’altare maggiore fu eliminato. La lunghezza della chiesa fu aumentata e furono costruiti il presbiterio, il coro e il nuovo Altare Maggiore, le pareti e i tetti delle navate laterali furono rialzate, infine fu trasformata la facciata, che passò dallo stile romanico a quello rinascimentale. La facciata fu poi arricchita, nel 1524, del portale centrale e nel 1547 dei due laterali. Il terremoto del 1695 provocò gravi danni a quella che era divenuta la cattedrale e sede vescovile della città, quindi papa Innocenzo XII, nel 1699, decise di spostare la sede della diocesi nel vicino abitato di Bagnoregio. Come si è detto, la chiesa in origine in stile romanico, presenta una pianta a tre navate, Il campanile è a torre e alla sua base sono inglobati due sarcofagi etruschi di basalto. Molto interessanti sono gli oggetti religiosi che si conservano nel suo interno: un affresco della scuola del Perugino, un crocefisso ligneo quattrocentesco della scuola di Donatello ritenuto miracoloso dai fedeli locali, le reliquie di Santo Ildebrando, vescovo della città nel IX secolo e tant’altro ancora. Sulla stessa piazza si affaccia anche l’antico palazzo comunale, un’ultima curiosità, nella piazza di San Donato, storicamente il centro dell’impianto urbanistico del borgo, a giugno si svolge il Palio della Tonna.

  1. Galleria Etrusca o “Bucaione”.

Molto suggestiva, si tratta di una galleria, cosiddetta “Bucaione”, che fu scavata dagli Etruschi nel tufo, nella parte più bassa dell’abitato e che permette l’accesso al borgo direttamente dalla Valle dei Calanchi. Questo è ciò che si legge su molti testi ma sinceramente la cosa non mi convinceva del tutto vista la grandezza del tunnel e lo stato delle pareti, cercando e ricercando ho trovato testi che parlavano semplicemente di galleria senza specificare chi l’avesse costruita. Infine su la brochure che si può prendere alla biglietteria, c’è scritto: “Il Tunnel è stato realizzato negli anni ’30 del secolo scorso, allargando il tracciato di un acquedotto romano al fine di permettere il passaggio dei carri.” Anche ciò non mi convince del tutto poiché, all’interno della galleria si vede chiaramente la presenza di un acquedotto ma esso è intercettato dal tunnel, in effetti, sembra perpendicolare alla galleria stessa, ma non ve n’è traccia nella parete opposta ed è molto vicino all’estremità settentrionale del tunnel. L’unica cosa certa e la presenza di una tomba a colombario sulla parte alta dell’ingresso settentrionale della galleria.

  1. La Cappella della Madonna del Carcere.

Si tratta di una piccola ma interessante cappella dedicata alla Madonna, ricavata all’interno di una grotta, un tempo tomba etrusca. In seguito fu utilizzata come abitazione e stalla da pastori e bovari, infine fu ristrutturata per la venerazione di Maria. Al suo interno solo un piccolo e semplice altare con un’icona della Madonna.

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  1. La Grotta e la Casa di San Bonaventura.

La Grotta, come si è detto sopra, in realtà era un’antica tomba etrusca a camera, posta a strapiombo sulla valle, oggi è visitabile dal belvedere di Bagnoregio, prima di passare sul ponte che porta a Civita. Nel Medioevo era utilizzata come romitorio e a essa è legata la leggenda secondo la quale San Francesco guarì un giovane di nome Giovanni di Fidanza che poi divenne San Bonaventura, vicino alla grotta c’era un convento francescano di cui rimangono solo pochi resti. Dopo la guarigione il giovane indossò il saio e cominciò a diffondere l’insegnamento del messaggio del santo che fu suo maestro e guaritore. La casa dove San Bonaventura passò gran parte della sua adolescenza era all’interno di Civita, tra il 1524 e il 1525 fu trasformata in chiesa e fu dedicata al Santo. Non si hanno molte notizie su quest’ultima, di certo si sa che era molto piccola, non più di una quindicina di metri per nove o dieci metri compresa la stanza del Santo che fu trasformata in sacrestia. La chiesa fu danneggiata dal terremoto del 1695, fu abbandonata e ricostruita nel 1703. In seguito altri crolli e frane interessano il luogo per cui fu abbandonata definitivamente nel 1826, in seguito, a ricordo della chiesa e della casa di San Bonaventura, fu posta un’edicola.

  1. Il Resto del Borgo.

All’interno del borgo rimangono case medievali e rinascimentali ornate da bifore, portali in peperino, Palazzo Alemanni, sede del Museo Geologico e delle Frane, da visitare in maniera accurata per scoprire la natura e la storia geologica del borgo, il Palazzo Vescovile, un mulino del XVI secolo. È anche visitabile una vecchia cantina in cui è rappresentato un interessante spaccato di quello che poteva essere la vita a Civita agli inizi del XX secolo, con i sui frantoi per l’olio, tanta oggettistica risalente a quel periodo e da un’apertura si può godere di un bell’affaccio sulla valle.

Un’altra domanda sorge spontanea, cosa non è più possibile vedere a Civita? Cioè cosa si è perduto irrimediabilmente? Confrontando antiche carte topografiche e geografiche, geologi e storici, hanno potuto verificare il progressivo e costante assottigliamento della collina, ciò a causa delle frane dovute sia a smottamenti sia a terremoti. Tutto questo movimento della collina ha portato alla scomparsa, nel susseguirsi delle epoche, di alcuni insediamenti che erano posti vicino al bordo della rupe.

  1. La zona del Ponte.

Nei pressi del ponte che conduce a Bagnoregio vi erano molti edifici, posti proprio vicino alla Porta di Santa Maria, oggi si possono vedere solo pochi ruderi, quelli delle abitazioni più vicine alla porta, tutti gli altri edifici, che erano pertinenti a quel nucleo abitativo, sono finiti sbriciolati nella valle.

  1. La zona Meridionale.

La zona meridionale era quella dove fu edificata, sopra la casa del Santo, la chiesa di San Bonaventura, della quale alcuni resti erano ancora evidenziati su una mappa nel 1869, i quali sono scomparsi definitivamente, insieme a tanti altri edifici, da una carta topografica del 1937.

  1. La zona “Carcere”.

Questa zona era nel settore orientale della città, quella opposta al ponte, durante il terremoto del 1695 quasi l’intera contrada finì nella valle sottostante e al suo posto oggi è rimasto un belvedere.

  1. La zona Settentrionale.

Questa zona era nel lato settentrionale della città di fronte a Lubriano, un paese a circa cinque chilometri di distanza, anch’esso arroccato su un’alta rupe tufacea a quattrocento quarantuno metri sopra il livello del mare.

Civita di Bagnoregio, con i suoi molteplici angoli, più o meno nascosti, alcuni dei quali molto particolari, divenuto un borgo quasi del tutto abbandonato, è oggi collegata a Bagnoregio e di conseguenza al mondo, tramite un ponte di cemento armato. Un viadotto che fu costruito nel 1964 al posto di quello in muratura, che i Tedeschi fecero saltare in aria durante la seconda guerra mondiale, un ponte che in realtà crollò prima dell’inaugurazione a causa di alcuni smottamenti e che fu ricostruito l’anno successivo con criteri diversi ed è quello su cui oggi si può camminare tranquillamente. Civita fu anche la patria del romanziere e saggista Bonaventura Tecchi, il quale definì il suo luogo di nascita: “La città che muore” termine che poi è rimasto a indicare questo borgo. Nonostante le importanti opere di sostegno effettuate sulla rupe, sembra che le pareti perimetrali si stiano sgretolando alla velocita di circa sette centimetri l’anno, una velocità per niente rassicurante. Civita di Bagnoregio fa parte dell’associazione de “I Borghi più Belli d’Italia”, si può dire che la città, in qualche modo, è stata trasformata in un museo a cielo aperto, del resto è un esempio, probabilmente più unico che raro, di un borgo del tardo Medioevo che è rimasto in sostanza inalterato nel tempo, ovviamente senza tener conto delle parti che sono scomparse. Civita di Bagnoregio è stata più volte utilizzata come set cinematografico, ad esempio furono fatte qui alcune riprese del film, interpretato da Totò, i due colonnelli e dello sceneggiato Rai, Pinocchio di Alberto Sironi.

Visitate l’interessante album fotografico. 

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