Circe: Maga, incantatrice, signora della natura selvaggia.

by / domenica, 14 Ottobre 2018 / Published in Il blog, Miti e Leggende

Circe, mitologica maga simbolo di fascino, ma dalla femminilità pericolosa per gli uomini, creatura immortale dallo spirito libero e indipendente che non era sottomessa né alla società, né a legami coniugali. Si tratta ovviamente di un mito, e proprio per questo le versioni sulla sua nascita e di chi fosse figlia sono diverse, dipendono da coloro che raccontano le sue gesta. Una leggenda la vede figlia di Elios, Dio del Sole e di Perseide ninfa figlia di Oceano, sorella di Eete, re della Colchide e di Pasifae, moglie di Minosse, ma anche zia di Medea e di Fedra, la figlia di Pasifae. Euripide ne parla nella sua opera Medea, dove la descrive come figlia dei sovrani della Colchide, ossia di Eete, figlio del Sole, ed Ecate. Invece, secondo un’altra leggenda sarebbe figlia del Giorno e della Notte, la maga discenderebbe direttamente dalla stirpe dei Titani, quindi si tratta di una divinità che non dipende dagli Dei dell’Olimpo, generazione, questa, che ebbe origine da Zeus e dai suoi fratelli. Anche i Romani ripresero il mito della bellissima e seduttrice Maga Circe, viveva nella luminosa isola di Eea, luogo che poi, da alcuni scrittori, fu identificato come il promontorio del Circeo, dal greco kirkos, ossia circolare. La Dea Circe compare per la prima volta nell’Odissea, scrive Omero: “Αἰαίην δ’ ἐς νῆσον ἀφικόμεθ’· ἔνθα δ’ ἔναιε Κίρκη ἐϋπλόκαμος, δεινὴ θεὸς αὐδήεσσα,” (Odissea, X, 135-6), ossia “E arrivammo all’isola Ea: vi abitava Circe dai riccioli belli, dea tremenda con voce umana” (Traduzione di G. Aurelio Privitera, trovata su internet, la citazione è dovuta). Virgilio nell’Eneide ci dice che la Dea vive in un palazzo posto in un bosco ed era circondato da animali selvatici, o meglio da uomini trasformati in animali dai sortilegi e dai filtri magici di Circe. Torniamo all’Odissea e a ciò che racconta Omero, Circe fu esiliata sull’isola di Eea perché avvelenò il marito, il re dei Sermati, la maga trascorreva il suo tempo cantando e tessendo, il suo palazzo era bellissimo, costruito tutto con marmi pregiati. Quando Odisseo, (Vedi la sua Storia) nel viaggio di ritorno da Troia, sbarcò sull’isola, mandò in perlustrazione alcuni uomini e mise al comando di questo drappello il fidatissimo e furbo Euriloco, a un certo punto sentirono il canto della maga, seguirono quel suono melodioso attraversando boschi di querce e di alberi dall’alto fusto, sino al suo palazzo. Lungo la strada incontrarono alcuni animali che teoricamente dovevano essere feroci, ma in realtà erano stranamente mansueti. Giunti al Palazzo, trovarono Circe gentile e ospitale, invitò i marinai, mandati da Ulisse, a fermarsi a cena con lei. Questi accettarono senza esitazione, solo Euriloco rimase all’esterno del palazzo, sospettoso si fermò a sorvegliare la situazione. Gli uomini di Ulisse mangiarono abbondantemente e bevvero del vino che la maga aveva drogato, a questo punto Circe toccò i marinai, resi impotenti dalla droga, con una verga, li trasformò in maiali e furono condotti nelle stalle. Euriloco che assistette a tutta la scena corse da Odisseo per narrargli l’accaduto, pur non sapendo come, Ulisse si armò e corse a liberare i propri compagni di avventura, Hermes, il messaggero degli Dei giunse in suo aiuto e diede al nostro eroe un fiore bianco e profumato, con una radice nera, chiamato Moli. Con questo talismano, donatogli dal Dio, Ulisse si recò dalla maga e quando fu toccato dalla verga egli, ovviamente, non si trasformò in animale, sguainata la spada, cercò di ucciderla. Circe lo pregò di risparmiarla e in cambio gli promise, non solo di liberare i suoi uomini e tutti gli altri tramutati in bestie feroci, ma anche il suo corpo, manco a dirlo, Ulisse accettò. E tanto perché odisseo aveva fretta di riabbracciare la sua Penelope si fermò sull’isola un anno ed ebbe anche un figlio, che chiamarono Telegono. Esiodo nella sua Teogonia parla di due figli, Anzio e Latino, i quali in seguito regnarono sui Tirreni, ma c’è chi narra che i figli furono ben tre. Tornando all’odissea, a un certo punto, sotto la pressione dei suoi compagni, Ulisse decise di ripartire e chiese alla maga quale fosse la strada migliore, Circe, se pur dispiaciuta, non si oppose alla partenza, consigliò, al nostro eroe, di visitare gli inferi e lì di consultare l’indovino Tiresia, gli spiegò come evitare il pericolo delle sirene, (Vedi l’articolo) e gli consigliò di non rilevare ai suoi compagni di viaggio dell’esistenza di Scilla. (Consulta l’Articolo dedicato a Scilla e Cariddi) Ulisse ripartì con la sua nave. È ovvio che intorno a questo mito, oltre a quella di Ulisse, ci siano altre storie, o meglio leggende, presso la sua isola attraccò Argo, la nave di Giasone che insieme ai suoi compagni, Argonauti, aveva appena conquistato il vello d’oro e stava facendo ritorno in patria. Su questa isola Giasone e Medea furono purificati da Circe per l’uccisione di Apsirto, la maga, pur non avendo alcuna intenzione di intervenire, li mondò usando sangue di scrofa. Oltretutto quel delitto, tanto biasimato da Zeus, le fece talmente orrore che rifiutò di offrire ospitalità a Giasone, Circe si limitò ad avere una lunga conversazione con la nipote Medea. Le leggende attribuiscono a Circe molti amanti, ma chi rifiutò i sui favori se ne pentì amaramente, Pico, il re dei Laurentini, citato da Virgilio nell’Eneide, respinse le offerte amorose della maga, lei, tranquillamente si limitò a trasformarlo in un Picchio. Che dire poi di Glauco e Scilla, ci racconta Ovidio, che Glauco, un Dio marino, si rivolse alla maga per avere una pozione per far innamorare la giovane Scilla, Circe, che nel frattempo si era innamorata di lui, subdola, gli consegno un filtro per mutare Scilla in un mostro orrendo con sei teste di cani latranti che insieme a Cariddi iniziò a fare strage di marinai e di navi nello Stretto di Messina. Circe quindi maestra di seduzione, ma non legata a una figura maschile, che vive libera e indipendente, la qual cosa non era certamente usuale nella mitologia della Grecia Antica, forse proprio per questo che nel corso dei secoli, le leggende a lei legate hanno avuto diverse interpretazioni da parte di letterati, poeti, filosofi, musicisti e più in generale dagli artisti. A volte Dea, a momenti maga ambigua, benevola o perfida e maligna, infine capostipite di genealogie illustri, tra i tanti miti, il figlio avuto da Ulisse, Telegono, avrebbe fondato la città di Tuscolo, luogo di provenienza della Gens Claudia. La figura di Circe fu ripresa nei poemi cavallereschi, come esempio di donna pericolosa, ammaliatrice che porta l’uomo alla rovina, ma anche come maga sapiente e a volte un po’ p… Una curiosità storica e archeologica, nei vasi greci del VI secolo a.C., Circe compare completamente nuda, con i capelli sciolti e senza alcun tipo di ornamento, è priva di vesti davanti a uomini con la testa animale, mentre nelle ceramiche del V secolo a.C. è raffigurata con un vaso e una bacchetta. Quindi prima era evidenziata la sua femminilità libera e indipendente, poi il suo potere di maga. Un’altra curiosità, alla maga è intitolato il cratere Circe su Teti, uno dei satelliti di Saturno.

E quella, subito uscì e aprì le porte splendenti

e li invitò: essi, stolti, tutti insieme la seguirono.

Euriloco invece rimase indietro: sospettò l’inganno.

Ella li condusse dentro, li fece sedere su sedie e seggi,

e per essi formaggio e farina e giallognolo miele

mescolò con vino di Pramno; e nell’impasto aggiunse

veleni funesti perché del tutto scordassero la patria terra.

Ma quando a loro lo diede ed essi bevvero, allora subito

li percosse con la sua verga e li rinchiuse nel porcile.

Ed essi di porci avevano e testa e voce e peli

e tutto il corpo, ma la mente era intatta, come prima.

Così quelli piangenti furono rinchiusi; e a loro Circe

buttò ghiande di leccio e di quercia e corniolo,

quali sempre mangiano i porci che dormono per terra”.

(Omero, Odissea X,230-243)

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