Cattedrale di San Pietro, Bologna.

by / mercoledì, 09 agosto 2017 / Published in Archeologia1, Archeologia2, Il blog, Popoli e Civiltà, Viaggiando .....

Molti studiosi sono concordi che la prima cattedrale di Bologna fu dedicata ai Santi Nabore e Felice, questa chiesa, probabilmente risalente al 300, fu distrutta in un incendio nel 906. I bolognesi, dopo tale distruzione, decisero di ricostruire la loro cattedrale dentro le mura, le quali proteggevano una parte dei resti della Bononia romana dalle visite poco gradite dei barbari. La chiesa fu costruita a fianco di un campanile paleocristiano di tipologia ravennate, appartenente a un complesso già esistente e databile, con buona probabilità, al VI secolo, tale torre era molto particolare, ellittica nella base e rotonda alla cima. La cattedrale ricostruita, era lunga circa cinquantasette metri, ma, ancora una volta un incendio, nel 1141, la danneggiò a tal punto che fu di nuovo riedificata completamente, e poiché comunque si decise per la ricostruzione, la chiesa fu anche ampliata. I lavori furono affidati a Magister Albertus”, il quale riuscì a completare la cattedrale nel 1184, anno in cui fu consacrata da papa Lucio III. La nuova costruzione fu realizzata in laterizio e le sue dimensioni superavano di molto quelle precedenti. La lunghezza della chiesa fu portata a settanta metri, la sua larghezza a quasi ventisette metri, il tutto per un’altezza di ventitré metri. La cattedrale fu edificata in stile romanico ma di un particolare tipo emiliano e lombardo, la facciata era divisa in tre parti e l’interno a tre navate, con archi a sesto acuto retti da pilastri di diversi stili, sia la navata centrale sia quelle laterali terminavano con un’abside, infine il campanile, di epoca precedente, fu sopraelevato di circa dieci metri, fino a raggiungere un’altezza di quaranta metri. Siamo però soltanto alle prime vicende che la cattedrale subirà col trascorrere dei secoli. Passiamo al 1220, anno in cui iniziò la costruzione di un nuovo portale di marmo, sul fianco meridionale della chiesa, per opera del maestro Ventura. Leandro Alberti ci riporta che tale portale aveva, ai lati, due bellissimi leoni di marmo rosso, dai quali si erigevano due colonne che terminavano con un arco, sul quale l’artista pose due telamoni, per lato, raffiguranti un giovane e un vecchio, seduti con le mani che poggiavano sulle gambe e a loro volta incrociate. Queste figure andavano a sostenere delle colonne tortili, al termine delle quali vi era un altro arco, nella cui lunetta l’artista vi scolpì Gesù con alla sua destra San Pietro e a sinistra San Paolo. Un portale davvero complesso che fu detto “Porta dei leoni”. Ed ecco il terremoto del 1222, ci fu una scossa molto violenta e rovinosa, fece crollare il tetto della chiesa e quello del coro, sei anni dopo cominciarono i lavori di restauro affidati al maestro Tura che li termino nel 1234, mentre un certo maestro Alberto nel 1252 costruì il rosone sulla facciata e il nuovo altare maggiore, terminato nel 1261. In città però, cominciarono lavori di costruzione di altre basiliche che imposero, da un punto di vista di supremazia, ampliamenti della cattedrale, che non poteva essere più piccola delle altre chiese che stavano nascendo in città. Così inoltre alle ricostruzioni e ai restauri dovuti a crolli e distruzioni varie, la chiesa subì nei secoli a venire, molte manomissioni, vari rimaneggiamenti e alcuni ampliamenti, che in alcuni casi snaturarono completamente il carattere romanico della cattedrale. Cerchiamo di andare con ordine, nel 1396 fu edificato, sulla facciata un alto portico, ricostruito, in seguito, tra il 1467 e il 1500; dal 1477 cominciarono a lavorare, all’interno della chiesa, alcuni pittori provenienti dalla vicina Ferrara, come Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti, che affrescarono la cappella Garganelli con un interessante e notevole ciclo pittorico, purtroppo andato perduto durante successive ristrutturazioni, si è salvato solo un piccolo frammento, che ora è conservato nella Pinacoteca Nazionale. Al partire dal fatidico 1575, l’interno della cattedrale fu completamente ristrutturato per volere del cardinale Gabriele Paleotti, il quale incaricò dei lavori Domenico Tibaldi, in seguito, il mandato passò a Pietro Fiorini, i lavori dapprima interessarono la parte absidale e il coro, poi il resto, ma le modifiche furono anche strutturali e molto profonde avvenne, quindi, nel 1599 un rovinoso cedimento, con il conseguente crollo delle volte. Agli inizi del secolo successivo fu quindi obbligatoria una nuova ristrutturazione, anche perché nel 1582 papa Gregorio XIII elevò il rango della chiesa a sede vescovile. Agli inizi del 1600, però, lo stile in voga era il gotico ed ecco che furono modificate le absidi, le volte divennero a crociera, gli archi furono sostituiti con altri a sesto acuto, tipici del gotico, le pareti laterali furono demolite per far posto a delle cappelle laterali, in definitiva dell’iniziale stile romanico rimaneva ben poco. A farne le spese, di questa ristrutturazione, fu anche il portale dei leoni che fu completamente demolito, oggi restano i due leoni di marmo rosso trasformati in acquasantiera e uno dei telamoni con parte della colonna che fu riutilizzato nella cappella del battistero, posta all’interno della chiesa. Alfonso Torreggiani fu incaricato, da papa Benedetto XIV, tra il 1743 e il 1747 di abbattere il portico e di recuperare due cappelle, una per lato e di erigere la nuova facciata mentre il timpano, che a un certo punto stava per crollare, fu ricostruito in stile classico da Francesco Tadolini nel 1776. Sorge, ora, una legittima domanda, come si presenta agli occhi del visitatore moderno la cattedrale di Bologna? Cominciamo a dire che il campanile paleocristiano è rimasto lì dove era, ma, nel 1227 ne fu costruito un altro, a base quadrata, alto circa settanta metri, che inglobò il primo, quest’ultimo è ancora possibile ammirarlo mentre si sale verso la cima di quello posteriore. Al campanile furono aggiunti oltre trenta metri e tre locali, un’opera che fu definita, da molti, un capolavoro di sagramatura, lo stile è il medesimo della chiesa, nel 1254 fu aggiunta una guglia di legno ricoperta di piombo, che in seguito, nel 1426 fu ricostruita in muratura. Il più alto dei locali, che prende luce da caratteristiche quadrifore, una per ogni lato, che allo stesso tempo permettono di far giungere lo sguardo su tutto il centro di Bologna, su i suoi tetti e oltre, ospita la cella campanaria. La torre campanaria ha quattro campane, tra cui la più grande “Suonabile alla bolognese”, cioè si può suonare in modo cadenzato e con rotazione completa della campana, questa è detta la “Nonna” e pesa ben trentatré quintali, in totale tutte e quattro le campane hanno un peso di sessantacinque quintali e per suonarle occorre una squadra di ben ventitré campanari. Per salire fino in cima al campanile si fa tanta fatica che, però, è sicuramente ben ripagata dalla vista che ci regala e dalla storia che ci racconta. La facciata che si vede oggi è tipica dello stile barocco, con una struttura detta a salienti, presenta cioè una successione di spioventi posti a differenti altezze, il rivestimento murario è di laterizi rossi, lastre e decorazioni di marmo. La facciata è divisa in due fasce da un cornicione, quella inferiore presenta lesene corinzie che la dividono in cinque sezioni, le due laterali, corrispondenti alle navate di sinistra e di destra della chiesa, sono chiuse. Le altre tre sezioni mostrano tre portali che vanno ad aprirsi nella navata centrale, quello principale, che è il centrale, è sormontato da un frontone da cui fa bella mostra di se lo stemma di Benedetto XIV che è sostenuto da due colonne. La fascia superiore, anch’essa divisa da lesene corinzie, presenta tre sezioni e al centro un grosso finestrone, negli spioventi sono poste due grandi e magnifiche sculture, a sinistra la statua di San Pietro, opera di Agostino Corsini e a destra quella di San Paolo realizzata da Piero Verschaf, un artista fiammingo. Entrambe le sculture sono del 1750, circa, nella parte più alta della facciata si può vedere un classico frontone triangolare, con il quale termina la facciata stessa. All’interno la chiesa presenta tre navate con volta botte e con lunette, le navate laterali sono molto strette rispetto a quella centrale, circa cinque metri conto i quasi venticinque di quella al centro. Mentre le navati laterali sono in sostanza buie, quella centrale è molto luminosa, la luce si propaga da finestroni, uno posto sulla controfacciata, tre sulla parete di destra e altre tre su quelli di sinistra. La controfacciata fu disegnata da Torreggiani tra il 1743 e il 1747, presenta un portale arricchito dalle statue di Lorenzino del Mazza, lo scultore volle rappresentare sia il completamento della chiesa sia i doni che papa Benedetto XVI ricevette. Sopra la porta e nelle nicchie laterali sono raffigurati quattro Dottori della Chiesa, mentre ai lati della stessa i due antichi leoni, quelli della scomparsa dalla porta dei leoni, ciascun usato, ora, per tenere sollevata un’acquasantiera. La navata centrale e molto semplice, sempre il Torreggiani, nel 1755, vi aggiunse quattro piccoli cori, il pavimento, per altro molto ricco, è moderno, fu posato tra il 1902 e 1905 su disegno di Silvio Gordini. Il presbiterio, che occupa l’intera tribuna, fu realizzato da Domenico Tibaldi, è a pianta quadrata e sopraelevato di alcuni gradini, ha una copertura con volta a crociera che si apre con due absidi laterali, una per ogni lato e una centrale, che è semicircolare. Due angeli, posti sopra l’arco, reggono lo stemma di papa Gregorio XV, la cappella maggiore è riccamente decorata presenta, nella crociera, l’affresco “L’Eterno Padre”, opera di Prospero Fontana del 1579, nel catino dell’abside Cristo che consegna le chiavi a San Pietro, opera di Cesare Fiorini e Cesare Aretusi, infine, nella lunetta, quella di fondo sotto la volta, un bel dipinto Ludovico Carracci, l’Annunciazione di Maria del 1619. L’altare maggiore è un’opera di Alfonso Torreggiani realizzata con marmi policromi, sopra di esso uno splendido gruppo ligneo del 1100, raffigurante la Crocifissione, con le statue di Gesù sulla croce, di San Giovanni Evangelista e Maria Maddalena. Le navate laterali presentano, ogn’una cinque, cappelle tutte degne di nota. Nella navata di destra troveremo: La cappella di Nicolò Albergati, in cui si può vedere una balaustra, i quadri di Stefano Orlandi, del 1750 circa, una pala che raffigura la consacrazione episcopale di Nicolò Albergati, opera di Antonio Rossi, del 1748 e, di grande interesse, il gruppo scultoreo di terracotta, conosciuto come Compianto sul Cristo morto”, opera di Alfonso Lombardi realizzata tra il 1522 e il 1526. La cappella di Sant’Anna, dove si può vedere, oltre la reliquia della santa, un’interessante serie di marmi policromi che realizzò Davide Venturi del 1906; la reliquia di Sant’Anna è conservata in un tempietto di rame dorato e smalti, con una cupoletta affrescata da Mauro Cesare Trebbi, che Enrico IV, re d’Inghilterra, donò al cardinale Nicolò Albergati. La cappella di Sant’Apollinare, dove vi sono un altare in stile neoclassico di Angelo Venturoli e una pala che raffigura la consacrazione a vescovo di Sant’Apollinare dipinta da Ercole Graziani nel 1737. La cappella di San Rocco, presenta un’interessante decorazione opera di Giuseppe Antonio Ambrosi, al centro dell’altare fu collocata una pala raffigurante la Sacra Famiglia insieme a San Rocco e San Giacomo Maggiore realizzata da Marcantonio Franceschini tra il 1727 e il 1728, dello stesso pittore sono il San Petronio e il San Pancrazio raffigurati sotto un arco, infine, nella cupola Vittorio Bigari nel 1730, dipinse l’apparizione di San Pietro a papa Celestino I che lo spinge a eleggere San Petronio vescovo di Bologna. La cappella di San Carlo Borromeo, realizzata da Luigi Samoggia, nel 1883, vi è un’interessante pala raffigurante San Carlo che distribuisce l’elemosina opera dipinta, nel 1740, da Donato Creti. Non meno interessanti sono le cappelle sul lato sinistro della chiesa: La cappella del Battistero, oltre alla colonna tortile, come detto, appartenente alla Porta dei Leoni, vi è una vasca battesimale di marmo realizzata, nel 1698 da Ferdinand Saint Urbain, nella parete di fondo c’è un dipinto che rappresenta il battesimo di Cristo, un’opera della metà del 1700 di Ercole Graziani, questa cappella è caratterizzata dalla mancanza dell’altare. La cappella del sacro Cuore, è decorata con stucchi di Ferdinando Rossi vi è una moderna pala d’altare, del 1925, di Giuseppe Cassioli, che raffigura cristo in trono mentre mostra il Sacro Cuore a Santa Margherita Maria Alacoque e Santa Geltrude. La cappella del Santissimo Sacramento detta anche cappella Lambertini, fu completamente ristrutturata nel 1731 da Torreggiani il quale la decorò con marmi e bronzi, al centro è posta una pala del 1737 di Donato Creti raffigurante Sant’Ignazio di Loyola. La cappella delle reliquie, al suo interno è possibile vedere un ornato di marmo, opera di Pietro Fiorini realizzato tra gli ultimi anni del 1500 e i primi del 1600, sulla cimasa trovano posto due angeli di marmo attribuiti a Lazzaro Casario, vi è infine una nicchia che contiene le reliquie del cardinale Paleotti. La cappella di Sant’Ambrogio, in cui vi è una pala, del 1700, di Giuseppe Marchesi raffigurante Sant’Ambrogio. Sotto la cappella maggiore vi è la cripta, un vasto ambiente a forma di croce, con il soffitto a volta ribassata, qui vi sono alcune opere di particolare interesse, una moderna, un bel Cristo di bronzo realizzata da Paolo Gualandi, poi una pala d’altare che rappresenta Santa Orsola opera di Gian Giacomo Sementi, della prima metà del 1600. È possibile poi ammirare la “Resurrezione della Carne” opera realizzata da Gian Pietro Cavazzoni Zanotti nella metà del 1700 e infine, ma non ultima una pala raffigurante la Pietà degli inizi de 1500. La cripta ospita anche il sepolcro di Giovanni Acquaderni cofondatore della Società della Gioventù Cattolica Italiana e all’interno di una nicchia sono riposte alcune reliquie. La cripta ospita anche un organo, a pavimento posto nel transetto di sinistra, è un’opera, del 1785 di Antonio Bartolotti. Alcuni studiosi affermano che questa cripta doveva custodire, perlomeno parte, delle spoglie dei martiri Vitale e Agricola. La chiesa ha due importanti sacrestie poste dietro il campanile, la sacrestia propriamente detta e quella capitolare che si possono definire dei piccoli musei. La volta della sagrestia capitolare e decorata con uno splendido affresco di Ludovico Carracci, del 1616, raffigurante San Pietro mentre piange davanti a Maria, alle pareti, invece, ci sono quattro ovali della metà del 1700 opera di Ercole Graziani figlio, nei quali sono dipinti San Pietro, San Paolo, San Zama e San Petronio. Poi ancora vi sono: un bel crocefisso di bronzo dorato del 1600; un importante busto, ancora una volta di San Pietro del 1800; paramenti antichi e arazzi tessuti a Roma su disegno di Anton Raphael Mengs, donati da Benedetto XIV. Nella prima sacrestia sono conservati vari dipinti su cui fanno spicco: un Cristo legato alla colonna, pregevole dipinto degli inizi del 1600 di Giovan Luigi Valesio; la Testa di Cristo coronato di spine con due testine d’angelo, opera notevole, della fine del 1400 di Guido Aspertini; un Crocefisso raffigurato tra San Pietro, Santa Maria Maddalena e San Giacomo opera del 1522 di Bartolomeo Ramenghi, detto il Bagnacavallo. Poi ancora: un San Pietro liberato dal carcere, bellissima tela, della fine del 1600 di Girolamo Negri detto Boccia; il Beato Lodovico Morbioli, un dipinto del 1593 di Giulio Morina, la Beata Vergine con il Figlio in gloria, raffigurata tra San Domenico e Sant’Antonio, una pregevole opera, del 1644 circa, di Elisabetta Sirani; il ritratto di Papa Gregorio XIII in preghiera davanti alla Pietà insieme a San Rocco, opera, del 1640 di Giovanni Maria Tamburini. Inoltre è possibile veder una copia, a dire il vero non troppo curata, degli affreschi della cappella Garganelli eseguita, nel 1614, da Alessandro Tanari, la cappella originale è andata purtroppo persa. Al centro della volta, troviamo poi un dipinto di San Pietro in gloria, un’interessante tela, del 1680 di Giovanni Francesco Spini. Le bellezze della cattedrale di San Pietro non si esauriscono qui, infatti, una grande importanza e assunta dal Tesoro conservato nella cattedrale. Si tratta di un’esposizione permanente degli arredi e degli apparati sacri di maggior pregio artistico, in qualche caso anche i più fastosi, realizzati tra il 1400 e i 1900, molti dei quali furono donati alla Cattedrale per essere usati nelle celebrazioni liturgiche più solenni. I più importanti e sicuramente i più noti sono quelli appartenuti al beato Niccolò Albergati, arcivescovo di Bologna da 1417 al 1443; a papa Gregorio XV, al secolo Alessandro Ludovisi, arcivescovo di Bologna tra il 1612 il 1621; a papa Benedetto XIV, di nascita, Prospero Lambertini, arcivescovo di Bologna dal 1731 al 1754. Nella cattedrale sono stati compiuti degli scavi archeologici, visitabili, che hanno riportato alla luce alcune testimonianze di edifici romani preesistenti nel luogo.

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