Bracketing

by / lunedì, 28 gennaio 2019 / Published in Alta Fotografia, Fotografia, Il blog

 

BRACKETING

 

 

Le primissime fotocamere non erano dotate di esposimetro, lo strumento che ci permette di misurare la luce, ed il fotografo doveva effettuare questa operazione o con la propria esperienza o con uno strumento esterno. Veniva misurata la luce che serviva (quella diretta oppure quella riflessa) e successivamente veniva impostata l’esposizione ottimale sulla fotocamera. Questo processo, basato molto sull’esperienza del fotografo, era abbastanza laborioso e attualmente è utilizzato quasi esclusivamente per la fotografia realizzata in studio, dove il corretto uso della luce è enfatizzato al massimo.

esposimetro: strumento che permette di misurare la luce. I primi erano analogici gli ultimi sono digitali

L’evolversi della tecnologia ha permesso l’introduzione nella fotocamera dell’esposimetro e successivamente ha introdotto la possibilità di automatizzare una grande quantità di scelte che prima erano lasciate al fotografo. Questa automazione ha sicuramente reso più facile l’uso delle fotocamere per gli utenti consumer, cioè per tutti gli utilizzatori che richiedo di poter scattare una fotografia con la massima semplicità di uso. Il fotografo lascia alla fotocamera la gestione della “scena fotografica” e si concentra sul soggetto che vuole fotografare. La contropartita di questa automazione è però la difficoltà di gestire i casi in cui l’automatismo funziona in modo parzialmente corretto o addirittura sbagliato. Ancora una volta la tecnologia viene in aiuto al fotografo creando una ulteriore serie di modalità operative per la fotocamera e lasciando la scelta all’utente.

Innanzi tutto troviamo sulla nostra fotocamera diverse modalità di funzionamento: manuale (tutte la scelte sono lasciate al fotografo); automatica (tutte le scelte sono lasciate alla fotocamera); priorità di tempi o diaframmi (le scelte sono condivise) ed altre ancora ma fondamentalmente in questo modo le abbiamo rappresentate tutte.

Fintanto che la scena da riprendere è “normale” non troviamo differenze sostanziali tra le modalità sopra descritte che risulteranno equivalenti. I problemi si presentano quando vogliamo fotografare una scena “particolare” come una scena ad alto o basso contrasto luminoso. Ad esempio tutte le volte che la scena da ritrarre è in presenza di forte contrasto tra luci e ombre, come un pic-nic sotto un albero con lo sfondo molto luminoso, una foto in interno con una finestra aperta sull’esterno, un paesaggio innevato in pieno sole o un tramonto sulla spiaggia e tanti altri casi.

Usando la fotocamera con l’esposizione impostata in automatico non si può mai essere certi che sia quella corretta. Troppi sono i fattori che possono trarre in inganno i sistemi automatici di controllo e di compensazione. In questi casi diventano importanti le scelte da fare ma abbiamo a disposizione un’ulteriore tecnica per minimizzare i problemi citati: il Bracketing.

Con il termine bracketing (letteralmente dall’inglese to bracket, “raggruppare” o “collegare”) viene indicata una tecnica generale che permette di eseguire la stessa operazione con diverse impostazioni. Questa tecnica, che viene anche trovata in letteratura con il nome di “esposizione a forcella” è molto utile in quelle situazioni dove una sola esposizione della scena non è sufficiente a realizzare una corretta fotografia ma eseguendo una serie di scatti possiamo scegliere di quanto avvicinarci all’effetto voluto. Con il termine Autobracketing si indica l’operazione di bracketing automatico per una determinata impostazione sulla fotocamera sempre realizzata effettuando più scatti. In alternativa il fotografo dovrebbe modificare le impostazioni della scena a mano tra uno scatto e l’altro lo stesso effetto. Il tempo di risposta di un automatismo è molto più veloce di quello necessario a un individuo con la conseguenza di avere spesso, ma non sempre, dei migliori risultati.

Quando non viene specificato altrimenti il termine bracketing è riferito all’esposizione delle fotografia ma in realtà possiamo averne diversi tipi, facciamo prima una enumerazione dei possibili tipi e poi li analizzeremo in dettaglio:

  • bracketing dell’esposizione

  • bracketing del fuoco

  • bracketing sul bilanciamento del bianco

  • bracketing degli ISO

  • bracketing del flash

Nelle fotocamere digitali abbiamo sempre un esposimetro interno che misura la luce per scegliere in automatico i valori della sensibilità ISO, dell’apertura del diaframma, del tempo di esposizione e del bilanciamento del bianco. Il sistema automatico di misurazione della luce può essere molto semplice e poco affidabile o viceversa molto complesso e difficile da controllare. Infatti le condizioni di illuminazione potrebbero essere lette in modo inadeguato in alcune occasioni anche se stiamo utilizzando un sistema sofisticato e di conseguenza le immagini finali possono essere sovraesposte o sottoesposte.

Il software di controllo della fotocamera non riesce a vedere una scena nello stesso modo di un occhio umano ma la approssima mediante le caratteristiche con cui è stato tarato. Normalmente i parametri di esposizione vengono impostati facendo la media della luminosità dei singoli pixel ed attribuendo la maggiore importanza alla zona centrale. Il fotografo può scegliere di prendere una foto con una “corretta” esposizione ma può anche operare una scelta diversa (ad esempio in un tramonto si può sottoesporre la fotografia di 2 stop per avere un maggiore effetto notturno). Oltre ai normali metodo l’esposizione può essere modificata utilizzando dei filtri (grigio neutro) o dei sistemi aggiuntivi di illuminazione (luce artificiale, flash).
I prodotti più economici (i modelli consumer) hanno generalmente un controllo manuale dell’esposizione. Mentre molte fotocamere digitali, in particolare quelle per i professionisti e quelle di fascia elevata, possono effettuare dei sistemi automatici di più esposizioni contemporaneamente.

Analizziamo adesso in dettaglio i vari metodi descritti prima in generale.

Bracketing dell’esposizione è indicato quando bisogna fotografare delle scene nelle condizioni già dette. Ha una maggiore efficacia per la fotografia digitale ma può essere utilizzato anche nella fotografia analogica. Nel caso della pellicola negativa non è però conveniente usare una stampatrice automatica, le immagini di prova verrebbero prese come esposizioni non corrette, e la stampatrice cercherebbe di compensare le immagini nel modo in cui stata settata. Se utilizzata in combinazione con un flash la tecnica è la stessa di quella descritta successivamente.
Le immagini prodotte con questa tecnica sono spesso combinati in post-elaborazione per creare una immagine ad alta gamma dinamica (
HDR) che utilizza diverse immagini, con tempi di esposizione diversi, per ottenere un’unica immagine ad alto contrasto. Questa particolare tecnica è già stata affrontata in un precedente articolo.

esempio di foto in HDR ottenuta utilizzando un software specifico che permette di riunire più scatti con diverse esposizioni

La compensazione automatica dell’esposizione (Auto Exposure Bracketing – AEB o BKT) è la tecnica fotografica usata per assicurarsi che la scena sia correttamente esposta in difficili condizioni di illuminazione.

bracketing dell’esposizione: impostazioni per la Canon EOS 6D – sono stati selezionati 5 scatti: il primo a -2 stop, il secondo a -1 stop, quello corretto, il quarto a +1 stop e il quinto a +2 stop.

Normalmente la fotocamera valuta la luminosità della scena e seleziona la migliore combinazione di tempo di esposizione ed apertura del diaframma per l’esposizione corretta. Utilizzare il bracketing significa che per la stessa scena si eseguono tre scatti, il primo con il valore calcolato, il secondo sottoesposto ed il terzo sovraesposto.

Molte fotocamere digitali hanno la funzione di bracketing. Attivata tale modalità successivamente si sceglie l’ampiezza della forcella che vogliamo utilizzare. Così i valori 0, -1, +1 significano che oltre allo scatto con i valori calcolati (0) si esegue uno scatto con metà della luce (-1 stop) ed uno scatto con il doppio della luce (+1 stop). E’ stata provata anche una forcella di 12 stop ma le prime e le ultime foto sono “inutilizzabili”.

bracketing dell’esposizione: in alto a sinistra è la foto con l’esposizione secondo l’esposimetro. In alto a destra è sottoesposta di 1 stop. Le due foto in basso sono sovraesposte

bracketing dell’esposizione: foto sottoesposta di 2 stop ma che rende il cielo molto bene anche se delle palme sono rimaste solo i contorni

Vediamo un esempio pratico nel caso di un controluce sul mare. Se scattiamo la foto nelle condizioni prima dette quasi tutte le fotocamere compatte, e pure molte professionali, verrebbero ingannate dai forti riflessi dovuti al controluce e di conseguenza ridurrebbero il tempo di esposizione. Il probabile risultato è un cielo piatto e le piante troppo scure. Al contrario, se si esegue la misurazione della luce sulla riva, questa risulterà ben esposta ma nel cielo spariscono tutti i dettagli. Per ottenere una buona fotografia dovremo impostare i vari parametri che più ci interessano fino a trovare le condizioni migliori per l’immagine che vogliamo acquisire e successivamente applicare la nostra tecnica a forcella.

Possiamo aggiungere che, avendo a disposizione una scheda di memoria capiente, è utile conservare tutte le foto scattate e trasferirle poi nel computer. Questo ci permetterà: primo di osservarle con maggiore attenzione; secondo di poterle elaborare in post-produzione mediante un programma di foto ritocco che sfruttando i layer ci permetta di sovrapporre le singole immagini in modo da prendere le migliori esposizioni per ogni singola zona. Per avere un buon risultato è necessario che le immagini siano perfettamente sovrapposte ma questa condizione è facilmente ottenibile solo utilizzando un robusto treppiede.

Bracketing del fuoco: questa tecnica ci permette di aumentare la profondità di campo delle nostre foto ed è quindi particolarmente indicata per la macro fotografia o quando ci serve una profondità di campo “esagerata”.

bracketing del fuoco: le due immagini di partenza, ognuna con una metà a fuoco, vengono unite in una sola

Dopo aver fissato le caratteristiche generali della nostra fotografia vengono scattate una serie di immagini a forcella scattando ogni volta su un punto di fuoco leggermente diverso rispetto al precedente scatto. Naturalmente in questo caso è molto importante cercare di utilizzare un diagramma chiuso al massimo per aumentare la profondità di campo. Associata a questa tecnica bisogna utilizzare un software che mediante una maschera di contrasto ed un algoritmo permette di togliere le parti sfuocate per le singole foto e successivamente permette di sommare le singole porzioni correttamente messe a fuoco. Un software che è stato sviluppato per questo scopo è CombineZM. L’intero processo è molto più efficace se il soggetto è fermo rispetto alla scena. Un buon strumento è l’utilizzo di un treppiede.
Bracketing sul bilanciamento del bianco: questa modalità è specifica per la fotografia digitale e permette di eseguire diverse esposizioni con una illuminazione mista effettuando diverse esposizioni con differenti impostazioni per il punto del bianco. I risultati sono dalle immagini che presentano delle dominanti cromatiche diverse.

bracketing del bilanciamento del bianco per Canon EOS 6D indicazione standard, impostazione del bracketing sia in orizzontale che in verticale nello spazio colore. Lettura del bracketing impostato


In alternativa a questo metodo si possono scattare le fotografie in formato RAW, ovviamente se questo formato è presente nella fotocamera utilizzata, e variare nel modo preferito il bilanciamento del bianco in post-elaborazione mediante un software specifico. Questa tecnica è particolarmente utile per l’individuazione della corretta impostazioni del bilanciamento del bianco.
Il metodo manuale del bilanciamento del bianco richiede al fotografo di effettuare più scatti della scena per poter scegliere l’impostazione corretta mentre il metodo automatico permette di scegliere il valore migliore effettuando una singola esposizione.

Bracketing degli ISO: questa modalità è specifica per la fotografia digitale (non esistono pellicole che permettono di variare la loro sensibilità) e permette di mantenere costanti sia il tempo di scatto che l’apertura del diaframma poiché viene variata la sensibilità degli ISO.

bracketing degli ISO per la Canon EOS 6D. Bisogna cercare bene per trovarlo

In questo modo la variazione non va ad influenzare ne la profondità di campo ne eventuali problemi di mosso della scena da riprendere. Il livello di luminosità non viene modificato ma si va ad agire sul guadagno, o sulla perdita, dell’amplificazione del segnale digitale prima della sua conversione in una immagine JPEG o RAW. Questo è valido se stiamo utilizzando la fotocamera in modalità manuale. Per fare un paragone con le vecchie pellicole e come se facessimo l’operazione di “tiraggio” del film; di conseguenza analogamente all’aumento della quantità di grana della pellicola avremo una perdita della qualità dell’immagine dovuta all’aumento del rumore degli amplificatori elettronici. E’ anche possibile applicare l’ISO bracketing nel caso che la fotocamera sia impostata in modalità AV (priorità di diaframmi) o TV (priorità di tempi) ma in questo caso si andranno ad influenzare oltre che il guadagno del segnale anche la velocità dell’otturatore, apertura del diaframma, o entrambi. In questo caso c’è la possibilità di influenzare non solo il rumore dell’immagine ma anche la profondità di campo o il mosso dell’immagine. Normalmente nelle fotocamere l’ISO Bracketing è raro deve essere eseguita manualmente, si trova abbastanza facilmente nelle fotocamere di uso professionale.

Bracketing flash: questa tecnica è realizzata usando un flash elettronico. Combinando la luce ambiente con il corretto utilizzo di un flash elettronico si otterrà la gestione ottimale delle ombre. La quantità di luce fornita dal flash viene variata al fine di trovare la combinazione che più piace di luce ambiente in unione al flash per schiarire le ombre.

bracketing del flash: combinando l’esposizione del mare sullo sfondo con un flash si riesce a fotografare anche un soggetto in ombra totale

In alternativa, se la quantità di luce del flash non può essere modificato facilmente (se viene utilizzato un flash da studio) è anche possibile modificare il diaframma ma in questo modo viene influenzata anche la profondità di campo. Se la luce del flash non può essere variata in alternativa si può variate la velocità dell’otturatore e al fine di trovare la corretta esposizione della luce ambiente; possono sorgere dei problemi se i tempi da utilizzare sono superiori a quelli ammessi per il sincronismo del flash. Per fare un esempio il flash della Canon 600 EX-RT è fornito di tale funzionalità.

Possiamo concludere che il bracketing è un metodo facile ed economico per aumentare la qualità delle nostre fotografie.

 

FRANCESCO

questo articolo è stato pubblicato sulla rivista FOTOGRAFARE 9 (Settembre) del 2014 nella rubrica di ALTA FOTOGRAFIA.

P.S. Visto il tempo trascorso dalla pubblicazione va precisato che l’impianto tecnico dell’articolo è sempre valido ma risulteranno poco attendibili le eventuali ricerche di mercato o le scansioni temporali dei prodotti fotografici citati nel medesimo.

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