Bologna, Felsina, Bononia, La Dotta, la Rossa, la Grassa, una città più antica di Roma.

by / giovedì, 14 settembre 2017 / Published in Archeologia1, Archeologia2, Il blog, Popoli e Civiltà, Viaggiando .....

Bologna, una città più antica di Roma, la sua fondazione si perde tra miti e leggende del passato più remoto, alcuni attribuiscono la sua fondazione all’umbro Ocno, il quale fuggì dall’Umbria a causa del re Etrusco Auleste, in seguito scacciato di nuovo dagli etruschi. Un’altra leggenda narra che fu Felsino, discendente Ocno, non lo stesso di prima, questa volta si tratta di un Etrusco lo stesso mitico fondatore, come narra Virgilio, di Pianoro, Parma e Mantova, che la fondò e chiamò Felsina in seguito il figlio Bono né cambiò il nome in Bononia. Molto interessante è la leggenda che parla di un re, sempre Etrusco, tale Fero che approdando tra i torrenti Aposa e Ravone, cominciò, insieme ai suoi uomini la costruzione di alcune capanne. In breve tempo il villaggio si ampliò intorno all’Aposa e Fero fece edificare un ponte per mettere in comunicazione le due rive. Il torrente prese il nome dall’amante di Fero che morì, travolta da una piena del torrente, mentre cercava di raggiungere di nascosto il re per vie secondarie. Il villaggio continuò a ingrandirsi e l’ormai anziano re decise di proteggerlo con una cinta muraria alla quale lui stesso lavorò. La furba figlia di Fero, in una caldissima e soleggiata giornata estiva, offrì dell’acqua al padre a patto che la città portasse il suo nome, il re accettò e quel centro si chiamò Felsina. In realtà Bologna fu abitata fin dal IX secolo a.C., i primi furono Villanoviani che con l’agricoltura e la pastorizia costituirono la prima organizzazione civile tra il 1000 a.C. e il 750 a.C., nella prima età del ferro. Poi, tra il VII secolo a.C. e VI secolo a.C. gli Etruschi presero possesso della città e la chiamarono Felsina, probabilmente derivante da Velzna, nome dato anche ad altre località dell’area etrusca, come Orvieto e Bolsena. Durante il periodo Etrusco la città divenne un centro organizzato assumendo un importante ruolo tra tutti gli insediamenti della pianura Padana. Le costruzioni divennero più complesse e articolate, si diffuse l’uso della pietra e mano mano furono abbandonati i materiali deteriorabili, paglia, legno e rami, della fase villanoviana. Felsina, però, era di poco più piccola della precedente città villanoviana, ma aveva sicuramente un’area sacra. Tra il V secolo a.C. e il IV secolo a.C., i Galli calarono lungo la penisola italica, gli Etruschi finirono in minoranza e Felsina fu occupata dalla tribù gallica dei Boi. Questi furono sconfitti nella battaglia di Talamone del 225 a.C., ma riuscirono a mantenere una discreta indipendenza tanto da potersi alleare con Annibale durante le guerre Puniche. Dopo la sconfitta di Cartagine i romani distrussero molti centri abitati della Gallia Cisalpina e i Galli Boi furono sconfitti definitivamente dai Romani in due battaglie quella del 196 a.C., e in quella del 191 a.C., cominciò così l’egemonia romana sulla città. Nel 189 a.C. fu istituita la colonia romana di Bononia, nome, può darsi, derivante direttamente dalla tribù dei Boi, o forse dalla parola celtica “Bona” che probabilmente aveva il significato di città, o, chissà, riprendeva il nome di una divinità celtica. I romani costruirono una fitta rete stradale tra tutte le colonie dell’Emilia e della Romagna, e grazie alla via Emilia, voluta dal console Marco Emilio Lepido, Bononia divenne fulcro della rete viaria romana, essendo collegata anche con Arezzo, tramite la via Flaminia e con Aquileia, grazie alla stessa via Emilia. La città fu ampliata sensibilmente, poi, nell’88 a.C., dopo alcune guerre sociali, Bononia da colonia divenne municipio e i suoi cittadini acquisirono la cittadinanza romana. Dopo la morte di Cesare, su un’isoletta del fiume Reno, nel 43 a.C. nacque il secondo triumvirato, quello formato da Antonio, Lepido e Ottaviano che distribuì grosse ricompense ai veterani delle battaglie che si erano svolte, furono così assegnati, ai reduci, vari terreni di Bononia, abbandonati in seguito alle guerre sociali. Ulteriore arricchimento della città avvenne in età augustea, furono pavimentate le strade, costruite fogne e soprattutto fu edificato un acquedotto per le esigenze idriche di Bononia. Furono costruite le terme, il teatro, l’arena, nacquero le prime fabbriche di tessuti e gli edifici pubblici si ricoprirono di marmi. Un incendio, nel 53 d.C., devastò la città che fu però immediatamente ricostruita, grazie anche alla volontà di Nerone. Nel 313 d.C. Costantino e Licinio sottoscrissero un accordo il famoso “Editto di Milano”, in cui era riconosciuta libertà religiosa in tutto l’impero, contemporaneamente a Bononia fu eletto il primo vescovo, Zama. I barbari, alla fine del III secolo d.C., percorrendo la via Emila, conquistavano tutte le città che incontravano lungo il cammino, costringendo gli abitanti di Bononia di chiudersi all’interno delle mura cittadine, che però lasciavano all’esterno i quartieri più periferici. Nel 430 la chiesa di Bonomia passò dalla giurisdizione di Milano a quella di Ravenna, Petronio divenne vescovo della città e diete il via alla costruzione del “Complesso di Santo Stefano”, Petronio morì nel 451. Poco dopo questa data arrivarono, prima gli Unni di Attila e poi gli Eruli di Odoacre, quest’ultimo era diretto a Ravenna, ultima capitale di quello che rimaneva dell’impero romano, per deporre l’ultimo imperatore, Romolo Augusto, era il 476, l’Impero Romano d’Occidente cessò di esistere. Subito dopo Bologna, ora possiamo chiamarla così, subì varie devastazioni, prima da Odoacre poi, l’opera distruttiva continuò con gli Ostrogoti comandati da Teodorico, infine un altro duro colpo venne dagli eserciti imperiali, molte aree urbane, esterne alle mura delle città divennero solo campi di rovine. Le città cispadane, Bologna compresa, vissero un periodo di abbandono e decadimento, si arriva cosi al 727 quando Liutprando, re dei Longobardi, si diresse verso Ravenna, finendo poi a occupare Bologna, Ravenna rimase sotto l’impero Bizantino, mentre Bologna restò sotto l’impero Longobardo, anche se i Longobardi rimasero all’esterno della città, dove vi era già la presenza di comunità germaniche. I Longobardi e i Germanici stanziavano, dove sorgeva la chiesa di Santo Stefano, in un’area delimitata da fortificazioni semicircolari, il centro della città era ancora di civiltà romana. I Longobardi non rimasero per lungo tempo, infatti, nel 774 Carlo Magno diede a papa Adriano I Bologna e l’esarcato d’Italia, la città entrò ufficialmente a far parte del Regno d’Italia, “Regnum Italiae”, nell’898. Berengario I concesse al vescovo e alla Chiesa di Bologna il porto delle navi sul Reno, l’economia di Bologna, ridotta ormai alla sussistenza, cominciò a riprendersi con il coinvolgimento della vita religiosa e in particolare del monachesimo, la sede vescovile fu trasferita nella cattedrale di “San Pietro”, e furono sviluppati i monasteri di Ronzano, San Vittore e Santa Maria in Monte. Bologna tornò a ripopolarsi tra la fine del X secolo e l’inizio dell’XI secolo, la città aveva uno stato civile particolare, era una città imperiale, con l’autorità dei conti e allo stesso tempo papale, i diritti della Santa sede risalivano appunto a Carlo Magno. La situazione politica fu davvero confusa, sulla città, però, si affermò una forte influenza della contessa Matilde di Canossa, che furbescamente era schierata con il papato. Questo periodo, per Bologna fu d’oro, la città subì pesanti trasformazioni e si espanse oltre le mura. Come prima conseguenza la città vide l’edificazione di nuove mura e di ulteriori porte d’accesso. Questo scontro continuo fra papato e impero provocò uno sviluppo demografico, economico e culturale, a Bologna, sul finire dell’XI secolo maestri di grammatica, di retorica e di logica iniziano a studiare e riordinare il diritto giustinianeo, fondamento legale dell’impero. Questi dotti non si limitarono allo studio, cominciarono a insegnare quelle materie, in forma privata, a giovani appartenenti alle famiglie nobili o perlomeno ricche. Era il primo passo per la fondazione dell’Università, nascita che in seguito fu datata nel 1088. Nei secoli a venire diverrà talmente famosa in ambito Europeo che a Bologna fu dato l’appellativo di Dotta. Alla morte di Matilde, avvenuta nel 1115, i bolognesi insorsero e la rocca imperiale fu distrutta, oggi ne restano poche tracce. Enrico V perdonò la rivolta, anzi l’anno dopo, concesse una serie di privilegi alla città, sia giurisdizionali sia economici. Gli storici fanno risalire a questo periodo un nuovo organismo politico, il Comune, inizialmente composto esclusivamente da giuristi e da nobili. Quando Federico Barbarossa entrò in Italia, con lo scopo di restaurare l’autorità imperiale, Bologna e l’imperatore ebbero buoni rapporti, perlomeno inizialmente, ma, che ben presto si deteriorano fino al punto che i bolognesi furono costretti a fare un atto di sottomissione, dovettero abbattere le mura della città. Quando, però, il Barbarossa tornò in Germania, i bolognesi insorsero di nuovo, uccisero il podestà imperiale e parteciparono alla lega Lombarda che nel 1176 sconfisse Federico Barbarossa a Legnano. La pace di Costanza, del 1183, portò ai Bolognesi una serie di privilegi, tra cui uno importantissimo, la possibilità di battere moneta, si cominciò un processo democratico che vide la diminuzione del potere degli aristocratici e aumentare quello dei nuovi ceti che andavano via via emergendo. Il governo cittadino, con il “Liber Paradisus” del 1256, inizio il processo per l’abolizione della schiavitù, allo stesso tempo la città si avvantaggiava delle lotte in corso tra i Comuni e si espanse verso Modena e Pistoia. Tutto ciò comportò anche un accrescimento edilizio di tutto rispetto, fu il magico periodo delle case torri, infine, Bologna divenne uno dei principali centri per lo scambio delle merci e l’industria tessile divenne sempre più fiorente, grazie alla costruzione di numerosi mulini per lo sfruttamento dell’energia idraulica. Lo sviluppo fu così florido che, alla fine del XIII secolo Bologna contava sessantamila abitanti al pari di Milano, questo voleva dire che queste due città erano quinte in Europa dopo, nell’ordine: Cordova, Parigi, Venezia e Firenze, ed era il centro tessile più importante d’Italia. L’aristocrazia perdeva sempre più potere e la città aderì alla seconda Lega Lombarda, i bolognesi, da soli, nel 1249, sconfissero l’esercito imperiale a Fossalta, dove fu fatto prigioniero anche il figlio dell’imperatore e re di Sardegna, Enzo, il quale morì in carcere nel 1272. Come si diceva, nel XIII secolo bologna conobbe un ampio periodo di benessere e di conseguenza un aumento demografico consistente, furono edificati, attorno all’attuale Piazza Maggiore, i nuovi palazzi comunali attorno e fu costruita la torre dell’Arengo, qui fu posta la campana che serviva a radunare i cittadini per le assemblee popolari, furono costruite altre chiese per esempio quella di San Francesco e di San Domenico. Il cielo però cominciò ben presto ad annuvolarsi, la città fu coinvolta nelle dispute e nelle lotte tra i Geremei, Guelfi e i Lambertazzi, Ghibellini. Le lotte ebbero fortune alterne, i Guelfi governavano la città quando fu fatto prigioniero re Enzo, ma subirono una sonora sconfitta contro i Ghibellini di Forlì, poi il governo guelfo giurò obbedienza al papa Niccolò III, che divenne, di fatto, re della città. Le lotte però nel XIV secolo, tra le due fazioni, furono continue e laceranti, di conseguenza la popolazione tornò a calare, ma ci fu una rispesa del governo comunale. Negli anni a seguire si successero vari regimi, nel 1337 cominciò la signoria dei Pepoli, che terminò dieci anni dopo, poi vennero i Visconti e la chiesa, nel 1376, dopo una rivolta, fu cacciato il vicario del papa e la città tornò alla struttura comunale. Fu un nuovo periodo di splendore per Bologna, furono edificati il Palazzo della Mercanzia e quello dei Notai, nel 1390 iniziarono i lavori per la costruzione della “Basilica di San Petronio”. Giungiamo così al 1401, altra data molto importante per Bologna, comparve la famiglia Bentivoglio, che sarà destinata a dominare la città per tutto il secolo. Nonostante che Bologna fosse soggetta alla sovranità del papa, nel 1461, il giovane Giovanni II Bentivoglio, riuscì, di fatto, insieme alla famiglia, a creare una sorta di signoria quasi indipendente sulla città. Questa signoria durò ben quarantasei anni ed ebbe delle ottime relazioni con gli Sforza che nel frattempo presero il posto dei Visconti nel governo della città di Milano. Durante questo periodo, Bologna conobbe nuove costruzioni, molti abbellimenti e restauri. Giovanni II Bentivoglio, a causa di un accordo del papa Giulio II con il re francese Luigi XII, nel 1507 fu esiliato e il palazzo dei Bentivoglio raso al suolo, dove oggi sorgono i giardini del Guasto. Dopo l’esilio dei bentivoglio, la chiesa rimase padrona assoluta della città per tre secoli, il governo della città era formato da un sovrano, il papa o un suo vicario e quaranta senatori esclusivamente aristocratici, molti furono gli avvenimenti di questo lungo periodo. Nel 1530 nella Basilica di San Petronio, Carlo V fu incoronato imperatore da papa Clemente VII, nel 1547 fu spostato a Bologna, per alcuni mesi, il concilio di Trento, nel 1563 fu costruito l’Archiginnasio come sede unica dell’insegnamento Universitario e nel 1585 Papa Sisto V fece giustiziare il senatore Giovanni Pepoli, per i continui contrasti tra il senato e il potere del papa. L’andamento demografico fu crescente, anche se sul finire del XVI secolo, a causa della concorrenza estera le classiche industrie della città cominciarono a entrare in crisi e la popolazione tornò a diminuire. Il campo dell’arte rimase, però, florido, Bologna raggiunse l’apice con Carracci, con Guido Reni, con il Guercino e le loro scuole, fu istituita anche una sede scolastica di architetti e di pittori di scenografie. Nella metà del XVII riprese interesse lo studio della matematica, della fisica e della filosofia, fu fondato, contro il parere del senato, ma con l’aiuto del papa Clemente XI, l’Istituto delle Scienze, il cardinale Prospero Lambertini rilanciò gli studi della storia e incoraggiò l’Istituto di Scienze, anche donando libri e materiale scientifico. Si giunge così a una data fatidica 14 luglio 1789, a Parigi, con la presa della Bastiglia scoppiò la rivoluzione francese, e a Bologna? Qualche anno dopo, nel 1974, due studenti Luigi Zamboni e Giovanni Battista De Rolandis, riuscirono ad armarsi e tentarono, forse con l’aiuto di un francese o semplicemente per ideali liberali e patriottici, ispirati dalla rivoluzione francese, di insorgere contro il papa e lo Stato Pontificio. La storia racconta che l’insurrezione fallì miseramente e i due studenti furono costretti a fuggire in Toscana, ma non riuscirono a sottrarsi all’inquisizione che li arrestò e torturò per lungo tempo, luigi fu trovato morto in cella nell’agosto 1795, mentre Giovanni fu giustiziato nell’aprile 1796. Ecco, però, Napoleone, che nel giugno 1796, bussa alle porte della città, bussa si fa per dire, fatto sta che entra a Bologna, dichiara decaduto il governo pontificio, i poteri furono assunti in via provvisoria dal senato che dovette sottostare a un giuramento di fedeltà alla Repubblica Cisalpina, sempre nello stesso anno fu varata la prima costituzione democratica. Furono aboliti gli ordini religiosi e i loro beni confiscati, dei circa settanta conventi presenti in città, molti furono riadattati a uffici, a scuole, a caserme se non venduti a privati cittadini. Fu così che il monastero dei certosini divenne il cimitero di Bologna, all’interno del convento di San Giacomo fu fondato il liceo musicale, al posto della chiesa di Sant’Ignazio e dell’annesso noviziato nacque l’accademia delle belle arti, ecc. Dopo Napoleone ci fu la restaurazione, periodo buio per la città, gli studi e le attività intellettuali, in genere, lasciarono il posto a cospirazioni e sette, importante, però, fu la setta carbonara dei Guelfi, che sosteneva già un’idea di un’Italia unita. Ciò però non coinvolse molto i cittadini ma, nel 1831, la ribellione dilagò con spontanei moti risorgimentali coinvolgendo tutte le Province Unite Italiane, di cui Bologna era capitale, e una parte molto ampia dei cittadini. Molti furono gli episodi e le battaglie che si svolsero nel bolognese, in particolare i cittadini di Bologna riuscirono a cacciare il generale austriaco Franz Ludwig Welden che con settemila uomini aveva occupato la città. Per quest’azione Bologna fu insignita della medaglia di Città Benemerite del Risorgimento Nazionale. Papa Pio IX, nel 1849, dopo la proclamazione a Roma della Repubblica Romana, chiese agli Austriaci un intervento armato, i quali entrarono subito a Ferrara e intrapresero una cruenta battaglia per la conquista di Bologna. I bolognesi resistettero a lunghi cannoneggiamenti da parte degli Austriaci ma, alla fine dovettero arrendersi. Il papa re riprese possesso della città e molti furono i ribelli fucilati dagli Austriaci, compresi alcuni sacerdoti. Nel 1859 a seguito della sconfitta che subirono a Magenta, gli Austriaci furono costretti ad abbandonare la città, la giunta provvisoria votò l’annessione di Bologna alla monarchia costituzionale del regno di Sardegna, cosa che fu sancita l’anno dopo con un referendum. Con l’unità d’Italia per Bologna iniziò un periodo propizio, si svilupparono l’economia e varie infrastrutture, la città cominciò ad ampliarsi, divenne un importante nodo ferroviario e un centro d’importazioni ed esportazioni di notevole importanza. Non mancarono, però, scontenti, tumulti, dei gruppi anarchici organizzarono dei moti insurrezionali coinvolgendo contadini e operai che protestavano contro il caro vita, ma non ebbero successo e il tutto finì nelle aule dei tribunali, dove gli anarchici imputati subirono lievi condanne o furono assolti. Poi venne la seconda guerra mondiale, Bologna fu colpita da pesanti bombardamenti, ma nonostante ciò è tornata a essere un importante centro commerciale e industriale, il suo centro storico è uno dei più integri d’Italia ha attirato e attira molti artisti, scrittori e turisti. Contrariamente a quanto si può pensare, l’appellativo di Bologna “La Rossa” non deriva da fattori politici ma, semplicemente dal fatto che tra XI secolo e il XIII secolo, quando ci fu un’ulteriore espansione della città, tutte le costruzioni furono realizzate utilizzando un mattone di colore rosso, tipico della zona. Bologna è famosa nel mondo, oltre che per i suoi splenditi monumenti, la sua storia e le sue due torri pendenti, quelle della “Garisenda” e degli “Asinelli”, anche per la cucina tipica sviluppatasi, con passione, nei secoli, c’è qualcuno che non conosce il ragù alla bolognese, le lasagne, i tortellini, la mortadella? Ed ecco nascere l’appellativo “La Grassa”.

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