Basilica di San Petronio, Bologna.

by / venerdì, 21 luglio 2017 / Published in Archeologia1, Archeologia2, Il blog, Popoli e Civiltà, Viaggiando .....

La basilica di San Petronio, oltre ad essere quella più cara ai bolognesi è anche la più conosciuta e la più grande della città. È ancora incompiuta ma, è la sesta chiesa più grande d’Europa dopo San Pietro in Vaticano, Saint Paul a Londra, la Cattedrale di Siviglia, il Duomo di Milano e il Duomo di Firenze. Si affaccia su piazza Maggiore, la più importante del centro di Bologna, pur essendo così grande e maestosa, il suo titolo è di basilica minore e non è la chiesa più importante della città, infatti, la sede episcopale è nella Cattedrale di San Pietro, nella vicina via Indipendenza. Giosuè Carducci fu molto colpito dalla bellezza di questa chiesa, tanto da dedicarle una poesia: “Nella piazza di San Petronio”.

Surge nel chiaro inverno la fosca turrita Bologna,

e il colle sopra bianco di neve ride.

È l’ora soave che il sol morituro saluta

le torri e ‘l tempio, divo Petronio, tuo;

le torri i cui merli tant’ala di secolo lambe,

e del solenne tempio la solitaria cima.

Il cielo in freddo fulgore adamantino brilla;

e l’aer come velo d’argento giace

su ‘l foro, lieve sfumando a torno le moli

che levò cupe il braccio clipeato de gli avi.

Su gli alti fastigi s’indugia il sole guardando

con un sorriso languido di viola,

che ne la bigia pietra nel fosco vermiglio mattone

par che risvegli l’anima de i secoli,

e un desio mesto pe ‘l rigido aere sveglia

di rossi maggi, di calde aulenti sere,

quando le donne gentili danzavano in piazza

e co’ i re vinti i consoli tornavano.

Tale la musa ride fuggente al verso in cui trema

un desiderio vano de la bellezza antica.

Si diceva, dedicata a San Petronio, protettore della città, la sua edificazione iniziò il 7 giugno di un lontano 1390, giorno in cui avvenne la posa della prima pietra, al termine di una processione in pompa magna, il progetto era di Antonio di Vincenzo e si trattava di uno dei più maestosi ed espressivi esempi di tardo gotico italiano. Fu il Consiglio dei Quattrocento del Comune della città a deciderne la costruzione, in riconoscenza dell’ardore, dell’impegno e dello zelo che il Vescovo Petronio aveva adoperato per Bologna e per i bolognesi. Per essere precisi il Santo già era stato, nel 1253, consacrato Patrono della città. Il visitatore moderno, che si affaccia sulla piazza, è colpito sicuramente dalla solenne facciata in stile romanico e gotico, la cui parte superiore non fu mai completata e presenta mattoni rossi a vista, sui quali dovevano essere posti i rivestimenti di marmo, come nella parte bassa. Le dimensioni della basilica sono imponenti, centotrentadue metri di lunghezza per sessanta di larghezza, l’altezza della volta e di ben quarantaquattro metri, mentre la facciata raggiunge una un’altezza di cinquantuno metri. Si deve aggiungere che con i sui duecentocinquant’otto m³ è la chiesa gotica in mattoni più grande del mondo, ma, la sua costruzione a subito, fin dall’inizio, varie vicissitudini e impedimenti, di fatto il cantiere andò avanti fino al 1663, o meglio in quest’anno terminarono i lavori di edificazione. La decisione del consiglio fu chiara, la basilica sarebbe stata costruita per volontà cittadina e non per quella ecclesiastica, il duomo già esisteva ed era dedicato a San Pietro. La decisione della costruzione avvenne alla fine del 1388, ma come avrebbero finanziato questa impresa? Le prime sovvenzioni vennero da una tassa del dieci per cento, che andava a incidere in particolar modo sugli introiti degli ecclesiastici, ai quali la cosa non piacque per niente, anche perché non furono neppure interpellati per la realizzazione dell’opera. Nei primi mesi del 1390 furono raccolti i primi fondi e il consiglio affidò il progetto ad Antonio di Vincenzo, che si avvalse della consulenza di padre Andrea Manfredi da Faenza. Con i disegni che aveva già sviluppato precedentemente, l’architetto realizzò un plastico di legno e gesso, in una scala insolita e precisamente di uno a dodici, il che lo rendeva molto grande, circa 15 metri di lunghezza, Il modello e i disegni per motivi sconosciuti furono distrutti nel 1402. Da ciò consegue che del progetto iniziale non si conosce nulla se non le dimensioni, i libri che ne contenevano le annotazioni erano custoditi nel cantiere. Comunque i lavori iniziarono tra grossi problemi di esproprio dei terreni su cui l’opera andava eretta, si abbatterono alcune costruzioni medievali che si affacciavano sulla piazza. Alla morte dell’architetto, intorno al 1402, erano state realizzate due campate; le navate laterali, con le relative volte; la facciata in mattoni con un basamento marmoreo, con formelle a bassorilievo; quattro cappelle laterali. Da qui cominciarono grandi impedimenti, nel 1403 il Legato pontificio Baldassarre Cossa, che si opponeva, con grande fervore, alla costruzione della basilica, approfittò della morte dell’architetto e vendette tutto il materiale edile che doveva servire per continuare l’edificazione della chiesa. Nei seguenti anni ci furono, all’interno della chiesa, delle lotte intestine non la proclamazione di papa e antipapa, il concilio di Pisa elegge papa Alessandro V che forse fu ucciso con del veleno da Cossa, il quale fu eletto papa col nome di Giovanni XXIII. Anche se può sembrare, non è un errore, quel nome fu cancellato dagli annali della chiesa, poiché fu destituito dal concilio di Costanza per varie accuse tra le quali quella di scissionismo e la storia lo ricorda come antipapa, niente a che vedere con papa Roncalli il “Papa Buono”, che fu eletto nel 1958 e fu canonizzato nel 2014. Nonostante tutto, nel 1425, fu incaricato di decorare il portale maggiore lo scultore senese Jacopo della Quercia, lavori che si interruppero nel 1438 per la morte dell’artista. La costruzione andava sempre avanti, anche se molto rallentata da disgrazie, vicissitudini e lotte di potere varie, da alcuni documenti gli storici hanno appurato che nel 1469 l’edificio poteva contare cinque campate, nel 1507 l’architetto incaricato per continuare i lavori fu Arduino Arriguzzi che doveva realizzare le decorazioni della facciata e i due portali minori, nel 1508 sulla facciata apparve una grande statua di papa Giulio II, chi l’aveva realizzata? Soltanto un certo Michelangelo Buonarroti, si trattava di una statua di bronzo, l’artista ne realizzò solo due nella sua vita, il David De Rohan, andato smarrito e questa di cui stiamo parlando che invece fu distrutta nel 1511 dai seguaci della famiglia dei Bentivoglio. Il progetto dell’architetto Arriguzzi prevedeva la costruzione di un’enorme cupola e quattro campanili ai lati delle relative facciate, la basilica, in base al nuovo progetto doveva raggiungere i duecentoventi quattro metri di lunghezza per centocinquantotto metri di larghezza, questo progetto non fu mai portato a termine. Nel 1530 la chiesa conobbe un gran momento di notorietà, poiché fu scelta da Carlo V per la sua incoronazione, Roma non poteva essere scelta a causa delle incursioni dei lanzichenecchi del 1527. Quando salì al soglio pontificio Pio IV, si rese conto che il novo progetto avrebbe portato, la basilica di San Petronio a essere la più grande del mondo e quindi anche di San Pietro a Roma, cosa che non poteva permettere, quindi il pontefice diede priorità alla costruzione di edifici circostanti la piazza, compreso l’Archiginnasio, che fu costruito con le risorse del papa, fu terminato in pochissimo tempo, nel 1562 era già accessibile. Ufficialmente la scelta di Pio IV fu quella di dare una sede stabile allo Studio Bolognese. Alcuni affermano che il vero motivo fu quello scritto poche righe fa, altri sono convinti che i lavori della nuova chiesa si fermarono per mancanza di fondi. Fatto sta che dalla costruzione dell’edificio scolastico il cantiere della basilica si fermò, forse anche perché si voleva vedere finita la facciata. Passarono ancora molti anni nei quali si discusse molto della facciata e delle volte, furono costruiti modelli e presentati disegni, fino a quando papa Clemente VIII nel 1594 ordinò che fosse chiuso il cantiere e fu venduto tutto il materiale edile, era la seconda volta che accadeva. I lavori ripresero solo nel 1646, l’incarico fu dato a Francesco Martini che completo le volte e costruì la sesta campata, la cosa straordinaria è che nonostante lo stille gotico a quel punto non fu più attuale la struttura lo mantenne quasi inalterato. L’abside fu terminata nel 1656 le volte nel 1658 sempre in quest’anno furono messi in opera i vetri dei finestroni del coro, mentre un anno dopo terminarono i lavori della scalinata dell’altare maggiore. Nel 1662 fu innalzato il ciborio sopra l’altare maggiore e nel 1663 i lavori di edificazione furono dichiarati terminati, erano passati 273 anni dalla posa della prima pietra. La storia della basilica però non termina qui. La facciata, in stile romanico e gotico, non e stata mai terminata, essa misura cinquantuno metri di altezza per sessanta di larghezza e si può dire che e divisa in due parti più il basamento in stile tardo gotico. Il basamento presenta dei rilievi raffiguranti i Santi, opera di più artisti, la fascia inferiore è ricoperta con lastre di marmo mentre quella superiore è di laterizi, ma, non doveva essere così, infatti, anche questa parte, secondo il progetto originale, doveva essere decorata con marmi. Ciò si evince anche dalla forma dei mattoni che presentano un profilo sfaccettato atto a permettere l’ancoraggio del rivestimento di marmo. Interessanti sono i tre portali, quello maggiore fu realizzato, anche se incompiuto, manca la cuspide, da Jacopo della Quercia. Sugli stipiti vi sono formelle che raffigurano storie della genesi, l’architrave è decorato con scene del nuovo testamento e nella lunetta una Madonna col Bambino e i santi Petronio e Ambrogio, i profeti, che sono raffigurati nell’arco centrale, sono di autori diversi. I portali minori, realizzati tra il 1524 e il 1530, sono decorati da formelle di autori vari, sugli stipiti ci sono scene bibliche mentre sugli architravi storie del nuovo testamento. Infine sulla lunetta del portale alla sinistra si può vedere la Resurrezione dei Lombardi mentre su quella di destra Cristo Deposto. Famosi architetti quali: Giacomo Ranuzzi, il Vignola, Baldassarre Peruzzi, Giulio Romano, Domenico Tibaldi e il Palladio, nel 1500 hanno studiato varianti e alternative al progetto della facciata, i loro disegni si possono vedere nel museo della basilica. Il rivestimento marmoreo della facciata è, però, rimasto incompleto, molto probabilmente per due o tre fattori fondamentali: la mancanza di finanziamenti, poi le varie vicende vissute dalla città e infine, ma non ultimo, non si è mai trovato un accordo su come completarla, raccordando lo stile gotico del basamento e il rivestimento rinascimentale di marmo bianco. L’interno… la basilica ha tre navate e sei grandi campate a pianta quadrata di circa diciannove metri di lato, nella navata centrale, e sei mezze campate, a pianta rettangolare, per ciascuna navata laterale. Le navate sono separate da colossali pilastri, con base, realizzati con mattoni a vista, i capitelli sono di arenaria decorati a foglie. Alcuni pilastri presentano dei pannelli decorati con affreschi di Santi. Il presbiterio occupa tutta la sesta campata centrale e parte della quinta, dove vi è il bellissimo ciborio del Vignola. Al termine della navata centrale troviamo l’abside priva di vetrate verticali, tipiche dello stile gotico, sulle pareti laterali ci sono finestroni con vetri policromi, che insieme agli intonaci, formano dei giochi di luce notevoli. Interessante la controfacciata, che altro non è che un monumento sepolcrale in cotto eseguito da Zaccaria Zacchi nel 1526. La basilica di San Petronio ha nel suo interno ventidue cappelle che si aprono sulle navate laterali, undici per ciascuna, tutte conservano delle importanti e interessanti opere di artisti vari. Nella navata di sinistra abbiamo la cappella Bolognini, sicuramente la più importante, la cappella prende il nome dal committente degli affreschi, ma si conosce anche come cappella dei Re Magi, al suo interno vi è un bellissimo e importantissimo ciclo pittorico tardomedievale realizzato fra il 1410 e il 1415. Si può dire che la cappella, progettata da Antonio di Vincenzo, è divisa in tre parti distinte, la parete centrale presenta otto riquadri, a coppie, in cui vi furono raffigurate storie della vita di San Petronio, sulla stessa parete fa bella mostra di se una pala d’altare, di stile gotico, sulla quale sono dipinte figure di Santi e storie de Re Magi, opera del pittore bolognese Iacopo di Paolo. Le storie di San Petronio sono opera di Giovanni da Modena, raffigurano il viaggio in barca del Santo, alla ricerca di reliquie, sia verso Costantinopoli sia il ritorno a Bologna tra la folla che lo acclama. Sulla parete di destra, ancora una volta otto riquadri a coppie, raffiguranti storie dei Re Magi, in questo ciclo furono raffigurati storie dei Re Magi, dai preparativi per la partenza, al seguito della cometa, fino al loro arrivo nella capanna di Betlemme, dove ossequiosi porgono i doni al Bambino, poi, sull’ultimo pannello è rappresentata la partenza per il loro ritorno in patria. Sulla parete di destra, infine, che è divisa in due parti, vi sono gli affreschi più famosi, l’inferno e il paradiso dantesco anche se in realtà non ha gran che in comune con Dante. Ovviamente il paradiso è rappresentato sulla parte superiore della parete, si può vedere, nella parte alta la figura di Dio, racchiusa nella cosiddetta, mandorla mistica, ai suoi piedi vi è Gesù e una colomba bianca che simboleggia lo Spirito Santo. Gesù è raffigurato mentre incorona sua madre Maria. Tante altre figure circondano i personaggi principali, vi sono tutte le gerarchie angeliche: Serafini, Cherubini, Troni, Potestà, Dominazioni, Virtù, Principati, Angeli, Arcangeli, ogn’una con un’insegna per riconoscere il loro grado. Sono infine, raffigurati seduti su dei banchi, mentre tengono con le mani alcuni libri e rotoli come fossero a un concilio, Santi e Sante. Quasi a separare il paradiso dall’inferno è stato posto l’Arcangelo Michele raffigurato con in mano una lunga spada, mentre spinge, con il piede sinistro un diavolo. L’inferno, il riquadro in basso, è letteralmente dominato da un’enorme figura raffigurante Lucifero, qui dipinto di colore marrone scuro, coperto di peli, “Abbellito” da occhi gialli e corna. La cosa particolare è che fu dipinto con tre facce, ma non tutte e tre sul collo, una accanto all’altra. La seconda, infatti, è posta tra le gambe, dove un uomo nomale avrebbe i genitali, nella bocca del primo volto spunta la parte di un corpo che poi fuoriesce da quella della seconda faccia, alcuni studiosi affermano che si tratterebbe di Giuda. Bisogna però ricordare, che altri pensano, che si tratti di due personaggi diversi. La terza faccia più piccola delle altre, è sul fianco sinistro del diavolo, che e saldamente legato con delle catene a una roccia. Intorno a Lucifero sono dipinti i peccatori, che sono divisi in due fasce, una superiore e l’altra inferiore. In quella superiore Giovanni da Modena raffigurò varie categorie di dannati, qui vi è il pittore volle dipingere Maometto, il profeta è rappresentato nudo, riverso al suolo, con il corpo squartato e martoriato da un demone cornuto che lo afferra per la testa e lo lega con dei serpenti, per poi gettarlo negli inferi. Nella fascia inferiore i peccatori sono divisi in sette schiere, una per ogni peccato capitale e cosi vedremo: gli avari che sono trascinati per i capelli, mentre un diavolo versa nella loro bocca dell’oro fuso; i superbi che sono ai piedi di Lucifero, tormentati da serpenti e da demoni; i lussuriosi che sono infilzati in diversi modi dai diavoli; gli invidiosi che sono trafitti da frecce scagliate dai demoni o forati negli occhi da raffi, una sorta di gancio con un’asta, e uncini; i golosi che sono infilzati da spiedi o costretti, dai demoni, a ingoiare cibo a forza; gli iracondi che si mordono e si afferrano tra di loro, a loro volta sono azzannati da lupi sia al corpo sia alla testa; gli accidiosi che sono legati da serpenti. Questa è la cappella, appena descritta, è la più famosa ma, come detto, nella basilica di San Petronio ci sono altre ventuno cappelle che cercheremo di descriverle in maniera breve e concisa. Cappella di Sant’Abbondio, o dei Dieci di Balia, qui, nel 1530, fu incoronato imperatore Carlo V dal papa Clemente VII, qui si trovano gli affreschi di Giovanni da Modena, in cui il pittore raffigurò l’Allegoria della Redenzione e il Trionfo della Chiesa sulla Sinagoga. Cappella di San Petronio, nota anche come cappella Cospi e Aldrovandi, fu progettata da Alfonso Torreggiani per preservare la reliquia del capo di San Petronio. Cappella di Sant’Ivo, o di S. Brigida dei Foscherari qui vi sono le statue di Angelo Piò e i dipinti della Madonna di San Luca con i Santi Emidio e Ivo, quello di Gaetano Gandolfi e ancora l’Apparizione della Vergine a Santa Francesca Romana di Alessandro Tiarini del 1615; caratteristici i due orologi a pendolo posti sul pilastro. Cappella di San Sebastiano o di Vaselli. Cappella di San Vincenzo Ferrer, conosciuta anche come cappella Griffoni, Cospi e Ranuzzi, qui, vi è un’opera moderna, la statua di bronzo del cardinale Giacomo Lercaro opera del maestro Giacomo Manzù del 1954, c’è da dire che qui era conservato il magnifico Polittico Griffoni, quello che si può definire il capolavoro di Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti, purtroppo fatto smembrare, nel 1725, dal cardinale Pompeo Aldrovandi. Cappella di San Giacomo, o anche di Rossi e Baciocchi qui si può vedere, posta sull’altare la Madonna in Trono opera di Lorenzo Costa del 1492, poi una vetrata policroma e il monumento funebre, che né contiene i resti, del principe Felice Baciocchi e di sua moglie Elisa Bonaparte. Cappella di San Rocco, nota anche come cappella Malvezzi Ranuzzi, qui il Parmigianino nel, 1527, dipinse un San Rocco e un donatore. Cappella di San Michele o di Barbazzi e Manzoli qui è conservato un bel dipinto dell’Arcangelo Michele che scaccia il demonio, opera di Donato Creti del 1582. Cappella di Santa Rosalia, nota anche come cappella dei Sedici del Senato, qui può vedere un quadro di Alessandro Tiarini, la Gloria di S. Barbara. Cappella di Santo Bernardino qui ci sono le ante della cassa dell’organo quattrocentesco di Lorenzo da Prato, queste furono dipinte con quattro storie di San Petronio, da Amico Aspertini nel 1531. Passiamo alle cappelle della navata destra. Cappella delle Reliquie, o di Zambeccari, sulla quale è impostato il campanile di Giovanni da Brensa, eretto tra il 1481e il 1495, è alto sessantacinque metri, nella torre campanaria è installato un concerto di quattro campane, di anni differenti e di diversi fonditori, una curiosità, una delle quattro campane è chiamata “La scolara”, poiché annunciava l’inizio delle lezioni all’Archiginnasio. Cappella di San Pietro Martire, conosciuta anche come quella della Società dei Beccari, vi è un’interessante transenna di marmo realizzata, alla fine del 1400, da Francesco di Simone. Cappella di Sant’Antonio da Padova, o dei Saraceni e Cospi, qui si può ammirare la statua del Santo attribuita a Jacopo Sansovino. Cappella del Santissimo Malvezzi Campeggi, completamente rimaneggiata nel XIX secolo. Cappella dell’Immacolata, nota anche come cappella Fantuzzi, contiene particolari decorazioni art nouveau di Achille Casanova. Cappella di San Girolamo o Castelli, sull’altare fa mostra di se un bel San Girolamo attribuito a Lorenzo Costa. Cappella di San Lorenzo, conosciuta anche come cappella Garganelli, Ratta e Pallotti custodisce l’importante Pietà di Amico Aspertini. Cappella della Santa Croce o cappella Rinaldi, qui ci sono affreschi con i Santi opera di Francesco Lola, Giovanni di Pietro Falloppi e Pietro Lianori risalenti al XV secolo, la bellissima vetrata fu realizzata dal frate beato Giacomo da Ulma su disegno di Michele di Matteo. Cappella di Sant’Ambrogio o dei Marsili, contiene un affresco di metà del XV secolo, forse di Vivarini o perlomeno nel suo stile. Cappella di Santa Brigida, conosciuta anche come cappella Pepoli, qui è conservato un polittico di Tommaso Garelli del 1477. Cappella della Madonna della Pace, qui si può ammirare la Madonna in pietra d’Istria di Giovanni Ferabech del 1394, fu tolta dal basamento della facciata e incorniciata da un frontale dipinto da Giacomo Francia, nel 1525. Esaurite le cappelle delle due navate laterali non ci resta che dire due parole sulla Cappella Maggiore, sull’altare un Crocefisso in legni risalente al XV secolo, mentre sul fondo dell’abside vi è un affresco raffigurante la Madonna con San Petronio opera di Marcantonio Franceschini e Luigi Quaini, i quali lavorarono su cartoni originali del Cignani, databile al 1672. Il bel ciborio, dell’altare maggiore, fu edificato, nel 1547, dal Vignola, il grande e magnifico coro ligneo del XV secolo è una preziosa opera di Agostino de’ Marchi. Le meraviglie della basilica di San Petronio non si esauriscono qui, all’interno della chiesa vi è anche una meridiana, o per meglio dire, ne furono costruite due una da Danti e l’altra da Cassini. Tra il 1575 e il 1576 all’interno di San Petronio fu costruita una meridiana da Egnazio Danti, però di quest’opera rimangono, oltre un foglio illustrativo dell’autore, soltanto degli schizzi e delle descrizioni di Giovanni Riccioli. Fu lui che verificò l’orientamento dello gnomone e lo trovò non del tutto esatto, ma nonostante ciò, la meridiana permetteva ugualmente di verificare l’inizio delle stagioni sulla striscia di marmo, dove erano, anche, incisi i segni zodiacali. Nel 1655 si prese la decisione di sostituire la meridiana, poiché dalla relazione di Riccioli si sapeva che essendo la basilica ancora in fase costruttiva, alla fine lo gnomone del Danti avrebbe smesso di funzionare. Ciò accadde quando fu abbattuto il muro di fondo della navata di sinistra. L’incaricato dei lavori fu l’astronomo Giovanni Domenico Cassini, il quale terminò la sua meridiana alla fine del 1657. Fece una cosa meravigliosa ed eccezionale, una meridiana di quasi sessantasette metri, ancor oggi la più grande al mondo, in luogo chiuso. Le sue dimensioni precise sono: La sua lunghezza è di 67,71 metri; Il foro da dove entra la luce, si trova a 27,07 metri dal suolo, altezza gnomonica; il diametro del foro, foro gnomonico, è di 27,07 millimetri, ossia in scala, rispetto all’altezza, di uno a mille; l’intervallo fra i solstizi e di 56 metri. La sua lunghezza corrisponde esattamente alla seicento millesima parte del meridiano terrestre. Con questa meridiana Cassini riuscì anche a misurare l’apparente variazione delle dimensioni del sole con il variare della velocità dello stesso e con tutto ciò che ne consegue… ma questo è un argomento di astrofisica, se a qualcuno interessa, può eseguire una ricerca sia in internet sia su dei testi specifici. Che altro si può aggiungere sennonché questa meridiana ancor oggi misura con precisione, quasi perfetta, il variare delle ore, dei minuti, delle stagioni, dei solstizi, e il mezzogiorno locale. Non si può tralasciare di accennare ai due importanti organi della basilica. Ai due lati dell’altare maggiore, sopra delle apposite cantorie, si trovano i due organi a canne della basilica, tra i più antichi in Italia, Il più vecchio è quello situato sul lato destro del presbiterio, fu realizzato tra il 1471 e il 1475 da Lorenzo di Giacomo da Prato, un capolavoro di perfezione e di bellezza, quello sul lato opposto, fu costruito nel 1596, da Baldassarre Malamini. Col trascorrere dei secoli entrambi gli strumenti hanno subito restauri e modifiche. All’interno della basilica di San Petronio si conservano le cosiddette “Quattro Croci” che, secondo la credenza popolare, furono poste, su antiche colonne di epoca romana, da Sant’Ambrogio, oppure da San Petronio, furono appese appena fuori dalle porte della prima cerchia di mura, come spirituale tutela della città. Le croci che sono oggi conservate nella chiesa, non sono coeve ai due Santi, ma furono “Rinnovate” tra il X e il XII secolo. Vicino l’ingresso, alla sinistra, si trova la Croce dei Santi Apostoli ed Evangelisti, di fronte vi è la Croce dei Santi Martiri, sopra la quale vi è una lapide di marmo, in corrispondenza dell’Altare Maggiore c’è la Croce delle Sante Vergini, di fronte ad essa, la Croce di tutti i Santi. Infine all’interno della basilica di San Petronio è allestito l’archivio storico che contiene tutti i documenti inerenti alla costruzione della basilica, tra libri contabili, regolamenti… e fonti d’introito, si contano ben 724 pezzi. La basilica, voluta e compiuta dal libero Comune di Bologna, è un riferimento storico e artistico di notevole valore, fu trasferita alla diocesi solo nel 1929 e consacrata nel 1954, dal 2000 conserva le reliquie del Santo Patrono, che erano nella basilica di Santo Stefano.

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