Atlantide, la civiltà perduta. Solo un mito o una storia di un passato remoto?

by / lunedì, 19 Dicembre 2016 / Published in Il blog, Miti e Leggende

Atlantide dal Greco: ” Ἀτλαντὶς νῆσος”, “Isola di Atlante”, se si vuol parlare di questa leggenda, non si può che partire da Platone che fu il primo a menzionarla, nel IV secolo a.C., nel Timeo, dove si racconta di un confronto tra Socrate, Timeo, Ermocrate e Crizia, che avvenne ad Atene nel 421 a.C., così è riportato dal filosofo, la storia è ripresa poi, in maniera più dettagliata nel Crizia, un dialogo successivo. Platone ci racconta che il nome dell’isola e strettamente legato a quello di Atlante, figlio di Poseidone, governatore di tutto l’oceano Atlantico e primo re dell’isola. Sempre secondo il racconto del filosofo, Atlantide era una potenza navale situata oltre le cosiddette “Colonne d’Ercole”. Gli abitanti dell’isola sarebbero riusciti a conquistare, all’incirca nel 9600 a.C., una buona parte dell’africa e dell’Europa occidentale per poi essere distrutti, in una sola notte, da Poseidone, che fece sprofondare l’isola nel mare dopo che gli Atlantidei fallirono l’occupazione di Atene. La storia di Atlantide nasce nei dialoghi di Platone ed è adeguata a essi, di conseguenza gli storici la vedono come una leggenda ideata dal filosofo greco per spiegare e illustrare i propri pensieri riguardanti la politica. Alcuni studiosi pensano che Platone abbia tratto ispirazione da eventi passati, quali la guerra di Troia o l’eruzione del vulcano di Thera, più nota come isola di Santorini; altri invece credono che l’ispirazione al filosofo greco venisse da accadimenti più o meno contemporanei a lui, come la distruzione di Elice nel 373 a.C. o il tentativo infausto, tra il 415 a.C. e 413 a.C., di Atene di invadere la Sicilia. “Davanti a quella foce che viene chiamata, come dite, Colonne d’Eracle, c’era un’isola. Tale isola, poi, era più grande della Libia e dell’Asia messe insieme, e a coloro che procedevano da essa si offriva un passaggio alle altre isole, e dalle isole a tutto il continente che stava dalla parte opposta, intorno a quello che è veramente mare… In tempi successivi, però essendosi verificati terribili terremoti e diluvi, nel corso di un giorno e di una notte, tutto il complesso dei vostri guerrieri di colpo sprofondò sotto terra, e l’Isola di Atlantide, allo stesso modo sommersa dal mare, scomparve.” Traduzione dal Timeo di Platone. Platone quindi pone Atlantide di là dello stretto di Gibilterra e benché il racconto del filoso sarebbe stato ritenuto non corrispondente alla realtà dal suo stesso allievo Aristotele, alcuni studiosi, ben pochi in verità, lo considerarono un fatto storico, iniziarono così, fin dall’antichità, discussioni che non sono ancor oggi assopite. In breve, nell’antichità classica l’esistenza di Atlantide fu discussa, ma per lo più negata, a volte anche derisa e parodiata; nel medioevo queste storie furono pressoché ignorate. E’ nel rinascimento che questo mito torna in auge con opere fantasiose e più o meno utopiche come “La nuova Atlantide” di Bacone; in età moderna questa ipotetica civiltà perduta in un remoto passato, ha ispirato e ispira la letteratura fantasy e fantascientifica, a questo tema sono stati dedicati, libri, fumetti, videogiochi, film e altro ancora. Cerchiamo, però, di capire un po’ di più di ciò che Platone scrive e quanto, eventualmente, questi racconti servissero soltanto a esprimere il profondo pensiero politico del filosofo. Platone nei dialoghi, sia nel Timeo sia nel Crizia, fa parlare quattro personaggi, due sono filosofi Socrate e Timeo, gli altri due sono politici, Ermocrate e Crizia. Il dialogo inizia con Socrate che s’interroga su quale sia la società perfetta, chiedendosi e chiedendo agli altri interlocutori, se esiste una storia che esemplifichi tale società. Risponde Crizia richiamando alla mente un racconto storico, che, secondo lui, costituisce l’esempio perfetto, descrive così Atlantide ma, nel suo racconto la società perfetta sembra essere quella dell’antica Atene e poiché Atlantide tentò di conquistare la città perfetta, rappresenterebbe, se così si può dire, “L’anti perfezione”. La descrizione di Crizia prosegue spiegando che anche gli Dei decisero di dividersi la terra in modo che ogn’uno avesse la propria parte, Poseidone desiderava e ottenne l’isola di Atlantide. Sempre Crizia la descrive come un’isola più grande dell’unione dell’antica Libia, il Nord Africa, e dell’Asia Minore, l’Anatolia ma, poi l’isola affondò in seguito ad un terremoto, trasformandosi in un banco di fango, non solo del tutto impraticabile ma, che impediva anche i viaggi in qualsiasi parte dell’oceano. Ovviamente quello che è descritto è in realtà è il pensiero di Platone che descrive Atlantide, come un’isola, nella parte settentrionale e lungo la costa, prevalentemente montuosa, dice il filosofo: “… Mentre tutt’intorno alla città vi era una pianura, che abbracciava la città ed era essa stessa circondata da monti che discendevano fino al mare, piana e uniforme, tutta allungata, lunga tremila stadi sui due lati e al centro duemila stadi dal mare fin giù…. a una distanza di circa cinquanta stadi, c’era un monte, di modeste dimensioni da ogni lato… L’isola, nella quale si trovava la dimora dei re, aveva un diametro di cinque stadi”. Uno stadio corrisponde a circa cento ottantacinque metri. In seguito, nel Crizia, Platone descrive in maniera dettagliata la geopolitica di Atlantide, prima di tutto colloca le vicende a novemila anni prima dell’epoca che sta vivendo lui, quindi a conti fatti, circa undicimila e quattrocentocinquanta anni fa, decennio in più o in meno, periodo ben lontano nella storia. Nel dialogo chi narra le vicende è sempre Crizia che racconta dell’amore che sboccio tra Poseidone e Clito, una leggiadra fanciulla dell’isola, il Dio rese la collina, in cui viveva, rigogliosa e lussureggiante, fece scaturire due fonti d’acqua, una calda e una fredda, per tutte le esigenze ma, la rese inaccessibile agli altri abitanti dell’isola. Da quest’amore tra Poseidone e Clito, che fu molto intenso, nacquero dieci figli, per questa ragione l’isola fu divisa in dieci zone ognuna delle quali era destinata a essere governata dai figli di Poseidone e dai loro discendenti. Ognuno dei dieci re governava la propria regione di competenza, tutti erano tenuti a rispettare le regole previste da Poseidone, il Dio le incise su una lastra di “Oricalco” e la dispose al centro dell’isola. Le decisioni che riguardavano tutti erano prese attorno a questa lastra seguendo un rituale ben preciso che Crizia, o meglio Platone, ci racconta in maniera dettagliata. Tale rituale prevedeva una caccia al toro, armati solo di bastoni e un brindisi sacrificale con il sangue dell’animale ucciso, a questo facevano seguito un giuramento e una preghiera. La monarchia divenne sempre più ricca e potente, in seguito Il primo figlio di Poseidone, Atlante, divenne governatore dell’impero. L’isola era ricca, oltre che di prodotti e beni, di porti, di palazzi reali, e di templi. Il Tempio più bello e importante sorgeva al centro della città era il santuario di Poseidone e Clito, rivestito di argento all’esterno, mentre l’interno era coperto di oricalco, oro e avorio. L’oricalco sarebbe un metallo leggendario di colore rossastro, che era estratto ad Atlantide e che era considerato secondo, per valore, soltanto all’oro. Platone continua la descrizione, sempre con il racconto di Crizia, specificando che al centro del santuario era posta una statua d’oro di Poseidone sul suo cocchio di destrieri alati, che arrivava a toccare la volta del tempio. Per varie generazioni tutto filò liscio e tranquillo finché i governanti e gli abitanti dell’isola non divennero preda dell’avidità, guadagnandosi così l’ira di Zeus e degli altri Dei, e Atlantide scomparve sommersa dalle acque dell’oceano. Tutto ciò è frutto solo della fantasia di Platone? Non è facile trovare una risposta, non ci sono riusciti tanti studiosi che si sono cimentanti in queste osservazioni, nei secoli passati, ricerche che tuttora continuano per trovare una risposta al quesito primario: Atlantide è esistita o no? Forse le notizie che Platone fornisce provengono dalla tradizione greca o da quella minoica di Creta e Santorini, può darsi che il filosofo riporta alcune memorie di racconti Egiziani o quelle di fonti ormai perdute nei secoli, se così fosse è anche presumibile che il tutto sia stato reinterpretato. Una sola cosa è certa non esiste nessun riferimento antico, storico o letterario, indipendente dai dialoghi di Platone. Alcuni autori antichi, se pur pochi, credevano che la storia raccontata da Platone fosse reale, altri pensarono che fosse frutto della fantasia del filosofo e che, tuttalpiù, avesse usato, quel il mito, come metafora per far capire le sue idee politiche e mostrare quale fosse, per lui, lo stato ideale. Sia Atene primordiale sia Atlantide sono rappresentate come modello divino per poi divenire corrotte e decadenti fino alla distruzione totale della seconda per la cupidigia dell’uomo. Del resto come già accennato prima lo stesso Aristotele, uno dei più importanti discepoli di Platone, sembra che affermò, riguardo ad Atlantide la frase: “L’uomo che l’ha sognata, l’ha anche fatta scomparire.” Comunque il mito di Atlantide aprì molti dibattiti nell’antichità, filosofi e storici si ritrovarono a discutere dell’esistenza o meno di questa mitica isola, Diodoro Siculo, nel I secolo a.C., trovando in seguito quasi piena conferma da Plinio il Vecchio nel I secolo d.C., poneva la capitale di Atlantide a Kerne, un avamposto cartaginese, sulla costa atlantica dell’Africa. E’ in epoca moderna che il mito di Atlantide esplode, ispirando numerosi scrittori dal rinascimento ai nostri giorni. Francesco Bacone nel 1627 scrive “La nuova Atlantide” in cui descrive una località, che definisce Bensaleme, e la sua utopica società. Pone questo luogo al largo della costa occidentale americana e fa raccontare a un personaggio del libro che la sua popolazione proveniva da Atlantide, descrivendo la storia similmente a quella narrata da Platone. Olaus Rudbeck, uno scienziato Svedese, scrisse, tra il 1679 e il 1702, un trattato molto lungo e a suo dire esaustivo, dove afferma che Atlantide non era altro che la sua patria e che rappresentava la culla della civiltà, non contento di ciò, aggiunse che è dallo svedese che discende il latino e l’ebraico essendo, la sua, la lingua parlata da Adamo. A metà dell’ottocento vari studiosi dell’America latina presentarono l’ipotesi che Atlantide era da collegare alla cultura Maja e alla civiltà Azteca. I racconti e gli studi continuarono ad andare avanti tanto che alla fine dell’ottocento presero corpo altre storie di civiltà perdute quali quelle di:

Mu (Vedi l’articolo dedicato). 

Lemuria (Vedi l’articolo dedicato).

Helena Blavatsky scrisse, nel 1888 “La dottrina segreta”, nel suo libro descrive gli abitanti di Atlantide, al contrario di Platone, come un popolo dedito alla cultura, “Eroi culturali”, quelli che lei definisce la “Quarta razza radicale” da cui si evolse la “Razza Ariana”. Anche nel XX secolo non sono mancati i racconti, le citazioni e gli studi su questo continente perduto, Il fantasioso “Sensitivo” americano, Edgar Cayce, nel 1923, “Percepì” l’esistenza di Atlantide e la collocò nei Caraibi. Affermò che si trattava di un’antica civiltà molto evoluta, ma ormai sommersa, dotata di navi e aerei, sempre secondo il sensitivo, traeva l’energia che gli occorreva da un cristallo di forma misteriosa, infine fece la predizione che alla fine degli anni sessanta alcune parti di Atlantide sarebbero riemerse. In Germania i teorici del nazismo furono attratti dal concetto dell’esistenza di Atlantide, ovviamente per i loro scopi di e cioè quelli di provare la superiorità razziale. Horbiger era convinto che la caduta di corpi celesti rendessero, la Terra, soggetta a cataclismi periodici e che la cattura del nostro pianeta del proprio satellite, la Luna, avrebbe provocato la scomparsa di Atlantide e di Lemuria. Le sue teorie andavano ben oltre, secondo le sue convinzioni i periodi di avvicinamento dei corpi celesti alla Terra, avrebbero, per la diminuzione della gravità, permesso la nascita delle stirpi di giganti di cui le mitologie di vari paesi narrano. Alfred Rosenberg, nel 1930 e sempre per fini propagandistici, parlò di una razza dominante “Nordico Atlantiana” o, guarda caso, “Ariano nordica“. Ciò non bastò all’alto ufficiale del Terzo Reich Heinrich Himmler, il quale organizzò, nel 1938 una ricerca in Tibet allo scopo di trovare le spoglie degli Atlantidei, ovviamente bianchi. Le varie teorie hanno posto Atlantide in tutte le parti del mondo, dall’America del nord a quella del sud, dall’Europa all’India e nel mediterraneo. Le ipotesi più recenti, ovviamente fatte da chi vuole dimostrare l’esistenza di questo continente perduto, collocano questa mitica isola nel mediterraneo. Qualcuno ha ipotizzato che Platone, probabilmente, trovò ispirazione per i suoi racconti dai terremoti e maremoti che nel 373 a.C., avevano distrutto e sommerso le isole di Elice, Bura e Atalante, quest’ultima era vicina Locri in Calabria. C’è chi ha identificato nell’isola di Cipro i resti di questo mitico continente. Altri studiosi hanno rilevato somiglianze con il racconto di Omero sulla guerra di Troia, sono state sviluppate tesi secondo le quali, le vicende raccontate de Platone furono soltanto quelle della guerra di Troia narrate da un punto di vista egiziano. Le teorie sono tante e veleggiando portano a dire che Atlantide non era altro che la Sardegna e la “Mitica” civiltà nuragica e che in seguito avrebbe dato origine alla civiltà Etrusca, le ipotesi continuano a volteggiare per toccare il promontorio dell’Argentario, parte restante del continente di Atlantide, che in qualche modo era collegato con il Perù, ipotesi che scaturisce dal ritrovamento di alcune statue simili in Italia e in Sud America. Una teoria è piuttosto interessante, anche se singolare, perlomeno potrebbe essere veritiera anche se non provata. Nella prima metà del novecento alcuni studiosi sostennero che il mito di Atlantide deriva da una memoria che si è deformata e ingigantita, col trascorrere del tempo, questi ricercatori si convinsero che questo mito è riferibile alla civiltà Minoica e alla sua fine, che avvenne intorno al 1450 a.C. in circostanze non del tutto chiare. La civiltà Cretese dell’Età del Bronzo, probabilmente, ebbe fine con l’esplosione del vulcano dell’isola di Tera o Thera, l’odierna Santorini, che provocò il parziale affondamento dell’isola, giganteschi terremoti e tsunami. Studi più o meno recenti hanno stabilito che le onde, alte trenta metri, distrussero tutti gli insediamenti lungo le coste dell’Egeo su cui le ceneri, fuoriuscite dall’esplosione vulcanica, ricaddero pochissimi giorni dopo. Tuttavia alcuni storici ritengono che Platone non potesse far riferimento all’esplosione del vulcano di Thera poiché mille anni sono troppi per mantenere un ricordo preciso di un evento, per quanto catastrofico possa essere stato. Poi, essendo la teoria della deriva dei continenti universalmente accettata, nel corso degli anni sessanta le teorie sul continente perduto persero di popolarità e fu accettata sempre di più la natura del tutto immaginaria dei racconti di Platone, come del resto fin da subito affermò Aristotele importante discepolo del filosofo. Del resto è possibile che il filosofo creò il racconto di Atlantide a scopo illustrativo ed esplicativo, parlandone come se il tutto corrispondesse alla realtà. Si tratta di una forma di narrativa che Platone usò, in più di una circostanza, per raggiungere i suoi scopi. In conclusione Atlantide è solo una fantasia, un’utopia o una, se pur ingigantita nel tempo, realtà? Una risposta certa non arriverà mai, prove tangibili non ci sono e non ci possono essere, certo è che Platone è riuscito, con i suoi racconti, a coinvolgere, nei secoli, l’immaginazione, la creatività e l’inventiva degli studiosi, degli storici, degli scrittori e di diversi soggetti.

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