Angkor, il sito archeologico che rappresenta il cuore dell’Impero Khmer.

by / sabato, 27 aprile 2019 / Published in Archeologia, Archeologia1, Archeologia2, Il blog, Popoli e Civiltà, Viaggiare

Facciamo un viaggetto in un sito molto particolare, in una regione altrettanto straordinaria, lontano da casa nostra, ma non per questo poco interessante, anzi… La lettura che state affrontando è piuttosto lunga e con sorpresa finale, ma potete usufruirne affrontandola in più volte e in più giorni, tanto l’articolo sarà sempre qui ad aspettarvi.

Stiamo parlando della Cambogia, della sua millenaria storia e in particolare di Angkor che tra il IX e il XV secolo fu la capitale del potentissimo Impero Khmer, nonché il suo centro religioso e politico, da non confondersi, però, con i Khmer rossi che fanno parte della storia del secolo appena passato e autori d’imprese di tutt’altro tipo. Angkor, quindi, non è solo un centro storico e archeologico, ma fu il cuore dell’Impero Khmer, che nel suo periodo d’oro, che durò per oltre cinquecento anni, fu una delle più grandi potenze del sud est asiatico. Il territorio comprendeva l’attuale Tailandia, il Laos e il Vietnam meridionale. La città fu fondata da un principe, Jayavarman II, il quale tornò in patria dopo un periodo vissuto in Indonesia, o meglio in quello che all’epoca era il regno di Giava. Da quel regno importò arte e cultura, a questo principe successe una lunga dinastia d’imperatori, i quali, col trascorrere del tempo, estesero la città e fecero edificare numerosi edifici e templi. Si tratta di un’ampia area archeologica posta in altrettanto vasta pianura alluvionale che va dal lago Tonle Sap fino al massiccio del Phnom Kulen, l’accesso più vicino e quello della città Siem Reap, che si è sviluppata in base alla riscoperta e al flusso turistico dell’area. Come si diceva, l’area è molto vasta, basta dire che i templi più famosi, o meglio quelli più visitati si sviluppano per oltre quindici chilometri quadrati, nel 1994 e stato istituito parco archeologico di Angkor, che ha un’estensione do oltre quattrocento chilometri quadrati il quale è comprensivo di siti abbastanza lontani ad Angkor, inoltre studi recenti hanno individuato, anche se a bassa concentrazione, edifici per oltre mille chilometri quadrati, anche se intervallati da campi di riso. Va dunque precisato che Angkor, che vuol dire, semplicemente città, e un’ampia area in cui furono costruiti templi, palazzi reali, a seconda del sovrano, alcune volte l’area delimitata da mura, che comprendevano la residenza del sovrano era elevata a capitale dell’impero, come nel caso di Angkor Thom. Quando parleremo di distanze, quindi, il nostro riferimento sarà sempre Siem Reap. Facciamo ora un accenno alla storia di questi luoghi, una storia molto lunga, nei territori della Cambogia è stata accertata la presenza umana fin dalla preistoria. Pietre e quarzi lavorati appartenenti al periodo Acheuleano sono stati rinvenuti lungo il Mekong, nell’Olocene, con la fine della glaciazione il mare s’innalzò di oltre centro metri e alcuni abitanti si spostarono per colonizzare altri territori, spingendosi fino all’Australia. Ovviamente la zona fu abitata nel Neolitico, anche se non vi sono tracce, di agricoltura e allevamento animale, quindi si trattava di popolazioni che si limitavano alla raccolta e alla caccia. Nel III millennio a.C. cominciarono penetrazioni di popolazioni asiatiche, le quali importarono la coltivazione del riso e si mescolarono con quelle locali, costituendo il primo nucleo khmer. Vi sono presenze preistoriche anche ad Angkor, anche se non ancora non ben definite, passa così l’età del bronzo. Durante l’età del ferro si svilupparono: il commercio marittimo, lungo le rotte che univano India e Cina; i processi sociopolitici, nelle zone più interne come Angkor, fecero sviluppare la produzione artigianale; furono costruiti magazzini e cinte difensive. Gli studiosi hanno trovato, nelle sepolture, prove dell’aumento del benessere generale con più disponibilità di cibo e più in generale della ricchezza della zona. Del periodo protostorico non vi sono fonti scritte locali ma solo riferimenti delle civiltà confinanti, mentre nei primi anni del 600 d.C. compaiono le prime iscrizioni, su pietra, Khmer. Giungiamo così all’802 d.C. anno in cui fu fissata, dagli studiosi, la nascita dell’impero Khmer, quando il principe Jayavarman II intraprese, attraverso guerre e matrimoni, una campagna di unificazione delle popolazioni del territorio, proclamandosi, infine, sovrano universale. Per i curiosi il termine esatto è Chakravartin che tradotto letteralmente, traduzione trovata su internet, dovrebbe significare: ”Re le cui ruote del carro sono inarrestabili”. Sembra che il principe fissò la capitale dapprima ad Amarendrapura, luogo non ben definito, per poi portarla a Hariharalaya, l’odierna Roluos, a meno di quindici chilometri da Angkor, in questa città il re morì nell’835. La capitale rimase a Hariharalaya, fino all’889 quando salì al trono, dopo una violenta lotta, Yasovarman I il quale portò la capitale ad Angkor. Qui fece costruire dei santuari ed edificare il proprio tempio, inoltre fece realizzare il primo bacino idrico di Angkor, il Baray Orientale. Non esistendo chiare regole di successione diretta da padre in figlio, spesso la salita al trono di un re avveniva tra grandi dispute e a volte a seguito di guerre civili. Per tale situazione, gli storici hanno trovato grandi difficoltà per ricostruire la cronologia degli avvicendamenti al trono. Dopo un decennio di guerre civili salì al trono, nel 1010, Suryavarman I, esponente di una nuova dinastia, ma di antica stirpe, il quale per celebrare la sua salita al potere fece realizzare grandi opere architettoniche sia nella capitale, Angkor, sia nel resto dell’impero. Ampliò i complessi architettonici di Preah Vihear e Wat Phu, oggi appartenenti al Laos, sembra inoltre che diede inizio alle opere di quello che poi sarà il grande complesso Preah Khan, “La spada sacra”, distante circa cento chilometri dalla capitale. Ad Angkor fece costruire un mastodontico palazzo reale, oggi ne rimangono sole alcune parti delle fondamenta, poiché per l’edificazione furono usati legno e altri materiali deperibili. La grandiosità del palazzo la si può misurare dai resti delle mura laterali, le quali circondano un’area di seicento metri per circa duecentocinquanta metri, per questa costruzione fu usata la laterite, una roccia eruttiva di colore rossastro molto ricche di ferro e alluminio, inoltre diede il via ai lavori del Baray Occidentale. Una precisazione: il Baray e una sorta di bacino idrico artificiale. Sembrerebbe, quindi un periodo di pace e sviluppo, man non fu privo di guerre, che portarono a espandere l’impero fino a giungere nei territori che oggi sono del Laos e della Tailandia. A questo re successe, un sovrano dal nome impronunciabile, Udayadityavarman II il quale fece completare il Baray Occidentale e nel suo centro fece edificare il Mebon Occidentale e il grande Baphuon. Dopo l’ennesima disputa salì al trono, nel 1113 Suryavarman II, il quale apportò notevoli cambiamenti sociali, centralizzò ancor di più i poteri al sovrano, cioè a se stesso, promosse il Buddismo Mahayana e riprese una politica espansionistica allargando i confini dell’impero verso est e nord, quindi le guerre, continuavano. C’è da dire che durante il regno di Suryavarman II, l’arte raggiunse il massimo dell’espressione khmer nell’edificazione bel più famoso monumento della zona: Angkor Wat, letteralmente traducibile come tempio della città. La sua costruzione iniziò nel 1113 e terminò nel 1150, dopo la morte del sovrano, qualcuno ha formulato l’ipotesi che fu usato anche come suo mausoleo. Tanto per cambiare, dopo la dipartita di questo re, iniziò un periodo molto difficoltoso e pieno di dispute tanto da avere, come conseguenza, una serie di re che tennero in mano il regno per periodi molto brevi. Questo finché Jayavarman VII non fu acclamato re, questo sovrano fece erigere Preah Khan o perlomeno ne fece continuare e completare la costruzione, sembra che fu residenza reale e capitale dell’impero finché non terminò la costruzione di Angkor Thom, tutti questi monumenti li analizzeremo più avanti. Si deve, però, dire che Angkor Thom è l’ultima capitale edificata ad Angkor, fu edificata tra il XII e il XIII secolo ed era imponente, le sue mura, sempre di laterite, formavano un quadrato di quasi tre chilometri di lato circondato da un fossato largo cento metri. Le mura erano alte otto metri e nell’area, di circa nove chilometri quadrati che esse formavano, vivevano il sovrano, i funzionari del governo, l’élite religiosa e militare, mentre la popolazione viveva al di fuori. Jayavarman VII fece costruire ponti, strade, un Baray, una serie di templi, dedicati ai propri progenitori divinizzati. Fece edificare il famoso Bayon, così come lo chiamarono i Francesi, o meglio il Madhyadri, definito “Tempio Montagna”, pensato dal sovrano come centro ideale della nuova capitale, con le sue torri quadrate. Il re professava il Buddhismo Mahayana e poiché lui era il capo assoluto, lo impose come religione di Stato e volle identificare il sovrano nella figura di Lokesvara, ossia il “Signore del mondo che viene dal cielo”. Dopo questo sovrano le nuove edificazioni subirono un grande rallentamento, in pratica i re che vennero dopo si limitarono a modifiche e ampliamenti di ciò che già esisteva. L’ultima costruzione documentata risale al 1295, si tratta di un tempio conosciuto come Mangalartha. C’è però da aggiungere che Jayavarman VIII, riportò lo Shivaismo come religione di stato, quindi l’ultimo tempio costruito fu dedicato a tale religione, mentre nel XIV secolo il Buddhismo Theravada divenne la religione ufficiale, tuttora è quella più professata in Cambogia. L’ultimo re, dal nome impronunciabile e impossibile da ricordare, salì al trono nel 1327 o meglio l’ultimo sovrano documentato, il declino di Angkor è certo ma non del tutto chiaro, forse a seguito di grave saccheggio avvenuto dopo un lungo assedio nel 1431. Forse per motivi economici, dall’aumento del commercio con la Cina del periodo Ming, scaturì la necessità di facilitare e migliorare i collegamenti con le zone costiere e, di conseguenza, il centro politico ed economico del regno si spostò nella zona dell’attuale capitale Phnom Penh. Forse lo spopolamento avvenne per alcuni disastri ambientali, nella zona avvennero variazioni climatiche proprio tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo. Fatto sta, che il modello religioso, politico ed economico di Angkor, compresa la superiorità della casta sacerdotale induista, fu sostituito da nuove forme di organizzazione sociale ed economica. Bisogna poi aggiungere che Angkor era in una zona non ben difendibile dalle invasioni Thai, ciò, sicuramente, contribuì all’abbandono della zona, invasioni Thai e contrattacchi khmer, durarono fino alla seconda metà del XVI secolo. Tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XIX secolo Angkor non fu ignorata, ma ebbe vari visitatori che sulla città nascosta dalla giungla fecero le più fantasiose disparate ipotesi, qualcuno galoppando libero con la fantasia arrivò ad attribuire le costruzioni ad Alessandro Magno, altri, sempre in maniera fantascientifica, all’Imperatore Romano Traiano. I primi studi seri, con relativi resoconti, furono della metà del XIX secolo, esplorazioni organizzate di studiosi Francesi, Inglesi e Statunitensi portarono a tutti la conoscenza di una città abbandonata e nascosta nella giungla. Si deve, però, precisare che Angkor Wat, il monastero buddista in realtà non fu mai abbandonato, era oggetto di pellegrinaggio e visitato da Portoghesi e Spagnoli. Solo sul finire del XIX secolo fu chiaro, a seguito di rilievi archeologici e interpretazioni d’iscrizioni, che i monumenti erano sicuramente opera dei khmer e che i primi furono edificati dopo il IX secolo. Durante la dominazione francese della Cambogia, furono compiuti, nella zona, vari studi e ricerche, in qualche modo si può dire che iniziarono anche i restauri, anche se, si trattava solo di opere di pulitura di alcuni monumenti. I restauri veri e propri iniziarono dopo il 1920, anche perché il turismo, nella zona di Angkor aumentò notevolmente, in seguito furono compiuti anche rilievi aerei che fecero trovare le vestigia di grandi opere non ben visibili dal basso essendo nascosti dalla vegetazione. Dopo la seconda guerra mondiale e l’occupazione Giapponese, ricominciarono gli studi archeologici della zona, che subirono, però di nuovo un rallentamento durante la guerra civile, Il sito fu parzialmente minato dai khmer rossi, ma non danneggiarono i monumenti, forse perché quelle vestigia furono considerate simbolo della “Grandezza Khmer”. I primi archeologi a tornare sul posto furono indiani ma siamo già agli inizi bel 1980, però i veri e propri lavori di restauro, di esplorazione e di studi approfonditi iniziarono solo dopo il ritiro delle truppe vietnamite, siamo già nel 1989. Solo nel 1995, fu emesso un decreto reale che, di fatto, costituiva l’Authority for the Protection and Management of Angkor and the Region of Siem Reap, un ente cioè che aveva giurisdizione sul parco archeologico. Da lì in poi sono state compiute ricerche con tecnologie al passo con l’evoluzione scientifica, tra cui un’esplorazione radar dallo Space Shuttle. Purtroppo le varie vicissitudini politiche della Cambogia e la povertà della popolazione hanno favorito il traffico clandestino dei reperti, quindi molte statue, bassorilievi e manufatti vari sono ormai dispersi chissà dove, la maggior parte dovrebbero essere in Tailandia. Si fece anche una campagna di recupero delle opere trafugate che ebbe un discreto successo, tutto ciò che e stato ritrovato è ora esposto nel Museo Nazionale di Cambogia. Un cenno sulla religione: ad Angkor risalta subito la presenza contemporanea di templi induisti e buddisti, infatti, nell’impero khmer vi fu tolleranza per diversi credi, alcuni sovrani furono di culto buddista, anche se, lo Shivaismo fu religione di stato per gran parte della sua storia del regno. Yasovarman I, il principe che pensò e fondò Angkor, fece costruire templi dedicati a Buddha e altri consacrati a Vishnu e Siva. I khmer costruirono le abitazioni, gli edifici pubblici e il palazzo reale in materiali deperibili, fondamentalmente legno, ovviamente ne sono sopravvissuti solo pochi resti. Va inoltre precisato che i templi non erano edificati per accogliere le persone che professavano quel determinato culto, ma erano fatti edificare da re o aristocratici per avere meriti spirituali ed erano destinati a dimora degli Dei cui erano dedicati. Spesso, quindi, un singolo tempio ospitava vari santuari secondari e molteplici raffigurazioni divine, alcune volte aggiunte col trascorrere del tempo. Lo studio degli stili architettonici di Angkor fu molto laborioso e alla fine lo stile fu identificato col nome del tempio che principalmente lo identifica e da cui fu dedotto il periodo storico. Gli stili in questione, tanto per completezza, sono: Preah Ko, compreso tra l’877 e l’886; Bakheng, compreso tra l’889 e il 923; Koh Ker, compreso tra il 921e il 944; Pre Rup, compreso tra il 944 e il 968; Banteay Srei, compreso tra il 967 e il 1000; Khleang, compreso tra il 968 e il 1010; Baphuon, compreso tra il 1050 e il 1080; classico o Angkor Wat, compreso tra il 1080 e il 1175; barocco o Bayon; compreso tra 1181 e il 1243; post Bayon compreso tra il 1243 e il 1431. I templi più antichi di Angkor furono costruiti di mattoni, a volte direttamente lavorati sul posto, ma spesso ricoperti di stucco, e dipinti con vivaci colori. Mentre l’arenaria era utilizzata per le sculture e i fregi degli edifici importanti. Dalla fine del X secolo alcuni templi furono edificati interamente in arenaria, mentre la laterite era utilizzata per basamenti, per elementi interni di sostegno e per mura di recinzione. Ceramica e terracotta erano utilizzate per le tegole, furono usate anche lastre di metallo come copertura di alcuni tetti o per rivestimento di pareti. L’area di Angkor comprende svariate costruzioni, se avrete voglia e pazienza di leggere, saranno descritti alcuni particolari interessanti delle seguenti opere: Ak Yum; Angkor Thom; Angkor Wat; Bakong; Baksei Chamkrong; Banteay Kdei; Banteay Samré; Banteay Srei; Baphuon; Baray Occidentale; Baray Orientale; Bayon; Chau Say Tevoda; i due Khleang; Kbal Spean; Krol Ko; Lolei; Mebon Occidentale; Mebon Orientale; Neak Pean; Phimeanakas; Phnom Bakheng; Phnom Bok; Phnom Krom; Prasat Kravan; Pre Rup; Preah Khan; Preah Ko; Preah Palilay; Preah Pithu; Spean Thma; Srah Srang; Ta Keo; Ta Prohm; Ta Som; Terrazza degli elefanti; Terrazza del re lebbroso; Thommanon.

Ak Yum.

Si tratta di un tempio, di cui rimane molto poco, ma è di notevole importanza storica, in fatti gli studiosi sembrano essere d’accordo che molto probabilmente fu il primo “Tempio montagna“, vero e proprio, nella zona di Angkor, è stata elaborata l’ipotesi che questo sia stato il tempio di Stato di Amarendrapura, una delle capitali fissate da Jayavarman II, durante i suoi viaggi. Gli archeologi fanno risalire la sua costruzione ai primi anni del VII secolo, ma sicuramente fu rimaneggiato più volte, la sua architettura segna il passaggio dai templi con una sola torre di mattoni a quelli montagna. La base del tempio era formata da una piramide a tre livelli, il primo era un terrapieno largo cento metri e alto più di due metri e cinquanta centimetri, mentre erano di mattoni sia il secondo sia il terzo. In cima vi erano cinque torri, disposte quattro secondarie disposte sui vertici di un ipotetico quadrato e una centrale più grande e rappresentante il santuario principale. Altre sei torri, più piccole, erano intercalate a coppie con quelle dei vertici tranne che sul lato est della struttura. L’architrave era decorata con medaglioni e motivi floreali, sul terzo livello fu trovata un’entrata che porta a una camera sotterranea a circa dodici metri profondità posta sotto il pavimento della torre centrale, nel suo interno sono state trovate due foglie d’oro, decorate con elefanti e una statua di un uomo quasi ad altezza naturale, è stato ipotizzato che tale camera fosse utilizzata per conservare le offerte votive. Questo tempio fu parzialmente sepolto nel X secolo dalla diga sud del Baray Occidentale, voluta da Suryavarman I. Dagli scavi sono emerse statuette di bronzo che si riferiscono a entrambe le religioni qui praticate. Infine si può dire che Ak Yum fa parte di una serie di templi antecedenti a quelli di Angkor più conosciuti, i cui resti si trovano nella parte ovest del Baray Occidentale. Nel 1992 il sito fu riconosciuto come patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Angkor Thom.

Si tratta dell’ultima capitale Khmer sorta nel sito di Angkor, come detto fu fondata da Jayavarman VII dopo i saccheggi avvenuti nel decennio tra il 1170 e il 1180, la città fu eretta sulla riva destra dello Stung Siem Reap, a una distanza di quattrocento metri dal fiume stesso. La porta sud della citta si trova a circa sette chilometri da Siem Reap e meno di due chilometri dall’ingresso di Angkor Wat. La città racchiude in se monumenti antecedenti alla sua fondazione, altri concernenti il periodo Jayavarman VII e taluni delle epoche successive, lo stile architettonico, prevalente, della città è il cosiddetto Bayon, il quale ha come caratteristiche peculiari: grandi dimensioni strutturali, le torri quadrangolari decorate con grandi volti scolpiti e il vasto uso di quella pietra locale che è la laterite. Angkor Thom presenta cinque ingressi posti sui quattro punti cardinali, fa eccezione l’est il quale ha due entrate, l’accesso avviene tramite i cosiddetti Ponti Naga, posti su un fossato, queste strutture rappresentano il passaggio ideale, dal mondo degli uomini a quello degli Dei. Prima di andare avanti cerchiamo di capire chi e cosa sono i Naga, nella cultura Indù sono esseri semidivini, che possono assumere una forma umana o serpentiforme, sono anche considerati spiriti della natura, portatori di piogge e fertilità ma anche d’inondazioni e disastri. Vivrebbero in città sotterranee i cui ingressi sarebbero nascosti sul fondo di pozzi, laghi e fiumi profondi. In particolar modo nella cultura Khmer i Naga sono una razza di rettili possessori di un regno nella regione dell’Oceano Pacifico, una loro principessa sposò il primo re cambogiano, ciò diede origine al popolo della Cambogia. In alcuni templi sono rappresentati con sette teste simboleggiando le sette razze dei Naga, vengono anche associati ai sette colori dell’arcobaleno. Molto particolari sono le statue che furono poste sui lati dei ponti, sulla destra vi sono cinquantaquattro sculture raffiguranti dei demoni, sul lato sinistro ve ne sono altrettante che rappresentano le divinità. Le porte che sono mastodontiche, alte ben venti metri e sormontate da quelle torri, alte ventitré metri con enormi visi incisi, di cui si accennava prima, si aprono su mura di laterite, alte otto metri per un perimetro di dodici chilometri. Al centro della città fu edificato un Tempio Montagna, il Bayon, il quale fu il perno per il culto di stato sotto il regno del fondatore della capitale. Entrando dall’ingresso a est e proseguendo per circa cinquecento metri, si trova un’altra porta il cosiddetto “Cancello della Vittoria”, la “Via della Vittoria” cammina parallelamente alla via orientale verso la “Piazza della Vittoria” e il Palazzo Reale che è posto a nord del Bayon. Va evidenziato che gli ingressi veri e propri misurano circa tre metri e cinquanta centimetri, per sette metri, erano presidiati da due statue di elefanti a tre teste ed erano ben chiusi da pesanti porte di legno massiccio. In ogni punto della città si possono trovare dei piccoli templi, denominati Prasat Chrung, ossia “Santuario all’angolo”, anch’essi costruiti in arenaria nello stesso stile del Bayon, come caratteristica comune hanno che sono a forma di croce, con una torre al centro e sono tutti orientati a est. Tutti i monumenti principali della città si trovano nei pressi della “Piazza della Vittoria” e precisamente: il Baphuon, la Terrazza degli Elefanti, il Phimeanakas, il Palazzo Reale, la Terrazza del Re Lebbroso, Tep Pranam, Preah Palilay, il Prasat Suor Prat, i Khleang e Preah Pithu, della maggior parte di essi parleremo dettagliatamente più avanti. Gli archeologi hanno trovato prove dell’esistenza, all’interno della città di un sistema di canali nei quali scorreva l’acqua, mentre delle abitazioni dei cittadini comuni non rimane nulla. Fa infine ricordato che i monumenti più importati, in loco, prima della fondazione della capitale erano: il tempio Baphuon, il Phimeanakas che fu inglobato nel palazzo reale, mentre sembra che nel 1295 fu costruito l’ultimo tempio in pietra, il Mangalartha, dopo di che le costruzioni furono eseguite tutte in legno e altri materiali deperibili. L’abbandono totale di Angkor Thom è antecedente al 1609, infatti, in quest’anno, un viaggiatore occidentale documentò lo stato di desolazione totale della città.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Angkor Wat.

Si tratta del più grande monumento, religioso, del mondo, fu un tempio Khmer e si trova all’interno del sito archeologico di Angkor ed è situato a cinque chilometri e cinquecento metri a nord di Siem Reap. Il complesso dedicato a Vishnu e quindi concepito come tempio indù dal re Suryavarman II, il quale lo fece edificare, tra il 1113 e il 1150, fu trasformato, a poco a poco, in un tempio buddista. Il re lo volle maestoso e grandioso, ne ordinò l’edificazione contemporanea di tutte e quattro i lati, infatti, i tempi di costruzione furono, relativamente all’epoca, brevi, l’opera fu terminata in quarant’anni. Il tempio fu l’unico, della zona, a non essere mai completamente abbandonato, per cui è oggi quello migliore conservato, il più visitato, il più studiato, la grande importanza che danno i cambogiani a questo tempio è evidente, poiché appare, stilizzato, nella bandiera nazionale. Angkor Wat, “Wat” vuol dire “Tempio”, rappresenta la classicità dell’architettura Khmer, una sorta d’ideale congiunzione tra i templi montagna con quelli posteriori a galleria. Secondo gli studiosi il tempio raffigura il Monte Meru, cioè quello che i Khmer pensavano fosse il luogo dove abitavano gli Dei, il tempio ha cinque torri che dovrebbero rappresentare proprio i cinque picchi della montagna. Mentre il fossato dovrebbe raffigurare l’oceano e le mura le montagne che circondano il Monte Meru. Questo tempio presenta una caratteristica insolita, infatti, diversamente da quasi tutti i templi della zona, è orientato a ovest, gli altri sono disposti a est, un’anomalia che è stata studiata e che ha portato alcuni archeologi a pensare che in realtà, inizialmente, il tempio sarebbe stato pensato come mausoleo. Si deve, però precisare che altri studiosi hanno formulato ipotesi diverse, alcuni credono che l’orientamento sia dovuto semplicemente alla sua consacrazione a Vishnu, Dio collegato con l’ovest, altri credono che il tempio sia la raffigurazione della costellazione del Dragone, infine c’è chi è convinto con questo complesso si è voluto rappresentare la nuova era di pace che si ebbe durante il regno di Suryavarman II. Come si vede le ipotesi sono molteplici e le certezze poche, la cosa, che sembra certa è che gli ingressi ai vari livelli tempio erano riservati secondo l’importanza delle persone, i livelli più alti erano accessibili soltanto ai nobili, mentre le persone più umili dovevano accontentarsi del livello più basso. Cerchiamo di descrivere, anche se solo in maniera virtuale, la maestosità di questo complesso che è a forma di rettangolo. Cominciamo con il muro che circonda il cortile più esterno, poiché è stato misurato più volte, possiamo darne le misure precise: il muro più esterno misura mille venticinque metri per ottocento due metri e ha un’altezza di quattro metri e cinquanta centimetri. Bastano pochi conti per sapere che il perimetro, di tremila seicento metri circa, di questo complesso racchiude un’area di oltre ottantadue ettari. Inoltre il suddetto muro è circondato da una striscia di terreno e subito dopo da un fossato, che oltre allo scopo difensivo probabilmente serviva a raccogliere le acque piovane e quelle di una falda acquifera sotterranea. Gli ingressi alla struttura sono quattro, uno per punto cardinale, quello posto a ovest era quello principale e aveva tre torri, ora purtroppo quasi del tutto scomparse, sotto una di esse vi è una statua di Vishnu. Le torri sono collegate da gallerie, le quali presentano dei pilastri a base quadrata, nella parte esterna, mentre il lato interno è chiuso da pareti, quest’ultime sono decorate con finestre a balaustra e presentano bassorilievi con figure maschili danzanti, animali ed è raffigurata una Devata, come le Apsara sono una sorta di Ninfe o Dei rappresentate solitamente mentre danzano. Piuttosto insolita, e la figura di un Apsara, infatti, è l’unica presente nel tempio che fu realizzata con la bocca aperta mentre mostra i denti, il soffitto e decorato con bassorilievi raffiguranti fiori di loto. Il muro esterno racchiudeva, oltre il tempio anche il palazzo reale e le abitazioni dei cittadini, ma di queste opere, per le ragioni più volte dette, i Khmer costruivano in pietra solo gli edifici religiosi, non rimane più nulla. Il tempio, vero e proprio, è collegato all’ingresso posto a ovest attraverso un viale, pavimentato, rialzato con dei Ponti Naga, che presentano balaustre e sei gruppi di scalini su entrambi i lati, i quali danno l’accesso verso la città, su ciascun lato e presente una biblioteca, tra queste e il tempio vi è uno stagno. Infine vi è un terrazzo crociforme, con statue di leoni, che permette l’ingresso a quella che oggi è definita la struttura centrale. Cerchiamo ora di descrivere la struttura centrale, il tempio vero e proprio fu edificato su una terrazza rialzata, rispetto al resto del sito, è sostanzialmente formato da tre gallerie rettangolari, le quali sono dedicate rispettivamente al Re, a Brahma, alla Luna, e a Vishnu, ognuna di esse presenta un ingresso per ogni punto cardinale. Ogni livello è più alto di quello precedente, le due gallerie più interne presentano una torre a ciascun angolo che vanno a formare, insieme a quella centrale la rappresentazione delle cinque vette del Monte Meru di cui si è parlato prima. La galleria più esterna al posto delle torri presenta agli angoli delle strutture, una sorta di padiglioni, essa misura duecento quindici metri per centottantasette metri. Questa galleria si apre verso l’esterno del tempio, con delle semi gallerie con colonne, mentre i muri interni sono decorati con una serie, si può dire, interminabile, di bassorilievi, essi costituiscono il gruppo scultorio continuo più lungo al mondo, in cui vi sono scene riprese dal Ramayana e dal Mahabharata. Inoltre vi sono delle rappresentazioni storiche di una processione militare di Suryavarman II e di un’udienza reale dello stesso sovrano, forse un giuramento di fedeltà, infine sono raffigurati i trentadue inferni e i trentasette paradisi della religione Indù. In un’altra di queste semi gallerie vi è raffigurata la scena della creazione del mare di latte e palesa novantadue Asura e ottantotto Deva che usano il serpente Basuti per far ribollire il mare su ordine di Vishnu, insieme a varie forme di vita marina, alcune reali e altre mitiche, come pesci, coccodrilli, tartarughe, draghi e Naga. Un piccolo inciso: gli Asura e i Deva rappresentano due classi degli Dei che furono originati dallo stesso principio, Prajapati, e dotati sia della parola vera sia di quella falsa, ma i Deva scelsero il “Vero” e gli Asura, il “Falso”, quindi i primi, col tempo, acquisirono connotazioni positive, mentre i secondi caratteri demoniaci. In una successiva semi galleria vi sono bassorilievi che narrano la vittoria di Krishna su Banasura e una battaglia tra gli Dei induisti e gli Asura. I padiglioni contengono, ambedue, delle scene tratte dal Ramayana e dalla vita di Krishna. Passiamo oltre, tra la galleria esterna e il secondo cortile vi è un chiostro cruciforme, oggi chiamato “Salone dei mille Buddha”, il nome deriva dal fatto che in questo chiostro per moltissimo tempo furono poste migliaia immagini del Buddha lasciate dai pellegrini che passarono in quest’area, ormai quasi tutte tolte. Torniamo alla descrizione del luogo, il chiostro divide lo spazio in quattro piccoli cortili, che qualcuno ha ipotizzato che potessero essere riempiti d’acqua. Inoltre le gallerie più interne interagiscono tra di loro tramite e con due biblioteche, con al fianco un altro terrazzamento anch’esso cruciforme. Questo cortile a dimensioni ragguardevoli, infatti, misura cento metri per centoquindici metri, mentre tre scalini, posti su ciascun lato, portano alle torri angolari e all’ingresso della galleria più interna. Una nota di colore: la scalinata è molto ripida questo perché doveva dimostrare quanto fosse difficoltoso raggiungere gli Dei, sulle pareti vi sono molteplici bassorilievi di Devata, dove sono rappresentati singolarmente o in gruppi di quattro. Si giunge così alla galleria più interna, anche questa di grandi dimensioni considerando che forma un quadrato di sessanta metri di lato, i soffitti furono decorati con animali molto particolari, si tratta di serpenti con la testa di leone e con garuda che sarebbe il mitico re degli uccelli, raffigurato con la testa, le ali, gli artigli, il rostro di un’aquila e con corpo umano. La galleria è collegata con il sacrario centrale e agli altri secondari, quelli che si trovano sotto le torri angolari, le gallerie e gli ingressi che portano a sacrari sono abbelliti da frontoni abilmente scolpiti. La torre che è sopra il sacrario centrale è alta ben quarantatré metri, considerando i terrazzamenti si trova a sessantacinque metri dal piano del terreno sottostante. Il sacrario inizialmente conteneva una statua di Vishnu ed era aperto su tutti i lati, quando il tempio fu convertito al Buddismo, fu chiuso con delle pareti con sopra raffigurati dei Buddha in piedi. All’interno di Angkor Wat vi sono migliaia tra Apsara e Devata, le Apsara, come detto, sono una sorta di spiriti femminili delle nubi e delle acque sia nelle mitologie indù sia in quelle buddiste. Tanto per dare i numeri, nella costruzione del tempio di Angkor Wat furono usati quasi dieci milioni di blocchi di arenaria, se si considera che ognuno pesa circa una tonnellata e mezza, si capisce l’immane sforzo che servì per la sua realizzazione. Per non parlare poi dell’abile lavoro specialistico che occorse per le decorazioni, si può affermare che tutte le superfici del tempio comprese quelle delle colonne, delle architravi e dei tetti, furono scolpite rilievo. Migliaia sono i rilievi che illustrano scene storiche, altre furono tratte dalla mitologia, furono raffigurati animali reali e mitologici, si possono vedere unicorni, grifoni, draghi alati che tirano carri, Apsara, Devata ed eserciti di guerrieri guidati da un comandante che procede dorso di un elefante.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Bakong.

Sì tratta di un Tempio Montagna, fu voluto e fatto realizzare da Indravarman I nell’antica capitale di Hariharalaya, in un’area attualmente chiamata Roluos ed elevato a tempio di stato. Pochi decenni dopo che il primo re, dell’impero Khmer, fissò la capitale a Hariharalaya, i suoi successori edificarono il Bakong. Indravarman I, nell’881 dedicò il tempio al dio Shiva consacrandone l’immagine religiosa centrale, c’è, però da evidenziare che il tempio fu centro religioso dello stato unicamente per pochi anni, infatti, Yasovarman I, sposto la capitale nell’odierno sito di Angkor. Qui il nuovo re fece costruire un Tempio Montagna, il Phnom Bakheng, anche di questo edificio parleremo più avanti, va fatta un’altra precisazione, poiché il Bakong subì lavori di ampliamento e manutenzione tra il XII e il XIII secolo, si può affermare che, anche dopo lo spostamento della capitale, il tempio non fu abbandonato. Il complesso del Bakong ha ragguardevoli dimensioni, infatti, misura novecento metri per settecento metri e come la maggior parte dei templi Khmer è orientato a est, presenta tre recinti concentrici, separati da due fossati. Il recinto più esterno non presenta mura ed era delimitato soltanto dal fossato, il secondo e ultimo fossato circoscrive un’area di quattrocento metri per trecento metri, presentava mura in laterite e quattro torri a base cruciforme. La strada che lo attraversa è sopraelevata e ai suoi lati vi è la presenza di Naga a sette teste, nel perimetro formato dai due fossati, dovevano esserci non meno di una ventina di templi secondari, perlomeno così hanno appurato gli archeologi che ne hanno studiati i resti. L’ultimo recinto, quello più interno, misura centosessanta metri per centoventi metri, presenta mura di laterite e com’è ovvio, nel suo interno vi è la piramide centrale, il nucleo del tempio. La piramide, a base quasi quadrata ha, due torri per lato, Tutte e otto furono edificate di mattoni, inoltre sempre in questo spazio vi è la presenza di edifici più piccoli. La piramide centrale misurava sessantacinque metri per sessantasette metri, era a cinque livelli e sulla cima aveva una sola torre. Da studi approfonditi, gli archeologi hanno ipotizzato che la piramide, probabilmente era interamente ricoperta di bassorilievi di stucco, una di questi raffigurava una scena di un Asura in battaglia, ciò è quello che si è potuto appurare dai pochissimi frammenti rimasti. Infine sulle scalinate furono poste statue di leoni e quelle di elefanti sono presenti nei tre livelli inferiori della piramide.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Baksei Chamkrong.

Si tratta di un tempio induista dedicato al dio Shiva, è di piccole dimensioni e fu edificato vicino all’entrata sud dell’Angkor Thom. Fu fatto costruire da Harsavarman I, per onorare suo padre Yasovarman I, ma non lo vide terminare, poiché la sua edificazione andò per le lunghe, fu completato durante il regno di Rajendravarman II. Questo tempio è di notevole importanza, poiché fu uno dei primi a essere costruito per resistere nel tempo e non con materiali deperibili, per la sua edificazione furono usati, mattoni, laterite e arenaria, quest’ultima pietra fu utilizzata per le decorazioni, inoltre le pareti del tempio furono ricoperte di stucco. Il clima le situazioni atmosferiche e vandalismi vari, hanno fatto si che di questi stucchi sia rimasto molto poco. Il tempio sembra che fu costruito in base ad una leggenda, che narra di un re che fuggi da Angkor a causa di un assedio, sovrano che fu aiutato, nella sua fuga, da un mastodontico uccello, non ben definito, che lo trasportò al sicuro proteggendolo sotto le sue ali. Da qui il nome Baksei Chamkrong, che tradotto letteralmente ha il significato di: “L’uccello che dà rifugio sotto le sue ali”. Infine, nel suo interno si trova una statua dorata, di pregevole manifattura, che raffigura Shiva.

Banteay Kdei.

Si tratta di un tempio buddista concepito nello stile Bayon che si trova a poca distanza da Angkor Thom, verso est, fu edificato tra il XII e il XIII secolo, probabilmente sopra uno del X secolo. Il tempio fu fatto edificare da Jayavarman VII e fu sede di monaci buddisti anche se non in maniera continuativa, oggi purtroppo in rovina, poiché per la sua costruzione fu usata una pietra arenaria di qualità piuttosto scadente, inoltre gli studiosi hanno potuto stabilire che la sua costruzione avvenne in maniera affrettata e con difetti strutturali. In questo tempio si possono contare quattro recinti, il quarto, quello più esterno fu costruito in laterite, a forma di rettangolo e dimensioni ragguardevoli, infatti, misurava settecento metri per cinquecento metri. Questa recinzione muraria racchiudeva oltre il tempio vero e proprio anche la città che si sviluppo attorno all’edificio sacro. In questo caso l’ingresso principale è a est, come per la maggior parte dei templi di Angkor. Tale ingresso è sormontato da una torre in stile Bayon, con volti scolpiti su tutti e quattro i lati, passato il quale, si giunge a un terrazzamento cruciforme con l’immancabile balaustra Naga che attraversa il fossato continuando si giunge all’ingresso del terzo recinto, dove padroneggia una statua del Buddha. Il terzo recinto, anch’esso circoscritto da un muro di laterite e da un fossato, misurava trecentoventi metri per trecento metri. Il secondo recinto, che racchiude il tempio vero e proprio insieme con altre costruzioni minori, ha le dimensioni di cinquantotto metri per cinquanta metri, presenta un ingresso principale a est, che è preceduto da una “Sala delle Danzatrici”. Gli altri ingressi non presentano particolari rilevanti. Si giunge così al primo recinto, quello più interno, il quale misura trentasei metri per trentuno metri, ha quattro ingressi, uno per ogni punto cardinale, quattro torri angolari, la caratteristica è che non fu mai terminata la quinta torre, quella centrale. Al centro trova posto il santuario centrale e alcuni minori, di notevole interesse artistico, storico e archeologico, sono le sculture di Devata e Apsara, di un’arenaria particolare che presenta venature rosse e verdi.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Banteay Samrè.

Si tratta di un tempio induista di piccole dimensioni, costruito in stile Angkor Wat, e dedicato a Shiva, ma non si sa gran che di questo edificio, sembra che sia stato edificato per volere di un nobile funzionario di corte che esercitò le sue mansioni durante il regno di Suryavarman II, quindi all’inizio del XII secolo. Il suo nome tradotto letteralmente vuol dire: significa “Fortezza dei Samré” che poi erano un antico popolo dell’Indocina. Il tempio fu edificato, quasi esclusivamente, in pietra di arenaria, fu fatto un uso molto ridotto di mattoni e presenta sopra gli architravi delle porte alcuni frontoni decorati con bassorilievi, che raffigurano scene del Ramayana.

Banteay Srei.

A circa trenta chilometri da Siem Reap, in un luogo piuttosto remoto vicino alla collina di Phnom Dei, sorge il tempio induista di Banteay Srei, “ Fortezza delle Donne”, che fu dedicato a Shiva, artisticamente e storicamente importantissimo, poiché nel suo interno si possono ammirare le sculture più belle di Angkor. La sua edificazione risale al X secolo e anch’esso fu costruito per volontà di un consigliere del re e non del sovrano stesso. Posto vicino alla capitale di quel periodo che era Yashodharapura, mentre il sovrano era Rajendravarman. Questo tempio fu rimaneggiato nell’XI secolo, è quasi tutto costruito in arenaria rossa, sulle colonne e, come si diceva, sulle pareti interne vi sono un altissimo numero di decorazioni accurate e particolareggiate. Fuori del tempio vero e proprio ci sono alcune rovine di quella che doveva essere una piccola città. Sembra però che in origine il tempio fosse dedicato a un grande eroe e condottiero Khmer, nella sua torre centrale si professava il culto di Shiva, mentre nel suo lato nord si praticava il credo di Vishnu, comunque entrambi Dei induisti. Solo dopo i lavori effettuati nell’XI secolo, il tempio fu dedicato esclusivamente a Shiva, sembra che questo luogo di culto fu definitivamente abbandonato dopo il XIV secolo, inutile dire che fu, in seguito all’incuria, depredato dai trafficanti di opere d’arte. Come si diceva il tempio fu edificato quasi esclusivamente con l’uso di arenaria rossa, i mattoni furono usati solo per alcune parti strutturali e per i recinti, come accadeva di solito, anch’esso è orientato a est ed è formato da tre cortili rettangolari l’uno all’interno dell’altro. Il terzo recinto, quello più esterno è di centodieci metri per novantacinque metri, la recinzione in mattoni era interrotta da torri variamente decorate sul frontone, quello a est della quarta torre mostra Indra, Dio associato a questa direzione. Le decorazioni non sono più in loco ma furono spostate in musei, l’area all’interno del terzo recinto molto probabilmente era in gran parte occupata da un fossato, dove scorreva acqua e diviso in due parti da strade. Si giunge così al secondo recinto, con pareti di laterite, che misura trentotto metri per quarantadue metri, anch’esso interrotto da torri, sia su queste sia sul muro sono presenti bassorilievi che raccontano le storie leggendarie del Ramayana, qui si può vedere il duello tra il re delle scimmie Vali e Sugreeva, mentre Rama interviene in favore di quest’ultimo. Il secondo recinto racchiudeva delle gallerie oggi miseramente crollate. All’interno del terzo recinto, un quadrato di ventiquattro metri di lato, trovano posto due biblioteche, e il cuore del tempio ossia il santuario dedicato a Shiva. Il santuario aveva due ingressi, su due lati contrapposti, le biblioteche furono costruite di mattoni, di laterite, di arenaria e riccamente decorate, con storie mitologiche si può osservare sui vari frontoni: Ravana che scrolla il Monte Kailash, con la presenza di Shiva sulla cima; il Dio dell’amore, Kama, che gli lancia una freccia; Indra che crea la pioggia per spegnere un incendio del bosco appiccato da Agni per uccidere un Naga; Krishna e suo fratello che aiutano Agni lanciando frecce per fermare la pioggia; Krishna che uccide suo zio Kamsa. Oltre ai frontoni, tutte le pareti, interne ed esterne, sono quasi interamente decorate con scene che raffigurano sia storie mitologiche sia racconti popolari.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Baphuon.

Torniamo all’interno di Angkor Thom, qui vi è il tempio Baphuon, che è vicino al Bayon, confina col palazzo reale l’ingresso e il muro a est sono sulla stessa linea, ideale, della Terrazza degli Elefanti, ma quest’ultima fu costruita centocinquanta anni più tardi, rispetto al tempio, il quale fu innalzato a metà dell’XI secolo. Un re, dal nome impronunciabile e difficilmente memorizzabile, Udayadityavarman II, lo fece edificare e lo elevò a tempio di stato. Si trattava di un tempio induista dedicato Shiva, il suo stile fu del tutto inedito, infatti, diede nome, guarda caso, allo “Stile Baphuon”. Siamo difronte, di nuovo, a un Tempio Montagna, a forma di piramide composto da cinque livelli, questa volta, però la base e rettangolare e non quadrata com’era usuale. Anche in questo caso il tempio e di misure notevoli, la sua base misura centotrenta due metri per centosette metri, un’altra caratteristica insolita è data dai livelli che hanno la stessa altezza. Ben più grande è lo spazio che è racchiuso dal recinto, il quale misura trecentosessanta metri per centoventi metri. Molto caratteristiche sono una sorta di piastrelle scolpite con bassorilievi e poste sulle mura del tempio, alla fine del XV secolo il tempio fu convertito al culto buddista e una statua del Buddha di notevoli dimensioni, nove metri di altezza, fu scolpita sul lato occidentale del secondo livello della piramide. Tale modifica portò, probabilmente, alla distruzione di una torre, il tempio, però, ha un grave difetto, fu costruito con una pietra arenaria molto friabile ed essendo molto grande, alcune porzioni crollarono prima ancora che fu aggiunta la statua del Buddha, oggi, dopo un difficile e laborioso restauro il tempio e tornato fruibile per le visite. Se si ha la pazienza di affrontare la sua scalata, si giunge a un’altezza di circa trenta metri, si può godere di una vista panoramica su Angkor.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Il Baray Occidentale e il Baray Orientale.

Il Baray è un bacino idrico artificiale, in poche parole un lago artificiale, quello occidentale è sicuramente il più grande di Angkor. Di dimensioni notevoli, circa otto chilometri lunghezza per oltre due chilometri di larghezza, è di forma rettangolare ed è situato vicino ad Angkor Thom, sul lato ovest della città. Fu costruito per volontà di Suryavarman I ed è parzialmente ancora esistente, presenta una caratteristica molto particolare, al centro vi è un’isola artificiale, dove sopra fu edificato il Mebon Occidentale, per volere del successore di Suryavarman I, ne parleremo più avanti.

Il Baray Orientale era, ovviamente, anch’esso un lago artificiale e come il precedete di forma rettangolare, nonché situato vicino ad Angkor Thom, questa volta sul lato est della città. Più piccolo del precedente, ma poi, non di molto, infatti, misurava sette chilometri e cinquecento metri per un chilometro e ottocento metri. E oggi totalmente privo di acqua ma gli studiosi hanno calcolato che doveva avere una capacità di circa cinquanta milioni di metri cubi. Anche in questo caso al centro vi è un tempio, il Mebon Orientale, probabilmente era anch’esso situato su di un isolotto artificiale, anche di questo parleremo più avanti.

Bayon.

Siamo all’interno di Angkor Thom, ricordate? Fu l’ultima capitale dell’Impero Khmer, la sua edificazione risale all’inizio del XIII secolo per volontà di Jayavarman VII, che lo fece costruire al centro della città elevandolo a tempio di stato. Si tratta dell’ultimo tempio costruito ad Angkor Thom e ha una caratteristica peculiare, gli enormi volti sorridenti scolpiti, infatti, diede il nome a uno stile. Si tratta di un tempio prevalentemente Buddista, anche se, all’interno erano venerati anche Dei Indù. Il tempio, manco a dirlo, è orientato a est e si trova esattamente nel centro di Angkor Thom, non a caso, le strade che si diramano dagli ingressi della città, arrivano direttamente a questo monumento. Diversamente da altri questo tempio non presenta né mura, né fossati a proteggere il recinto, molto probabilmente i costruttori hanno pensato che erano sufficienti quelli della città stessa. La sua posizione fa pensare che simbolisticamente dovesse rappresentare il centro dell’universo, ossia il punto d’incontro tra ciò che è divino e ciò che è umano. Il tempio è su tre livelli, i primi due sono a pianta rettangolare, mentre il terzo è cruciforme, al suo interno ci sono due recinti a gallerie e uno a terrazzo. Tantissime sono le scene, scolpite a bassorilievo, presenti sulle colonne e sulle pareti delle gallerie che raffigurano fatti storici e mitologici, nonché momenti di vita quotidiana. I soggetti che si possono osservare sono: nella galleria più esterna, è raffigurata un’armata Khmer in marcia, insieme con alcuni cinesi, una sorta di carovana, al cui seguito si vedono i carri con i viveri; alcune scene domestiche; una scena del tempio; una battaglia sul Tonle Sap tra i Khmer e i Champa, insieme con altre scene domestiche; un’esibizione navale; scene di palazzo; una battaglia di terra vinta dai Khmer; una parata militare. Nella galleria a ovest ci sono bassorilievi, non terminati, i quali raccontano la marcia di un’armata all’interno della foresta; una battaglia tra gli stessi gruppi di Khmer; una processione reale. Altri bassorilievi non terminati trovano posto nella galleria nord, l’intrattenimento del re; alcune battaglie, un’insolitamente mostra una sconfitta Khmer battuti dai Cham; un’altra armata in marcia. Nella galleria est, e raffigurata una battaglia di terra, questa volta, vinta dai Khmer. Sul perimetro del secondo recinto ci sono quattro torri angolari e quattro padiglioni, uno per punto cardinale, sono di forma cruciforme e si reggono su pilastri interamente coperti da bassorilievi raffiguranti Apsara danzanti. Inoltre, nel cortile della galleria più esterna ci sono due biblioteche, una su ciascun lato dell’entrata est, sembra che qui trovavano posto anche sedici piccoli santuari fatti in seguito abbattere. Attraverso il recinto più interno si accede al secondo livello, molto più complesso del precedente, poiché comprende anche una terrazza sulla quale appoggia il terzo livello cruciforme. Qui i bassorilievi hanno subito notevoli trasformazioni si è passati dalle originali decorazioni buddiste a quelle induiste volute Jayavarman VIII il quale era fortemente devoto a Vishnu, per poi tornare, alla fine del XVI secolo, a quelle buddiste. Di conseguenza alcuni bassorilievi non sono stati ancora ben interpretati, anche se, è molto caratteristico, quello posto su una serie di pannelli, che mostra un re morente dopo aver battagliato con un serpente. Come detto il terzo livello poggia su una grande piattaforma cruciforme, al centro della quale fu edificato il santuario principale, inoltre da questa posizione sono ben visibili, da vicino, i volti scolpiti nelle torri, che a detta degli studiosi sono affascinanti e da ammirare. Il santuario centrale, è circolare e misura ben venticinque metri di diametro, è posto a un’altezza di quarantatré metri dal suolo, in origine, però era a pianta cruciforme, ma con le varie modifiche che sono avvenute nel tempo e con l’aggiunta, in maniera radiale, di otto sacrari secondari, è divenuto a base circolare. In origine la camera interna di cinque metri di diametro, conteneva una grande statua di Buddha seduto in meditazione che fu spezzettata e gettata in un pozzo, quando il tempio fu trasformato per il culto induista. Vi è però una nota positiva, i pezzi della statua, nonostante tutti i secoli trascorsi, furono, agli inizi degli anni trenta del secolo scorso, ritrovati e la scultura fu ricostruita, ora fa mostra di se in un apposito padiglione posto, vicino al tempio, all’interno della citta di Angkor Thom. Non si può lasciare questo luogo senza parlare delle torri, in questo caso fu abbandonato completamente il concetto delle cinque torri, quattro laterali e una centrale, per un assetto completamente diverso. Qui la torre centrale, che è quella principale del tempio, s’innalza a trentuno metri sopra il terzo livello, poggiata direttamente sul santuario è circondata da molte torri più piccole con i volti scolpiti. Proprio per i vari rimaneggiamenti che subì il tempio, gli studiosi sono incerti sul numero delle torri che in origine facevano parte del complesso, così come non si sa bene quanti fossero i volti scolpiti. Oggi le torri superstiti sono trentasette, ma la stima fatta indica che erano un numero compreso tra quarantanove e cinquantaquattro, esseno a base quadrata e i volti scolpiti sono, spesso, su ogni lato si può dedurre che le facce scolpite erano più o meno duecento. Sorge spontanea una domanda, di chi erano quei volti scolpiti? Una domanda che probabilmente non troverà mai risposta, anche se è stato ipotizzato che fossero ispirati a Jayavarman VII, colui, cioè, fece costruire il tempio. Infine altre due parole sui bassorilievi, anche se a volte poco interpretabili, sono molto interessanti in essi compaiono una miriade di figure, oltre a quelle descritte, si possono vedere: musicisti; cavalieri; ufficiali che cavalcano elefanti; case di Angkor, con gli occupanti; mercanti cinesi; persone che cucinano sul fuoco all’aperto; cacciatori; donne che giocano con bambini; atleti; giocolieri; acrobati; animali; asceti seduti all’interno di una foresta; un mercato; un’arca contenente la fiamma sacra; eventi mitologici.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Chau Say Tevoda.

Si tratta di un tempio induista, è posto vicino ad Angkor Thom, lungo quella che hanno chiamato via della Vittoria, la quale passa per l’ingresso che porta lo stesso nome ed esce dalla città. È posto proprio difronte al Thommanon, di cui parleremo in seguito, fu edificato tra il 1120 e il 1150, quando, cioè, regnava Suryavarman II, sembra, però, che anche questo tempio abbia subito varie modifiche soprattutto dovute alla volontà di Jayavarman VII, quest’ultimo seguiva la dottrina buddista ed elevò tale fede a religione di stato. In particolare fece aggiungere nuovi elementi decorativi, relativi alla trasformazione del tempio da luogo di cultura induista a quella buddista. Le dimensioni del tempio sono di cinquanta metri per quaranta metri, è formato dal santuario centrale, due biblioteche e quattro ingressi, ovviamente come sempre, posti in corrispondenza dei quattro punti cardinali. Molteplici sono le Devata che si possono ammirare al suo interno, insieme con altre decorazioni scultoree e bassorilievi, in uno stile del tutto particolare e unico. I secoli trascorsi non sono stati clementi con questo monumento, che per naturale erosione subì notevoli danni, è stato restaurato da non molti anni ed è fruibile al pubblico.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

I due Khleang.

Siamo ancora una volta all’interno delle mura di Angkor Thom, si tratta di due edifici molto simili, edificati sul lato a est della cosiddetta piazza reale, dietro i Prasat Suor Prat. Furono costruiti in epoche diverse, ma non si conosce quale fosse il loro utilizzo, il nome tradotto sarebbe “Tempio deposito”, ma gli studiosi non credono possibile un tale uso. Il Khleang settentrionale fu edificato per volontà di Jayavarman V, tra la fine del X secolo e l’inizio dell’XI secolo, mentre quello meridionale fu fatto costruire dal suo successore Suryavarman I. Quello settentrionale, edificato con pietra arenaria, ha base cruciforme e misura quaranta metri per quasi cinque metri, presenta una torre centrale, ha un grande ingresso con quattro finestre, da qui si accede a una sala di forma quadrata da cui partono due gallerie, anch’esse prendono luce da ampie finestre. Infine queste gallerie terminano in due ambienti con due porte, i quali s’immettono in una sala che permette l’ingresso a una coorte con un piccolo tempio. L’edificio aveva una copertura di legno che è andata perduta nel tempo. Quello meridionale è molto simile al precedente, ha pianta cruciforme, ma la sua dimensione minore e poco superiore a quattro metri, oltretutto sembra costruito con una precisione inferiore e probabilmente non fu mai completato. Comunque queste costruzioni quasi gemelle danno nome a uno stile, il “Khleang”, il quale presenta: linee sobrie; capitelli caratteristici; mancanza di decorazioni esterne; architravi con una figura centrale, si tratta di un Makara, ossia una creatura animale mitica, disposta su grandi volute floreali. In questo stile furono poi edificati, per esempio, il Ta Keo e il Phimeanakas. Per concludere possiamo dire che appena dopo un muro di laterite vi è un recinto con due biblioteche e al centro, di esso, vi è un piccolo santuario con dei medaglioni in cui sono raffigurati danzatori.

Kbal Spean.

Allontaniamoci quasi sessanta chilometri da Siem Reap per giungere a Kbal Spean, letteralmente “Testa di ponte”, una località molto particolare situata alle pendici sudoccidentali delle colline di Kulen, qui la natura si è sbizzarrita, infatti, il fiume nel suo incedere secolare ha scavato un ponte naturale, da cui deriva il nome. Con lo scopo, sacro, di fertilizzare le risaie con l’acqua del fiume, la popolazione realizzò originali e particolari sculture. Lungo il corso del fiume, per una lunghezza di circa centocinquanta metri furono eseguite, sugli argini, una serie di sculture, in cui i soggetti più utilizzati sono i Linga, ossia simboli fallici, del Dio Shiva, mentre sparse si trovano anche statue di altre divinità indù. La corsa che rende veramente unico questo luogo sono i bassorilievi scolpiti nel letto del fiume in cui oltre ai Linga abbondano raffigurazioni, quasi tutte stilizzata di Yoni, ossia i genitali femminili, insieme con animali sacri, così come spesso accade nella tradizione induista. È anche possibile vedere rappresentazioni di Vishnu appoggiato su di un fianco, raffigurato dormiente, atto che, secondo la religione indù, precede la creazione del mondo, si può ammirare Brahma, scolpito, con quattro facce, su di un loto, infine, c’è l’immancabile Shiva, con sua moglie Uma, mentre cavalcano il toro Nandin. La maggior parte di queste sculture furono eseguite tra l’XI secolo e il XIII secolo, la datazione è stata possibile grazie alle tante iscrizioni trovate e all’analisi delle tecniche scultoree usate. Una piccola annotazione, che ho trovato su internet, il luogo nei vari conflitti interni fu minato, per cui restò inaccessibile fino agli anni novanta del secolo da poco trascorso, fortunatamente le mine non l’hanno danneggiato, non so in quale altra parte del mondo si possano ammirare sculture eseguite sul letto di un fiume, nel bel mezzo della giungla.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Krol Ko.

Questo tempio fu edificato, alla fine del XII secolo, per volere di Jayavarman VII. Si tratta di un tempio buddista, presenta due recinti di laterite e una sola torre centrale di arenaria, la recinzione più interna misura trentacinque metri per venticinque metri e a un solo ingresso. Nel recinto più interno trova posto anche una biblioteca con ingresso a ovest e una finta porta a est, la torre centrale presenta un portico e si poggia su una terrazza sopraelevata e di forma cruciforme. Molto interessanti sono i bassorilievi dei frontoni, purtroppo demoliti e sparsi sul terreno, comunque è possibile distinguere il Buddha con attorno i suoi devoti e Krishna che solleva il monte Govardhana.

Lolei.

Questo tempio ha una peculiarità, infatti, fa parte di un gruppo di tre templi detti Roluos. Si tratta di un gruppo di templi induisti edificati alla fine del IX secolo, oltre a Lolei fanno parte di quest’aggregazione il Preah Ko e il Bakong, questo, di cui stiamo parlando in queste righe, fu l’ultimo a essere costruito, come facente parte della capitale Hariharalaya. Fu fatto edificare, nell’893, da Yasovarman I, suo padre fece costruire un’isola artificiale nel mezzo del Baray Indratataka, lui fece innalzare sull’isolotto le quattro torri del tempio dedicandole agli Dei tutelari dei suoi antenati. Per l’esattezza alle divinità collegate a suo padre, a sua madre e ai nonni di parte materna. Da un approfondito studio fatto da esperti, è nata l’ipotesi, plausibile, che costruire un tempio in mezzo a un lago serviva, a identificarlo, ovviamente in maniera simbolica, con il Monte Meru, la casa degli Dei, che, secondo il credo induista, era circondato dall’Oceano. Come detto il tempio era formato da quattro torri costruite in mattoni con una terrazza a due livelli circondata da mura in laterite. Nella terrazza interna, che misura novanta metri per ottanta metri trovano posto le torri, nel tempio compaiono diverse decorazioni finemente lavorate, si possono vedere finte porte e architravi scolpiti con accuratezza in stile Preah Ko, bassorilievi con Devata e Dvarapala in arenaria fanno bella mostra di loro. I Dvarapala sono guardiani di natura umana o demoniaca, generalmente armati di lance o mazze, non a caso sono posti agli ingressi, sia davanti a quelli veri sia a quelli finti. Le decorazioni non terminano qui, infatti, si possono vedere, scolpiti in arenaria, il Dio del Cielo Indra, che cavalca l’elefante Airavata; Vishnu in sella a Garuḍa, il capostipite degli uccelli, insieme a dei serpenti, mostri acquatici e Naga dalle molteplici teste. Una curiosità: attualmente il tempio e in uso come monastero buddista e intorno ad esso ci sono varie pagode.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Mebon Occidentale.

Si tratta di un tempio induista che Suryavarman I volle far edificare al centro di un lago artificiale, il Baray Occidentale, a tale scopo fece costruire un’isola artificiale. Su tale isola, posta al centro del lago fu costruito il tempio. Questo tempio era dotato di una piscina quadrata di cento metri di lato con al centro una piattaforma di arenaria, sempre, quadrata di nove metri di lato. Tutt’intorno, alla piscina, vi era una recinzione che presentava, per ogni lato, tre ingressi, mentre la piattaforma centrale era collegata all’ingresso centrale, del lato est, tramite una strada rialzata costruita di arenaria e di laterite. Le torri, poste all’ingresso, sono sormontate da un fiore di loto a otto petali e sono decorate con bassorilievi racchiusi in cornici quadrate di piccole dimensioni. Nei bassorilievi sono raffigurati soggetti animali, durante alcuni lavori di restauro e di scavo, furono ritrovate alcune parti una statua di Vishnu, precisamente il volto e alcune parti superiori del corpo. Tali frammenti, furono rimessi insieme, la statua così parzialmente ricostruita, che fu denominata “Il Vishnu adagiato”, fa bella figura di se nel museo nazionale. Ovviamente il tempio essendo al centro di un lago artificiale è raggiungibile solo in barca.

Mebon Orientale.

Yasovarman I fece costruire un lago artificiale, il Baray Orientale, con tanto d’isolotto, anch’esso artificiale, al centro, circa cento anni dopo e precisamente nel 944, Rajendravarman decise di far erigere proprio su quell’isola, un tempio. Si tratta di un tempio induista consacrato a Shiva, ha una base rettangolare in laterite che misura centoventisei metri per centoventuno metri, essendo posto al centro di un lago non aveva i soliti quattro ingressi, uno per punto cardinale, ma quattro approdi con statue di leoni. Il tempio ha due recinti quello esterno racchiuso da un muro basso e misura centodieci metri per centocinque metri, mentre in prossimità degli ingressi vi sono delle rientranze molto caratteristiche. Inoltre, sul lato interno del recinto vi erano gallerie con finestre e balaustre. Il recinto interno è contornato, anch’esso da un muro basso ed è formato da un basamento in laterite rialzato di oltre due metri. Agli angoli di tutte e due i recinti fanno mostra di loro otto statue, una per ogni angolo, di elefanti, le quali sono alte circa due metri. Il complesso presenta otto torri di mattoni, in corrispondenza degli ingressi, due per ciascuno, le quali circondano le torri centrali, erano decorate con otto Linga e con diversi idoli in pietra. Gli idoli raffigurati erano con le fattezze dei genitori del re, quindi questo è un altro esempio di tempio consacrato alla memoria degli antenati che erano divinizzati. Anche se con le fattezze degli antenati del re le statue rappresentavano, fra gli altri, Shiva, Parvati, Vishnu e Brahma, mentre negli architravi vi sono decorazioni a ghirlanda e piccole colonne ottagonali. Nel recinto interno vi erano cinque edifici di laterite riconosciuti come librerie. La torre centrale, circondata da altre quattro, è ulteriormente rialzata di due metri, tutte le scalinate sono decorate con statue di leoni, mentre l’elefante lo si vede spesso raffigurato negli architravi. Sui mattoni delle torri, vicino alle porte sono incise le classiche figure guardiane, che gli studiosi ipotizzano inizialmente rifinite con stucchi. Sulle architravi della torre centrale vi sono raffigurazioni religiose, e precisamente: Indra, che monta l’elefante Airavata, con intorno dei cavalieri che fuoriescono dalle ghirlande; Varuna, che monta un Hamsa, cioè una grossa oca; Yama che cavalca un manzo. Mentre sulle quattro torri secondarie sono raffigurate altre divinità insieme a creature mitologiche. Tutte le torri oltre agli ingressi hanno delle raffinate finte porte, inoltre, un’ultima curiosità in questo tempio furono usati tutti i materiali che i khmer avevano a disposizione: mattoni, laterite, arenaria e stucchi. Infine va detto che il lago artificiale è ormai prosciugato, per cui il tempio risulta essere rialzato di quasi cinque metri ed è raggiungibile a piedi, mentre, inizialmente, ci si poteva avvicinare soltanto con le barche.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Neak Pean.

Jayavarman VII, che fece edificare Angkor Thom, Ta Prohm e Preah Khan, volle far costruire un tempio su un’isola artificiale, il Neak Pean. ovviamente, la domanda è perché? Secondo alcuni studiosi lo fece edificare per ricordare il mitico lago sull’Himalaya, Anavatapta, dove le divinità facevano il bagno, così narrano le leggende. Questo mitico lago avrebbe dato vita a quattro fiumi: il Gange, l’Indo, l’Amu Darya e il Fiume Giallo. Inizialmente questo tempio fu un luogo di culto per i malati, creduto curativo poiché fu edificato come punto d’unione dei quattro elementi, ossia terra, aria, fuoco e acqua. Come detto, al centro di questo lago fu costruita un’isola artificiale, sulla quale fu costruito sia l’edificio centrale, alto quattordici metri, sia i due serpenti Naga che lo circondano. Non a caso la traduzione di Neak Pean è: “Il serpente intrecciato”. Quindi la base di questo tempio buddista è formata da due grandi serpenti con le code intrecciate, mentre con le bocche formano gli ingressi alla struttura. Il tempio è formato, oltre che dal prasat centrale, da cinque bacini quadrati posti su una pianta cruciforme, in modo da formare una figura con quattro specchi d’acqua laterali, di venticinque metri, e uno centrale di settanta. Al centro di quest’ultimo un isolotto circolare, circondato, appunto, dai due serpenti, di quattordici metri di diametro su cui poggia il santuario. Il santuario vero e proprio ha l’entrata posta a est, vi si accede salendo quattro gradini e attraverso un ingresso che termina a fior di loto, mente in corrispondenza degli altri punti cardinali, presenta tre finte porte su cui sono scolpite statue raffiguranti il Buddha. Sui quattro frontoni del santuario sono rappresentati alcuni episodi della vita del Buddha, la partenza dal palazzo paterno, il taglio dei capelli, mentre è in meditazione sotto l’albero del Bodhi. Il bacino centrale era inoltre decorato con quattro statue, una delle quali raffigura il cavallo Balaha, una delle forme del Buddha, con un gruppo di persone aggrappati sia alla sua coda sia ai suoi fianchi. Posto a ricordo della leggenda che vede il Buddha salvare alcuni discepoli, naufragati su un’isola, trasformandosi nel cavallo volante, con gambe umane, che poi fu chiamato Balaha. Il bacino centrale alimentava quelli secondari con quattro fontane ornamentali, ognuna con un soggetto diverso, quella a nord aveva una scultura con forma di testa di elefante, quella a ovest di cavallo, quella a sud di leone, mentre quella a est d’uomo. Inoltre i quattro bacini più piccoli comunicavano con quello centrale attraverso quattro piccole cappelle con soffitto a volta, spesso, considerato l’alto livello delle acque, questi piccoli locali e il cavallo, prima menzionato, erano completamente coperti d’acqua.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Phimeanakas.

Si tratta di un tempio di cultura induista, voluto e fatto edificare, alla metà del X secolo da Rajendravarman II in seguito fatto ricostruire da Suryavarman II. Il tempio si trova nel palazzo reale di Angkor Thom, vicino alla terrazza degli elefanti e al Baphuon, si tratta di un edificio in stile Khleang, di piccole dimensioni, la sua base misura poco più di trentacinque metri per ventotto metri ed è a forma di piramide con tre livelli, costruita in laterite e alta dodici metri. In cima alla quale vi era il santuario formato da un’unica torre. Quattro scalinate molto ripide, con statue di leoni sui contrafforti, permettevano di raggiungere la cima del tempio, il terzo livello presenta un terrazzamento su cui fu edificata una piccola piramide le cui quattro scalinate, una per lato, conducevano al santuario, oggi la parte superiore del tempio è molto logorata e rovinata. Conclude questo livello una galleria coperta costruita in arenaria. Non se ne conoscono, se c’erano, le decorazioni. Gli studiosi credono che questo fosse un tempio privato per il re, infatti, a esso è legata una curiosa leggenda, che vale la pena raccontare, anche se brevemente. Il re trascorreva in questo santuario la prima parte della notte unendosi carnalmente con una donna Naga, mentre la regina era nel suo palazzo e non poteva intromettersi a questo evento, durante la seconda parte della notte il re tornava nel talamo nunziale per unirsi alla regina. La leggenda continua affermando che l’assenza, nel santuario, della donna Naga avrebbe significato che la morte del sovrano era imminente, mentre se il re non avesse rispettato l’appuntamento notturno, immani disastri sarebbero accaduti nel suo regno.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Phnom Bakheng.

Si tratta di un Tempio Montagna induista consacrato a Shiva, fu edificato, nel IX secolo, per volere di Yasovarman I, in cima a un’altura, lo stesso sovrano che fece costruire altri due templi sulla sommità di altrettante colline: il Phnom Krom e Phnom Bok, quest’ultimo vicino al Baray Orientale. Come detto il tempio sorge sulla cima di una collina, con lo stesso nome, da cui si ha una favolosa panoramica su Angkor Wat, complesso che dista, in linea d’aria, circa un chilometro e cinquecento metri, da questo edificio. Il sovrano trasferì in questo qui la capitale del regno, fondando Yashodharapura, di conseguenza, essendo il tempio, quando fu edificato, il principale edificio della città, divenne il centro religioso e architettonico dello stato. Per circa due secoli, questo tempio fu quello principale dell’impero Khmer, fino a quando fu edificato il complesso di Angkor Wat. Si tratta di un Tempio Montagna, il lato della sua base, che è quadrata, misura settantasei metri, la sua struttura è a piramide formata da sette livelli diversi. Gli studiosi hanno calcolato che la struttura presentasse oltre cento piccole torri, intorno alla struttura centrale al piano terra, altre erano poste su gli altri livelli, nessuna delle quali è rimasta in piedi. Recenti studi e scavi hanno appurato che c’era un fossato, largo circa duecento metri, per una superfice di quasi quattro chilometri quadrati, a detta degli esperti probabilmente segnava il confine della città prima che questa si espandesse.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Phnom Bok.

Questo è il nome di una collina alta circa duecento venti metri, si trova vicino al Baray Occidentale, sulla quale Yasovarman I, fece costruire un tempio, oggi purtroppo in rovina, che porta lo stesso nome dell’altura. Ancora una volta si tratta di un Tempio Montagna con la classica struttura a cinque torri, quattro poste sui vertici di un quadrato e una al centro, quella principale, il termine che caratterizza questo tipo di struttura è: “Quinconce”.

Phnom Krom.

Terzo tempio voluto e fatto erigere da Yasovarman I, ancora una volta su di una collina questa, alta centoquaranta metri, è a circa dodici chilometri da Siem Reap. Ovviamente anche questo è un tempio induista, costruito alla fine del IX secolo fu consacrato a Shiva, Vishnu e Brahma. Come quasi sempre accade il tempio è orientato a est, qui si trova l’entrata principale, è edificato in stile Bakheng sempre strutturato come Tempio Montagna, rappresentazione del sacro Monte Meru. Il tempio è contornato da un muro costruito in blocchi di laterite, ha le classiche cinque torri, quattro ai vertici di un quadrato e quella principale, rialzata al centro. Anche questo tempio è legato a una leggenda, secondo la quale questa collina rocciosa fu disboscata da Hanuman, uno spirito dall’aspetto di scimmia, mentre ricercava una medicina, così è riportato nel poema epico Ramayana, la realtà ci dice che da questa collina si ha un’ampia e spettacolare vista sul lago Tonle Sap.

Prasat Kravan.

Siamo difronte a un altro Tempio Montagna di cultura induista, del X secolo, quindi caratterizzato dalle cinque torri, in questo caso edificate con mattoni rossi e una sorta di calce derivata da composti vegetali. Queste torri furono erette sopra una terrazza comune. Curioso è il significato del nome, infatti, Prasat Kravan, tradotto, significa “Tempio del cardamomo”, questo complesso, come pochi altri, fu fatto edificare da dignitari di corte e non dal sovrano, durante i regni, per altro molto brevi, di Harsavarman I e di Ishanavarman II. Come detto è un tempio induista, consacrato a Vishnu, negli stipiti di arenaria dell’ingresso è riportata la data 921, probabilmente anno dell’inizio della costruzione del tempio. Si tratta di un progetto che non fu mai completato, molti particolari sono appena abbozzati o del tutto mancanti. Anche questo tempio è orientato a est, e come spesso accade, è circondato da un fossato, il complesso e di dimensioni ridotte ma mostra una simmetria quasi perfetta. Molto interessanti e particolari sono i bassorilievi presenti nel tempio, la torre centrale e una di quelle secondarie contengono sculture in rilievo che raffigurano Vishnu e la sua sposa Lakshmi, eseguite con una tecnica molto particolare, furono, infatti, scolpiti direttamente i mattoni delle pareti. Sulle pareti del santuario della torre centrale troviamo ancora raffigurazioni di Vishnu definibili classiche. Si vede il Dio in sella a Garuḍa, rappresentato con quattro braccia e attributi, cioè conchiglia, sfera, disco e mazza; poi ancora sotto forma del nano Vamana, mentre salta sull’oceano riprendendo il possesso del mondo. Infine si può ammirare un bassorilievo che mostra Vishnu, con otto braccia, mentre è tra i devoti in adorazione, sopra di lui un rettile non è ben capibile se si tratta di una lucertola o di un coccodrillo. Interessanti sono anche i bassorilievi che sono all’interno di una delle torri secondarie, infatti, su una parete di tal edificio, si può vedere Lakshmi, la sposa di Vishnu, insieme a figure adoranti, mentre porta, come attributi, sia il tridente di Shiva sia il disco di Vishnu, mentre nella parete opposta è raffigurata con fiori di loto tra le mani.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Pre Rup.

Si tratta di un altro tempio induista, edificato, nel X secolo, per volontà di Rajendravarman e fu consacrato a Shiva, ancora una volta la struttura è quella del Tempio Montagna. Per la costruzione di questo tempio furono usati tre materiali diversi, per la precisione si tratta di mattoni, di laterite e di arenaria, qualche studioso ha ipotizzato che forse, il complesso, potesse essere al centro di una nuova capitale voluta dal sovrano, ma non esiste la più piccola traccia di ciò, quindi o l’ipotesi è fallace o niente è sopravvissuto, comunque non ci sono mai state prove archeologiche che confermassero, seppur in maniera flebile, tale affermazione. Torniamo però alla realtà, il tempio è poco più a sud del Baray Orientale e per il materiale usato assume una colorazione rossastra, in special modo al tramonto e all’alba. Il tempio ha una forma rettangolare e presenta due recinti, quello più esterno consiste in una piattaforma contornata da un muro di laterite, le cui misure sono ragguardevoli, infatti, il lato più lungo è di centoventisette metri mentre l’altro è di centodiciassette metri. I quattro gopura posti ai quattro ingressi, ricordiamo che i gopura sono torri ornamentali poste agli ingressi dei templi, e che tali entrate sono sempre poste in corrispondenza dei quattro punti cardinali, in questo caso presentano una pianta cruciforme, con un corpo centrale, in mattoni, contenente tre sale che sono precedute e seguite da vestiboli in arenaria. L’ingresso alla piattaforma esterna ha tre torri, la stessa presenta delle gallerie forse mai completate, attraversando un altro ingresso si giunge nel recinto interno. Sul secondo livello è presente un oggetto in pietra di dubbia funzione, infatti, alcuni pensano che si tratti di una sorta di contenitore in cui erano praticate le cremazioni, altri studiosi credono che più semplicemente si tratti di una base per una statua, probabilmente di bronzo e per questo riciclata. Sempre su questo livello ci sono due librerie, e costruzioni a galleria che vanno ad appoggiarsi al muro del recinto. Siamo così giunti alla piramide centrale, essa è a base quadrata, la misura del suo lato è di cinquanta metri, presenta tre livelli per un’altezza totale di dodici metri. Il primo livello della piramide presenta dodici piccoli altari disposti simmetricamente intorno a esso. Alla sommità della struttura vi è una piattaforma, anch’essa quadrata di trentacinque metri di lato, su cui sono poste le caratteristiche cinque torri del tempio montagna, bassorilievi decorativi raffiguranti le divinità furono posti ai lati di ogni porta comprese quelle finte. Gli ingressi sono sempre quattro sempre disposti uno per punto cardinale, a volte alcune porte sono, però finte. Le iscrizioni ci fanno sapere che le quattro torri laterali, avevano una statua ciascuna, che raffiguravano: Lakshmi, Uma, Vishnu e Shiva. Sembra che nel santuario fosse conservato il sacro Linga d’oro di Shiva, simbolo di fertilità, un’ultima curiosità, Pre Rup significa “Girare il corpo”, sembra che ciò vada a riflettere la tradizione dei Khmer che le cerimonie di cremazione avvenissero nei templi, con una particolarità, quella cioè di voltare il corpo del defunto o una sua raffigurazione, in direzione dei quattro punti cardinali. Credenza popolare o realtà?

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Preah Khan.

Questo complesso è uno dei più estesi Angkor, edificato, alla fine del XII secolo da Jayavarman VII nei pressi di quel bacino artificiale, a cui fu dato il nome di Baray Jayatataka e al quale era collegato. Questo complesso edificato non lontano Angkor Thom, presenta una peculiarità, è, infatti, a un solo livello, come, del resto, gli altri templi fatti edificare da questo sovrano, il santuario centrale è di cultura buddista e intorno a questo ci sono gallerie rettangolari concentriche, ma il complesso racchiude anche templi induisti coevi insieme con altri aggiunti posteriormente. Mescolandosi nel suo interno Buddhismo e Induismo, il tempio presenta un’iconografia molto varia e soprattutto complessa. La storia ci riporta che questo complesso fu fatto costruire sul luogo della battaglia vittoriosa di Jayavarman VII contro gli invasori Cham che tentarono di invadere l’impero Khmer nel 1181. Principalmente consacrato al Buddha, che fu raffigurato con le fattezze del padre del re, Preah Khan non fu solo un centro religioso ma anche politico e amministrativo. Al suo interno c’era il palazzo reale e gli studiosi, analizzando un’iscrizione, hanno calcolato che nel complesso vivevano, o perlomeno vi lavoravano almeno novantaseimila persone tra funzionari, artigiani e servitori, insieme a un migliaio di danzatori e altrettanti insegnanti, oltre, ovviamente, alla famiglia reale e tutta la corte del re. La traduzione del nome non è ben chiara, sembra che il significato di Preah Khan sia “Spada Sacra”, come derivazione da un termine che indicava che quel luogo rappresentava la citta sacra della vittoria contro l’invasore. Il complesso consta di quattro recinti e occupa un’area calcolata intorno ai cinquantasei ettari, il muro più esterno è di laterite e racchiude un rettangolo che ha la ragguardevole misura di settecento metri per ottocentocinquanta metri, il tutto circondato da un fossato largo circa quaranta metri. L’altezza media del muro è di tre metri e cinquanta centimetri, sul lato esterno di esso si trovano statue di Garuda, alte quanto la parete stessa, raffigurati mentre tengono, con ciascuna mano, ben stretta la coda di un Naga e ne schiacciano il corpo con le zampe. Le statue erano settantadue poste a circa cinquanta metri l’una dall’altra. L’ingresso principale è a est e ciò ne determina l’orientamento, ma come sovente accade nei complessi Khmer, vi è un’entrata per ciascun punto cardinale. E come al solito si vede, in tutti i templi importanti, che l’ingresso e formato da un gopura, che è preceduto da un ponte lastricato che permette di scavalcare il fossato, inoltre in prossimità dell’ingresso principale vi è un approdo con terrazzo che presenta come decori leoni e Naga. Quest’approdo permetteva di raggiungere, con una barca, un altro tempio, il Neak Pean, fatto edificare, dallo stesso re, su un’isola artificiale al centro del Baray Jayatataka, il bacino idrico, ora prosciugato, misurava tre chilometri e cinquecento metri per novecento metri. L’approdo si unisce al ponte d’ingresso al tempio tramite una strada, lunga circa duecento metri, contornata da piccoli pilastri raffiguranti figure mitologiche con la testa di leone, con il corpo umano e con le zampe di garuda, sopra di esse vi erano delle piccole nicchie con immagini di Buddha. Tra questo recinto e il terzo vi è un ampio spazio che si suppone fosse occupato dalle abitazioni, com’era uso, costruite con materiali deteriorabili, di cui non rimane nulla, vi è una, però, una Dharmasala, la cosiddetta “Casa del Fuoco”, una terrazza cruciforme, con una balaustra decorata con Naga e leoni, introduce a un ingresso, attraversando il quale si accede al terzo recinto. Questo ingresso che si apre in un muro in laterite è composto da tre torri e due padiglioni con delle gallerie che uniscono il tutto, quest’ultime, di ampiezza di circa cento metri, sono sorrette, all’esterno, da colonne. Durante alcuni lavori di sterro qui fu trovata una statua, quella che fu ritenuta il capolavoro dell’arte Khmer, raffigurante Bodhisattva femminile Prajnaparamita inginocchiata, ovviamente il recinto aveva anche altri tre ingressi, com’era solito, ma questo, questo a est, appena descritto, era il principale. Interessante è anche il frontone dell’ingresso opposto, quello ovest, dove fu raffigurata, su un bassorilievo, la battaglia di Lanka, descritta nel Ramayana. Il muro del terzo recinto è di laterite e misura duecentoquindici metri per centosessantacinque metri, passato il quale, attraverso l’ingresso a est, si giunge a due padiglioni molto caratteristici e unici nell’architettura di Angkor, il primo è chiamato la Sala delle Danzatrici, esso è formato da quattro cortili separati da ventiquattro pilastri, che circondando ognuno dei suddetti cortili, formano una galleria, le decorazioni di questo edificio sono dei bassorilievi raffiguranti Apsara danzanti, da cui il nome. L’altro edificio, vicino a questo, è a due piani circondato da un numero elevato di colonne, alcuni studiosi hanno ipotizzato che si tratta di un granaio. Nello spazio tra il terzo e il secondo recinto ci sono delle vasche, ormai asciutte, e quattro templi induisti, uno per angolo, uno più interessante dell’altro per i bassorilievi scolpiti sui frontoni. Nella fattispecie: quello dedicato a Shiva riporta sul frontone occidentale Vishnu reclinato e su quello orientale la Trinità Indù ossia Vishnu, Shiva e Brahma; quello dedicato Vishnu, riporta sul frontone Krishna che scala il monte Govardhana, inoltre vi è un lungo piedistallo con tre statue che dovrebbero raffigurare Rama, Lakshmana e Sita. Un altro tempio è dedicato agli antichi re e regine. Ritorniamo alla Sala delle Danzatrici, tra questa e il muro che delimita il secondo recinto vi è un cortile con due biblioteche e l’ingresso al secondo recinto stesso, si tratta di un gopura che presenta delle importanti decorazioni interne, si possono vedere Garuḍa, mentre le immagini del Buddha, poste su delle colonne, vennero in seguito modificate e trasformate in eremiti. Siamo così giunti nel secondo recinto, le cui mura misurano ottantacinque metri per settantasei metri, che nel lato interno presenta una galleria con colonne e varie decorazioni. Il muro del primo recinto misura sessantadue metri per cinquantacinque metri, anch’esso con galleria e colonne sul lato interno. Il recinto più interno è diviso in quattro parti da una galleria cruciforme, al centro vi è il santuario con uno stupa. Cioè un monumento buddhista, la cui funzione principale è quella di conservare reliquie, il quale prese il posto della statua originaria del Buddha, che fu distrutta. Infine alcune curiosità: nelle mura della galleria e nell’interno del santuario centrale vi sono moltissimi fori, che servivano al fissaggio delle grandi placche di bronzo che in origine ricoprivano le pareti, è stato calcolato che ne furono usate oltre mille e cinquecento tonnellate; nel tempio ci sono altari che furono dedicati a oltre quattrocento divinità sia buddiste sia induiste.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Preah Ko.

Si tratta di un tempio induista voluto e fatto edificare, nell’879 da Indravarman I quando la capitale dell’impero era Hariharalaya, l’attuale Roluos. È il tempio più antico del gruppo Roluos, è costituito da sei torri, poste su un basamento e suddivise in due file di tre edifici ciascuna, svetta, più alta di tutte, quella centrale della prima fila, la quale fu dedicata al re Jayavarman II, del resto l’intero tempio fu consacrato, dal sovrano, agli antenati. Infatti, abbiamo, sempre nella prima fila, una torre che fu dedicata a Prithivindreshvara, il padre del sovrano, la terza fu, invece, intitolata a Rudreshvara, il nonno del re. Le torri poste in seconda fila erano invece dedicate alle rispettive consorti. Le torri furono realizzate con mattoni e quella centrale è interamente coperta da bassorilievi raffiguranti il Dio Shiva, tre Nandi, secondo la religione induista erano i bianchi tori che cavalcava Shiva, fanno bella mostra di loro difronte alle tre piccole scalinate, le quali permettono di salire il basamento. Tre delle sei torri del tempio presentano l’ingresso custodito da statue di leoni, il nome del tempio significa, appunto, “Toro sacro”.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Preah Palilay.

Torniamo ad Angkor Thom, in cui troviamo il tempio in questione, in questo luogo di culto si trovano sia elementi Buddisti sia Induisti, considerando che non fu ritrovata nessuna iscrizione, gli studiosi non hanno potuto datare con certezza la costruzione del complesso, anche se, sono state formulate ipotesi che fanno risalire l’edificazione al periodo di Jayavarman VIII. Qualcuno ha anche analizzato la possibilità che il tempio possa essere stato costruito in tempi diversi. Una terrazza cruciforme precede il tempio, le sue dimensioni sono di trenta metri, per poco più di otto, sulla quale troviamo balaustre decorate con Naga a sette teste. La terrazza terminava con due Dvarapala, ossia due guardiani e due leoni, una strada rialzata porta al gopura che questa volta, contrariamente al solito, è unico e realizzato di arenaria. Il muro che racchiude il recinto, di forma quadrata, è di laterite e misura cinquanta metri di lato, davanti ad esso vi è un altare con una statua di Buddha seduto su un loto, si tratta di un’imponente scultura poiché è alta tre metri. Il gopura ha tre ingressi ed è decorato con bassorilievi, su un frontone è raffigurata la scena degli animali che portano offerte al Buddha nel bosco di Parilyaka, dove si era ritirato dopo aver abbandonato Kosambi, mentre sugli altri si possono vedere altri momenti della sua vita. Il santuario, che fu realizzato interamente in arenaria, poggia su un basamento di tre strati alto sei metri, presenta una sala centrale quadrata di cinque metri di lato, la quale è collegata su tutti e quattro i lati ad altrettanti vestiboli. Le decorazioni del santuario sono molto danneggiate, alcune asportate altre abbandonate sul terreno, comunque è possibile vedere raffigurazioni di Indra che cavalca l’elefante Airavata e l’assalto dell’armata dei demoni. È stato ipotizzato che il tempio risale alla prima metà del XII secolo, però, alcune parti sono sicuramente posteriori e quindi aggiunte dopo la costruzione.

Preah Pithu.

Questa volta non è proprio esatto parlare di tempio, si tratta piuttosto di un gruppo di cinque templi minori, edificati a breve distanza tra di loro e non nello stesso periodo, sono posti anch’essi all’interno di Angkor Thom, vicino al Bayon e difronte al Tep Pranam. Quest’ultima è una terrazza di cultura buddista a pianta cruciforme che misura ottantadue metri per trentaquattro metri sopra c’era un tempio buddista di cui non resta nulla poiché fu costruito con materiali deperibili. Veniamo, però, al complesso in esame, gli archeologi hanno identificato i singoli templi con lettere dell’alfabeto e precisamente: T, U, V, W, X, sinceramente non ne conosco il criterio, però, questo è ciò che hanno fatto. Dei cinque templi solo uno è Buddista, quello X, che, sempre a detta degli studiosi, probabilmente è l’ultimo edificato.

  • I templi T e U.

Questi templi sono simili e quasi sicuramente furono edificati contemporaneamente, considerando anche il fatto che sono contornati dallo stesso fossato ed entrambi, contrariamente al solito, sono orientati a ovest. Il fossato si supera salendo su una terrazza, di forma cruciforme, che presenta due livelli, anche qui sono presenti balaustre decorate con Naga. Come abbiamo detto i templi sono considerati minori, e lo sono soprattutto nelle dimensioni, quello T è circondato da un muro che delimita una superficie rettangolare di quarantacinque metri per quaranta metri, ha due ingressi con gopura, mentre il santuario è posto su una piattaforma, formata da tre livelli, decorata e alta sei metri. L’architrave della porta principale riportava bassorilievi con la raffigurazione dell’”Agitazione del mare di latte”, le pareti sono decorate con motivi floreali e Devata, all’interno del santuario vi è una camera che conteneva un mastodontico Linga e il piedistallo su cui appoggiava. Molto simile a questo è il tempio U anche se più piccolo e senza gopura, l’intera area misura trentacinque metri per ventotto metri, anche qui troviamo la raffigurazione dell’”Agitazione del mare di latte”, ma quelli che colpiscono sono i bassorilievi dell’ingresso principale, su cui e raffigurata la Trimurti, con uno Shiva danzante su una testa di kala, posto tra Vishnu e Brahma. Interessanti sono le decorazioni delle pareti interne, su cui sono raffigurate, con bassorilievi, dei Dvarapala.

  • Il tempio V.

Questo tempio, a nord dei precedenti e contrariamente ad essi ha il suo ingresso principale a est, non è recintato e presenta un doppio vestibolo all’entrata, fa parte del piccolo complesso una strada lastricata che termina in una terrazza sempre cruciforme, da cui si vede la cosiddetta Piazza Reale. Il santuario e posto su un basamento che presenta due livelli, mentre la camera interna principale che è quadrata a un lato di quasi quattro metri. Le decorazioni esterne del tempio danno l’impressione che non siano state mai terminate, mentre, anche in questo caso, la camera principale conteneva un Linga, che gli studiosi ritengono fosse alto circa un metro e cinquanta centimetri.

  • Il tempio W.

Questo tempio ha un’architettura semplice, infatti, non ha basamento e neppure scalinate, poggia su di un terrapieno che lo eleva dal terreno circostante. Gli studiosi ritengono che la sua edificazione risalga al periodo che va da dopo la costruzione di Angkor Wat e prima di quella del Bayon. Anche questo tempio ha la sua entrata principale a est ed è formata da un lungo Mandapa, una struttura simile a dei portici, il quale è unito, tramite un vestibolo, alla camera principale del santuario. Tale locale ha forma rettangolare e misura tre metri e cinquanta centimetri per tre metri, notevoli i bassorilievi di due frontoni, sul primo è raffigurato Krishna che sconfigge il demone Bana, sull’altro i tre grandi passi di Vamana.

  • Il tempio X.

Siamo giunti all’unico tempio buddista dei cinque facenti parte di questo piccolo complesso. Questo tempio è più grande degli altri, è circondato fu posto su una grande terrazza in laterite, alta quattro metri, circondata da sema, una sorta di simboli che vanno a delimitare la zona sacra. C’è subito da dire che certamente le decorazioni di questo tempio non furono mai terminate e molte sono state asportate, comunque sulle pareti della camera principale del santuario vi erano una doppia fila di Buddha scolpiti, mentre sugli architravi vi erano bassorilievi con motivi buddisti, tra i quali vi era la scena di Siddharta che si taglia i capelli.

Spean Thma.

Questa volta non parliamo di un tempio, ma di un ponte, attualmente in rovina, posto nelle vicinanze tempio Ta Keo, guarda caso la traduzione del nome è “Ponte di pietra”. Il ponte fu costruito per attraversare il Siem Reap, o meglio sull’antico letto del fiume che passava tra Angkor Thom e il Baray Occidentale, gli studiosi, che l’hanno studiato, ipotizzano che fu ricostruito intorno al XV secolo cioè dopo la caduta dell’impero Khmer. Questa ipotesi scaturisce, principalmente, dal fatto che gli archeologi hanno appurato, che molte pietre di arenaria che compongono il ponte furono prese da altre costruzioni o edifici. Si deve dire che gli architetti Khmer non conoscevano le strutture ad arco, ma nonostante ciò per la costruzione del ponte usarono, per così dire, un “Falso arco”, ossia delle campate molto strette. Quindi questo ponte pur non avendo grandissime dimensioni conta ben quattordici campate, un esempio che, però, non è unico nell’architettura di quel periodo, basta pensare che il ponte Spean Praptos era formato da ben venticinque campate. Una curiosità, nel frattempo sui resi del ponte è cresciuto un albero.

Srah Srang.

Si tratta di un Baray, un lago artificiale, posto a sud del Baray Orientale e a est di Banteay Kdei, sembra che fu costruito a metà del X secolo su iniziativa di un ministro di Rajendravarman II, ma sicuramente modificato da Jayavarman VII agli inizi del XIII secolo. Fu in questo periodo che fu aggiunto un approdo in laterite, le sue dimensioni sono settecento metri per trecentocinquanta metri, molto probabilmente anche al centro di questo lago artificiale vi era un tempio eretto su un’isola artificiale, ipotesi che non dovrebbe allontanarsi troppo dal vero, poiché sull’isola sono visibili alcune parti di un basamento. L’approdo occidentale, quello di fronte all’ingresso del Banteay Kdei, è cruciforme, e fornito di balaustre decorate con Naga dalla testa di serpente con sopra un garuda, questa volta scolpito con le ali spiegate, due statue di leoni facevano la guardia alla scalinata che portava all’acqua. Questo Baray contiene ancora, anche se parzialmente, acqua, infine una curiosità archeologica molto importante, durante degli scavi, svoltesi nei suoi pressi, è venuta alla luce una necropoli.

Ta Keo.

Un altro Tempio Montagna, gli archeologi pensano che sia stato il primo a essere edificato usando soltanto l’arenaria, la costruzione iniziò, nel 975, per decisione di Jayavarman V, nasce come tempio di stato Induista, consacrato a Shiva intorno all’anno 1000. Il tempio non fu mai portato a termine, anche se fu centro di culto, in maniera continuata, fino al tredicesimo secolo. Come i classici templi montagna anche questo ha cinque torri, con la solita disposizione, quattro ai vertici di un ipotetico quadrato e una al centro, in questo caso poggiano sull’ultimo livello di una piramide a gradoni formata da cinque livelli e circondata da un fossato, ancora una volta si tratta della simbolica rappresentazione del Monte Meru. Come detto, le attività s’interruppero appena dopo l’inizio dei lavori di decorazione delle parti esteriori, pertanto il tempio risulta completamente privo, o quasi, di fregi sulle pareti esterne. Anche il Ta Keo e orientato a est, gli studiosi lo considerano un esempio dello stile Khleang, una sua prima caratteristica peculiare è un collegamento, infatti, il tempio, è unito a un approdo che dà sul Baray Orientale, tramite una strada sopraelevata, lunga cinquecento metri e completamente lastricata. Il complesso, come detto, era circondato da un fossato, a forma di rettangolo, di duecentocinquanta metri per duecento metri, il primo livello della piramide termina con un’ampia terrazza che misura centoventi metri per centocinque metri, il suo muro in arenaria, poggiante su una base di laterite, va a formare la recinzione più esterna del tempio. Lungo un lato della terrazza vi sono due costruzioni molto lunghe e a galleria le quali prendono luce da alcune finestre, quest’ultime sono con balaustre. Il tetto non è più presente, ciò perché, a detta degli archeologi, molto probabilmente era di legno su cui poggiavano delle tegole, materiale deperibile e quindi perso nel tempo. Questo primo livello presenta i soliti quattro gopura, uno per punto cardinale, in questo caso ognuno ha tre ingressi e una torre centrale con una copertura fatta di piani, sempre più piccoli, man mano che si va verso l’alto. A cinque metri e cinquanta centimetri sopra questa terrazza ve né è una seconda che completa il secondo livello e che misura ottanta metri per settantacinque metri, su di essa vi è una galleria le cui pareti formano il muro del recinto interno. Questa galleria è larga un metro e cinquanta centimetri e prende luce da alcune finestre, che, però, sono tutte rivolte verso l’interno, anche questa, come la precedente, probabilmente aveva una copertura di legno e tegole, oggi del tutto scomparsa. Sempre come il precedente livello anche questo secondo, presenta quattro gopura, con le stesse caratteristiche di quelli del piano sottostante. Su questa terrazza vi sono due biblioteche di dimensioni contenute e due edifici a galleria, simili a quelli del piano sottostante ma molto più piccoli. Al centro della terrazza vi è la piramide terminale a tre livelli che misura, alla base, sessanta metri di lato, con una scalinata per versante, una di queste e “Sorvegliata” da una statua di Nandi a riposo, l’altezza totale di questi tre piani è di quattordici metri. A sua volta il terzo livello di questa piramide termina con un’ulteriore terrazza che ha il lato di quarantasette metri e s’innalza dal terreno sottostante di ventidue metri su cui poggiano le cinque torri. Le quattro torri santuario, poste agli angoli hanno l’ingresso verso i quattro punti cardinali e presentano vestiboli, i quali sporgono dal corpo della costruzione stessa, ogn’una è posta su un basamento alto ottanta centimetri. La torre centrale, cioè il santuario principale, poggia su una base di quattro metri, è più alta delle altre e presenta dei vestiboli doppi. L’altezza del santuario centrale, senza contare la base è di circa venti metri, il che vuol dire che la sommità di questa torre s’innalza a circa quarantacinque metri dal terreno sottostante, le camere dei santuari misurano circa quattro metri di lato. Come si è detto non vi sono decorazioni o perlomeno alcune sono appena abbozzate, però, che da dire che durante le ispezioni archeologiche all’interno delle camere e intorno alle torri, sono state rinvenute moltissimi frammenti di statue tra cui parti di Linga.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Ta Prohm.

Si tratta di un tempio, di una scuola e di un monastero buddista fatto edificare da Jayavarman VII, tra il XII secolo e il XIII secolo, dista un chilometro da Angkor Thom e otto chilometri da Siem Reap, fu costruito sul bordo del Baray Orientale. La sua costruzione avvenne qualche decennio dopo Angkor Wat, fu concepito, dal sovrano, per la venerazione della famiglia Reale, in particolar modo per sua madre, Infatti, nella struttura principale vi è la raffigurazione di Prajnaparamita, che è la personificazione della Saggezza, scolpita a somiglianza della donna. Inoltre due templi minori, edificati, nella terza recinzione furono dedicati: uno al fratello maggiore del sovrano e l’altro al suo maestro e guru. Il complesso fu comunque ampliato e modificato anche dai successivi regnati, fino alla fine del XIII secolo, un’iscrizione ricorda che il complesso fu abitato da dodicimila persone. Nel tempio furono conservate gradi ricchezze come oro, perle e sete preziose. Come tutti i templi, della zona, fu abbandonato dopo la fine dell’Impero Khmer, quando si cominciarono a restaurare e a liberare dalle piante i templi della zona, si decise di lasciare questo complesso così com’era stato trovato, quindi in qualche modo qui si vede la natura che si riappropriò dei suoi spazi, quasi a creare una simbiosi tra la vegetazione e l’opera dell’uomo. Le radici delle piante, allo stesso tempo, hanno fatto opera sia distruttrice sia di mantenimento, infatti, hanno fatto crollare parti della struttura, ma tengono anche in piedi intere gallerie. Il tempio è orientato a est e presenta cinque recinzioni rettangolari con al centro il santuario centrale, il muro del quinto recinto, quello più esterno, misura ben un chilometro per seicento cinquanta metri. Come stesso accade nei templi Khmer dei gopura furono posti nei quattro punti cardinali e davano la possibilità di entrare nel complesso, l’ingresso principale era quello posto a est. Come nel caso del Bayon, ogni gopura ha una torre sulla quale furono scolpiti dei volti, fossati pieni d’acqua confinavano col muro del quarto recinto. Vicino ai gopura vi è la cosiddetta Sala delle Danzatrici, per i bassorilievi che la decorano e una Casa del Fuoco. Le mura dei tre recinti più interni formano delle gallerie, nel terzo recinto ci sono i templi dedicati al fratello del re e al suo guru, mentre nel secondo recinto ci sono due biblioteche. Nel primo recinto ci sono le cinque torri, con il solito allineamento, quattro ai vertici di un ipotetico quadrato e una al centro che rappresenta il santuario centrale. Molti sono i bassorilievi che decorano il tempio, anche se vari sono quelli nascosti o frantumati delle piante. Due curiosità su tutte quelle che questo tempio ha espresso tra i ficus strangolatori e altri alberi che crescono sulle sue rovine, alcuni studiosi ancora dibattono su un bassorilievo che sembra raffigurare uno stegosauro, un dinosauro ovviamente vissuto molto prima dell’uomo sapiens. Quasi sicuramente si tratta di un errore d’interpretazione o semplicemente l’autore del bassorilievo voleva raffigurare una creatura mitica e il risultato è quello che oggi si vede. Non si tratta di uno sbaglio, invece la seconda curiosità, gli amanti del film del genere “Avventure estreme” sapranno che questo tempio fu usato per girare alcune scene di Tomb Raider, ciò ha dato una fama misteriosa al sito e allo stesso tempo gli ha dato più visibilità, infatti, è oggi molto ricercato dai visitatori.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Ta Som.

Si tratta di un tempio minore buddista voluto e fatto edificare da Jayavarman VII, costruito, alla fine del XII secolo, fu posto nelle vicinanze di Neak Pean, proprio nei pressi del Baray Jayatataka, oggi completamente asciutto. Il sovrano dedicò il tempio a suo padre, gli studiosi credono che il muro più esterno fu fatto aggiungere dal figlio del re. Questo muro di recinzione più esterno, che è di laterite, misura duecentocinquanta metri per duecento metri, presenta due gopura che permettono l’accesso al complesso, questi hanno torri a base quadrata e grandi sculture con dei volti, quindi anch’esse nello stile Bayon. Il tempio tanto, per cambiare, è orientato a est, all’interno del recinto più esterno, il terzo, vi è un fossato che circonda il muro, anch’esso in laterite e con due ingressi, del secondo recinto, il muro del primo recinto forma una galleria che misura trenta metri per venti metri, al suo interno ancora una volta le cinque torri, sempre quattro agli angoli e una centrale, anche se, in realtà il santuario centrale ha un solo livello. Il muro di recinzione presenta ben centosettanta due statue, di buona fattura, che raffigurano Devata, all’interno del recinto ci sono anche due biblioteche.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Terrazza degli Elefanti.

Torniamo ad Angkor Thom e precisamente nel suo centro, qui troviamo, lunga più di trecento metri la cosiddetta “Terrazza degli Elefanti” che va a chiudere, da un lato, la grande Piazza Reale, dove, gli archeologi credono, che si svolgessero le principali manifestazioni, militari e religiose del Regno Khmer, mentre il re osservava d’alto. La Terrazza degli Elefanti fu voluta da Jayavarman VII, che edificò Angkor Thom e ne fece la capitale dell’impero, alcune modifiche furono apportate da figlio del sovrano. Il basamento della terrazza è alto tre metri ed è decorato con numerose sculture che raffigurano elefanti, si può dire, in parata, da questa piattaforma scendono verso la piazza reale cinque scalinate disposte simmetricamente e decorate da statue raffiguranti Garuda con teste di elefante le quali si reggono sulle proprie proboscidi, molto allungate. Una domanda sorge spontanea, qual era la funzione di una così mastodontica terrazza? Prima di tutto gli archeologi sono convinti che su di essa fosse edificato il Palazzo Reale, di cui non rimane nulla, poiché costruito interamente in legno, sono state ritrovate alcune tegole di piombo che probabilmente coprivano il tetto degli appartamenti del sovrano. Un’ulteriore conferma di questa ipotesi scaturirebbe dalla presenza di oche sacre, scolpite sulla piattaforma della terrazza. Un’altra funzione ipotizzata dagli studiosi e quella che permetteva al re di assistere, del punto più alto, alle parate militari, alle cerimonie religiose e da dove poteva parlare sia ai suoi soldati sia alla sua popolazione raccolta nella piazza.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Terrazza del Re Lebbroso.

Una terrazza il cui nome è legato a una leggenda, voluta e fatta costruire da Jayavarman VII, è anch’essa all’interno di Angkor Thom ed è in pratica, unita a quella degli elefanti. Gli studiosi non sono certi di quale fosse il suo utilizzo, pensano che probabilmente, questo luogo, servisse per l’incenerimento dei corpi della famiglia reale, quindi una sorta di crematoio imperiale. Le decorazioni sia del muro esterno sia di quello interno sono bassorilievi che raffigurano: parate del sovrano insieme alla sua corte, Apsara, Naga e personaggi mitologici. Anche qui restarono incompiuti alcuni bassorilievi sul muro interno, in generale, però, sono in uno stato di conservazione ottimale. Come detto il nome è frutto di una leggenda, o, quasi, sembra che questo appellativo fu dato alla terrazza nel XV secolo, ciò per il rinvenimento della statua del Dio induista della morte Yama, o meglio, le condizioni della scultura, fecero pensare a una persona affetta da lebbra, quindi si credette che potesse rappresentare uno dei due sovrani, di Angkor, che il mito riporta morti per lebbra. La statua che oggi domina la terrazza è una copia dell’originale, la quale è conservata, per motivi di salvaguardia e protezione, nel Museo Nazionale di Phnom Penh.

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico…

.

Il Thommanon.

Si tratta di un tempio induista, voluto e fatto edificare, nella prima metà del XII secolo, da Suryavarman II, lo stesso sovrano che fece costruire dell’Angkor Wat, è di dimensioni contenute, rispetto agli altri, è posto vicino alla Porta della Vittoria, uno degli ingressi di Angkor Thom, di fronte al Chau Say Tevoda ed è nello stile classico del periodo di Angkor Wat. Va evidenziato che il tempio è antecedente di qualche decennio all’edificazione della capitale Angkor Thom. Questo tempio che fu consacrato a Shiva e a Vishnu, fu quindi costruito quando iniziarono i lavori per l’edificazione di Angkor Wat, non sembra del tutto terminato, come appare da fatto che la recinzione più esterna ha due ingressi, ma sono privi di gopura, comunque il muro di questa cinta, oggi ne rimane solo la base, misurava sessanta metri per quarantacinque metri, come si vede di misura ridotta, facendo un paragone con gli altri complessi. Rispetto agli altri templi è una di quelli che si è conservato meglio, grazie al fatto che fu costruito interamente in arenaria, senza l’uso di travi di legno, e ai restauri effettuati negli anni sessanta del secolo scorso, durante i quali, tra l’atro, furono aggiunti soffitti di cemento. Il tempio ha uno schema a torre unica, un breve corridoio unisce il Mandapa al santuario principale, è orientato a est e l’ingresso principale a tre porte, sui frontoni, è raffigurato Vishnu. Il tetto, del santuario principale, è in pietra scolpita in modo di simulare delle tegole, interessanti e pregevoli sono i bassorilievi presenti su architravi e frontoni, nei quali è raffigurata l’uccisione di Valin, il demone Ravana che scuote il monte Kailasa, e altre scene sia religiose sia tratte dal Ramayana. Nel complesso vi è anche un edificio denominato biblioteca, con finte finestre, finti corridoi scolpiti nella pietra e un unico vero ingresso. Come detto il santuario centrale è a torre e poggia su una base alta circa due metri e cinquanta centimetri e ha tre falsi ingressi. Le sculture che lo decorano esternamente sono molto pregiate, Devata, con eleganti costumi e con fini acconciature fanno bella mostra di loro. Infine, ci sono altri interessanti bassorilievi in cui sono raffigurati: Vishnu che cavalca Garuḍa e la classica rappresentazione del rimescolamento dell’oceano di latte.

  • Angkor, un sito archeologico unico, dove centinaia di templi Buddisti e Induisti emergono con tutta la loro maestosità e bellezza dalla giungla, in alcuni tratti ancora impenetrabile. Un unicum che ci mostra il volere dagli imperatori Khmer fra IX secolo e il XV secolo e l’abilità di chi ha edificato questi templi, l’unico rammarico è che non rimane quasi nulla delle abitazioni civili, comprese le regge dei sovrani che furono costruite con materiali deperibili, dove il legno ha fatto sicuramente da padrone. Dei resti archeologi molto importanti e interessanti che ci raccontano della grandezza di un impero che occupava un territorio che comprendeva, oltre la Cambogia, vaste zone, degli attuali Vietnam, Laos e Tailandia. È stato calcolato che nel momento massimo di espansione Angkor raggiunse, un milione di abitanti, nello stesso periodo storico in cui le maggiori città europee raggiungevano, sì e no un decimo, se non un ventesimo di questo valore. Improvvisamente, però i khmer furono costretti ad abbandonare le loro incantevoli città e i loro imponenti e magnifici templi, spostandosi sempre più a sud lungo il fiume Mekong. Quali furono le motivazioni che spinsero questa popolazione a tale abbandono? Forse i tentativi d’invasione di popolazioni ostili, forse uno sfruttamento incontrollato delle risorse naturali, che portarono al collasso questa civiltà? Domande queste, insieme a tante altre, che probabilmente non avranno mai risposte. Un collasso che portò all’oblio totale, i khmer stessi col trascorrere del tempo dimenticarono la loro storia, gli abitanti che ripopolarono le zone limitrofe al sito, sapevano bene dell’esistenza delle rovine inghiottite dalla giungla, ma non avevano più il ricordo di ciò che fu. Proprio per questo il lavoro degli archeologi è irto di difficoltà le uniche memorie scritte sono le rappresentate dalle steli di costruzione dei templi e dalle scene dei bassorilievi ritrovati, tutto il resto della storia fu ricostruito tramite studi e indagini, che ovviamente sono ancora in corso e che lasciano tante domande insolute. Oggi Angkor è fruibile ai visitatori e credo che nessuno che ha calpestato quel suolo, non sia rimasto affascinato da ciò che ha visto. Infine voglio raccontarvi un bassorilievo che narra della leggenda della cosiddetta “Zangolatura dell’oceano di latte”, termine trovato su dei testi, purtroppo non ricordo più quali sono, mi scuso per mancata precisione nella citazione. Prima di tutto si deve dire che si tratta di una leggenda Induista, raccontata e scritta in più poemi e testi quali: il Ramayana, il Purana e il Mahabharata. Questo mito narra la creazione del mondo, Ashura, che oggi definiremo gli angeli e Deva, i demoni, tirano il corpo del serpente Vasuki. Il quale era avvolto intorno al monte Mandera, in questo tentativo di trascinamento si formò un moto vorticoso, similare a quello che avviene all’interno della “Zangola” durante il processo di trasformazione del latte in burro. Con questo moto vorticoso si andò ad addensate il primordiale oceano di latte e salirono in superficie molte creature che nuotavano nascoste nelle profondità di questo mare, contemporaneamente prendeva forma il mondo reale. Tutto questo è raccontato, in modo magistrale, attraverso delle scene, in questo famoso bassorilievo, in qualche modo, a detta di alcuni studiosi, esplicito e nello stesso tempo misterioso.

.

Clicca qui per vedere il magnifico album di fotografie varie di Siem Reap

.

Se avete guardato le gallerie fotografiche, che avete incontrato durante la lettura, dovreste aver capito qual è la sorpresa che ho annunciato all’inizio, qui sotto troverete commenti, impressioni, valutazioni, narrazioni e tante altre foto dell’altro Sarchiapone, cioè Francesco, il quale ha passato un po’ del suo tempo ad Angkor, in una vacanza che credo non dimenticherà tanto facilmente… Paolo.

Raccolgo il testimone tra Sarchiaponi per aggiungere qualche considerazione assolutamente personale sul viaggio che mi ha portato a visitare questo sito “veramente affascinante”.

Già quando ero stato in Thailandia volevo prendere un aereo e farci una visita ma il rapporto tra i costi ed i tempi disponibili troppo piccoli mi aveva fatto desistere. Complice un biglietto aereo in omaggio che mi hanno dato nel viaggio precedente mi sono velocemente organizzato con internet per trovare l’albergo a Seam Reap (tra le altre cose ho trovato su Expedia una offerta scontatissima che ho preso al volo – meno di 300 euro per un albergo a 4 stelle).

Due giorni a Singapore per smaltire il fuso e poi partenza per Seam Reap facendo scalo a Bangkok. La prima giornata subito mi sono recato con un pulmino dell’albergo al sito di Kbal Spean che abbiamo raggiunto dopo un viaggio di un ora e mezzo.

I giorni seguenti mi sono accordato con mister SITH che guidava il truk-truk numero 11 (in pratica ad una motocicletta è stato aggiunto un carellino dove possono sedersi un paio di persone) che la mattina mi veniva a prendere in albergo mi portava nei vari siti dispersi nella zona senza che dovessi scegliere quale, mi portava all’ingresso del sito e poi aspettava la mia uscita per rinfrescarmi con una bottiglia di acqua fresca e portarmi al sito successivo o a ritornare in albergo per la cena. Tra le attività più sfruttate dell’albergo ricordo la piscina ed i massaggi, entrambe per rilassarsi dalle salite sui monumenti che a volte erano al limite delle cadute (ho visto persone aggrappate alle scarse protezioni con gli occhi pieni di paura – la protezione principale era un cartello in inglese che avvertiva che la salita era “dangerous”).

 

Concludo in modo quasi scontato invitando i lettori che possono a recarsi sul posto per vedere il tutto con i propri sensi.

 

Clicca qui per vedere il magnifico album fotografico dei miei selfie…

.

(33)

Lascia un commento

TOP