Anagni, il Museo della Cattedrale.

by / sabato, 19 maggio 2018 / Published in Il blog, L'Italia che non ti aspetti, Viaggiando .....

 .

Il museo della cattedrale è molto interessante, ben organizzato il percorso che permette di vedere: la Biblioteca, la Sala Capitolare, le Sagrestie, la Cappella del Salvatore, il Tesoro, la Cripta di San Magno, l’Oratorio di Thomas Becket e il Lapidario. Nel museo è custodita una ricca collezione di oggetti e pitture di diverse epoche, che permettono, idealmente, di tornare indietro nel tempo e mostrano la veste primaria che la città di Anagni e la sua Cattedrale hanno avuto, nel corso dei secoli, nella storia e nell’arte.

La Biblioteca.

In questa sala, all’interno di armadi del secolo scorso, sono custoditi mille e ottocento quattordici volumi risalenti al periodo che va tra XV e il XX secolo, tra cui, alcuni esemplari di incunaboli, testi di notevole importanza, proprio perché si tratta di stampe tipografiche effettuate tra il 1455 e il 1500. Tutti i libri stampati in questo periodo, con il sistema ideato da Gutenberg, vengono chiamati incunaboli. Di notevole importanza è la copia del 1548 del “Corpus Iuris Civilis”, voluto da Giustiniano nel V secolo d.C. per riorganizzare il sistema giuridico dell’impero, si tratta una raccolta di materiale normativo e giurisprudenziale di diritto romano. In questa sala sono conservati anche il cosiddetto Paliotto di San Magno, un pannello in legno e argento con l’effige del patrono di Anagni e il dipinto dell’Annunciazione. Il Paliotto era utilizzato per decorare il fronte dell’altare della Cattedrale nel giorno della festa patronale, l’Annunciazione è un dipinto, olio su tela di Pietro Gagliardi e fu l’ultimo bozzetto per la decorazione del catino dell’abside centrale della Cattedrale, realizzato tra il 1880e il 1882. I volumi conservati in questa biblioteca analizzano molteplici argomenti, alcuni testi sono di classici latini altri di storia locale, ovviamente ci sono opere teologiche la maggior parte delle quali furono scritte dopo il concilio di Trento.

La Sala Capitolare.

Questa sala era il luogo dove si svolgevano le assemblee dei canonici addetti al mantenimento quotidiano della chiesa, tale riunione era chiamata capitolo, da cui sala capitolare, per l’abitudine dei canonici di leggere, durante l’incontro di alcuni passi delle sacre scritture o della Regola, ossia uno o più “Capitoli”. La realizzazione della stanza risale al XIX secolo, come precisa una lapide posta sul pavimento vicino alle sagrestie, ha una volta affrescata con motivi decorativi vegetali e putti alati che reggono una ghirlanda di rose. L’arredamento è coevo alla costruzione della stanza, è in stile impero in legno di noce e mogano ed era del tutto funzionale al suo scopo, ogni canonico aveva adisposizione un armadio numerato con relativa seduta. Nell’ archivio della cattedrale è conservata una pergamena di notevole importanza poiché essa riporta tutti i ricchi doni che Bonifacio VIII fece alla Cattedrale.

Le Tre Sagrestie.

Sempre nel XIX secolo, le sagrestie, furono ricavate chiudendo un portico che affacciava sul chiostro, anche in questo caso l’arredamento delle stanze è coevo alla costruzione, si tratta di armadi a parete, di apprezzabile manifattura, in legno di noce e conservano preziosi oggetti in oro e argento. All’interno delle teche poste al centro della prima sagrestia sono custoditi i busti reliquiario di grande interesse, quello di San Pietro vescovo e quello di San Magno, due opere d’oreficeria, del 1542, in lamina d’argento di manifattura particolarmente pregiata. I busti poggiano su una base di legno in cui sono ricavate piccole teche che contengono le reliquie, sul piedistallo del busto di San Pietro è riportata anche l’iscrizione: IO. PETRUS P LEONARDUS DONO DEDIT A. SALV. MDXLII, mentre all’interno della teca del busto di san Magno fu riposto un cartiglio di pergamena con su scritto EX OSS. MAGNI EPI. Questi busti reliquario sono in processione ogni 19 agosto. È da tener presente che le sagrestie e tutti gli arredi, pur facendo parte del percorso museale, sono, ancor oggi, utilizzate per le normali funzioni liturgiche della Cattedrale.

Il Tesoro della Cattedrale.

Nelle sale delle sagrestie è conservato anche il ricco tesoro della cattedrale, si tratta di una preziosissima collezione, la maggior parte dei pezzi fanno parte di una donazione elargita da Bonifacio VIII alla Cattedrale, che raccoglie ori, smalti, avori, reliquiari, preziosi tessuti, antifonari in pergamena con miniature in oro, insieme a una selezione di oggetti sacri, altri di uso comune e a una raccolta di materiale archeologico. Tutti gli oggetti, le loro varietà tecniche, le loro manifatture, i loro stili, nonché le loro provenienze, testimoniano uno dei momenti tra più importanti e attivi della cultura artistica del duecento. Nelle teche, oltre paramenti liturgici, mitre e borse molto antiche sono conservati: il cofanetto di Thomas Becket, un’opera del XII secolo di Limoges, su cui sono presenti piastre di oro e rame, incise e decorate con smalti in cui sono rappresentate le scene del martirio dell’arcivescovo assassinato a Canterbury; il piviale di Bonifacio VIII, una realizzazione di seta rossa e ricami in filamenti d’oro e ornato con grifoni, pappagalli che si fronteggiano entro clipei e aquile bicipiti, i ricami furono realizzati da un abile artista siciliano; il piviale della Vergine, opera in lino ricamato in seta e oro, su cui sono raffigurate le storie della vita Gesù e di sua madre Maria. Non sono poi da trascurare: una cattedra lignea datata al XII secolo, tra le più antiche d’Europa; cofanetti rivestiti di avorio decorati con elementi zoomorfi e fitomorfi; vari oggetti in smalto di Limoges; tre importanti icone realizzate nei primi decenni del XIV secolo.

La Cappella del Salvatore.

Sembra, almeno così riportano antiche tradizioni, che questa cappella fu fatta realizzare, alla conclusioni dei lavori di edificazione della cattedrale, dallo stesso vescovo Pietro e da lui poi consacrata e intitolata al Salvatore e a San Benedetto. È probabile che servisse per le celebrazioni private del vescovo, ciò si evince dal fatto che inizialmente la cappella era collegata con la cattedrale tramite una scala, la quale scendeva direttamente nel presbiterio. In seguito, con i lavori di manutenzione e ristrutturazione voluti dai Vescovi Alberto e Pandolfo, la scala fu eliminata e la porta murata, ancora oggi si distingue la tamponatura sul muro meridionale. Questa non fu l’unica modifica, infatti, il pavimento venne sopraelevato, ciò è ben riconoscibile grazie agli affreschi sulla parete meridionale, i quali continuano sotto la linea della pavimentazione, la realizzazione della copertura con volte a crociera e l’inserimento dell’arco ogivale centrale che va a poggiarsi su due semi pilastri e altrettante semicolonne con capitelli, decorati, di travertino. Nella cappella sono presenti affreschi del XII secolo e del XIII secolo, la cosa interessante è che sono distinguibili tre strati sovrapposti d’intonaco con fasi successive di decorazioni. Nella prima fase le pareti furono affrescate con specchiature in finto marmo all’interno di archi e uno zoccolo decorato con fiori stellati posti dentro una sorta di scudo simile ai clipei romani. Nella seconda fase questa decorazione fu sostituita, da affreschi a finta cortina di colore ocra, bianco e rosso, il tutto incorniciato da finti pilastri e falsi archi con decori floreali, dello stesso periodo, XIII secolo, è l’affresco della piccola abside in cui è raffigurato Cristo in trono con affianco San Magno e Santa Secondina. Dell’ultima fase decorativa, probabilmente del XV secolo, sono rimaste solo poche tracce come le cornici decorate a ovoli, con motivi vegetali e a stelle a sei punte. Sulle volte si può vedere quello che resta di un cielo stellato e distinguere alcuni motivi circolari che contengono ventagli policromi. L’altare, che fu costruito con marmi di recupero, alcuni sono del V secolo, risale all’epoca della costruzione della cappella. In questo ambiente sono conservate delle pregevoli opere lignee di grande interesse storico, artistico e culturale. È possibile ammirare un crocefisso ligneo, del XV secolo, costruito con una interessante accuratezza anatomica, si distinguono le vene sotto la pelle, la statua ha un meccanismo alla base del collo, dietro la nuca che permetteva la fuoriuscita della lingua. È certo e documentato che questo Crocifisso veniva portato in processione e forse il meccanismo serviva proprio a impressionare i fedeli durante questa funzione dando un’immagine ancora più angosciosa… ma, logiche dell’epoca. Si può vedere una interessantissima cattedra del XIII secolo, sicuramente una delle più antiche che si possono trovare in Europa, attribuita a maestranze di scuola meridionale, è esplicito e indubbio che l’esecuzione fu influenzata dall’arte musulmana, ma fu più volte rimaneggiata nel tempo. Si può appena intravedere, il suo stato di conservazione è pessimo, un’icona che raffigura la Madonna con Bambino, del 1316. Non è da trascurare un’opera realizzata nel 1325 da Lello de Urbe, si tratta di una icona reliquiario che custodisce le reliquie di San Thomas Becket, San Tommaso d’Aquino e del vescovo Santo Pietro, colui che fece costruire il complesso della cattedrale. L’icona raffigura la Vergine e Rainaldo presbitero. Infine si può contemplare la statua di Sant’Antonio che fu scolpita da un unico tronco di legno, fu trasferita qui dalla ex chiesa di Sant’Antonio Abate di Anagni, in tempi recenti.

La Cappella Caetani.

Bonifacio VIII decise di far costruire una nuova cappella con un duplice scopo, sia quello di seppellire le spoglie mortali di alcune figure appartenenti alla sua famiglia, sia per mostrare che il suo potere era temporale e spirituale. Sulla volta della cappella è raffigurato un Cristo benedicente del XIX secolo, mentre sulle pareti della cappella sono visibili tracce di una antica decorazione ad affresco del XIII secolo, quello che però colpisce di questa cappella è il sepolcro Caetani posto a ridosso del muro della parete ad est. Esso è formato da un ciborio a due colonne che ha una copertura a timpano, decorato con motivi tipici dell’architettura gotica e mosaici cosmateschi, qui sono stati posti due sarcofagi, sul più piccolo vi è una interessante decorazione musiva con cinque scudi araldici della famiglia Caetani. La parete delimitata dal ciborio è decorata con un affresco realizzato tra il 1296 e il 1297, ma, con il passare del tempo, ha subito molti rimaneggiamenti. L’affresco raffigura la Vergine Maria seduta su un trono con il Bambino benedicente ed è posta al centro del dipinto, sul lato destro Santo Stefano e l’arcivescovo di Canterbury Thomas Becket, o meglio così è stato identificato da alcuni esperti. Sul lato sinistro si vedono due personaggi inginocchiati, si tratta di due esponenti importanti della famiglia Caetani uno è identificabile con Roffredo II, fratello di Bonifacio VIII e conte di Caserta, l’altro in origine aveva un cappello cardinalizio accanto alle ginocchia, era il cardinale Benedetto II Caetani ma, a causa di alcuni rifacimenti, il copricapo sparì e il prelato fu trasformato in un frate francescano, che qualcuno ha identificato come il beato Andrea Conti, che era lo zio materno di Bonifacio VIII. Nell’iscrizione sono riportati i nomi di chi fu sepolto qui, nel primo sarcofago riposa il corpo di Pietro che fu vescovo di Todi e maestro di Bonifacio VIII, nel secondo ci sono le spoglie di Roffredo II Caetani, mentre nel piedistallo sono custodite le ossa di Giacomo Caetani.

L’Oratorio di San Tommaso Becket e l’Ambiente di Passaggio o Vestibolo.

L’oratorio dedicato a san Thomas Becket, l’arcivescovo inglese assassinato nella cattedrale di Canterbury da quattro cavalieri nel 1170, fu ricavato nel più antico ambiente di tutto il complesso della Cattedrale di Anagni, ossia in un mitreo del I o II secolo d.C., il quale anche oggi conserva le caratteristiche architettoniche originali. La copertura del locale è simile a una nave rovesciata e per questo è detta a carena, addossata alla parete di fondo vi è ancora l’ara originale ed è possibile vedere il canale di drenaggio sia per il sangue degli animali sacrificati sia per l’acqua usata per lavare gli oggetti e per lavarsi. Il ciclo pittorico che è raffigurato all’interno dell’oratorio è particolarmente interessante, ma non di facile datazione, l’unica certezza che si può avere, considerando che la canonizzazione di Thomas Becket avvenne nel 1173 da papa Alessandro III e che il martire è raffigurato come Santo alla sinistra del Cristo, le decorazioni pittoriche sono da considerarsi successive a tale data. Sulla parete destra è raffigurata una teoria di apostoli, che si muove verso l’altare dove è raffigurato, appunto il Salvatore benedicente in trono e San Thomas Becket al suo fianco. Sempre sulla stessa parete è raffigurata una teoria di Santi tra cui Remigio, Leonardo, Benedetto e Cristoforo, mentre sul muro a sinistra ci sono quattro pannelli relativi alla vita e al martirio del Santo, si tratta, purtroppo, di affreschi molto rovinati e di difficile lettura. I primi due pannelli rappresentano scene ormai quasi del tutto illeggibili, il terzo raffigura il momento del martirio del santo, si vedono i quattro cavalieri all’interno della cattedrale di Canterbury uno dei quali, uccide il Santo, con una spada, sotto gli occhi di alcuni chierici, nel quarto appena si intravede il primo miracolo compiuto dal Santo. Di particolare bellezza è l’affresco della parabola delle Vergini stolte sulla parete d’ingresso. Sempre sulla parete sinistra sono appena visibili cinque episodi del Nuovo Testamento e precisamente, l’Annunciazione, la Visitazione, la Natività, l’Adorazione dei Magi e la Presentazione al Tempio. Sulla volta, divisa in quattro registri, sono raffigurate le storie della genesi, Noè nell’arca, il sacrificio di Abramo, il sacrificio di Isacco e la primogenitura di Giacobbe, mentre sulla volta sopra l’altare si può vedere l’Agnello Mistico, tra alcuni angeli e i quattro simboli degli Evangelisti, e l’Ascensione di Cristo. Nel vestibolo, che oggi risulta essere un locale di passaggio tra la Cripta di San Magno e l’Oratorio di San Thomas Becket, era un antico ambiente dove erano posti i sepolcri di famiglie illustri della Città Anagni. I membri, di queste famiglie, ambivano a essere seppelliti in una tomba vicina al luogo considerato sacro per eccellenza, ovvero la Cripta di San Magno. Sulle pareti sono visibili una serie di pannelli affrescati, su quella occidentale, quella vicino l’ingresso della Cripta, sono raffigurati: un Santo vescovo di cui si ignora l’identità, San Magno, Santa Secondina e la Vergine con Bambino. Su quella settentrionale sono visibili due pannelli, nel primo, databile al XIII secolo, vi sono raffigurati: Sant’Oliva, San Nicola di Mira, l’Arcangelo Michele, Cristo benedicente, San Pietro apostolo e San Giovanni Battista. Mentre sul secondo pannello, purtroppo i volti dei personaggi raffigurati sono stati deturpati da ignoti, sono raffigurati: Cristo tra i San Giacomo e San Giovanni Evangelista, accompagnati dalla loro madre Salome. Infine una chicca, questo pannello fu dipinto dagli artisti della bottega del Terzo Maestro di Anagni.

Il Lapidario.

Nei locali dell’antico chiostro, adiacente a quello attuale, è stato allestito un interessante Lapidario, nel quale trovano posto marmi; antiche lastre mosaicate e cosmatesche; lapidi ed iscrizioni romane, paleocristiane, medievali e moderne; frammenti di pietre tombali; stemmi; cippi funerari. Di notevole importanza sono alcune parti dell’arredo chirurgico della Cattedrale carolingia del IX secolo, le preziose lastre decorate con mosaici cosmateschi del XIII secolo e dei cippi romani ritrovati ad Anagni vicino dove dovevano essere le terme. Nel criptoportico vi è allestita, in apposite teche di vetro, una sezione archeologica che raccoglie pezzi rari e su una parete vi sono i resti di un affresco molto antico. Alcuni di questi reperti non furono ritrovati ad Anagni o nel suo territorio, ma furono regalati in passato alla Cattedrale e provengono da Roma e dalle catacombe romane.

Un percorso museale affascinate e bel organizzato a partire dai mobili del novecento presenti nelle prime sale, per terminare nel Lapidario vicino al chiostro, un panorama di notevole interesse artistico e storico, che trova il suo massimo nella magnifica Cripta di San Magno.

.

Anagni la città dei Papi

Il Palazzo Comunale, la Casa Barnekow, gli Arcazzi, la Chiesa di Santa Chiara, la Chiesa di San Pietro in Vineis.

La Cattedrale. 

 

La Cripta di San Magno

 

Il palazzo di Bonifacio VIII.

.

Dopo aver visitato Anagni possiamo recarci a quella che fu l’ultima dimora di Celestino V

Fumone, il borgo e il Castello.

.

.

Oppure guarda le foto e cliccaci sopra per ingrandirle…

Sagrestie, Sala Capitolare, Tesoro:

Cappella del Salvatore:

Cappella Caetani:

Lapidario:

(32)

Lascia un commento

TOP